Fraternità tra la gente: i piccoli fratelli di Gesù a Brossasco e le piccole sorelle a Torino
di Angelo Maddalena
Foto di Angelo Maddalena
“Fraternità”, c’è scritto così, accanto alla porta d’ingresso.
Una casa in mezzo ad altre case, nel piccolo centro di Brossasco, tra Carmagnola e Saluzzo, basso Piemonte ma non molto lontano da Torino. Arrivo da Carmagnola, dove sono sceso alla stazione e mi è venuto a prendere Cristian, piccolo fratello ma grande di corporatura e di cuore.
Prima di andare alla fraternità, mi porta nel giardino di Anna e Felice, amici di Carmagnola. Nel giardino troviamo Anna e altre sue amiche, sedute attorno a un tavolo dove c’è una teiera con un infuso di melissa, limone e un’altra pianta di cui non ricordo il nome, con foglie di menta sul vassoio che ognuno può mettere nell’infuso a piacimento. Io lo faccio e osservo che è un tipo di infuso che mi riporta al tè alla menta che avevo bevuto in Algeria, nelle montagne della Kabylia, poco più di dieci estati addietro.
D’altronde io sono qui anche per coltivare la possibilità di tornare in Algeria, nel deserto, a Tamanrasset, per trascorrere qualche giorno dai piccoli fratelli di Charles de Foucald, o quel che resta della fraternità algerina, ma so già che rimangono in pochi, per esempio quella di Beni Abbès ha chiuso qualche anno fa. Nel 2019, prima del Covid, i piccoli fratelli e le piccole sorelle rimaste in Algeria (dove la congregazione è stata fondata da Charles de Foucauld, tra fine Ottocento e inizio Novecento) avevano lanciato la proposta di andare a “rianimare” le piccole fraternità rimaste, rivolgendosi a “laici e religiosi” disponibili a trasferirsi lì. Nel giardino di Anna e Felice ritrovo un’atmosfera conviviale di altri tempi e altri luoghi (appunto, l’Algeria?!), poi Cristian mi porta a raccogliere un po' di ciliegie da portare alla fraternità, attraversiamo il giardino passando accanto ad alcuni alberi di tiglio.
Lui è in pensione da pochi anni, ha fatto il contadino, l’operario, viene dalla Svizzera. Le donne mi raccontano che qualche anno fa hanno preso in affitto un orto di un terreno adiacente al giardino e che all’inizio lo gestivano insieme, alla lunga però è rimasto Cristian a occuparsene. Una delle quattro donne me lo racconta sorridendo come per dire: “Non abbiamo avuto la costanza per continuare”. A un certo punto arriva una signora che è venuta per comprare marmellata e miele. Anna, Cristian e altre donne qui presenti hanno costituito un’associazione per gestire l’orto e per raccogliere ciliegie, fragole e altri frutti e poi farne marmellate, ma c’è anche una produzione di miele, testimoniata dalle cassette di api che Cristian porta nel porta bagagli della macchina.
La mattina successiva al mio arrivo, Carlo e Cristian vanno a curare le api che si trovano a Massueria, nella montagna più su. Mi hanno proposto di andare ma mi lasciano libero, allora scelgo di rimanere per esplorare Brossasco e i dintorni. I piccoli fratelli non impongono né mi consigliano di andare con loro a curare le api, anche perché c’è da rimanere tutta la mattinata “all’eremo”, come dice Carlo: “C’è un eremo dove abita a turno uno di noi quattro o uno della fraternità di Torino”, mi dirà poi Carlo, in macchina, mentre andiamo a Melle, un piccolo paese a pochi Km da Brossasco, per partecipare alla presentazione del libro Noi siamo erbacce, cos’è la botanica sociale, di Mauro Ferrari.
Una delle differenze che noto con i piccoli fratelli del Vangelo di Spello, dove sono stato più volte fino a un po' di anni fa, è la linea morbida e poco rigida delle proposte di lavori da fare in fraternità ma anche degli orari e del rimo delle preghiere in cappella.
A Spello ero stato più di dieci anni fa l’ultima volta, mi era rimasto impresso un certo ritmo non impositivo né rigido dei lavori proposti agli ospiti, ma comunque una certa “regolarità”, c’è da dire che andare da 40 anni o a cinquant’anni inoltrati in una realtà di questo tipo può fare la differenza o anche il fatto di passare per rimanere per due giorni, come in questo caso, o per cinque giorni, come nel caso di Spello un po' di anni fa, può condizionare una la percezione e la propositività da parte di chi ti ospita. Differenze di ritmo e di regolarità forse possono essere collegate al fatto che a Spello sono piccoli fratelli del Vangelo, qui a Brossasco sono Piccoli fratelli di Gesù. Non ci sono divisioni tra di loro, sfumature di stile forse, come accennato prima, ma per esempio, all’incontro nazionale di fine agosto inizio settembre che si terrà a Bergamo, ci saranno tutti: piccoli fratelli di Gesù e del Vangelo (su questa duplice dicitura ho accennato giocosamente anche nella strofa della mia canzone Piccole sorelle e piccoli fratelli, scritta insieme alla mia amica Elisa con cui eravamo andati a Spello a cercare la tomba di Carlo Carretto a San Girolamo, ma non l’abbiamo trovata!). Diremo solo che i primi seguaci di Charles de Foucauld si chiamarono Piccoli fratelli di Gesù, poi dal 1956 o ’57, René Voillaume incoraggia Carlo Carretto e Arturo Paoli a chiamarsi Piccoli fratelli del Vangelo (forse non occorre capire più di tanto, adesso, i motivi e l’ispirazione di questa denominazione).
