Il cristiano, la guerra e la pace (1)
di Dario Culot
Ho parlato a lungo, in queste settimane passate, di questioni politiche, delle guerre in Ucraina e a Gaza, e forse qualcuno si sarà chiesto cosa c’entrano tutte queste questioni col cristianesimo. Io penso che c’entrino molto, perché se si vuol arrivare a una vera pace occorre – io credo - rendere operative le parole che il cardinal Martini aveva profeticamente pronunciato più di vent’anni fa: “Se ciascun popolo guarderà solo al proprio dolore, allora prevarrà sempre la ragione del risentimento, della rappresaglia, della vendetta. Ma se la memoria del dolore sarà anche memoria della sofferenza dell'altro, dell'estraneo e persino del nemico, allora essa può rappresentare l'inizio di un processo di comprensione. Dare voce al dolore altrui è premessa di ogni futura politica di pace”[1].
C’è allora da chiedersi se almeno le religioni abbiano operato nel tempo per ricucire, oppure hanno piuttosto favorito il fondamentalismo, perché da una parte – da quel che si vede in giro - il mondo è sempre più secolarizzato e pensa sempre di meno a Dio; ma dall’altra, neanche coloro che si dichiarano credenti manifestano gli atteggiamenti adatti, giusti per crescere come figli di Dio e scambiarsi doni di vita. A me sembra che proprio fra i credenti - come ha già fatto notare più di qualcuno - il Dio che si sta riprendendo la scena nel mondo è il Dio degli eserciti,[2] il quale può solo creare una spirale di odio.
Dio non viene invocato per elevarsi spiritualmente, ma piuttosto per dividere, e la violenza sembra venir benedetta da Dio (come ha più volte fatto capire il patriarca russo Kirill con l’Ucraina, o gli israeliani messianici convinti che Dio ha dato loro tutta la terra della “Grande Israele” (Eretz Israel) – Gen. 15, 18). La religione non è più l’oppio dei popoli come lamentava Marx, ma corre il rischio di diventare la benzina per infiammare l’odio e annientare la dignità e la personalità degli altri. Esattamente l’opposto di quanto predicava Gesù, secondo il quale la vera adorazione di Dio si fa nei confronti di ogni essere umano, giacché, come detto tante volte dal prof. Castillo,[3] Dio si è umanizzato. La vera adorazione che Dio vuole e accetta è il rispetto, la convivenza più profondamente umana e benevola, l’aiuto reciproco e l’amore sempre fedele per gli altri, a prescindere da quello che sono (Gv 4,22: «viene l’ora in cui né su questo monte né a Gerusalemme adorerete il Padre […] viene l’ora – ed è questa – in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità»).
Molti dei credenti che non vogliono sentir parlare del Dio degli eserciti, sono sgomenti davanti al grido di dolore che continua a salire dal nostro mondo a causa delle guerre, e che riecheggia ogni giorno fra di noi; perciò molti dicono: “perché Dio permette tutto questo? Perché non interviene?”.
Ma forse la domanda giusta da farsi non è: “perché Dio ci ha abbandonato”, ma pensare che invece siamo noi che ci siamo allontani da Lui; siamo noi che troppo spesso vogliamo delegarlo a risolvere i nostri problemi, dopo che siamo sempre noi i responsabili dei disastri e rifiutiamo il suggerimento di trasformare in un giardino la terra che ci è stata data. Se non coltiviamo con cura e amore il giardino, difficilmente le guerre attorno a noi finiranno con una vera pace; la vera pace ci sarà solo quando tutti gli uomini del mondo avranno trovato posto alla stessa tavola, che non è solo nostra. Solo allora il Signore si siederà a tavola con noi uomini.
Perciò ci aspetta un grande lavoro per avviare un processo che smetta di disumanizzare gli altri, e che invece cerchi di riconoscere l’umanità, la diversità e la dignità di ogni persona. Se aspettiamo che siano gli altri a fare qualcosa, se aspettiamo che sia Dio a intervenire direttamente nella nostra storia, temo che non vedremo mai la pace.
