Europa, guerre e cristianesimo
di Dario Culot
Colonia, 1945 - foto tratta da commons.wikimedia.org
Da quanto ho scritto la settimana scorsa a qualcuno sarà forse sembrato che, per me, la guerra in Europa sia ineluttabile[1]. No, è un rischio da prendere in considerazione, ma non è qualcosa di ineluttabile.
Mi si contesta: il solo prendere in considerazione la guerra non è già anti-evangelico? Parlando di difesa armata non faccio un compromesso fra la storia contemporanea e le esigenze del Vangelo?[2] Come si può nel cristianesimo di oggi restare in questa logica di guerra, o quanto meno di violenza, che non ha nulla di cristiano ed è una scelta ingannevole, illusoria se si mira a una pace vera e duratura? Ognuno di noi, essendo limitato, ha a disposizione limitate energie per perseguire la fratellanza, la solidarietà, e se disperde questa quantità limitata che ha a disposizione non la sottrae al cammino evangelico che parla di amore gratuito, anche nei confronti del nemico?
Come vedete, qui lasciamo da parte l’anti-americanismo, il putinismo[3] o l’anti-putinismo. Ma se cerco di inquadrare la questione solo dal punto di vista cristiano sono pienamente consapevole di non riuscire a discernere con sicurezza. Quello che segue sarà perciò solo un ragionamento ad alta voce, probabilmente neanche del tutto lineare e sicuramente non esauriente.
Ai tempi di Gesù, si pensava che la giustizia di Dio si manifestasse già nella storia, per cui se qualcuno soffriva voleva dire che aveva peccato ed era stato punito. In altre parole, nella comunità, chi era sano e ricco era benedetto da Dio, chi era povero e ammalato era punito da Dio; nei rapporti fra Stati, se Israele veniva sconfitto voleva dire che aveva peccato contro Dio prima di entrare in battaglia, e Dio lo aveva perciò punito. Quest’idea, rimasta a lungo nella teologia ebraica,[4] permane tuttora in molti che si dichiarano cristiani. Ma se leggiamo i vangeli, quando a Gesù viene riferito che un gruppo di galilei che stava sacrificando a Dio è stato massacrato su ordine di Pilato, e che il crollo della torre di Siloe ha travolto i costruttori (Lc 13, 1-9), Gesù risponde con uno strano invito alla conversione, cioè a prendere su sé stessi quella violenza senza lasciarsi coinvolgere, come Isaia aveva detto parlando del servo sofferente, il quale aveva sopportato da innocente financo la morte ad opera dei malvagi. Nella risposta non c’è cenno alcuno alla violenza di Pilato o all’oppressione romana; non c’è cenno alcuno all’imperizia dei costruttori, pur essendo queste le spiegazioni razionali più ovvie. È un dato di fatto che Gesù nega l’esistenza di questo meccanismo perverso della sofferenza come conseguenza dei propri peccati (Lc 13, 2s.), esattamente come in altra occasione ha negato che la cecità innata sia collegata al peccato del cieco o dei suoi genitori (Gv 9, 1-3)[5]. Ciononostante, quanti sono i cristiani di oggi che ancora credono che la malattia sia un castigo divino: “Cosa ho fatto per meritarmi questo?” Altro dato incontestabile, se stiamo ai vangeli, è che Gesù, insistendo sulla misericordia di Dio, proclama che il Padre sta sempre dalla parte di chi soffre, non di chi fa soffrire.
Fino qui anch’io posso facilmente concordare con Gesù. Ma è il secondo punto che faccio assai fatica a digerire, cioè quando - di fronte alla violenza di Pilato,- Gesù dice di convertirsi. Davanti al male che gli altri ci fanno dice di cambiare vita noi! Per eliminare il male causato da Pilato occorreva iniziare un cammino nuovo, occorreva che i suoi discepoli prendessero sulle proprie spalle quella violenza senza lasciarsi coinvolgere, mettendo così in movimento quelle spinte necessarie perché il male venisse superato; in caso contrario, fa intendere Gesù, il male continuerà a diffondersi ovunque, verrà amplificato[6] e la pace resterà un’utopia. Non so per voi, ma per me questo è maledettamente difficile da capire e accettare. No, forse riesco anche a capire cosa vuol dire Gesù col suo messaggio: solo se siamo in pace con noi e con gli altri avremo un mondo più sicuro, mentre cercare la pace attraverso la forza alla lunga non funziona; la forza ci dà l’illusione della sicurezza, ma non è in grado di costruire un mondo di pace perché non porta alla fratellanza, alla fiducia e alla speranza. Invece, se si vuole una vera pace, bisogna occuparsi degli altri e cancellare il proprio egoismo, che è il suo esatto contrario[7].
Però, continuo a chiedermi: se si vuole seguire Gesù, va esclusa ogni forma di violenza per principio, sempre e ovunque? Qualora nei vangeli avessi trovato il racconto che la madre di Gesù era stata aggredita e violentata in sua presenza, e che lui non aveva fatto nulla di violento per difenderla avrei dovuto arrendermi all’evidenza. Ma, a parte il fatto che sarei curioso di capire come Gesù avrebbe potuto difendere sua madre in un simile caso senza reagire con violenza,[8] non è forse vero che ha usato una certa violenza quando nel Tempio ha cacciato i venditori rovesciando i loro banchetti? (Gv 2, 15ss.). E la frusta in mano non serviva come chiara minaccia per chi avesse pensato di opporsi? Allora, ci si può difendere, se aggrediti, usando violenza? I commercianti cacciati avrebbero potuto a loro volta reagire con violenza, non subendo ma cacciando Gesù? Personalmente resto perplesso in generale quando un principio viene presentato come assoluto. Faccio un altro esempio per capirci. Respingere i migranti e restituirli al generale libico Almarsi[9] è sicuramente un comportamento poco etico. Ma se non respingiamo nessuno e l’arrivo continuo di immigrati fa alla fine esplodere un conflitto sociale interno, che si fa? E se gli altri non tornano indietro volontariamente, ogni respingimento non implica l’uso della forza? Qui c’è da fare una scelta fra due mali, prima di scegliere se usare o meno violenza. Altro esempio ancora: il bambino ha la febbre ma non vuole andare dal dottore; lo trascino con la forza convinto di farlo per il suo bene: non è anche questa violenza?
