Alexija Ridiger, Ariele Ladossi e Paola Elena Cossinto
di Stefano Sodaro
Soggeti inventati di pura fantasia, elaborazione IA
La cosiddetta Domenica delle Palme – oggi – è solennità dell’estetica. Proviamo a spiegare.
Nel Vangelo secondo Luca dell’odierna liturgia nel rito romano il gesto di gettare i mantelli sul puledro e sulla strada per accogliere in apparente trionfo un rabbi originario di Nazaret fa emergere un’eccedenza persino giocosa, ludica, certamente festosa, che riporta anche ad una stilizzazione dei portamenti, degli atti, delle posture proprio fisiche.
La Passione è, infatti, passione di un corpo, denudato, straziato, alla fine privato della vita. Abbandono e ricomposizione delle sue forme.
C’è da precisare subito in esordio, a scanso di equivoci, che le tre protagoniste di questo nostro editoriale, menzionate nel titolo, non corrispondono a nomi e cognomi reali – così come pure per gli editoriali delle scorse domeniche -, bensì sono frutto della fantasia (malata? chissà…) del qui scrivente direttore.
E tuttavia i simboli, anche quelli costituiti da identità anagrafiche inesistenti (o forse anagrammaticamente ricostruibili, lasciamo il mistero…), hanno una potenza evocativa di prim’ordine. Ancora, insomma, l’estetica.
Il volume di Francesca Romana Recchia Luciani, appena pubblicato da Ponte alle Grazie ed intitolato Filosofe. Dieci donne che hanno ripensato il mondo, dà perfettamente il senso di questa capacità intellettiva rivoluzionaria, se non più così latente tuttavia, pur oggi, in parte inesplosa - in parte, invero, assai significativa -, della maieutica femminista.
D’altra parte, però, perché quei nomi inventati? Iniziamo dal primo.
Alessio II, Patriarca di Mosca e di Tutte le Russie predecessore dell’attuale Kirill, si chiamava nel secolo Aleksej Michajlovič Ridiger e aveva adottato una linea di governo ecclesiastico radicalmente diversa – si potrebbe dire addirittura opposta – rispetto a quella del suo successore, al secolo Vladimir Michajlovič Gundjaev, Kirill appunto.
Aleksej Ridiger – identifichiamolo laicamente così – era riuscito a riscattare l’istituzione patriarcale moscovita dall’assoggettamento cesaro-papista al Cremlino di Eltsin. Ventisette anni orsono fu un certo Vladimir Putin ad incoraggiare in ogni modo un possibile viaggio di Giovanni Paolo II nella capitale russa, cui invece si oppose con tutte le forze proprio Alessio.
Ma cosa c’entra con le tre donne indecifrabili e fascinose di queste righe?
Quando Kirill, Patriarca di Mosca dei nostri giorni, tuona contro la secolarizzazione, secondo lui, vincitrice in Occidente sotto il labaro delle profane e diaboliche perversioni sessuali, giustificando persino, lui, Pater et Caput della Chiesa Ortodossa Russa, la guerra in Ucraina come una sacra campagna contro tanto orrore morale, non si allontana poi così tanto – bisognerebbe riconoscerlo – dalla scopertura dei piedi d’argilla dell’assetto istituzionale ecclesiastico anche cattolico. Quei piedi d’argilla sono, per appunto, esattamente due: le donne e le sessualità non convenzionali. Di fronte a queste realtà, di sempre più cocente attualità, l’edificio morale delle Chiese Cattolica ed Ortodossa, così dogmaticamente granitico, rischia di sfarinarsi e di schiantarsi al suolo.
E questo può avvenire – con sconcerto e disagio del sempre qui scrivente – nonostante il Vaticano II e nonostante, per dire, un Dostoevskij, un Leskov, un Solov’ëv, un Florenskij.
Ci sarebbe allora un urgente, immediato, bisogno di trasformare il simbolo nominativo maschile di “Alexij” in “Alexija”, disarticolando i binarismi di genere presuntamente giusnaturalisti e destrutturando le identità gelate, incapaci di ri-generarsi.
Se Alexji – o Aleksej – fosse oggi, finalmente, Alexija – o Alekseja -, la storia delle donne potrebbe venire in emersione anche nelle due Chiese bimillenarie sopra citate.
Ma accanto ad una inaudita, ancora del tutto impossibile, “Alexija Ridiger” facciamo comparire, quest’oggi, due altre inventate identità di personaggi femminili: tali Ariele Ladossi e Paola Elena Cossinto. Non spiegheremo come abbiamo fatto ad idearle. Descriviamole come due valentissime giuriste, avvocate (o avvocati, o avvocatesse, non ho mai ben capito e forse è preferibile non capire), che possono far capire, anche al nostro settimanale, come i diritti delle minoranze sessuali – ammesso e non concesso che di minoranze si tratti – urgano di un riconoscimento ed una tutela non più rinviabili o, peggio ancora, silenziabili.
Ariele Ladossi e Paola Elena Cossinto sono la personificazione, pur immaginaria, dell’altrimenti nemmeno immaginabile “Alexija Ridiger”, che non incita più alle lotte sante contro il sesso, ma chiede alla storia delle donne perché ciò che non è scontato, “fuori sesto”, debba essere ancora, anno di grazia 2025, ignorato, emarginato, escluso.
La Domenica delle Palme, domenica dell’estetica, del gesto, del riscatto della bellezza fuori dal recinto dell’etica, è la Domenica delle alexijane Ariele Ladossi e Paola Elena Cossinto, delle due Alessie per così dire, testimoni di un futuro da scrivere assieme.
Buona domenica.