L’insegnamento fondato sui vangeli (continua)
di Dario Culot
Pubblicato il volume di Dario Culot che ripropone in una nuova veste editoriale, ed in un unico libro, molti dei suoi contributi apparsi sul nostro settimanale: https://www.ilpozzodigiacobbe.it/equilibri-precari/gesu-questo-sconosciuto/
11. Da quanto visto nelle scorse settimane, a me sembra che la Chiesa abbia preferito seguire la religione di Giovanni Battista piuttosto che quella di Gesù[1]. La religione di Giovanni Battista era la religione della forza e del potere, la religione della minaccia e della paura nei confronti dei peccatori. La Buona Notizia di Gesù è un invito rivolto a tutti per condividere ciò che si ha, vivere come fratelli condividendo quello che si è, essere sempre comprensivi, perfino con i cattivi e con i miscredenti[2].
Anche se uno non può essere sicuro di poter trovare sempre le risposte a tutti i casi concreti della vita consultando semplicemente le Scritture, alcune risposte – spesso non in linea con l’insegnamento tradizionale dogmatico - penso si possano dare.
(a) Innanzitutto, mi sembra abbia puntualmente già osservato il prof. Castillo che, se la decisione della morte in croce è stata presa da Dio e il motivo è stato quello salvarci dai peccati, come insegna il magistero, ciò che importa a Dio è il peccato che l’offende. Siamo davanti a un Dio molto ma molto suscettibile. Il potere e l’onore, che noi esseri umani consideriamo valori importanti, nella interpretazione del magistero si ipertrofizzano in Dio e crescono fino a diventare pura prepotenza che domina e sottomette[3]. In effetti, se la decisione di far morire il proprio Figlio fosse stata presa dal Padre, saremmo davanti a un atto di obbedienza cieca alla volontà di un Dio superiore, cui si deve obbedire senza possibilità di scampo (Eb 5, 8: «soffrendo imparò l’obbedienza»); e se Dio ha chiesto simile obbedienza al proprio Figlio (che se, a sua volta, deve obbedire appare inferiore e non sullo stesso piano del Padre), a maggior ragione tutti gli uomini hanno l’obbligo di obbedire, essendo pacificamente inferiori a Dio.
Uno dei più grossi problemi della Chiesa è che la Legge divina, centro della vita religiosa, porta così a concepire il rapporto con Dio in termini giuridici e gerarchici di sottomissione ed obbedienza, e giammai in termini di slancio filiale o di fedeltà per amore: l’esperienza di Dio cede il passo all’insegnamento di un codice[4]. La Chiesa ha trasformato Dio nel padrone che verifica se i suoi servi, a Lui inferiori e sottoposti, hanno adempiuto alle prestazioni cui sono tenuti in base alla sua legge divina. Si dimentica invece che, stando ai vangeli, il Dio di Gesù dà sempre gratuitamente, e non chiede mai. Dio non chiede obbedienza, ma imitazione. Gesù non chiede di obbedire a Dio, ma ci chiede di assomigliare al Padre, che vuole con noi esseri umani un rapporto di figliolanza[5]. E, ancor più incomprensibilmente per le persone religiose, Gesù non solo non chiede mai di servire Dio, ma neanche di amare Dio, cosa invece imposta dalla Bibbia (Dt 6, 4s.) oltre che dalla nostra religione [6].
Nell’unico e nuovo[7] comandamento che Gesù dà (Gv 13, 34), non parla proprio dell’amore di Dio, anzi, neanche menziona più Dio. Invece chi ama l’essere umano, chiunque esso sia, ama Dio; mentre non è vero l’inverso. E Gesù aggiunge che “Da questo (amore vicendevole fra gli uomini) tutti sapranno che siete miei discepoli” (Gv 13, 35); non quindi dagli abiti indossati, non dalla liturgia e dal culto sacro seguiti alla perfezione, non dall’aver osservato il digiuno o il riposo del giorno festivo, non dall’aver proclamato al mondo i dogmi della Chiesa.
Il Dio di Gesù non vuole uomini che lo servano:[8] è Lui a dare, non a chiedere. Per di più, come il padre del figliol prodigo, ama i figli anche quando essi non lo amano. A questo punto l’amore di Dio può essere solo accolto, perché Dio non si offre come premio a chi si è ben comportato, ma come regalo a tutti. Gesù dice che il rapporto deve essere Padre-figlio, e non Sovrano-servo[9].