Tornando allora alla nostra guerra Russia-Ucraina, la domanda è: Gesù avrebbe veramente sostenuto la tesi che non si deve mai investire denaro in armi e/o tecnologie per difendersi?[10] Io penso che le minacce fra Stati si possano affrontare solo in due modi: spendendo di più per la difesa restando disposti ad usare la violenza se necessario, oppure disarmando e offrendosi inermi a chi ci minaccia. Probabilmente, da quel poco che penso di aver capito, con l’invito alla conversione davanti al male, Gesù respinge l’idea che si possa reagire con pari o maggior violenza alla violenza altrui:[11] così si amplifica il male senza venirne mai fuori. In altra occasione infatti dice: «Fate il bene a coloro che vi odiano, benedite coloro che vi maledicono, pregate per coloro che vi calunniano» (Lc 6, 27s.). Sicuramente non era questo il linguaggio usato normalmente al tempo di Gesù dagli ebrei, e non è neanche il linguaggio corrente tra di noi oggi. Quindi Gesù invita ad esprimere sempre e solo una volontà di pace e di misericordia, con tutti i rischi che questo comporta? Se questo lo fa una sola persona aggredita non cambia nulla, e quella singola persona subisce tutte le conseguenze dell’altrui aggressione. Se lo fa un popolo intero, forse qualcosa effettivamente cambia,[12] anche se molti di quel popolo aggredito subiranno un male dall’aggressore. E normalmente a quel punto succede che tutto quel popolo pacifico diventi servo dell’aggressore che l’ha conquistato. Perciò non è neanche detto che quella generazione che non ha reagito con la forza possa vedere gli effetti positivi del proprio pacifismo. Non solo: i figli che nasceranno da quella generazione già asservita nasceranno a loro volta servi, in una situazione ormai consolidata, senza poter decidere nulla per sé. Però da questi spunti evangelici sembra di capire veramente che non ci possa mai essere alcuna eccezione all’imperativo di amare fraternamente tutti (anche i nemici), e chi non fa questo si mette fuori del cristianesimo. Se è così, i veri cristiani sono pochissimi. A meno che non si dica che il succo di queste frasi significa tutt’altra cosa: “lottare in prima persona sempre per l’uguaglianza di tutti, anche a costo della propria vita, ma senza odiare l’oppressore”. Credo che entrambe le interpretazioni siano assai difficili da mettere in pratica, per cui confermo che essere veri cristiani è veramente duro e difficile.
L’indulgenza dei pacifisti nei confronti dell’aggressione militare russa dell’Ucraina, e domani magari un analogo atteggiamento rispetto ad aggressioni russe verso altri Paesi[13] e/o alle mire cinesi su Taiwan, non porterà comunque a una pace duratura ma, al più, solo a un nuovo modo di considerare le relazioni internazionali. Perché? Perché, anche se la Russia si è sentita minacciata di accerchiamento dalla Nato, la guerra è stata scatenata dalla Russia violando il diritto internazionale[14]. Ora, se si accetta il principio che basta la forza per modificare lo status quo, se non si ripara la violazione al diritto internazionale, se s’ignora la giustizia internazionale lasciando alla Russia i territori altrui presi con la forza giustificando l’aggressore che dice di volersi creare una zona cuscinetto, si crea un pericolosissimo precedente che molti - pronti a fare altrettanto,- sicuramente apprezzeranno. “Lasciare piena libertà di azione ai lupi porta normalmente alla morte delle pecore” diceva non mi ricordo quale filosofo.
E anche se la maggior parte delle persone votasse oggi per il disarmo, potremmo dire che esse sono vere cristiane e che, essendo Gesù vero Dio, ed essendo Dio Verità, perseguono in tal modo la verità, e la verità è che solo il disarmo porta alla pace? Non credo. Come dice un noto storico, le votazioni stabiliscono ciò che la maggioranza desidera, non la verità, e le persone spesso desiderano che la verità sia diversa da quella che è[15].
