DIRITTO ECCLESIALE E LIBERTÀ
Rubrica a cura di Maria Giovanna Titone
Il Passaggio dall’Ecclesiologia Societaria all’Ecclesiologia di Comunione: la Chiesa sinodale di Papa Francesco
La storia della Chiesa è costellata da profondi cambiamenti e trasformazioni che ne hanno modellato l’identità e la missione nel mondo. Uno dei passaggi più significativi, che ancora oggi segna la vita della comunità ecclesiale, è il passaggio da un’ecclesiologia societaria, fondamentalmente gerarchica, a un’ecclesiologia di comunione, che ha come obiettivo la partecipazione attiva e paritaria di tutti i membri della Chiesa, senza distinzioni tra clero e laicato. Questo cammino, avviato dal Concilio Vaticano II, trova una nuova e potente espressione nella Chiesa sinodale voluta da Papa Francesco.
Fino al Concilio Vaticano II, la Chiesa era spesso concepita come una struttura societaria, dove il clero, con il Papa al vertice, esercitava un'autorità che non solo si estendeva sul piano spirituale, ma anche su quello sociale e politico. La Chiesa era vista come una società chiusa, con una gerarchia rigida che organizzava la sua missione pastorale, educativa e di governo.
In questo modello, la partecipazione dei laici era limitata e confinata ai ruoli di sostegno e servizio, mentre il clero si occupava delle decisioni dottrinali e della guida spirituale. Sebbene questo modello avesse delle radici profonde nella storia della Chiesa, il Concilio Vaticano II, con la sua riflessione sulla “Chiesa come popolo di Dio” (Lumen Gentium), ha aperto la porta a una nuova visione.
Con l’insegnamento del Concilio Vaticano II, la Chiesa si è avviata verso una concezione più profonda e inclusiva della sua identità. L’ecclesiologia di comunione, infatti, sottolinea che la Chiesa non è solo un insieme di gerarchie e ruoli distinti, ma è prima di tutto una comunità di fedeli, il popolo di Dio che cammina insieme verso la salvezza. Il concetto di comunione si estende a tutte le dimensioni della vita ecclesiale: dalla partecipazione ai sacramenti, alla missione evangelizzatrice, alla vita quotidiana dei cristiani.
Il Concilio ha così evidenziato che tutti, clerici e laici, sono chiamati a partecipare attivamente alla vita della Chiesa. L'unità non si fonda solo su una struttura verticale, ma sulla solidarietà e sulla corresponsabilità. In questo contesto, la Chiesa non è più concepita come una società esclusiva, ma come una famiglia che accoglie tutti, indipendentemente dal loro stato sociale, culturale o religioso.
La Chiesa Sinodale di Papa Francesco: Un Ulteriore Passo in Avanti
Se il Concilio Vaticano II ha segnato una tappa fondamentale nella riforma ecclesiologica, il pontificato di Papa Francesco ha dato un impulso decisivo verso la realizzazione della Chiesa di comunione. Francesco ha rilanciato l’idea di una Chiesa sinodale, un cammino che privilegia l’ascolto, il dialogo e la partecipazione di tutti i membri del popolo di Dio.
Il sinodo, come metodo, ha acquisito una nuova centralità. L’esperienza sinodale, infatti, non è solo un evento periodico, ma un processo permanente che implica un cambiamento radicale nel modo di essere e agire della Chiesa. Papa Francesco ha ripetutamente sottolineato che la sinodalità è un cammino di ascolto reciproco, dove nessuno deve sentirsi escluso o marginalizzato, ma dove ogni voce è importante e contribuisce al discernimento comune.
La Chiesa sinodale, dunque, non è una struttura autoritaria, ma una comunità che cammina insieme, cercando insieme la volontà di Dio per il mondo. Questo cammino implica un cambiamento profondo nei rapporti tra clero e laici, tra il Papa e i vescovi, tra la Chiesa universale e le Chiese locali. Si tratta di un cammino di conversione che va oltre le semplici riforme istituzionali e tocca il cuore stesso della Chiesa.
Sotto il pontificato di Papa Francesco, sono stati fatti molti progressi verso la realizzazione di una Chiesa sinodale e di comunione. Un segno tangibile di questo cambiamento è stato l’uso sempre più frequente del Sinodo dei Vescovi, che ha visto il coinvolgimento di realtà ecclesiali locali e il contributo di esperti e laici. Inoltre, le riflessioni emerse dal Sinodo sulla Famiglia e il Sinodo sull’Amazzonia hanno messo in luce la volontà della Chiesa di confrontarsi con temi complessi e di grande rilevanza sociale, come la dignità delle persone, la protezione dell’ambiente e la centralità delle periferie.
Papa Francesco ha anche dato molta attenzione al ruolo dei laici, invitandoli ad assumere un ruolo più attivo nella vita della Chiesa e a partecipare alla missione evangelizzatrice. Le donne, in particolare, hanno guadagnato qualche spazio all’interno della Chiesa, sebbene la piena parità non sia ancora stata raggiunta.
Le Sfide: Un Cammino Ancora da Completare
Nonostante i progressi compiuti, la Chiesa sinodale è ancora un ideale da realizzare pienamente. Le sfide rimangono molteplici. La resistenza al cambiamento, soprattutto da parte di chi è abituato a una Chiesa più tradizionale, è una delle principali difficoltà. L’approfondimento della sinodalità implica un cambio di mentalità che coinvolge tutti i membri della Chiesa, dai più alti vertici alla base. Inoltre, la centralità della misericordia e dell'ascolto, pur essendo enfatizzata da Francesco, deve ancora tradursi in azioni concrete che superino la cultura del giudizio e dell’esclusione.
Un altro nodo da affrontare riguarda la questione del potere all’interno della Chiesa. La sinodalità implica una corresponsabilità che difficilmente può essere raggiunta senza una distribuzione più equa del potere, che consenta una reale partecipazione di tutti i membri, senza che alcune voci siano predominanti sulle altre.
In questo momento storico della Chiesa, stiamo vivendo un cammino che segna una profonda evoluzione dell’identità ecclesiale, che non rinnega il suo passato, ma lo rilegge alla luce di una rinnovata comprensione della comunione. La Chiesa sinodale di Papa Francesco è un passo avanti importante in questo processo, ma non rappresenta ancora il traguardo finale. Ogni membro della Chiesa è chiamato a continuare a camminare insieme, in ascolto reciproco, con coraggio e speranza, verso una Chiesa che sia veramente segno di comunione, di dialogo e di pace per il mondo, senza aspettarsi che questo si realizzi solo da parte della gerarchia.