Ora, anche se avendo studiato il catechismo crediamo di sapere chi è Dio (quell’l'essere divino soprannaturale, onnipotente e perfettissimo), in realtà chi è Dio è proprio quello che non sappiamo, e Gesù è venuto per rivelarci qualcosa che prima non sapevamo, con cui possiamo dare un certo contenuto alla parola Dio, per cui noi possiamo sapere di Dio solo quello che di Lui ci ha insegnato Gesù[10]. Solo dal racconto di Gesù, e non certamente mediante le nostre elucubrazioni teologico-dogmatiche, solo entro questi limiti possiamo sapere qualcosa di più su Dio. Dio è inconoscibile, inavvicinabile, fatichiamo a rappresentarlo, a immaginarlo. Nessuno può davvero parlare di Dio! Nessuno può dire di conoscerlo, perché nessuno l’ha mai visto (Gv 1, 18). Perciò io non credo in Dio ma nel Dio rivelato da Gesù. E allora, se come cristiani partiamo dal Gesù dei vangeli, dobbiamo vedere nei vangeli se il Dio che ci è stato insegnato durante tutte le lezioni di catechismo, il Dio che ama i buoni ma odia i peccatori (Sir 12, 6; Am 3,2; 9, 10), il Dio che premia solo i meritevoli e castiga i peccatori, il Dio che si adombra se un impuro si accosta direttamente a Lui, il Dio che gradisce i sacrifici e le sofferenze, si riscontra in quello che fa e dice Gesù. Se non c’è in Gesù, per i cristiani quello è un dio da buttare. Infatti – come detto altre volte - noi non abbiamo accesso al Trascendente, che è completamente al di là dell’orizzonte dove arriva la nostra conoscenza. E Gesù ci ha rivelato che Dio è Abba, Padre. Se Gesù ha preferito non utilizzare il nome di Dio per designare la divinità, ma lo ha sostituito con la parola Papà, vuol dire che Gesù pensava a Dio e aveva un concetto di Dio che differiva in maniera consistente dal concetto che il giudaismo del tempo aveva su Dio. In effetti, al tempo di Gesù, si aveva un concetto di Dio come un Essere terribile e castigatore, minaccioso e giustiziere (concetto del resto entrato anche nel cristianesimo e giunto fino al concilio del secolo scorso). Di più: quando neanche si osava pronunciare il nome di Dio, arriva questo modesto e strano galileo, neanche sacerdote, il quale invita a rapportarsi con Dio come fosse un papà, quando tutti sanno che dalla Galilea non può venire niente di buono (Gv 7, 40-53). Gesù dunque corregge il nome di Dio, corregge l’immagine corrente di Dio onnipotente che fa pagare le colpe degli uomini fino alla terza-quarta generazione (Dt 5, 9), e la sostituisce con quella di un padre misericordioso, benevolo con tutti i suoi figli, anche se scapestrati (Lc 15, 11-24), o con quella del sovrano che condona somme spropositate (Mt 18, 24-27: diecimila talenti[11]); non gl’importa nulla del suo onore, non gl’interessa essere riverito con sacrifici e culti, ma è interessato alle necessità dei poveri, degli oppressi (Lc 4, 18) degli affamati, dei senzatetto, degli stranieri (Mt 25, 35-36)[12]. Perciò, se Gesù ci rivela Dio come Padre amorevole e misericordioso tutto ciò che nella Bibbia è in contrasto con l'amore di Dio è parola di uomini.