In una situazione del genere, son poche le cose che mi sembrano abbastanza chiare. Certamente dovremmo tutti cambiare stile di vita perché nel mondo trionfi l’amore, l’unità e la pace fra i popoli; ma questo dovremmo già farlo in via preventiva, cioè prima che inizi qualche guerra. Credo anche di poter dar ragione a Gesù su un altro punto: se nessuno comincia e continuiamo come prima, periremo tutti allo stesso modo di quelli uccisi da Pilato o dal crollo della torre (Lc 13, 3). E poi, tutti dovremmo sentire quanto è pericolosa una cultura che fomenta l'odio[16] e la violenza, per cui tutti dovremmo impegnarci – nel nostro interesse,- a disinnescare questa minaccia. Soprattutto penso che, come cristiani, sia inutile pregare per la pace se per preghiera intendiamo la richiesta fatta a una divinità esterna di agire nella storia umana, perché questo è poco più di un isterico tentativo di mettere il Sacro al servizio dell’umano. Come diceva il vescovo Spong, la nostra preghiera non può essere simile alla classica letterina scritta da un bambino a Babbo Natale: “Caro Dio, noi siamo stati bravi e buoni, e allora vorremmo che tu facessi questo per noi: fai finire le guerre”. Eppure non è così che molti cristiani intendono ancora oggi la preghiera? Non sono convinti che tirando Dio per la giacchetta potrebbero cambiare la sua volontà e con essa il corso della storia? Personalmente sono invece convinto che dovremmo cancellare l’idea che la preghiera sia la richiesta di qualcuno che ha bisogno, a Qualcuno che ha il potere di soddisfare quel bisogno[17]. Come dice don Luciano Locatelli, solo noi uomini – non Dio direttamente - possiamo essere la risposta a tanti “Erodi” che circolano nel mondo, rifiutando di inginocchiarci davanti all’idolo del potere e della forza che essi rappresentano, per metterci piuttosto al servizio del Regno di Dio per l’Uomo. Allora la prepotenza di “Erode” cadrà nel vuoto che l’ha generata. Dobbiamo qui renderci conto che gli interventi di Dio nella storia avvengono sempre e solo attraverso la fatica e l’impegno di uomini e donne che sentono di avere da Lui questo compito. Detto in altro modo, la stessa Parola di Dio non risuona, non esiste nella storia umana finché non diventa gesto di persona umana[18]. È stato il buon samaritano ad aiutare concretamente il viandante ferito sulla strada di Gerico; non c’è stato alcun intervento di Dio, e nessuna azione divina si è vista finché a passare su quella strada sono stati i rappresentanti di Dio in terra, cioè il sacerdote e il levita (Lc 10, 25ss.). Dio sicuramente chiede a noi di rendere migliore questo mondo,[19] ma perché dal forno del mondo esca un buon pane fragrante dobbiamo noi cristiani essere il lievito dentro quel pane, cioè dentro la storia. E scopo del lievito è proprio quello di far diventare qui e oggi il nostro mondo più bello (Mt 13, 33),[20] perché Dio vuole che la nostra vita sia piena e gioiosa qui, sulla terra (Gv 15, 11). Ma noi riusciamo ad essere questo lievito?
Inoltre nel nostro caso, a differenza del caso del buon samaritano, c’è un problema ulteriore: per il samaritano era facile scegliere cosa era bene e cosa male, anche se ci voleva coraggio per impegnare il proprio tempo e il proprio denaro con un ferito. Allo stesso modo ci sono termini sui quali è facile concordare, ma su altri questo è molto più difficile. Quando diciamo che una cosa è grande, tutti siamo concordi nel riconoscere che una cosa che supera di gran lunga la media è necessariamente grande. Più difficile è trovare l’accordo sul concetto di giustizia o sul concetto di pace. Vediamo, infatti, come la giustizia e la pace cambiano a seconda della parte politica che detiene in quel momento il potere. In altre parole, Trump, Putin e Zelensky non hanno lo stesso concetto di pace giusta. Trump e il presidente del Panama non hanno lo stesso concetto su cosa è giusto fare per il canale. In parole povere, il significato di giusto dipende dai giudizi di valore che differiscono fra persone, culture e ideologie diverse[21].
Certo che, oggi come oggi, aumentare a dismisura le spese militari in Occidente, arroccarsi di fronte al presunto nemico ci porterebbe inesorabilmente a una nuova Yalta, con un mondo nuovamente diviso fra due sfere d’influenza: probabilmente Stati Uniti e Cina,[22] visto che al momento gli altri sembrano vasi di coccio (Europa in prima linea; ma anche la Russia che, non essendosi dimostrata una grande potenza dopo tre anni di guerra, dovrà probabilmente appoggiarsi alla Cina o appoggiarsi agli USA per staccarsi dalla Cina). Ma così si ricostruiranno confini con la forza, e questo non è sicuramente evangelico e difficilmente porterà a una pace duratura.
È anche vero che l’uso delle armi appare in netto contrasto con l’insegnamento del cristianesimo. Ma è altrettanto vero che quando abbiamo vissuto in tempi di guerra fredda, dove gli armamenti venivano usati come reciproco deterrente, l’Europa occidentale ha potuto sviluppare – in mancanza di guerra - valori assolutamente condivisibili e in piena sintonia col cristianesimo: il riconoscimento della dignità di tutte le persone, il riconoscimento dell’uguaglianza uomini-donne, l’abolizione della pena di morte, ecc. Si può dire che la deterrenza reciproca delle armi ha permesso all’Occidente di imboccare anche strade di civiltà, umanizzazione e progresso. E queste strade non sono state percorse da tutti, neanche da quei popoli non allineati che non si erano schierati né con gli USA, né con l’URSS.
Eppure, nonostante questi progressi, la gente in Europa è insoddisfatta[23]. Sempre più persone, stanche della nostra politica che stenta a risolvere i problemi, guarda con ammirazione a quei governi autocrati o illiberali, capaci però di prendere decisioni rapide, e si fa sempre più strada l’idea che la democrazia (dove il governo perde un sacco di tempo perché deve rendere conto del suo operato alla gente) sia lento e poco efficiente rispetto a un mondo che corre sempre più velocemente. Si pretende dalla democrazia la velocità del digitale, e questo la democrazia non lo può dare. Alcuni pensano che la democrazia sia una zavorra anche nella competizione economica rispetto a modelli che democratici non sono. Altri guardano con ammirazione il revanscismo nazionalista di chi mostra i muscoli e si presenta al mondo come vero uomo, come uomo con volontà di potenza (per dirla con Nietzsche).
