Il coraggio e la Global Sumud Flotilla
Atticus Finch, nel romanzo Il buio oltre la siepe, spiega al figlio Jem che il vero coraggio non è quello di un uomo armato di fucile, ma la capacità di affrontare una battaglia sapendo di essere sconfitti in partenza, e nonostante ciò andare fino in fondo, qualunque cosa accada. Harper Lee ci avverte: è raro vincere in questi casi, ma a volte succede.
Questo è ciò che sta accadendo con la Global Sumud Flotilla, una vasta missione umanitaria, coordinata da realtà della società civile e movimenti per i diritti umani, che sfida il blocco navale per portare aiuti. La missione, in Italia, ha previsto due momenti: la partenza da Genova il 30 agosto e una seconda tappa dalla Sicilia il 4 settembre.
A Genova si è registrata una mobilitazione generale promossa da Music for Peace e dal Collettivo Autonomo Lavoratori Portuali (Calp), che ha permesso di raccogliere 45 tonnellate di generi alimentari. Il termine arabo “sumud”, che significa resilienza, dà il nome all’iniziativa: una flottiglia di imbarcazioni medio-piccole, più agili e difficili da bloccare, ciascuna simbolo di una comunità. La spedizione coinvolge migliaia di persone provenienti da 44 Paesi, con partenze da Spagna, Italia e Tunisia, per trasportare cibo e medicinali destinati alla popolazione palestinese.
L’iniziativa, in italia, ha ottenuto l’adesione di numerosi artisti e personalità: Zerocalcare, lo storico Alessandro Barbero, musicisti come Fiorella Mannoia, Subsonica, Gemitaiz, Shade, Frankie Nrg-Mc, e dal mondo del cinema Anna Foglietta, Alessandro Gassmann, Claudio Santamaria, Elena Sofia Ricci e Marco Bocci, oltre a Le Coliche e Giovanni Storti.
Sul sito ufficiale, globalsumudflotilla.org, gli organizzatori descrivono il progetto come una coalizione di persone comuni – “organizzatori, umanitari, medici, artisti, clero, avvocati e marittimi – che credono nella dignità umana e nel potere dell’azione nonviolenta”. Nonostante le differenze di nazionalità, fede e orientamenti politici, li unisce la convinzione che “l’assedio e il genocidio di Gaza debbano finire”. E ancora: “Siamo indipendenti, internazionali e non affiliati a governi o partiti politici. La nostra fedeltà è alla giustizia, alla libertà e alla sacralità della vita umana”.
Ecco, questo è coraggio: il coraggio di chi salpa per testimoniare la santità della vita umana. Salpa per ricordare al mondo che la vita conserva un valore sacro, che va difeso e celebrato. Certo, non mancano voci critiche, pronte a liquidare la Flotilla come una battaglia donchisciottesca: cavalieri erranti che scambiano mulini a vento per mostri, e come Don Chisciotte finiscono inevitabilmente travolti.
Ma, pur consapevole dei rischi, considero la Global Sumud Flotilla un segno profetico. Mi ricorda Cristo, che accettò di morire vittima delle forze oscure della storia: un Dio-uomo che non voleva dominare, e che proprio per questo risultava inaccettabile alle logiche di potere. Così anche questa nave nonviolenta attraversa il mare – lo yam, simbolo di morte nella tradizione ebraica – con la consapevolezza che il cammino è fragile, ma necessario.
Harper Lee ci avverte: è raro vincere in questi casi, ma talvolta accade. La speranza cristiana ci ricorda che, al di là dei decreti della storia, l’ultima parola spetta a Dio. La Pasqua, il passaggio attraverso il mare, porta sempre alla resurrezione: alla vittoria della vita sulla morte, del bene sul male, alla celebrazione della dignità umana.