Infatti Gesù, che – secondo l’insegnamento della Chiesa - è Dio, quando vede un lebbroso, anziché fuggire inorridito da quel peccatore punito da Dio,[13] si commuove (Mc 1, 40ss.). Anche in altra circostanza (Mt 26, 6) l’evangelista ci dice che a Betania, Gesù era ospite in casa di Simone il lebbroso. Ma andiamo di male in peggio, perché l’evangelista ci dice che questi lebbrosi, peccatori puniti, continuano a trasgredire la legge, in quanto in queste condizioni hanno osato avvicinarsi a Gesù. E Gesù, di fronte alla trasgressione della legge che per le persone religiose è parola di Dio, se fosse stato veramente Dio o anche solo una persona religiosa, un vero credente, avrebbe dovuto gridare: "Allontanati da me brutto sozzone, con quella schifosa malattia! Come osi avvicinarti al santo di Dio? Non ti basta il castigo che il Signore ti ha dato per i tuoi peccati? Perché continui ancora a trasgredire la legge?”[14] Invece Gesù, quando un peccatore trasgredisce la legge, che la gente crede divina, si commuove. Poi, peggio ancora, lo tocca (Mc 1, 41). Ma essendo Dio, non sa che così si contamina a sua volta? che l’impurità si trasmette a chi tocca l’impuro (Lv 13, 45; 15, 19-24)? E per di più che bisogno aveva di toccarlo? Quante volte, leggiamo nei vangeli, che Gesù guarisce le persone soltanto con la sua parola! Ricordate nell'episodio del figlio del centurione? Dice: «Vai, tuo figlio è guarito» (Mt 8,13; Gv 4,50). E anche il profeta Eliseo, nell’unico caso biblico in cui un uomo aveva guarito un lebbroso (niente po’ po’ di meno che il capo dell'esercito della Siria: 2 Re 5, 14) non lo aveva toccato, ma lo aveva fatto andare nel fiume: sapeva benissimo che se lo avesse toccato sarebbe rimasto contaminato. Poi, dulcis in fundo, Gesù, dopo essersi commesso, dopo aver toccato e guarito il lebbroso, rimproverandolo lo condusse fuori. Fuori da dove? Il vangelo non lo dice. Evidentemente quel ‘fuori’ sta per fuori dell’istituzione religiosa. E perché Gesù lo rimprovera? Proprio perché costui aveva accettato e credeva che la propria condizione di emarginato religioso fosse voluta da Dio. Gesù lo rimprovera per aver creduto a questi principi basilari e non negoziabili sostenuti dal clero, per aver accettato questa immagine di Dio deformata dalla religione, e lo conduce fuori dell’istituzione religiosa, incompatibile con la visione e la presenza del vero Dio.
Dovremmo a questo punto aggiungere che, se come cristiani fossimo veramente convinti che Dio è Padre di tutti gli uomini, allora l’ovvia conseguenza sarebbe che tutti gli uomini sono fra di loro fratelli, bianchi o neri, sani o handicappati, cristiani o musulmani. E tutti i fratelli vanno trattati in modo uguale. Invece su questa ovvia conseguenza già ci s’incaglia, e non tutti coloro che si dichiarano ferventi cristiani si trovano d’accordo. Ad esempio, l’arcivescovo olandese Willem Jacobus Eijk (quindi uno che ha l’autorità per stabilire cosa s’intende veramente per cattolico, e si può dire che gran parte del magistero la pensa come questo cardinale), rimproverando papa Francesco, ha insistito nel sostenere – col codice di diritto canonico alla mano,- che chi non è in piena comunione con la Chiesa cattolica non può ricevere la comunione in una chiesa cattolica. Dunque, il protestante, equiparato all’impuro lebbroso dei tempi di Gesù Cristo, non può avere accesso al sacro Tempio su cui solo la Chiesa cattolica pretende di avere il monopolio, dettando le sue regole. Ora, se la religione tiene lontano il lebbroso da Dio (come il cardinal Willem Jacobus Eijk vuol tener lontano il cristiano protestante), Gesù manifesta cosa pensa il vero Dio, il quale va Lui incontro al lebbroso: non c’è nessun peccato, nessun castigo, nessuna estromissione.