In questo momento il problema, che a me pare più urgente, è che sembra mancare nell’Europa il senso del pericolo e dell’urgenza che impone di prendere comunque nuove decisioni, mentre permane l’illusione di poter continuare a vivere immuni dalle turbolenze geopolitiche. Preso atto che la pace di cui noi abbiamo a lungo goduto per quasi ottant’anni non era goduta allo stesso modo in tutto il resto del mondo (del resto anche in Europa abbiamo già avuto la guerra nei Balcani, ben prima dell’Ucraina), preso atto che nessuno ci garantisce che Putin – una volta soddisfatto in Ucraina - non vorrà allargare ancora il suo impero per ripercorrere le glorie zariste,[24] temo abbia colto perfettamente nel segno il nostro Draghi, nel suo rapporto dell’anno scorso, dove ha ben chiarito che l’Europa si sveglia e agisce, oppure è destinata a un declino abbastanza veloce. E il nostro presidente Mattarella ha aggiunto opportunamente: dobbiamo decidere se vogliamo “essere protetti o essere protagonisti”[25].
Da sempre, ogni Stato imperialista che invade e occupa altri Stati più deboli impone rapporti di vassallaggio[26]. Già nell’antichità il padrone assiro, dopo aver conquistato il regno d’Israele, aveva imposto il vassallaggio: certo, prometteva di proteggere il vassallo da attacchi esterni; ma in cambio pretendeva dal paese subalterno il pagamento di tributi, e anche l’invio di giovani maschi da mandare in servizio obbligatorio di leva nel proprio esercito. Se noi un domani dovessimo subire un’invasione straniera subiremmo la stessa sorte, e i giovani maschi italiani costretti a prendere le armi sotto un comando straniero (e magari mandati a morire in guerre che non c’interessano, come le migliaia di giovani russi mandati a morire in Ucraina dopo averli fatti venire da lontane regioni asiatiche) forse avrebbero qualcosa da rimproverare ai loro padri che si sono arresi in nome del pacifismo, impedendo ai propri figli di essere padroni del proprio destino. Potranno cioè rimproverare alla nostra generazione un fatto scontato: uno Stato, incapace di difendersi da solo, non poteva restare libero a lungo, ma era destinato, piuttosto prima che dopo, a diventare una preda altrui; e a quel punto sarà il predatore a scrivere anche la nostra Storia al nostro posto, senza di noi e sicuramente non a nostro vantaggio. Possiamo dire che questo è evangelico? Non lo so.
I problemi su cui ormai dobbiamo prendere decisioni sono molteplici, e vari Paesi extra-europei sono già ben più avanti di noi; ci hanno lanciato il guanto di sfida che noi non abbiamo raccolto e continuiamo a cincischiare. Mentre si allarga il gap (lo spazio) fra la lentezza decisionale dei Paesi democratici e la velocità dei Paesi non democratici, noi balliamo come niente fosse sulla tolda del nostro Titanic che sta affondando, credendo di ballare su una solida isola felice, incapaci di capire che l’ordine cui eravamo abituati non esiste più, e che l’isola che pensiamo ancora solida è in realtà l’isola che non c’è (come quella di Peter Pan). Non abbiamo più molto tempo davanti. L’alternativa che abbiamo mi sembra chiara e semplice: o federati diventando più forti o vassalli di una qualche grande potenza restando divisi e deboli.
Richiamo almeno alcuni dei temi, ben delineati nella conferenza del 10.1.25 organizzata da Dialoghi Europei alla stazione Marittima di Trieste, a cura di Stefano Manservisi e Marco Zatterin:
- difesa comune,
- telecomunicazioni nello spazio,
- commercio e dazi,
- clima, collegato al problema dell’energia,
- immigrazioni e lavoro.
In quell’occasione è stato sottolineato che noi europei facciamo fatica ad avere un pensiero “lungo”. Per questo pensiamo che nella storia, che per noi correva placidamente lineare, l’arrivo di Trump, così come la guerra in Ucraina, siano stati degli improvvisi picchi del tutto inaspettati[27]. Invece questi eventi sono prodotti di un cambiamento iniziato qualche decennio fa,[28] sono destinati a continuare nel tempo perché la linea che noi pensavamo lineare e priva di picchi era tale solo nella nostra mente europea. Del resto la stessa democrazia nel mondo è appannaggio di una piccola minoranza, perché noi occidentali siamo una piccola minoranza rispetto ai circa 8 miliardi di individui che abitano sulla terra.
