Le tesi 7 e 8 del vescovo Spong
di Dario Culot
Il Vescovo John Shelby Spong - foto di Scott Griessel, tratta da commons.wikimedia.org
Con la tesi n. 7, il vescovo americano sottolinea che, ancorché senza Pasqua non ci sarebbe il cristianesimo, la risurrezione nopuò essere intesa come rianimazione fisica del corpo di Gesù che così rientra nella storia umana, anche se per secoli proprio questo si è creduto.
Premesso che dai vangeli non risulta vi sia stato un solo testimone oculare della risurrezione, va detto che i relativi racconti si contraddicono l’un l’altro sotto tanti punti. Solo per fare qualche esempio:
Quanti giorni e notti ha passato Gesù nel sepolcro?
Tre giorni e tre notti (Mt 12, 40) In tutto 72 ore;
tre giorni e due notti (Lc 18,33; At 10, 40; 1Cor 15, 4). Cioè se Gesù muore di venerdì, venerdì è il primo giorno, per proseguire con il secondo, ovvero sabato, e poi risuscita il terzo, ovvero domenica. In tutto però sono 48 ore.
Quali donne andarono a visitare il sepolcro il primo giorno della settimana?
Maria Maddalena e l’altra Maria (Mt 28,1) ;
Maria Maddalena e la Maria madre di Giacomo e Salome (Mc 16,1);
Maria Maddalena, la Maria madre di Giacomo, Giovanna e altre donne (Lc 24,10);
Solo Maria Maddalena (Gv 20,01).
Hanno visto Gesù?
• Sì (Mt 28,8; Gv 20, 16-17);
• No (Mc 16, 5-8; Lc 24, 9-10).
Dopo aver visto gli angeli Maria chi incontra, prima Gesù o i discepoli?
Gesù (Mt 28, 8-9; Mc 16,9; Lc 24,9);
i discepoli (Gv 20,14).
Dopo essere risorto a chi appare per primo Gesù?
Le due Marie (Mt 28, 8-9);
Solo a Maria Maddalena (Mc 16, 9; Gv 20,14);
Cleopa e un altro uomo (Lc 24,15).
Quante volte Gesù appare dopo essere risorto?
Due volte (Mt 28,8-9, 28,16; Lc 24,15, 24,36);
Tre volte (Mc 16,9, 16,12, 16,14; Gv 20,14, 20,19, 21,4).
Cosa stava facendo l’angelo nel sepolcro?
L’angelo siede sulla pietra che aveva fatto rotolare via dall’ingresso del sepolcro (Mt 28,2);
L’angelo siede a destra, all’interno del sepolcro (Mc 16,5);
Gli angeli stanno accanto alle donne, all’interno del sepolcro (Lc 24,4);
Non ci sono angeli quando Maria va al sepolcro la prima volta, la seconda volta invece Maria trova due angeli seduti all’interno (Gv 20,2, 20,12).
Dopo aver visto gli angeli Maria chi incontra, prima Gesù o i discepoli?
Gesù (Mc 16, 9; Mt 28,8-9; Lc 24, 9);
I discepoli (Gv 20,14).
Insomma, per quanto ci si sforzi, è del tutto impossibile armonizzare il contenuto contraddittorio dei racconti pasquali, per quanto uno si sforzi, ma evidentemente poche persone si sono prese la briga di leggere i testi[1].
Eppure la risurrezione resta il punto centrale della nostra fede, perché ha dato il via al cristianesimo[2]. In comune i testi hanno solo che, il primo giorno della settimana, delle donne (una, due, tre o varie) hanno trovato un sepolcro vuoto e visto qualcuno in forma angelica che ha parlato con loro. Per il resto, ogni comunità ha una memoria completamente differente. Il motivo? Gli evangelisti non si sono preoccupati di descrivere che cosa era realmente avvenuto in quel primo giorno della settimana, come se dovessero fare un resoconto storico, ma hanno annunciato il “Gesù vivo” presente nelle diverse comunità e ci fanno capire come, a partire dalla loro realtà e dalle loro problematiche, le comunità devono vivere per “testimoniare” la loro fede nel Gesù vivo che, come ci dice Marco, ci precede in Galilea, dove lo vedremo (Mc 16,7).