Perché allora non far notare all’arcivescovo come la cena del Signore, sacramento di unità secondo i credenti,[15] è diventata il primo motivo di divisione fra i cristiani? La Cena, che dovrebbe unire, divide. Siamo tranquillamente tornati alla prassi restrittiva della comunione di mensa propria del giudaismo, che Gesù aveva superato aprendo la sua mensa a tutti. Come non far notare all’arcivescovo (per di più cardinale) che, se si seguono i suoi insegnamenti, nella cristianità vige un rigido regime di apartheid eucaristico che, essendo chiaramente contrario all’esplicita volontà e preghiera di Gesù (Gv 17, 21), viene imposto come normale? Non è questa un’altra colossale incoerenza della dottrina insegnata dal magistero? Ma come possiamo davvero pensare che Gesù sia disposto a celebrare con i cristiani di oggi tutte queste Cene separate? Se nella cena di giovedì santo egli ha condiviso il pane perfino con Giuda (sapendo che l'avrebbe subito dopo venduto), con Giacomo e Giovanni (che speravano di gabbare gli altri compagni e di ricevere i posti di comando migliori), nonché con Pietro (che di lì a poco lo avrebbe rinnegato tre volte), e con tutti gli altri (che sono subito fuggiti a gambe levate lasciandolo solo), come potrebbe mai accettare di sedersi a una mensa dalla quale, in suo nome, alcuni cristiani escludono altri cristiani?[16]
Sta di fatto che la Chiesa esclude ancora tanti altri fratelli che considera ‘lebbrosi’, come i divorziati risposati, gli omosessuali, ecc.. E gli stranieri? Per molti sedicenti cristiani, quelli sono individui che proprio non si vorrebbe vedere dalle nostre parti; altro che fratelli![17] Dunque, in realtà, siamo davanti a falsi devoti cristiani che vivono nella finzione. Fingono di amare tutti come fratelli. In realtà preferiscono escludere tutti coloro che non corrispondono alle loro precise aspettative.
(b) Tutta la Bibbia è pervasa dalla denuncia del peccato, dalla minaccia del castigo per il peccatore. Però è stato anche fatto notare che nel vangelo (Gv 1, 29) si parla di peccato del mondo, e non di peccati. Siccome nei vangeli nessuna parola è messa casaccio, se è stato usato il singolare vuol dire che non si sta parlando dei peccati che noi tutti abbiamo commesso e/o commetteremo, ed artificiosa appare la spiegazione offerta dal n. 408 del Catechismo secondo la quale il singolare va interpretato come fosse plurale, perché così si può affermare che le conseguenze del peccato originale e di tutti i peccati personali degli uomini conferiscono al mondo nel suo insieme una condizione peccaminosa che può essere definita con un termine singolare: il peccato del mondo. Se il peccato del mondo è dato dalla somma del peccato originale + i peccati di noi tutti, sarebbe stato assai più ovvio scrivere che Gesù toglie i peccati del mondo, come del resto si recita nella liturgia della messa. Dunque, l’interpretazione ufficiale è un’arrampicata sugli specchi, e soprattutto oltraggia l’evangelista, come se questi fosse di un livello culturale così basso da non sapere la differenza fra singolare e plurale.
Dunque, la dottrina cattolica che si appoggia prevalentemente sul peccato, sulla sofferenza, sui sensi di colpa, sul sacrificio e sulla violenza, sembra adatta soprattutto ai masochisti, ma ancorché questo filone cristologico sia forse ancora oggi maggioritario non potrà più durare a lungo. I modelli religiosi del passato non sono più gli unici idonei per pensare a Dio, ed è logicamente inconciliabile identificare il Dio violento e vendicativo, che avrebbe mandato perfino suo Figlio a morire in croce, col misericordioso Abba di cui ha parlato Gesù.
Per questo oggi dobbiamo necessariamente domandarci: ma possiamo ancora accettare di essere salvati dal sangue di un innocente? Il magistero continua infatti a insegnarci che Gesù innocente ha preso su di sé il castigo che Dio aveva ormai pronto per noi. Ma come detto nell’articolo Vecchie formule e nuove visioni, al n. 770 di questo giugno, quando ci si sente migliori del dio al quale veniamo invitati a credere, diventa normale rifiutare quel dio che sembra inferiore a tutti noi nella capacità di amare.