Quella che viene chiamata la democrazia del benessere, in 80 anni di pace e prosperità economica, ha permesso di spendere da noi circa il 25% del PIL in spese sociali e solo l’1,5 del PIL (nel 2027 previste nell’1,7%)[29] in spese di difesa militare, quando la Russia è proiettata verso il 9%. L’aggressione di Putin ha messo a nudo la nostra vulnerabilità, aumentata a dismisura. Già nel precedente mandato Trump chiedeva che gli europei spendessero almeno il 2%, e ora sembra propenso a chiedere il 5%, minacciando di abbandonare a sé stessi quei Paesi, anche se facenti parte della Nato, che non raggiungeranno questo livello di spesa[30]. Attualmente, i Paesi europei hanno sistemi di difesa frammentati, con diverse capacità operative e differenti assetti tecnologici. La creazione di un sistema di difesa unico a livello europeo è improcrastinabile. Ad es. se a livello europeo riuscissimo per lo meno ad aggregare gli acquisti di armamenti, come proposto nel rapporto Draghi, otterremmo significativi vantaggi in termini di efficienza, interoperabilità, e soprattutto di risparmio[31]. Solo a quel punto, se volessimo mantenere il benessere (che è enorme rispetto alla gran parte del mondo, ma che a noi sembra sempre poco) dovremmo valutare se sarà necessario proteggerlo investendo ulteriormente in maggiori risorse nella difesa. Questo si può fare aumentando le tasse o tagliando (impopolarmente) spese per il welfare. In tal caso crescerebbe immediatamente l’impopolarità politica, che in democrazia è difficile da gestire. E il vento pacifista soffierebbe ancora più intenso.
Qui allora mi preme richiamare quanto detto dalla parlamentare europea Pina Picierno (del PD) che, in un’intervista a “Domani” del 18.12.2024, ha detto una cosa cui molti normalmente non pensano: aumentare le spese militari significa investire sulla sicurezza del Paese lottando contro la guerra odierna che è ormai ibrida, completamente diversa da quelle del passato. Quello che è recentemente successo in Georgia e Romania non è passato attraverso i carri armati, ma tramite la propaganda e la disinformazione che hanno comunque condizionato lo stato di diritto. E anche qui da noi la rete di disinformazione è diffusa, anche se si fa finta di non vederla, ben sapendo che il confine fra persuasione e manipolazione è assai labile. Spendere di più nel campo della difesa, dunque, non significa spendere necessariamente solo per armi, ma anche e soprattutto per alta tecnologia[32].
Perciò, all’obiezione secondo cui le armi non si fabbricano per lasciarle nei depositi per cui, prima o poi, bisogna vuotare questi depositi con la guerra, torno a dire che – poiché oggi le guerre sono ibride,- potremmo investire non necessariamente in armamenti, ma in tecnologie che ci difendano dagli altrui armamenti. E non credo che l’idea di proteggerci globalmente dalle minacce concrete esterne sia automaticamente anti-evangelica.
Non vogliamo spendere per cannoni e carri armati, che sono strumenti di morte? Bene! Se si ritiene che è la presenza di tante armi a sollecitarne il consumo (ovvero la guerra), visto che ormai le guerre sono ibride,[33] cominciamo almeno con lo spendere per avere un vantaggio a livello di comunicazioni e informatica, e in tal caso la spesa avrà anche utilissimi risvolti civili. L’intelligenza artificiale (IA) sta cambiando tutto, dall’assistenza sanitaria alla guerra compresa[34]. Le guerre future saranno sempre di più combattute per paralizzare le altrui strutture digitali e/o prendere il controllo degli altrui centri dati[35]. Già si sono levate proteste perché non si vuole affidare ai satelliti di Musk la trasmissione con tutti i nostri dati sensibili? Giusto. Ma al momento l’unica altra soluzione è affidarli alla Cina: non per niente gli USA ci avevano ‘caldamente consigliato’ di non aderire al G5 di Huawei[36]. Purtroppo in questo settore tutta l’Europa è mostruosamente indietro, e forse è il caso di investire insieme in nuove tecnologie, perché da soli[37] sicuramente non ce la faremo. Purtroppo le perduranti divisioni fra i 27 Paesi europei, i progetti di Trump e di Putin di disarticolare l’Europa approfittando delle nostre conosciute divisioni, non promettono bene e ci fanno arrancare in una posizione di debolezza. Cosa succederà, infatti, ora che l’alleato principale con cui si è fin qui condiviso democrazia, sicurezza e libero commercio comincia a comportarsi come quegli Stati (Russia e Cina) che finora aveva condannato? Cosa succederà se comincia a venir meno quella fiducia reciproca, durata per decenni, su valori che pensavamo comuni?
Se, da soli, ci limiteremo a costruire semplicemente scuole e ospedali dotandoli di stupende apparecchiature – come suggeriscono coloro che vorrebbero azzerare ogni spesa per la difesa - rischiamo che tutto sia messo fuori uso da mirati cyber attacchi,[38] dai quali non siamo in grado di difenderci adeguatamente. Inoltre, una volta invasi perché “destinati a perire fra i tanti che buoni non sono”, come diceva il Machiavelli, le nostre belle e innovative apparecchiature che abbiamo potuto acquistare e mettere nelle nostre scuole e ospedali avendo risparmiato sulla difesa, ci verranno portate vie come bottino di guerra da chi ci ha invaso e occupato. Teniamo ancora presente che fra guerra e servaggio rimane sempre disponibile la deterrenza, sempre che si facciano rapidamente le scelte non più rinviabili[39].
Sarebbe forse il caso che ognuno di noi cominciasse a meditare su queste cose e si desse una risposta. Restiamo indecisi? “Basta! Fatemi scendere, non voglio sapere nulla di questi fatti!” Peccato che, anche se noi non vogliamo occuparci di questi fatti, saranno questi fatti a occuparsi di noi.
Ora, sicuramente avere una netta superiorità tecnologica, tale da poter bloccare o confondere le altrui telecomunicazioni costituisce un punto di forza per evitare una futura guerra convenzionale. Sono dell’idea che questo sarebbe un approccio più cristiano rispetto alla costruzione di cannoni e carri armati. Pensate a quale forza di deterrenza avremmo se Putin sapesse che, quando ci lancia contro un missile, potremmo dirottarlo come un boomerang contro casa sua, senza sparare un colpo. Oppure se gli USA temessero che tutte le loro portaerei potrebbero cominciare a girare semplicemente in cerchio perché un nostro hacker potente si è impadronito dei loro sistemi elettronici.