Trump, al funerale per l’omicidio di Clark Kirk, mentre la vedova parlava di perdono, ha detto: “Odio i miei avversari, non voglio il meglio per loro. Non lo sopporto”[4]. Poi, poco tempo dopo, ha chiesto alla procuratrice generale Pam Bondi, arrivata a quella carica in quanto sua fedelissima, di perseguire il giornalista della Abc Jonathan Karl “perché ha molto odio nel cuore”. Ecco, finché eleggeremo persone così contraddittorie, non vedo come potremo parlare seriamente di arrivare a una pace per tutti.
Hans Küng aveva detto: “Non ci sarà pace fra le nazioni finché non ci sarà pace fra le religioni. E non ci sarà pace fra le religioni senza un maggior dialogo fra le religioni”[5]. Ecco, finché non accetteremo le parole di papa Francesco secondo cui Dio non è cattolico romano,[6] finché impediremo – qui da noi - ai musulmani di ritrovarsi in un loro luogo di culto (adducendo il fatto che loro non ci lasciano costruire chiese a casa loro, il che non è vero per la maggior parte dei Paesi musulmani), finché ci considereremo superiori a loro (un po’ come faceva il fariseo nel tempio adocchiando il pubblicano – Lc 18, 9-14), non potremo proprio sostenere seriamente di essere costruttori di pace.
Non è vero che noi non possiamo far assolutamente nulla di fronte alle guerre e alle brutture che scoppiano nel mondo. O meglio, quello che possiamo fare noi umani è stemperare il male, inserendo germi di bene nel luogo in cui viviamo[7]. Sicuramente non possiamo fare finire la guerra in un’altra parte del mondo, ma di sicuro possiamo fare qualcosa qui da noi: possiamo fare ciò che è alla nostra portata affinché il mondo sia ogni giorno più profondamente umano. Se non siamo in grado di far regnare la pace in Palestina o in Ucraina, non vuol dire che non dobbiamo dare qui il nostro contributo, e perdere la speranza di poter riuscire a portare la pace, anche se siamo consapevoli che non tutto il bene, pure possibile, trova pronta accoglienza nella storia e occorre anche accettare i momenti di sconfitta. Ma se nel nostro ambito, se qui da noi continuiamo a seminare semi di fraternità e solidarietà anziché semi di odio, noi abbiamo fatto quello che ci competeva per andare verso la pace. Se invece prima non abbiamo seminato semi di pace, come pensiamo di poter raccogliere il frutto della pace? Cominciamo col muoverci nel nostro ambiente, secondo le nostre possibilità, prendendoci cura di chi ci sta attorno, senza delegare ad altri quello che possiamo fare noi. E allora, per fare un esempio concreto, non possiamo pensare di ottenere la pace in Palestina se cominciamo qui da noi a contrastare i musulmani per motivi meramente religiosi riguardanti il culto, violando per primi la nostra stessa Costituzione che, all’art. 19, riconosce a tutti il diritto di professare liberamente la propria fede religiosa e di praticarne il culto, sia in forma individuale che associata. Come si vede, la Costituzione non richiede reciprocità, e chi la chiede va già contro la stessa Costituzione.
Come mai siamo così recalcitranti ad accettare moschee a casa nostra? Forse perché il pluralismo religioso è stato a lungo visto come una realtà negativa, peccaminosa, contraria alla volontà di Dio, una vera e propria punizione divina[8]. Miticamente proveniva da un castigo di Dio stesso per il peccato dell'orgoglio umano: Dio ha confuso le lingue dando così origine alla diversità culturale e religiosa (Babele). Il pluralismo religioso sarebbe stato frutto del peccato: pertanto non era accettabile che potesse figurare all'interno del piano di Dio. Molti la pensano ancora così, e se la Costituzione va contro la volontà di Dio, peggio per la Costituzione. Solo recentemente la pluralità delle religioni ha cominciato ad essere vista come riflesso dell’infinita ricchezza di Dio e quindi come qualcosa di positivo, il che porta ad escludere che proprio noi si possa essere un popolo o una religione di eletti[9].