Altra domanda infida: anche ammettendo per un attimo di accettare la spiegazione sul sacrificio di Gesù di cui si è parlato nelle settimane precedenti, alla fine quanti cristiani credono realmente in un Dio che vince non uccidendo, ma lasciandosi uccidere dagli uomini?[18] Assai pochi, io credo[19]. Quanti sono così ottimisti da pensare che, come regola generale, la resa, la non violenza trionferà comunque? La stessa Chiesa ammette la legittima difesa[20], eppure Gesù (che è pur sempre Dio secondo l’insegnamento ufficiale) non la ritenne una soluzione percorribile, non solo a parole (Mt 5, 39: ma io vi dico di non opporvi al malvagio) ma anche con i fatti, tanto che non eliminò Giuda pur sapendo che stava per consegnarlo ai suoi mortali nemici che l'avrebbero ucciso. Non si è difeso, pur avendo ormai capito che Giuda l’avrebbe fatto uccidere. Gesù non solo non si è difeso, ma ha accolto l’odio su di sé amando fino alla fine. Gesù è sempre stato un Messia di pace, anche a costo di morire lui, mentre per legittima difesa avrebbe legalmente potuto uccidere l'aggressore. Ulteriore conferma si ha quando Pietro aveva cercato di difenderlo brandendo la spada: Gesù gli ha intimato di rimetterla nel fodero, perché tutti quelli che mettono mano alla spada periranno di spada. «Pensi forse che io non possa pregare il Padre mio, che mi darebbe subito più di dodici legioni di angeli?» (Mt 26,53). Con un colpo di spugna Gesù ha cancellato allora ogni legittimazione alla violenza, non solo quella esercitata dagli uomini in nome di Dio,[21] ma soprattutto quella esercitata da Dio. Per i cristiani non è più possibile impugnare la Bibbia come quelli di Hamas impugnano il Corano.
Esclusa la violenza, pian piano anche l’idea che Dio gradisca la nostra sofferenza, che è rimasto appagato dalla sofferenza del figlio innocente, cozza ormai frontalmente con la nostra sensibilità odierna, per cui si è cominciato a rivedere l’intera storia, giungendo a conclusioni che appaiono assolutamente meno cruente e più accettabili. Questo per quel che riguarda Gesù. E per quel che riguarda gli altri?
Sappiamo bene che nel mondo non incontriamo soltanto persone miti. Esistono tante persone aggressive. Così nel mondo vediamo Stati paghi della loro tranquillità e desiderosi di intrattenere con gli altri relazioni basate su accordi tra eguali, tenendo fede ai trattati. Tali Stati nello stringere un’alleanza non si aspettano vantaggi diversi da quelli in vista dei quali si sono impegnati sottoscrivendo appositi accordi. Né pretendono dalla controparte sacrifici che non è tenuta a sopportare secondo questi accordi.
Però – come insegna l’aggressione della Russia all’Ucraina, dopo che la Russia aveva sottoscritto un trattato che riconosceva i confini dell’Ucraina nel 1994 - esistono anche altri Stati, e sono forse i più numerosi, i quali sono in perenne agitazione verso l’esterno. Concepiscono disegni di sopraffazione. Desiderano imporsi sugli altri Stati che considerano più deboli. Sono minacciosi e usano il ricatto per ottenere quanto non spetta loro di diritto. Quello che possono, se lo prendono con la forza, incuranti delle proteste. La loro politica è fondata sulla forza e il dominio, non sugli accordi che sottoscrivono senza intima adesione[22].
Ecco, di fronte a simile realtà è estremamente difficile accettare l’idea di un pacifismo così ottimista da essere mantenuto anche in presenza di altri che non sono affatto pacifisti. Anche chi si dichiara cristiano qui si sente fatalmente in trappola, perché:
- se accetta passivamente la violenza e la sopraffazione altrui seguirà anche il Vangelo, ma al tempo stesso si rende conto che diventerà facilmente schiavo del prepotente di turno, e da schiavo sarà ancora più difficile amare il proprio nuovo padrone;
- se reagisce senza accettare la violenza altrui pensa di non seguire l’essenza del Vangelo e si sente in colpa. Un bel dilemma, apparentemente irrisolvibile.
Ora, se accettiamo l’idea che il Dio-Padre, il Dio-Amore di Gesù, fa una vera offerta di amore indistintamente a tutti, se accettiamo l’idea che Dio non è mai un pericolo per l’uomo, è anche assurdo credere a tutte quelle apparizioni di visionari in cui Maria – dai lineamenti sempre diversi[23] ma comunque sempre tristi e piangenti (rinvio alla seconda immagine della Madonna all’inizio dell’articolo Cristiani credenti, al n. 769 di giugno 2024) - cerca disperatamente di trattenere il braccio irato del Figlio, sempre pronto a fare sfracelli, a sterminare l’umanità perversa, intimamente malvagia e peccatrice, la quale deve cominciare a pregare, digiunare, fare penitenza, e in subordine fare processioni e costruire cappelle[24] per allontanare la dura e meritata punizione. Insomma, sembra che per queste madonne sempre piangenti non ci siano buoni e cattivi su questa terra: sono tutti cattivi, anche quelli che sembrano brave persone o fingono di esserlo. Ma non è altrettanto assurdo pensare che Dio abbia creato l’uomo perché questi cada, appena creato, in uno stato d’infamia tale da non meritare altro che l’immediato rifiuto del Suo creatore? Se tutta l’umanità è marcia, non c’è un difetto originale di costruzione addebitabile al Padreterno?