Se, come cristiani, riteniamo che il nostro compito è rendere migliore questo mondo, in Europa abbiamo poi un’ulteriore buona carta da giocare: è un dato di fatto che, rispetto ad altri Stati imperialisti, all’Europa oggi manca il senso della lotta per il potere, per cui da noi è oggi difficile pensare di rispondere con la forza, colpo su colpo, alle azioni dei Paesi militarmente più decisi, visto che non siamo attrezzati per fare questo, né materialmente né soprattutto psicologicamente; però nemmeno si può pensare di chiuderci a riccio e diventare indifferenti al resto del mondo. L’Europa è nata dalle ceneri di una guerra disastrosa e costituendo un’Europa unita ha inteso avere e mostrare al mondo una visione di pace senza fare una politica di potenza (“mai più guerre”). Inoltre, a differenza del presidente Trump che insiste nel considerare sé stesso (e quindi il suo Paese) eletto da Dio per portare la nuova età dell’oro nella sua Terra Promessa, noi europei ci siamo da tempo svincolati ormai dalla sudditanza di un dio nazionale che dovrebbe trattarci come suoi figli preferiti, per assumerci la responsabilità di gestire il nostro presente e progettare il nostro futuro senza ricorrere ai vincoli di una religione, cioè da laici. Questo permette di accettare il pluralismo in ambito non solo culturale ma anche religioso, il che facilita il dialogo fra i popoli e conseguentemente la pace.
Del resto Gesù era un laico che, rivoluzionando il nostro rapporto con Dio, ci ha liberati dalle regole del culto (“Misericordia voglio, non sacrifici”) e dalle dottrine della religione. Ci ha presentato il Regno di Dio come una continua vocazione alla giustizia, alla libertà, alla solidarietà, non promettendo alcun intervento divino a favore di un singolo popolo privilegiato da Dio.
Perciò, se l’Europa unita è nata su questi valori di laicità, pace, uguaglianza e fratellanza, che però sono anche valori evangelici,- perché vogliamo buttare tutto a mare pensando di aver sbagliato tutto, di aver vissuto una mera illusione? Perché pensiamo che siano migliori i valori che altri vogliono imporci, comportandosi da Stati imperialisti? Perché non continuare su questa nostra strada originale, che può essere accettata anche in molte altre parti del mondo? La domanda da porsi allora con urgenza è: chi vogliamo essere e dove vogliamo andare? Di fronte alle tensioni sopra viste, che oggettivamente esistono, potremmo sicuramente fare ancora qualcosa, e non aspettare passivamente che altri decidano per noi.
Un primo passo potrebbe essere quello di allargare e integrare il mercato,[40] prendendo in esame le nuove economie di Africa e sud America (energia, telecomunicazioni, ecc.). Nel cercare alleati in Africa e America latina, non dovremmo poi offrire ricette occidentali già pronte, ma proporre di perseguire insieme obiettivi condivisibili, in pari dignità. In tal modo ci distingueremmo dagli USA e dalla Cina che portano progetti loro, richiamando vecchie idee colonialiste, e vedono gli altri Stati come allineati, non certo come alleati.
Lavorare insieme per ampliare i mercati, senza chiudersi nel proprio bozzolo isolazionista, forse è l’unica via politica possibile per non rimanere a nostra volta strangolati, o per non restare irrilevanti nel mondo futuro.
Se c’è la possibilità di una diversa via alla crescita e allo sviluppo e alla pace attraverso una maggiore umanità, evitando di essere schiacciati dai colossi imperialisti, dovremmo cercare di percorrerla, e questo ci renderebbe più credibili anche come cristiani.
Questo basterebbe per farci sentire più in sintonia con l’insegnamento evangelico? Non lo so. Forse sarebbe solo un minimo passo verso il Vangelo e si potrebbe fare ancora molto di più. Ma per fare di più servono idee concrete. Quindi restiamo in attesa di suggerimenti seri e fattibili.
NOTE
[1] Come emerge dal film Ran di Akira Kurosawa, dove si sente dire questa frase sconfortante: “Anche gli dèi sono impotenti di fronte alla follia degli uomini, i quali cercano la guerra invece che la pace, il dolore invece che la gioia, e ripetono sempre gli stessi errori”.
[2] Mai Gesù ha impugnato un’arma, e a Pietro che aveva cercato di difenderlo dall’arresto con la spada ha detto: ‘Rimetti la spada nel fodero, perché tutti quelli che mettono mano alla spada periranno di spada. Pensi forse che io non possa pregare il Padre mio, che mi darebbe subito più di dodici legioni di angeli?’ (Mt 26, 52-53).
[3] La raccolta di firme organizzata da Telegram, e applaudita dalla Russia, contro il presidente Mattarella (ampio resoconto su L’Altravoce, Il Quotidiano Nazionale, La Nazione, Il resto del Carlino, Il Giorno, del 18.2.2025) per le frasi dette a Marsiglia, dimostrano che c’è un notevole partito trasversale che appoggia Putin.
[4] In questi termini sono stati, ad es., interpretati la deportazione a Babilonia e l’esilio.
[5] Del resto, all’inizio gli ebrei non avevano il concetto di vita dopo la morte. Tutto si svolgeva sulla Terra, perciò si riteneva che i ricchi e i sani fossero protetti da Dio, mentre i poveri e gli ammalati erano sicuramente puniti. Indubbio che dopo la Shoah in pochi ancora hanno continuato a credere a questo modello.