Un elemento che mi colpisce è la linea morbida che regola la preghiera: al mattino di sabato è alle 8,00 e la domenica è “individuale”, alla sera non c’è, però la domenica, anche se non è definita l’ora, ci si ritrova in cappella alle 9,00 ma in raccoglimento silenzioso.
È un aspetto rimasto in poche realtà monacali ed eremitiche che ho conosciuto e visitato negli ultimi anni: lo avevo ritrovato nell’ora di adorazione alle sei del mattino (o alle sette? Sono passati trent’anni e scusate se non ritengo l’ora esatta!) presso le piccole sorelle di Spello, Maddalena (francese), Ester (calabrese) e Claudia (di Parma).
C’è una radice unica, anche le piccole sorelle di Spello sono legate a Carlo Carretto e allo stile di Charles de Foucauld. Il pranzo e la cena dai piccoli fratelli di Brossasco si svolgono in una balcone che dà su un cortiletto, in un angolo del balcone che si allarga e crea un effetto terrazza, in un clima gioioso e lieve, allietato all’occorrenza da un cantautore o “troubadour” come mi chiama Francesco, uno dei cinque che fa da anello generazionale fra gli altri, si va dall’età di chi è nato durante l’ultima guerra mondiale (Bruno) al giovane Alexandre, novizio francese nato poco prima o poco dopo l’attentato alle Torri Gemelle del 2001, e gli altri tre di età comprese tra questi due stremi.
È la prima volta, inoltre, che visito una fraternità o un eremo che non si trova nel bosco (come l’Eremo Le Stinche nel Chianti, dove sono stato a settembre dell’anno scorso e di cui ho già scritto su Rocca) o lontano dal centro abitato: “Au coeur de masses”, è il titolo di un libro di René Voillaume, cioè “in mezzo alla gente”, anche se il titolo del libro tradotto in italiano è “Come loro”.
Se a Brossasco i piccoli fratelli abitano “in mezzo alla gente”, ancora di più succede a Torino, dove le Piccole sorelle di Gesù abitano in Via Belfiore, nel cuore del quartiere San Salvario, storico quartiere di immigrati meridionali a due passi dalla stazione Porta Nuova, oggi popolato da nuovi immigrati africani e negli ultimi decenni “riqualificato” con localini chic con pedane e tavolini fuori (dehors) e prezzi quasi mai sostenibili da chi ci abitava una volta, infatti adesso ci abitano molti studenti e altri del ceto medio, gli affitti non sono più popolari e molti che qui abitavano si sono spostati a Porta Palazzo e in Barriera di Milano. In una casa a piano terra all’interno di un condominio abitano tre piccole sorelle, Maria Ida, Maria Assunta e Nkechingere, solo l’ultima è nata, in Nigeria, dopo il 1970, le altre due sono “veterane”, sia in quanto piccole sorelle che in quanto ad età. Maria Ida, ligure e con occhi azzurri e capelli bianchi, segaligna come molti liguri di ponente, mi accoglie mentre sta finendo di riaccomodare la stanza d’ingresso che è anche soggiorno e cucina, ha da poco lavato il pavimento. Non mi era mai capitato di vedere tre donne consacrate che abitano in un appartamento in un codominio, sul citofono c’è scritto “piccole sorelle”.
A proposito dell’età media delle piccole sorelle (ma anche dei piccoli fratelli, generale), mi dice che “si va verso l’estinzione”. Ma propone un ragionamento di ampio respiro e lungimirante: «É molto difficile trovare oggi un giovane che voglia fare una scelta ‘per sempre’, ma in generale: la vita consacrata o il matrimonio o anche un lavoro fisso: ci sono molti giovani che non cercano più un lavoro fisso a tempo indeterminato».
Effettivamente, anch’io osservo e le confido che conosco almeno una giovane donna che non si cruccia più di tanto se trova un lavoro di tre mesi, anzi è contenta perché libera di poter staccare un periodo per dedicarsi alle proprie aspirazioni e svaghi, e poi riprendere a cercare un lavoro. Maria Ida non si ripiega sul passato, nonostante sia nata negli anni Cinquanta dello scorso secolo, e mi dice: «Probabilmente ci saranno nuovi modi di coltivare le relazioni e altri modi di concepire le scelte che pensavamo potessero essere definitive secondo i nostri canoni, si apriranno altri orizzonti che noi ancora facciamo fatica a immaginare». Le chiedo qualcosa sulle origini della congregazione dei piccoli fratelli e delle piccole sorelle di Charles de Foucauld, va a prendere un libro e lo mette sul tavolo, sfogliando le prime pagine: «Te lo consiglio vivamente se vuoi conoscere la storia di Charles de Foucauld”, è uno dei titoli che avevo visto nell’elenco dei libri che avevo chiesto poche ore fa alla libreria Claudiana: l’autore è sempre Renè Voillaume, il titolo è Charles de Foucauld e i suoi discepoli, «però se vuoi conoscere la spiritualità dei piccoli fratelli ti conviene leggere Come loro e Il cammino della preghiera in Renè Voillaume di Jose Maria Recondo». Gli stessi che mi avevano consigliato i piccoli fratelli di Brossasco. Nell’attesa di queste letture, coltivo anche il “sentiero” per tornare in Algeria, a Tamanrasset, sulle orme di Charles de Foucauld…