Che fare, allora, di fronte alle brutture del mondo? A livello Stati, non so rispondere. A livello personale, è certo che ognuno da solo può fare ben poco, ma ciascuno deve cercare di fare qualcosa come viene sintetizzato in questa breve ma significativa storiella:
Per strada vidi una ragazzina che tremava di freddo, aveva un vestitino leggero e ben poca speranza in un pasto decente. Mi arrabbiai e dissi a Dio: «Perché permetti questo? Perché non fai qualcosa?» Per un po’ Dio non disse niente. Poi, improvvisamente, quella notte mi rispose: «Certo che ho fatto qualcosa. Ho fatto te»[25].
Ecco la responsabilità di ciascuno di noi. Non solo Dio, ma anche la gente si aspetta allora dai seguaci di Gesù un’alternativa a questa società che tutti intuiscono deve poter essere migliore, una modalità di vita diversa. Se invece la gente vede che il messaggio di Gesù, magari accolto e anche predicato a parole, non viene poi messo in pratica, o viene imposto con la violenza, rimane delusa e lo lascia perdere.
In poche parole, come cristiani dovremmo cominciare, per prima cosa, a dovremmo pretendere dal nostro magistero che le autorità ecclesiastiche ci insegnino, con la propria vita, il Vangelo; non che ci impongano la propria volontà.
Ma che fare se al posto della bambina indifesa e tremante dal freddo, dove vien quasi istintivo aiutarla, incrocio un energumeno che cerca di sopraffare me, la mia famiglia o il mio Paese? Onestamente non so rispondere. Ci si può chiedere: cosa avrebbe fatto Gesù se un gruppo di energumeni avesse tentato di violentare davanti a lui sua madre? Avrebbe cercato di difenderla usando anche la forza? Avrebbe cercato di farli ragionare? ma come? Avrebbe lasciato fare, accettando la violenza messa in atto davanti ai suoi occhi? Oppure, avendo alla base del suo programma la lotta contro la sofferenza altrui, avrebbe accettato la violenza su di sé ma mai sulla propria madre? Qual è allora la scelta giusta per un cristiano? Non lo so, e neanche nei vangeli mi sembra emergere una risposta inequivocabile. Certo, la domanda da porsi sarebbe sempre la stessa: in quella situazione, come posso conoscere il volere di Dio e rivelare il suo amore? Ma mentre nel caso della ragazzina la risposta è facile, nel caso in cui si viene aggrediti fisicamente è molto più difficile. Cosa è giusto fare davanti a un’ingiustizia che vuol imporsi su tutto e su tutti? È giusto farsi portare come un agnello al macello, subire violenza e morte senza usare alcuna violenza per opporsi al violento, il quale sembra non comprendere altro che una violenza più forte? Seguendo il limpido ragionamento del signor Lapalisse, anch’io nel dubbio resto indeciso, pur se fra il porgere l’altra guancia e rispondere a un porco con un porco e mezzo, mi sento più incline alla seconda soluzione; ma non mi sento di dire che questa seconda soluzione sia la giusta scelta di un vero cristiano.
Se la storia degli uomini fosse retta dal volere di Dio non ci sarebbero guerre, violenze, odi. Purtroppo c’imbattiamo tutti in situazioni contrarie al volere di Dio, e il problema è come vivere queste situazioni in modo positivo e salvifico[26]. Ecco l’enorme difficoltà di essere vero cristiano.