[6] Molari C., Amare fino a morirne, Gabrielli editori, San Pietro in Cariano (VR), 2024, 421.
[7] Ha ben detto il patriarca greco Anastasio, patriarca ortodosso d’Albania, che il contrario della pace non è la guerra, ma l’egoismo, personale e anche nazionale (Riccardi A., La lezione di Anastasio, “Famiglia cristiana” n.7/2025, 13).
[8] E come non concordare col poeta ebreo ucraino Bialik, il quale scriveva che gli uomini – mentre le loro donne venivano violentate durante il pogrom del 1903 a Chisinau - erano scappati a nascondersi e perciò li equiparava a topi terrorizzati, anche se avevano pregato Dio di compiere un miracolo che ovviamente non si era concretizzato. Poi, finito il pogrom i topi sopravvissuti si erano lanciati in profonde dispute teologiche per stabilire se le loro donne violentate fossero da considerarsi ‘contaminate’ o fossero ancora ‘pure’ (riportato da Harari Y.N., Nexus, Giunti, Firenze-Milano, 2024,82). Gesù si sarebbe comportato come questi topi terrorizzati, o avrebbe agito diversamente?
[9] Quello che abbiamo fatto fuggire nonostante l’ordine di cattura della Corte penale internazionale.
[10] Tenendo presente che la pace ha un costo alto, ma se si deve entrare in guerra i costi sono ancora enormemente più alti. In altre parole, neanche la pace è gratis.
[11] Come ha fatto anche Israele a Gaza, dopo l’attacco terroristico e feroce di Hamas del 7 ottobre. Israele è forse caduto nella trappola di Hamas perché la reazione violenta e spietata che ha coinvolto i civili palestinesi ha minato nel mondo le simpatie che Israele poteva godere subito dopo il 7 ottobre.
[12] Come aveva fatto Gandhi in India contro gli inglesi, che sicuramente non avevano remore a usare le maniere forti con la gente indifesa; dopo pochi anni ha fatto guadagnare all’India l’indipendenza (però sono cominciati subito gli scontri fra musulmani e induisti, con migliaia di migliaia di morti).
[13] Perché mi sembra chiaro che se l’Ucraina viene oggi sacrificata, seguiranno fra poco i piccoli Paesi baltici, poi la Polonia, poi gli altri (compresi noi).
[14] In particolare l’accordo internazionale di Budapest del 5.12.1994, con cui l’Ucraina – aderendo al Trattato di non proliferazione delle armi nucleari - inviava in Russia tutto il suo arsenale nucleare ereditato con il dissolversi dell’URSS, e la Russia, in cambio, garantiva l’indipendenza ed l’integrità territoriale dell’Ucraina. La Russia avrebbe attaccato se l’Ucraina era ancora una potenza nucleare?
[15] Harari Y.N., Nexus, Giunti, Firenze-Milano, 2024, 184.
[16] Del resto, questa tendenza non è di oggi e non è solo cristiana. Già Mitterand, presidente francese socialista e laico, nel suo discorso-testamento al Parlamento, nel gennaio 1995, aveva espresso l’esigenza di trasmettere non l’odio per i nemici, ma il senso di opportunità legato alla riconciliazione… perché la guerra potrebbe ancora venire in Europa (riportato su “Il Piccolo”, 17.1.2025, p. 4).
[17] Così letteralmente Spong J.S., Incredibile, Mimesis, Milano-Udine, 2020, 247ss.
[18] Molari C., Amare fino a morirne, Gabrielli editori, San Pietro in Cariano (VR), 2024, 446.
[19] Così don Gianni Marmorini, omelia a Papiano 12.1.2025.
[20] Omelia di don Gianni Marmorini del 26.1.2025, in https://youtube.com//watch?v=XaKwR0iYlcU
[21] Harari Y.N., Nexus, Giunti, Firenze-Milano, 2024, 14.
[22] Con Trump gli Stati Uniti hanno iniziato una politica di ridefinizione della propria sfera d’influenza, mentre la Cina silenziosamente persegue la sua politica di espansione economica nel mondo e militare (per ora) solo al suo interno.
[23] Il presidente in carica in ognuno dei 12 paesi occidentali avanzati che hanno tenuto elezioni nazionali nel 2024 ha perso una fetta di voto alle urne, la prima volta che ciò accade in quasi 120 anni di democrazia moderna, ha scritto John Burn-Murdoch sul Financial Times: https://www.ft.com/…/350ba985-bb07-4aa3-aa5e-38eda7c525dd). E quasi sempre è difficile indossare i panni di un presidente in carica da un decennio.
[24] E cosa di meglio che fare con lui un accordo che gli conceda quanto richiesto, che costringa l’Ucraina alla resa con perdita dei territori finora occupati dai russi, per favorire domani l’aggressività di Putin?
[25] Così il presidente Mattarella nel suo discorso per il ricevimento della laurea honoris causa a Marsiglia, il 5.2.2025 (riportato sui quotidiani, ad esempio La Stampa del 6.2.2025, p.1).
[26] Sembra non se ne rendano conto i sovranisti nostrani, i quali tifano per indebolire la UE, e non capiscono che tutti i voti interni che prenderanno non permetterà comunque loro di avere il minimo peso al di fuori del Parlamento italiano. A quel punto, dipendendo dai forti di turno esterni, dovranno necessariamente inchinarsi alle pretese esterne.
