La storia di Ruth
Il libro di Ruth è un piccolo gioiello della Bibbia, ricco di significato e attualità. Racconta di Noemi e della sua famiglia che, a causa della carestia, migrano da Betlemme a Moab. Dopo la morte del marito e dei figli, Noemi si ritrova sola con due nuore, Ruth e Orpa. Orpa decide di rimanere nella propria terra d’origine, mentre Ruth, una moabita, sceglie con sorprendente fedeltà di seguire Noemi nel suo ritorno in Israele. Un legame sincero e inaspettato unisce le due donne, legame che sarà fonte di riscatto e nuova speranza per entrambe.
In particolare, ci lasceremo condurre in questo racconto dalla voce di Luciano Manicardi, che nel libro “Ruth”, ci tratteggia la nostra protagonista come una figura emblematica, descritta come una straniera vedova e priva di sostegno, che si dedica alla sua suocera Noemi senza alcun calcolo personale. La sua scelta è un gesto d’amore radicale e anticonformista, un affetto che diventa una promessa di protezione e supporto. In Israele, Ruth è riscattata da Boaz, un uomo giusto e compassionevole, che la sposa, garantendole così una famiglia e una nuova sicurezza economica.
Il racconto di Ruth è più di una semplice storia di buoni sentimenti. La sua decisione di rimanere accanto a Noemi è l’immagine di un amore tenace, una dedizione che, da atto individuale, diventa esemplare. Questo libro biblico, scritto durante il periodo dell’esilio babilonese, contiene anche una sottile critica alle politiche restrittive di purismo etnico presenti all’epoca di Esdra e Neemia, che proibivano i matrimoni con stranieri per preservare l’integrità del popolo d’Israele. Ruth, proveniente da Moab, un popolo considerato nemico, viene invece presentata come una benedizione per Israele, diventando addirittura antenata del re Davide e, simbolicamente, del Messia.
La vicenda, ambientata nel contesto agricolo della mietitura, ha una forte connotazione femminile e si distingue per il coraggio e la volontà delle sue protagoniste. Il legame tra Ruth e Noemi rompe il paradigma patriarcale: Ruth non solo decide di seguire Noemi, ma, con il tempo, diventa la forza che guida la loro sopravvivenza. Non è passiva né subordinata, ma assertiva e determinata. Questo suo “sì” alla vita e a Noemi è l’affermazione di una soggettività femminile che emerge in tutta la sua forza. La sua capacità di agire, prendere iniziativa e scegliere il proprio destino la rende una donna di “grande valore” agli occhi di Boaz e della comunità di Betlemme.
Nonostante il contesto patriarcale in cui si muovono, Ruth e Noemi sfidano le norme tradizionali di appartenenza e dipendenza. Quando Boaz incontra Ruth nei campi, si domanda: “Di chi è questa donna?” Un’indagine che evidenzia la mentalità dell’epoca, dove una donna è sempre vista in relazione a un uomo. Tuttavia, Ruth sfida queste convenzioni non cercando un padrone, ma scegliendo una vita di amore autentico, non per vincolo matrimoniale, ma per una fedeltà quasi “folle” verso la suocera.
L’amore di Ruth non è solo passione, ma un impegno che sfiora la volontà più profonda, una determinazione che ricorda quella di Abramo: se Abramo lascia la sua terra seguendo il comando di Dio, Ruth lo fa per sua scelta, facendo della sua vita un dono totale per Noemi e, in un certo senso, per tutto Israele. Ruth diventa quindi simbolo della “ecclesia ex gentibus”, la Chiesa proveniente dalle genti pagane, e il suo matrimonio con Boaz sancisce l’integrazione di una straniera nel popolo eletto, aprendo una strada nuova e salvifica.
La figura di Ruth dimostra la potenza delle relazioni e del quotidiano come luogo di rivelazione divina. Dio, apparentemente assente, si manifesta proprio nella vita di tutti i giorni, in un incontro fortuito, in un amore che si costruisce nella discrezione e nella gratuità. Ruth, nel campo di Boaz, sembra spigolare per caso, ma anche qui la casualità è un’occasione di manifestazione divina, dove Dio si nasconde nell’ordinario. Questo aspetto ricorda il pensiero teologico di Karl Rahner, secondo il quale il quotidiano è il luogo in cui Dio si rende presente.
La letteratura ci insegna a vedere l’altro come individuo, abbattendo le barriere del pregiudizio. Ruth, moabita appartenente a un popolo considerato perverso e maledetto, diventa una benedizione per Israele. In un mondo segnato dalla paura dello straniero, Ruth è l’esempio di come, dietro la categoria del “nemico”, ci sia un volto umano con una storia che merita di essere ascoltata.
Il libro di Ruth racconta dunque una storia di amore, di emigrazione, di accettazione dell’altro. Ruth è una donna di grande carattere e autodeterminazione, che emerge come figura di straordinario spessore spirituale e umano. L’accettazione di Ruth e il suo riscatto mostrano una storia di amore e di fede che non si impone dall’alto ma si costruisce nella gratuità dei gesti quotidiani. Dio è presente nell’umile amore di Ruth, nel coraggio di chi si lega a una persona al di là di ogni interesse, nell’incontro tra due donne che sfidano le convenzioni e trovano insieme una strada di redenzione.