Chiara pianticella di Francesco
di Sr Annamaria Alessi, sorella povera di Santa Chiara
Non è facile parlare di S. Chiara, anche perché per secoli è stata considerata un'imitazione di Francesco declinata Al femminile e si sa che le imitazioni, per quanto buone, non hanno niente di diverso da dire rispetto all'originale a cui rimandano.
Però comprendere Chiara come una semplice seguace di Francesco, per quanto di altissimo livello, significa distorcere l'esperienza di entrambi.
Per intuire qualcosa riguardo a questo, può essere d'aiuto far riferimento alla definizione che Chiara si attribuisce definendo la sua esperienza come "pianticella".
Abitualmente questa definizione viene concepita come poetica, quasi bucolica, ma forse, grattando sotto questa superficie si scopre qualcosa di ben più serio, profondo e stimolante.
Per prima cosa bisogna notare che nessun coltivatore può pretendere che una pianta sia altro da ciò che è.
Egli potrà scegliere se piantare un pomodoro o una vite, ma nessuno potrà mai pretendere che la vite produca pomodori o che il pomodoro produca uva.
Ogni pianta ha la propria inviolabile individualità.
Solo la nostra mentalità distorta dalla superbia ci fa percepire un coltivatore come il padrone delle proprie piante; la realtà, al contrario, ci parla di un servizio amorevole e rispettoso del contadino al servizio delle piante.
Ci parla anche di un rapporto alla pari perché se chi coltiva fornisce acqua e concime alle piante, queste, in cambio forniscono buoni frutti che sostentano il contadino e molti altri, con generosità.
La terra, con la sua vita, c'insegna ad improntate I rapporti sulla base di una sostanziale uguaglianza e rispetto degli uni verso gli altri.
Definirsi "pianticella" e non discepola di Francesco parla, non tanto di una sorta di dipendenza, da parte di Chiara, ma di un'esperienza di riconoscimento della propria individualità.
Individualità che però è personale e rimanda direttamente a Colui che l'ha donata; non a caso Chiara morirà benedicendo Dio per averla creata.
In realtà l'esperienza sorgiva del carisma Francescano è la scoperta di essere figli di un Padre che è anche Madre, che ci ama in un modo incomparabilmente superiore ad ogni nostra capacità di immaginazione.
La consapevolezza di essere fratelli, non solo fra noi, ma anche con tutto ciò che esiste (fossero pure cose come "frate sole" o "sora acqua"), impronta tutta la spiritualità francescana, ma nasce esattamente da questa esperienza di Dio Padre/Madre provvidente e affettuoso verso tutto ciò che esiste.
Per questo la festa di S. Chiara, persona apparentemente meno appariscente di Francesco, specialmente in questo anno in cui il giubileo ci invita a sperimentare la misericordia di Dio, può essere l'occasione per meditare su quanto sia importante e armoniosa l'individualità di tutti noi e di tutto ciò che esiste intorno a noi, per proseguire l'avventura della nostra vita con speranza e ottimismo sempre più nuovi e profondi.