Adriana Valerio e la Bibbia
Martedì 17 giugno, su iniziativa dell’associazione culturale Casa Alta, si è tenuto l’incontro con Adriana Valerio per la presentazione del volume Le radici del mondo. Eva, le donne e la Bibbia. Storica e teologa, Valerio ha offerto una riflessione profonda sul rapporto tra Bibbia, donne e attualità, mettendo in luce un dato significativo: oggi sono soprattutto i laici a chiedere di parlare della Bibbia.
Questo rinnovato interesse non proviene tanto dagli ambienti ecclesiastici, quanto piuttosto da lettori e lettrici alla ricerca di risposte esistenziali. Non è un caso che sia una casa editrice laica, Mondadori, a pubblicare questo volume. Segno che, mentre il mondo cattolico fatica a comunicare il messaggio evangelico, fuori dalla Chiesa cresce il desiderio di rileggere la Bibbia in modo libero, aperto, interrogativo. Valerio sottolinea con preoccupazione questo divario: “Noi cattolici non siamo riusciti a comunicare il messaggio evangelico”.
Da qui nasce la domanda centrale dell’incontro: La Bibbia ha ancora qualcosa da dire alle donne oggi? È una domanda necessaria, considerando che la Scrittura è stata spesso utilizzata per giustificare il patriarcato e opprimere le donne. Ma proprio a partire da questa consapevolezza, Valerio propone una lettura che sveli parole di vita là dove per secoli sono state imposte regole di esclusione.
Nel corso dell’incontro emergono numerosi spunti. Uno dei più significativi è il confronto tra due tradizioni presenti nella Bibbia: da una parte Esdra e Neemia, che invitano a non sposare donne straniere per non contaminare la fede; dall’altra il libro di Rut, che offre una risposta radicalmente diversa. Rut, donna moabita, aiuta Noemi, un’ebrea, a ritrovare dignità e speranza. È grazie a lei che nascerà Davide, e da quella discendenza nascerà Gesù. È una narrazione alternativa e liberante: la salvezza arriva attraverso una donna straniera. Un messaggio che sovverte logiche di esclusione e pregiudizio.
Questo tema si intreccia con un altro aspetto fondamentale del libro: la sororità. Spesso si è detto che le donne sono rivali per natura. Valerio ribalta questa narrazione e invita a riconoscere l’urgenza di un’alleanza tra donne, una solidarietà concreta, capace di affermare identità, dignità e giustizia. In questo senso, le levatrici che nel libro dell’Esodo salvano i figli maschi delle ebree diventano figure simboliche di resistenza e cura.
Un altro potente esempio di inclusione è quello della Madonna di Montevergine, conosciuta anche come Mamma Schiavona. A lei si rivolge da secoli la comunità LGBTQ+, che la riconosce come protettrice dei più deboli ed emarginati. Secondo una leggenda del 1256, la Madonna salvò due giovani amanti omosessuali imprigionati e legati a un albero sul Monte Partenio durante una bufera di neve. Ancora oggi, ogni 2 febbraio, giorno della Candelora, si celebra il pellegrinaggio della Juta dei femminielli: un atto di fede e di riconoscimento del valore incondizionato dell’amore.
In questa prospettiva, Maria emerge come figura centrale: donna libera, che pronuncia il suo “sì” senza chiedere permesso al marito, sorella nella libertà, modello di coraggio e di fede audace. Il suo gesto non è sottomissione, ma atto rivoluzionario. Così come Eva ha aperto lo spazio della libertà, anche le altre figure femminili della Bibbia — da Rut a Maria — aprono porte, rompono barriere, mettono in discussione norme morali e politiche che soffocano la vita.
Il messaggio di Adriana Valerio è chiaro: il Vangelo è ancora oggi una forza di liberazione, e la Bibbia può essere letta come un testo capace di generare senso, giustizia e libertà, se ci si lascia interrogare senza paura. Le donne raccontate in queste pagine non sono figure del passato, ma compagne di strada, simboli di un cammino che continua. E tra queste donne, anche Adriana Valerio trova il suo posto, come pioniera di una teologia che, con coraggio e passione, apre spazi nuovi nel pensiero e nella fede, una teologia libera e inclusiva.