Oggi si tende a ritenere che la grazia di Dio sia per tutti, e ognuno poi l’accoglie secondo le sue capacità. Dio non si è rivelato solo nella tradizione religiosa cattolica, e opera in tutte le religioni. E se Dio opera nella vita, la vita è sempre più importante della dottrina, di qualsiasi dottrina, di qualsiasi religione. Dunque oggi non si pensa più che la pluralità delle religioni sia dovuta al peccato dell’uomo ma, all’opposto, è dovuta alla sapiente volontà di Dio[10]. Però molti cristiani fanno ancora fatica ad accettare questa nuova prospettiva.
Poi la Chiesa cattolica insegna ancora oggi che l’uomo, la più nobile delle creature come già diceva l’art.48 del Catechismo di Pio X, ha avuto da Dio il dominio del mondo (n. 377 Catechismo) e che tutto è stato creato da Dio per lui, più prezioso agli occhi di Dio dell’intera creazione (n. 358 Catechismo). Eppure, qui da noi, si è finito col pensare che non ogni uomo, ma solo l’uomo cattolico, fosse veramente prezioso. Perché se veramente credessimo che ogni uomo, anche quello non cattolico, è l’essere più prezioso agli occhi di Dio, non ci opporremo a che i musulmani vadano a pregare in una loro spazio, non ci comporteremmo con gli immigrati alzando muri e cercando di espellerli come facciamo di solito.
Oggi, l’uomo cattolico, dopo essersi a lungo beato in questa visione antropocentrica dell’universo (che però avrebbe come suo orizzonte solo l’uomo cattolico, vertice di tutto il creato), dopo aver a lungo pensato che la natura è un mezzo a sua disposizione per farne ciò che vuole, ha ormai scoperto che questa idea era sballata. Oggi l’uomo ha scoperto di essere stato detronizzato, perché la Terra non è al centro dell’universo, anzi è un pulviscolo decentrato e periferico nell’universo immenso, misterioso e forse perfino angosciante; ha scoperto che non è più chiamato a difendere la sua Patria, ma la Terra intera la quale, ormai, è l’unica patria che abbiamo; ha scoperto che è legato alla Terra da una simbiosi organica e perciò da questa è invitato a conservare la diversità e a custodire tutti i viventi; ha scoperto che con una guerra atomica può far ormai sparire l’intera umanità e perfino l’unica casa che ha in questo immenso universo (come si vede bene dallo spazio[11]); ma anche con lo sfruttamento intensivo l’uomo può distruggere l’ambiente delicato che è l’unico in cui può continuare a vivere; ha scoperto che il decantato dominio dell’uomo sulla natura ha creato disastri che ormai mettono in pericolo la sua stessa vita;[12] ha scoperto che l’intera specie umana è a rischio, potendosi intravedere l’estinzione dell’intera specie; ha scoperto che la Terra può benissimo fare a meno dell’essere umano, ma l’uomo non può fare a meno della Terra. Il tempo della Terra si misura in miliardi di anni rispetto ai quali la storia dell’uomo sulla Terra è brevissima, e non è detto che la specie umana non si estingua come si sono estinte tante altre specie viventi. A questo punto è urgente passare da un’etica antropocentrica a un’etica planetaria che ha come orizzonte la vita, minacciata in tutte le sue espressioni proprio dalle azioni dell’uomo[13]. Proprio come predicava papa Francesco. Dunque, visto che dobbiamo vivere su questa piccola “astronave” quasi spersa nell’immenso spazio dell’universo, la cosa più logica e razionale sarebbe far sì che tutti si adoperino per cercar di renderla il meglio vivibile possibile, perfino il più gradevole possibile; e invece l’uomo (che si dichiara l’unico essere razionale sulla terra) che fa? Lo vediamo tutti, tutti i giorni: sembra proprio che noi esseri umani dobbiamo ancora decidere come fare gli umani[14].
Comunque, anche a prescindere da ogni religione, credenti e atei dovrebbero ormai concordare su un punto: ‘simili’ non sono solo quelli come noi, ma anche quelli che abbiamo finora percepito come diversi da noi, dai quali ci siamo difesi erigendo mura che oggi dobbiamo abbattere, perché identica è la nostra e la loro sorte, dovendo urgentemente decidere se la Terra deve essere ancora un pianeta abitabile. Per fare questo è necessaria un’evoluzione culturale capace di abbattere le barriere che ancora dividono l’umanità (razze, religioni, Patrie)[15]. Ecco di nuovo quanto lavoro ci aspetta qui, a casa nostra, non in Palestina o in Ucraina.
