Tra Farian e Miriam, Sofia Esti, manzoniana che parla sloveno
di Stefano Sodaro
Insomma ce l’abbiamo fatta!
Giovedì prossimo saranno a Trieste, in un pubblico incontro alle ore 18, presso la Sala Excelsior dell’Hotel Savoia Excelsior, la studiosa di cultura persiana, italo-iraniana, Farian Sabahi e la studiosa di ebraismo, italo-israeliana. Miriam Camerini.
E proprio ieri, sabato 8 febbraio 2025, è iniziato l’anno dedicato a Gorizia quale Capitale Europea della Cultura alla presenza del Presidente della Repubblica Italiana Sergio Matterella e della Presidente della Repubblica Slovena Nataša Pirc Musar.
Abbiamo spesso provato a – per così dire – “ipostatizzare” in nomi femminili le nostre pro-vocazioni di pensiero ed emozioni, che diventano dia-loghi prima di tutto dentro noi stesse e noi stessi. Abbiamo, cioè, in qualche modo “giocato”, con possibili nomi e cognomi, per tratteggiare tavolozze di colori tenui, di appena accennati chiaroscuri, che tuttavia possano scalzare, detronizzare, quel suprematismo patriarcale maschile e maschilista che si annida dappertutto. Proviamo anche oggi simile – stravagante, azzardata o audace ed inedita, chissà – operazione letteraria. I nomi Farian e Miriam evocano mondi lontani, affascinanti, misteriosi, ma anche molto vicini in quella alterità che ogni giorno ci è dato di sperimentare nei nostri contesti urbani.
Il nome “Esti” vorrebbe unire, in un’unica parola identificativa appunto, i personaggi biblici di Ester e di Vasti.
Sia il testo ebraico che quello greco del Libro di Ester raccontano che il re Assuero, il settimo giorno di un grande banchetto, ordinò alla sposa, la regina Vasti, di comparire in pubblico – probabilmente senz’abiti – per farsi ammirare nella sua bellezza. Ed entrambe le versioni precisano che la regina rifiutò di obbedire all’ordine regio e maritale, derivandone la perdita del suo status. Si legge nel testo ebraico: “Il re fece come aveva detto Memucàn: mandò lettere a tutte le province del regno, a ogni provincia secondo il suo modo di scrivere e a ogni popolo secondo la sua lingua, perché ogni marito fosse padrone in casa sua e potesse esprimersi nella lingua del suo popolo.”.
“Essere marito a casa propria” è proprio l’esatto contrario dell’Io che non è padrone a casa propria, di cui ci ha informati accuratamente Sigmund Freud.
Come sappiamo, sarà Ester e succedere a Vasti (che non si sa bene che fine faccia). Ed il re Assuero sarà persuaso da Ester a sconfiggere i veri nemici del suo regno, odiatori del Popolo d’Israele. E nacque così la festa di Purim.
“Esti” è l’addizione multi-personale di Ester e di Vasti, una somma di identità che sfidi il monismo culturale oggi trionfante.
Ma la vicinanza di mondi lontani ci è data, ad esempio, e nello stesso nostro Paese, dalla presenza di comunità di rito greco-bizantino, in cui la Sapienza di Dio è lodata e celebrata con il nome di “Sofia” e la invocazione ricorre quasi di continuo in quelle liturgie, molto diverse dal rito cattolico romano cui si è, per lo più, abituati in Italia. Anche se basterebbe andare in Calabria, a Lungro, o in Sicilia, a Piana degli Albanesi, o a Venezia. O a Trieste.
Però “cultura” non è certo solo questione di religioni e riti. Fondativo della nostra cultura contemporanea è il romanzo di Alessandro Manzoni, il romanzo dei romanzi. I Promessi Sposi, sì.
Per quanto, probabilmente, sia poco noto l’orientamento filosofico-teologico di Manzoni e quasi sconosciuta l’avversione della cultura ecclesiastica del tempo nei suoi confronti, il suo contributo alla costruzione di un tipo diverso di comunità di credenti in Italia fu notevole. Manzoni era, per esempio, amico e confidente di Antonio Rosmini. Eppure la Civiltà Cattolica gli dedicò un insulso trafiletto, di tragica insufficienza critica, alla notizia della morte, il 22 maggio 1873: «[…] furino portate alla tomba le spoglie dell’illustre romanziere e senatore Alessandro Manzoni, morto può dirsi di vecchiaia, in età di 88 anni, la sera del 22 maggio. I liberali ne celebrarono i meriti sotto il riguardo del liberalismo; i cattolici pregheranno di cuore per lui, che certamente fu di sensi cristiani, ben costumato come si conviene a un cattolico, e seppe con singolari pregi, qual letterato congiungere al dilettevole l’onesto nelle sue scritture […].». Magra figura, riscattata solo di recente da un numero monografico di Civiltà Cattolica, di 150 anni dopo, interamente dedicato al sommo letterato.
Nella Casa del Manzoni, a Milano, in Via Morone 1, la Biblioteca conserva una traduzione, del 1925, in in sloveno, de I Promessi Sposi, ad opera di Andrej Budal.
Ecco, sarebbe il momento di immaginarci Lucia, alias la nostra Sofia Esti, che intoni in sloveno L’addio, monti, piangendo mentre solca, in barca, le acque del Lago di Lecco.
Giovedì prossimo, 13 febbraio, vigilia – fra l’altro – di San Valentino, accanto a Farian Sabahi e Miriam Camerini, a parlare di Trieste, oltre che di Gerusalemme e di Teheran, ci piacerebbe ci fosse “Sofia Esti”, che ha letto il Libro di Ester, che ha letto il capolavoro di Manzoni, che parla correntemente in sloveno e che sa della presenza anche in Slovenia, nella Carniola Bianca, in Bela krajina, di una comunità bizantina cattolica, ove si loda “Sofia”, nelle chiese – due sono gli edifici - di Metlika.
L’incontro di giovedì prossimo sarà anche trasmesso in diretta streaming sul circuito Zoom al link: https://us02web.zoom.us/j/89999469744
Buona domenica.
Filippino Lippi (1457-1504), bottega di Sandro Botticelli (1445-1510) - Museo Horne, Firenze - immagine tratta da commons.wikimedia.org
La regina Ester - Hermann Anschutz, XIX secolo, Museo statale di belle arti Pushkin, Mosca
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