Il Sinodo in Italia, il rito indio in Messico
di Stefano Sodaro
Los principales nel rito Maya - foto tratta dalla rete, si resta a disposizione per il riconoscimento di eventuali diritti
Ordinandi al diaconato con le loro mogli - Foto tratta dal sito della Diocesi di San Cristóbal de Las Casas - si resta a disposizione per il riconoscimento di eventuali diritti
Il sito del Dicastero per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti non riporta ancora il documento corrispondente, di approvazione effettiva, del rito romano secondo le culture indigene centroamericane di identità maya Tseltal, Tsotsil, Ch’ol, Tojolabal e Zoque, ma l’agenzia exaudi.org ha riferito della dichiarazione del Vescovo emerito di San Cristóbal de Las Casas, nel Chiapas messicano, il Card. Felipe Arizmendi Esquivel, secondo il quale è intervenuta lo scorso 8 novembre la recognitio della Santa Sede, che consente di considerare il “rito maya”, dopo il rito zairese, il secondo adattamento del Messale Romano nelle culture locali tradizionali.
La notizia è riportata anche dalla prestigiosa testata digitale Vida Nueva qui.
È l’esito di un percorso che avevamo cercato, in tutta modestia, di seguire anche da parte nostra con almeno due articoli, qui e qui.
La notizia ha portata storica perché, più del rito zairese, pur partendo da innovazioni di natura strettamente liturgica, gli adattamenti messicani aprono ad una dimensione ordinamentale della vita delle comunità ecclesiali artefici delle innovazioni celebrative e destinatarie dell’approvazione vaticana. Una dimensione, cioè, del tutto analoga all’autonomia giuridica di cui godono le Chiese Orientali Cattoliche.
Nel nuovo “rito maya” le donne, anche in numero di due o tre, saranno coloro che incensano durante la celebrazione eucaristica, non solo le persone, ma pure l’altare.
Ed accanto all’altare dell’Eucarestia è posto un altare con i frutti della terra in cui si riconoscono i popoli indios: accanto al primo, non certo in sua sostituzione. Molto bello quanto annotato al riguardo, in spagnolo, qui.
Ma anche i ministri della celebrazione, accanto al prete, nel “rito maya”, sono ora i laici e le laiche appartenenti a quei popoli: infatti, con l’autorizzazione del Vescovo locale, possono assumere la funzione liturgica di “principal” – uomo e/o donna –, introducendo la preghiera, benedicendo, accompagnando il presbitero, in forza del loro riconoscimento comunitario.
Le reazioni di quanti avversano ogni evoluzione liturgica, giudicando addirittura “apostasia” l’approvazione di tale rito, sono emblematiche: un video significativo è rintracciabile qui.
Le innovazioni peraltro, per quanto noto, riguardano al momento la sola Diocesi di San Cristóbal de Las Casas, nel Chiapas messicano, ma da tempo si sta parlando anche di un futuro “rito amazzonico” e, dalle righe di questo nostro settimanale, vorremmo avanzare la proposta di chiedere pure a qualche Vescovo italiano di consentire la celebrazione indigena messicana, per dare un segno di vicinanza al sentire della gente comune delle nostre città, comunità, dei nostri paesi e abitati. Spieghiamo meglio: si potrebbe creare un raccordo con le presenze latinoamericane immigrate in Italia talmente intenso per cui diverrebbe bello e significativo invitare una loro delegazione a celebrare, nelle nostre normalissime chiese parrocchiali, secondo questo nuovo rito indio, appena approvato. Si realizzerebbe quanto sognato da Ernesto Balducci quando presagiva che “le caravelle ritornano”.
La prima Assemblea Sinodale della Chiesa Italiana si chiude proprio oggi. Si legge al n. 22 dei Lineamenti: La relazione tra liturgia e vita dei fedeli appare uno dei nodi più problematici. Una sensazione comune, ripetutamente espressa nelle diverse fasi del Cammino sinodale, è che le nostre celebrazioni fatichino a toccare la vita delle persone e a favorire la partecipazione dell’intera assemblea. La liturgia, anche per coloro che partecipano assiduamente alla celebrazione eucaristica domenicale, sembra non incidere nella vita cristiana degli uomini e delle donne del nostro tempo; i gesti liturgici non sono percepiti come significativi, attrattivi e accessibili. Non è facile per nessuno dire cosa bisognerebbe fare, ma sono comuni il desiderio di vivere l’azione rituale come luogo di incontro con Dio e con i fratelli, il bisogno di ritornare a riconoscere la liturgia come nutrimento per la fede e fonte per la vita spirituale dei credenti. Il divario percepito e i desideri espressi fanno ravvisare l’urgenza di intraprendere seri cammini di iniziazione all’ordine simbolico della liturgia, in dialogo con la catechesi, e di incentivare le forme di coinvolgimento rituale, per favorire la partecipazione attiva, affinare l’arte del celebrare e dare forma evangelica alla vita cristiana. L’importanza di educare i fedeli a porre e a comprendere i simboli della liturgia non è solo questione di linguaggi, ma anche di stili, di modalità e di forme. Per tali ragioni da molti sono richiesti spazi per sperimentare stili più adeguati e parole più vicine alla vita. Fino ad affermare (…) la necessità di riscoprire come la liturgia – che dà forma all’assemblea e al tempo stesso prende forma da essa – vada adattata, senza essere snaturata, coniugando il libro liturgico con la vita dell’uomo e trovando un equilibrio tra quanto programma il rito e quanto è da costruire.
Vi sono già, probabilmente, luoghi e spazi nel nostro Paese che potrebbero dare anche immediata concretezza a simili auspici.
Il nostro settimanale, che settimana dopo settimana si avvicina ormai al suo numero 800, si rende disponibile – pur nella estrema povertà, umiltà e consapevolezza dei propri limiti – a coinvolgersi in simile prospettiva, magari, chissà, anche assieme all’Associazione Culturale “Casa Alta”, di cui ben 4 Socie (Mariangela Maraviglia, Serena Noceti, Tiziana Pieruz e Adriana Valerio, e) hanno partecipato ai lavori del Sinodo.
Noi ci siamo.
Buona domenica.
Il Cardinale Felipe Arizmendi Esquivel, Vescovo emerito di San Cristóbal de Las Casas, riceve la benedizione di una donna maya - foto tratta dalla rete, si resta a disposizione per il riconoscimento di eventuali diritti