Ora, annota il vescovo, san Paolo che ha scritto le sue lettere prima dei vangeli, afferma che Gesù è stato risuscitato da Dio (1Cor 15, 3s.: fu risuscitato), non dice che è risuscitato: il verbo è al passivo. Per di più è stato risuscitato non per tornare sulla terra, ma per sedere subito alla destra del Padre (Rm 8, 34; Ef 1, 20; Col 3,1); tanto che Paolo non parla affatto di ascensione, evento che è entrato nella tradizione cristiana una generazione più tardi, circa 25-30 anni più tardi[3]. Inoltre Paolo non afferma che Gesù, restituito alla vita di questo mondo, sia morto una seconda volta; al contrario dice che, risorto dai morti, non muore più (Rm 6,9: la morte non ha più potere su di lui). Dunque, la risurrezione ci proietta verso una nuova dimensione di vita, entrando nell’unità di Dio, facendo così parte di ciò che è Dio. Gesù è stato risuscitato da Dio in Dio[4].
E le apparizioni? Per dire “apparve” Paolo usa il termine greco “opthe” che richiama il vedere, visto che anche noi col termine “oftalmologia” intendiamo la scienza che studia la vista, e poi fa un lungo elenco di persone che l’hanno visto (1Cor 15, 3-8), cominciando da Pietro e finendo con lui stesso. Ma si chiede Spong: se uno avesse avuto una macchina fotografica e fosse stato presente avrebbe visto anche lui Dio e l’avrebbe potuto fotografare? O forse Paolo si riferisce solo a una nuova forma di comprensione, mettendo insieme cose che non erano state messe insieme in precedenza[5].
Può succedere in una storia che il male (nel nostro caso la crocifissione) si trasformi in bene vittorioso (la risurrezione)? Una risposta positiva si ha già leggendo la storia biblica di Giuseppe venduto dai suoi fratelli come schiavo perché volevano liberarsi definitivamente di lui (Gen 37-50). A volte il male, di per sé evidente, non è che il preludio a una visione rigenerante: alla fine del racconto è Giuseppe ad avere potere di vita o di morte sui fratelli che, vendendolo, avevano pensato di eliminarlo; però Giuseppe, pur avendone l’occasione, non si vendica e fa trionfare l’amore.
Analogamente, la storia del servo sofferente in Isaia (Is 40-55) spiega che la vocazione del popolo ebreo non è vincere, ma piuttosto vivere in modo tale da assorbire di buon animo l’ostilità del mondo, accettando la rabbia altrui e restituendola come amore. Il sopruso ingiusto non viene contraccambiato (il contrario del biblico ‘occhi per occhio’- Es 21, 24), perché si reagisce con amore. E questo ritratto diventa ciò che i seguaci di Gesù hanno visto realizzarsi nel loro maestro[6].
Pietro è stato il primo a vederla in questo modo, cioè a vedere Dio in modo nuovo, non più come una divinità onnipotente, giudice inflessibile, ma come Fonte della vita e dell’amore. Attraverso la concomitante azione di Dio nell’azione della tovaglia scesa dal cielo con i cibi impuri, e del centurione romano che lo chiama nella sua casa, Pietro giunge improvvisamente a una conclusione per lui assolutamente nuova: «Dio mi ha mostrato che non si deve evitare nessun uomo come impuro» (At 10, 28). Dunque è Dio stesso, non una sua conclusione, che gli ha insegnato questa verità. Sono i fatti (tovaglia e centurione) che fanno capire a Pietro quello che prima aveva ascoltato tante volte da Gesù, ma non aveva capito. Ma quello che Pietro finalmente capisce è esattamente l’opposto di quanto insegna ancora oggi la religione, che si fonda invece su un cardine indiscutibile: la divisione fra puri e impuri; o, se si vuole, fra degni di Dio e non degni di Dio, fra peccatori e non peccatori; “tu sei un peccatore e devi starmi lontano; tu invece puoi avvicinarti”. Ma Dio ha appena insegnato a Pietro che nessuno, qualsiasi sia il suo comportamento (etico, sessuale, morale), può sentirsi escluso dall’amore di Dio.