[27] Forse siamo ormai abituati al mondo delle macchine, ai computer che lavorano su base binaria, che rispondono a regole di esattezza, efficienza e riproducibilità. Ma l’evoluzione che caratterizza l’uomo non è avvenuta su base binaria, e per questo la natura umana non è riproducibile.
[28] Il segretario Manservisi ha ricordato che ai tempi in cui Prodi era presidente della commissione europea, Putin aveva già rifiutato la politica di buon vicinato (cioè entrare in un’Europa uguale e unita), perché non pensava che i pezzenti moldavi, o i georgiani potessero convivere in un’Europa unita in condizioni di uguaglianza. Poi, nel 2008 ha fatto una guerra lampo in Georgia, e nel 2014 in Crimea. Ma pensiamo anche a come, ben prima di Trump, la tensione creata dall’immigrazione aveva già dato tanti voti alla destra rappresentata da Le Pen in Francia.
[29] Intervista all’ammiraglio Dragone, presidente appena nominato del Comitato militare della Nato, su il Corriere della Sera 17.1.2025, 17.
[30] Anche in questo caso, oltre a chiacchierare, l’Europa non ha una sua posizione. Gli americani chiedono e noi cosa rispondiamo? Sicuramente nella trattativa gli americani ci chiederanno anche di comprare armi americane. E noi cosa rispondiamo?
[31] Nel 2022, la Cina ha speso circa $292 miliardi. La spesa militare combinata dei paesi dell’Unione Europea è stata di circa €214 miliardi (circa $230 miliardi). Gli Stati Uniti, nel 2022, hanno speso circa $877 miliardi. Ma – come dichiarato dall’ammiraglio Dragone (cfr. nota precedente) - gli Stati Uniti hanno 35 sistemi differenti di arma; noi 172.
[32] Il risparmio derivante dalla riduzione delle duplicazioni e dall’aumento dell’efficienza potrebbe permettere di per sé solo all’UE di reindirizzare risorse verso altre aree strategiche come la cyber difesa, la ricerca e lo sviluppo tecnologico.
[33] Mentre noi in Italia ammantiamo di alti ideali pacifisti la nostra idea che, se diciamo di non avere nemici, tutti ci lasceranno in pace, la Danimarca ha istituito un ministero delle crisi per rispondere a combattere i cyber attacchi “altrimenti rischiamo che le nostre infrastrutture critiche possano essere neutralizzate”. Norvegia, Svezia e Finlandia (queste ultime due aggregatesi velocemente alla Nato dopo aver abbandonato decenni di neutralità) stanno distribuendo ai propri cittadini istruzioni per prepararsi a superare crisi improvvise o conflitti. Conflitti contro chi? Evidentemente non fra di loro, ma con l’ingombrante vicino russo. Non è allarmismo ma pragmatismo, ha detto il ministro degli esteri finlandese aggiungendo che i finlandesi guardano 100 anni indietro e 100 in avanti (cfr. Ipotesi invasione, in “7” del Corriere della sera, 20.12.2024, 19ss.).
[34] Un signore che di conquiste se ne intende, il presidente russo Putin, ha detto nel 2017 che l’IA è il futuro per tutta l’umanità e che chiunque diventerà leader in questo campo diventerà il dominatore del mondo (“Russia Today”, Putin to Russian Children on Knowledge Day, 1.9.2017, in https://edition.cnn.com/2017/09/01/world/putin-artificial-intelligence-will-rule-world/index.html).
[35] Controllando il software dei missili nemici, i lanci contro il nostro territorio saranno inefficaci anche senza possedere un sistema anti-missile. Anzi si potrebbe utilizzare il missile attaccante come un boomerang, restituendolo al mittente.
[36] Con Trump gli USA non ‘consigliano’ più, e anch’essi sembrano conoscere solo il linguaggio della forza. Come per Putin, anche per Trump ogni incertezza nel reagire è intesa come debolezza (e il duro discorso del vice-presidente Vance fatto a Monaco il 14.2.2025, alla conferenza sulla sicurezza, non fa che confermare questa prepotenza imperialistica: gli alleati vengono attaccati, e i nemici di ieri vengono blanditi. Però è anche vero che Vance ha messo il dito nella piaga, toccando debolezze reali dell’Europa, bella addormentata in un mondo che si è risvegliato). Perciò o l’Europa reagisce e fa fronte unito sia nei confronti della Russia che degli USA (visto che sembra in vista un accordo russo-americano sopra la teste degli ucraini e degli europei), oppure i singoli Paesi europei “scodinzoleranno ai piedi del padrone americano” – come ha previsto Putin - in pieno vassallaggio.
[37] Cioè se ogni Stato europeo fa da sé.
[38] Proprio in questi giorni sono aumentati i cyber attacchi russi a vari siti nazionali, militari e civili, in un con gli attacchi verbali al presidente Mattarella (cfr. Il Foglio 18.2.2025, 5).
[39] Parsi V.E., Minaccia esistenziale, “Il Foglio” 24.12.2024, p.7.
[40] Ursula von der Leyen ha siglato un accordo commerciale col blocco di quattro Paesi (Uruguay, Argentina, Paraguay e Brasile) per creare un’area di libero scambio tra UE e Sud America. Ma occorre la conferma da parte di tutti i Paesi dell’Unione, e non tutti sono d’accordo.
Pubblicato il volume di Dario Culot che ripropone in una nuova veste editoriale, ed in un unico libro, molti dei suoi contributi apparsi sul nostro settimanale: https://www.ilpozzodigiacobbe.it/equilibri-precari/gesu-questo-sconosciuto/