(continua)
NOTE
[1] Carlo Maria Martini, in “Corriere della Sera” del 27 Agosto 2003.
[2] Ad es., ancora nelle letture della messa di domenica 2.11.25 si legge “In quel giorno preparerà il Signore degli eserciti…un banchetto di grasse vivande (Is 25, 6). E solo qualche domenica precedente, la prima lettura terminava con Giosuè che sconfisse Amalèk e passò il suo popolo a fil di spada, cui si aggiunge: “Parola del Signore”. Forse si dovrebbero scegliere letture diverse.
[3] Castillo J.M., Declive de la religión y futuro del Evangelio, Desclée De Brouwer, Bilbao, 2023, 181.
[4] Fra i vari quotidiani del 22.9.2025 (ad es. “Today.mondo”), o TG la7.
[5] Da Progetto per un ethos mondiale; citato in Gibellini R., La teologia del XX secolo4, Queriniana, Brescia, 1999, 543.
[6] Intervista di Scalfari E. «Il Papa: così cambierò la Chiesa», in Repubblica del 1.10.2013, 4.
[7] Forse non otteniamo questo scopo se partecipiamo a cortei dove, alcune frange, poi mettono a ferro e fuoco la città; oppure se andiamo a riunioni dove chi parla o chi riceve un premio non è persona che cerca di unire, ma è una persona divisiva.
[8] B. Mori, Per un cristianesimo senza religione, Gabrielli, San Pietro in Cariano 2022, 81.
[9] J.M. Vigil, «Il paradigma pluralista e i compiti della teologia», in Concilium (2007/1), 44s.
[10] Nel Documento sulla fratellanza umana per la pace mondiale e la convivenza comune, siglato ad Abu Dhabi il 4.2.2019, è stato espressamente riconosciuto e affermato che anche il pluralismo religioso è dovuto alla sapienza di Dio, in https://www.vatican.va/content/francesco/it/events/event.dir.html/content/vaticanevents/it/2019/2/4/fratellanza-umana.html).
[11] La Terra vista da vicino nello spazio è quel bel pianeta azzurro che tutti abbiamo visto in qualche foto della NASA; vista da lontano è come un’astronave perduta, e noi ci scopriamo fragili.
[12] Nella Laudato si’ n.67 ci viene ricordato che non siamo Dio e che la terra ci precede e ci è stata data. L’invito di Gen 1, 28 a soggiogare la terra non significa sfruttamento selvaggio della natura presentando un’immagine dell’essere umano come dominatore e distruttore. Questa non è più una corretta interpretazione della Bibbia. Anche se è vero che spesso i cristiani hanno interpretato la Scrittura in modo non corretto, oggi dobbiamo rifiutare con forza l’idea di dominio: siamo chiamati a coltivare e custodire il mondo (come detto in Gen 2, 15). Perciò, o cambia il nostro modo di relazionarci e incidere sula natura, o il nostro futuro non sembra avere grandi sbocchi, perché non stiamo scegliendo la vita, ma la morte (Dt 30, 20). O diventiamo i giardinieri che curano questa terra, o non avremo futuro se continuiamo a sfruttarla come dominatori per i nostri interessi egoistici.
[13] L’antropocentrismo lo ritroviamo anche alla base della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo del 1948, da noi tanto decantata, perché in questa dichiarazione si è dimenticato di parlare dei diritti della Terra, che sono indissociabili dalla vita dell’uomo, perché la Terra può benissimo fare a meno dell’uomo, ma l’uomo non può fare a meno della Terra (Galimberti U., L’etica del viandante, Feltrinelli, Milano, 2023, 328).
[14] D. Olivero: “Spesso la Chiesa è sentita lontana” in Il pane, il vino, la bellezza, San Paolo, Cinisello Balsamo, 2023.
[15] Galimberti U., L’etica del viandante, Feltrinelli, Milano, 2023.
Volume di Dario Culot che ripropone in una nuova veste editoriale, ed in un unico libro, molti dei suoi contributi apparsi sul nostro settimanale: https://www.ilpozzodigiacobbe.it/equilibri-precari/gesu-questo-sconosciuto/