Ed è stato sempre su questa stessa linea anche Paolo, che è passato da “Me infelice! Chi mi libererà da questo corpo di morte…che mi fa fare cose che non voglio e non mi fa fare cose che volevo fare” (Rm 7, 23s.) all’esperienza trasformante della risurrezione, avendo anche lui capito che “nulla potrà mai separarci dall’amore di Dio che è in Cristo Gesù” (Rm 8, 39).
Perciò, conclude il vescovo Spong, Gesù non è uscito dal sepolcro per riprendere la sua vita precedente. La risurrezione è stata piuttosto un momento di nuova rivelazione che ha premesso di trascendere oltre le barriere della razza, dell’etnia, del genere; ha permesso di portare l’umanità verso una nuova dimensione ed entrare nell’ambito che chiamavano divino, donando la propria umanità agli altri con amore e includendo perfino coloro che compiono il male nei nostri confronti. E questa è sicuramente una visione del tutto nuova sia di Dio che della vita.
La risurrezione, dunque, non va vista come un evento accaduto una sola e precisa volta nella storia, ma ciascuno di noi può sperimentarla seguendo questa nuova strada sul significato di Dio, potenza che ci permette di vivere, di amare, di essere. Una visione nuova di un Dio che è uno, e tutti noi siamo parte di quell’unità.
Se poi leggiamo il Vangelo di Marco, sembra che il giovane vestito di bianco, il quale accoglie le donne in visita al sepolcro dicendo loro che il nazareno crocifisso è risorto e le precede in Galilea dove potranno vederlo (Mc 16,6-7), sembra in realtà suggerire che riusciranno a comprendere il significato della risurrezione tornando agli inizi, alle proprie case, alla propria vita precedente.
Marco non parla di apparizioni e finisce il suo scritto con la paura delle donne che fuggono,[7] rimandando al primo capitolo del suo Vangelo: ci ricorda allora il cammino di Gesù, ci ricorda che Gesù non fa molti discorsi e che il suo insegnamento viene dai gesti. In Marco, Gesù agisce, cammina, sempre ci “precede” segnando la rotta, mostrando il cammino. A quel punto la risurrezione non è oggettiva (un evento accaduto a Gesù), ma soggettiva (fatto che può accadere a ciascuno di noi): risorgiamo quando, seguendo Gesù, vivremo pienamente, ameremo prodigalmente e diventeremo ciò che siamo veramente[8]. Tornare in Galilea è allora ricominciare dalla casella di partenza ogni giorno, consapevoli del fatto che il Dio di cui ci siamo fatti un’immagine capace di darci sicurezza non è mai il Dio di Gesù, perché questo Dio resta irraggiungibile. Dio è sempre in anticipo rispetto a noi (non è qui, è già in Galilea).
Mentre le donne nel Vangelo di Marco scappano impaurite, nel Vangelo di Matteo vanno immediatamente a riferire ai discepoli ciò che hanno visto e udito, e sono ripagate dalla visione del Cristo risorto (Mt 28, 8-10). Quando i discepoli vanno in Galilea a incontrano Gesù sul monte, questi dà loro il mandato di andare in tutto il mondo, rendere discepole tutte le nazioni con la promessa che lui sarà sempre con loro. È un incarico missionario per convertire i pagani? Neanche per sogno. Non c’è alcuna Chiesa istituzionale. Il risorto sta semplicemente invitando ad andare oltre i propri limiti, le proprie paure e le proprie linee di sicurezza; aprirsi a tutti indistintamente imparando a donare sé stessi e a comprendere che siamo parte di ciò che lui già è. È indubbiamente un messaggio pasquale diverso da quanto normalmente ci viene raccontato[9].
Se il messaggero di Marco si è trasformato in un angelo, nello scritto di Matteo e in quello di Luca si trasforma in due angeli (Lc 24, 4). Luca scrive più tardi, e in Luca il corpo di Cristo diventa fisico, visto che mangia, beve e cammina (si pensi al racconto dei due discepoli di Emmaus, in cui Gesù si materializza dal nulla e poi scompare nello stesso modo: Lc 24, 13ss.; e quando compare agli altri si fa toccare: Lc 24, 39). Ma essendo presente fisicamente ci sarà necessità dell’ascensione fisica.
Infine, in Giovanni, Maddalena vede e riconosce il Signore, vuole abbracciarlo ma non può: “non mi trattenere” dice Gesù (Gv 20, 17). Segue la vicenda di Tommaso, assente alla prima apparizione, ma presente nella seconda (Gv 20, 19-29). E siccome Gesù conclude con “beati coloro che credono senza vedere” (Gv 20, 29), si deve pensare che la Pasqua non riguarda corpi che escono dai sepolcri, ma riguarda Dio che viene nella vita umana; riguarda un’esperienza in cui la vita si espande, l’amore è illimitato e l’essere è arricchito. Dio non è un sostantivo da definire, ma un verbo che siamo invitati a vivere[10].
Per quel che riguarda l’ascensione di Gesù (Tesi n.8) il vescovo Spong dice qualcosa di semplice ma logico: l’ascensione, come evento storico, è un concetto che si basa su una visione ben radicata di oltre mezzo millennio fa, quando si credeva che l’universo fosse costituito da tre livelli: cielo, terra, e sotto-terra[11]. Oggi questo impianto teologico non crede più nessuno.
L’autore fa allora notare come molti racconti delle Scritture ebraiche sono stati recuperati, modificati e avvolti attorno a Gesù. Oltre al racconto della risurrezione dell’unico figlio della vedova, oltre alla guarigione dello straniero lebbroso di cui si è già parlato, c’è in questo caso un’assonanza con l’ascensione di Elia: nella Bibbia è Eliseo che vede Elia ascendere al cielo, così ricevendo conferma che i poteri del suo maestro sono stati trasferiti ora a lui. Luca, paragonando Gesù a un nuovo Elia, enfatizza questo racconto: Gesù, mandato da Dio e pieno di Dio, ritorna a Dio; inoltre essendo pieno dello Spirito di Dio, lo ritrasmette a tutti i suoi discepoli di allora e di tutte le epoche. Da notare che l’ascensione di Gesù al cielo e la successiva effusione dello Spirito Santo a Pentecoste non si ripetono in altri vangeli. Anche se Luca sapeva che il suo racconto non era storia letterale, voleva trasmettere un messaggio universale, motivo per cui elenca un insieme di uomini di ogni nazione che è sotto il cielo (Lc 24, 47ss.; At 2, 9-11). In questo senso il racconto dell’ascensione, pur non essendo vero storicamente è vero nel suo messaggio[12].
NOTE
[1] Spong J.S., Incredibile, Mimesis, Milano-Udine, 2020, 187.
[2] Idem, 188.
[3] Idem, 189.
[4] Idem, 191.
[5] Idem, 194.
[6] Idem, 196.
[7] È unanimemente riconosciuto che il Vangelo di Marco terminava con le donne che fuggono impaurite dal sepolcro (Mc 16, 8), mentre i passi successivi dei versetti 9-20 sono appendici posteriori, compilate ex novo, tanto che esiste più di una versione di queste appendici (cfr. ad esempio oltre a Spong, Benedetto XVI, Gesù di Nazaret, II parte, ed. Libreria editrice vaticana, Città del Vaticano, 2011, 290 s.; Mateos J. e Camacho E., Marco, ed. Cittadella, Assisi, 1996,69 s.; Mancuso V., L’anima e il suo destino, ed. Raffaello Cortina, Milano, 2007, 181).
[8] Spong J.S., Incredibile, Mimesis, Milano-Udine, 2020, 201.
[9] Idem, 202.
[10] Idem, 204.
[11] Pensiamo alla Divina commedia di Dante.
[12] Spong J.S., Incredibile, Mimesis, Milano-Udine, 2020, 208ss.
Pubblicato il volume di Dario Culot che ripropone in una nuova veste editoriale, ed in un unico libro, molti dei suoi contributi apparsi sul nostro settimanale: https://www.ilpozzodigiacobbe.it/equilibri-precari/gesu-questo-sconosciuto/