Mi permetto allora di chiudere con le parole di Romano Guardini: “Guai a me se dico: «Io credo» e mi sento sicuro in questa fede. Allora sono in pericolo di caderne fuori. Guai a me se dico: «Io sono un cristiano»; mentre altri, secondo la mia opinione, non lo sono; o penso che non lo sia un’epoca, o una corrente culturale che vi si oppone. Allora il mio essere cristiano minaccia di non essere altro che la forma religiosa della mia autoaffermazione personale. Io non «sono» cristiano, ma, se Dio me lo dona, sono sulla via di diventarlo. Non nella forma di un possesso, o addirittura di un punto d’appoggio dal quale tranciare giudizi sugli altri, ma in quella di un movimento. Io posso essere cristiano solo se rimango cosciente del pericolo di cadere staccandomene. […] Non v’è nulla in me che sia dato nella modalità della sicurezza; tutto solo a mo’ dell’iniziare, dell’essere per via, del divenire, del confidare, dello sperare e dell’implorare”[27].
Piuttosto evidente da queste battute l’enorme differenza fra l’insegnamento del catechismo di oggi e i vangeli. Non a caso il Vangelo è il racconto di questo scontro costante fra la visione della religione tradizionale e quella innovativa di Gesù.
Dunque, se uno sperava di leggere indicazioni chiare e trancianti su chi è vero cristiano e chi non lo è, resterà deluso. Ma vorrei che anche chi, senza aver mai dubbi, è convinto di essere vero cristiano si ponesse qualche domanda.
(continua)
NOTE
[1] Vedi quanto detto nell’articolo del 14 luglio, Pensare di essere cristiano, non significa ancora essere credente.
[2] Castillo J.M., Teología popular, II, Desclée De Brouwer, Bilbao (E), 2013, 66
[3] Ma abbiamo visto la scorsa settimana, nella parabola del Padre misericordioso, che a Dio non interessa nulla del proprio onore.
[4] Mateos J. e Camacho F., L’alternativa Gesù e la sua proposta per l’uomo, ed. Cittadella, Assisi,1989, 27.
[5] Si può anche crescere essendo fisicamente figli, ma non sentirsi realmente figli, cioè senza quel sentimento di fiducia e di sicurezza, che proviene dalla condizione psichica della figliolanza (Mancuso V., Non ti manchi mai la gioia, Garzanti, Milano, 2023, 18).
[6] Dice ancora oggi il n. 358 del Catechismo della Chiesa cattolica, come già diceva l’art. 351 del Catechismo di Pio X, che l’uomo è stato creato per servire (oltre che adorare e amare) Dio.
[7] Balz H. e Schneider G., Dizionario esegetico del Nuovo testamento, ed. Paideia, Brescia, 1995, vol. I, voce καινός: non nel senso che non esisteva prima, ma nel senso che diventa di una qualità che sostituisce tutti gli altri.
[8] Mateos J. e Camacho F., L’alternativa Gesù e la sua proposta per l’uomo,ed. Cittadella, Assisi, 1989, 96ss.
[9] Idem,75.
[10] P. Casaldàliga e José M. Vigil, La spiritualità della liberazione, ed. Cittadella, Assisi, 1995, 195.
[11] Il talento era la principale unità di misura monetaria mediterranea, ma non fu mai battuto come moneta: fungeva semplicemente da sistema di riferimento: era pari a circa 30,25 kg di argento.
[12] Ortensio da Spinetoli, L’inutile fardello, Chiarelettere, Milano, 2017, 16.
[13] Ricordiamo che ogni malattia era vista come punizione divina, per cui l’ammalato era escluso in radice da ogni rapporto con Dio: ad es., nell'Antico Testamento, quando Maria, l’ambiziosa sorella di Mosè, pretende il posto di Mosè, Dio la castiga con la lebbra (Nm 12,9-10).
[14] Maggi A., Colui che viene a me io non lo caccerò fuori, conferenza tenuta a Cuneo il 10 novembre 2013, in www.studibiblici.it/Scritti/conferenze.
[15] L’eucarestia di Gesù va intesa «come simbolo della sua unità e della carità con la quale egli volle intimamente uniti tra loro tutti i cristiani», in www.vatican.va/ le voci: Sommi Pontefici/ Paolo VI/ Encicliche/ Mysterium fidei, 3.9.1965, §41; Benedetto XVI/ Esortazioni apostoliche/ Sacramentum Caritatis del 22.2.2007, §§14-15: La Chiesa vive dell’Eucarestia, in essa si realizza la comunità con Cristo e l’unità dei credenti.
Giustamente il patriarca di Costantinopoli Bartolomeo, successore dell’apostolo Andrea, vista l’attuale separazione fra cristiani, si era allora chiesto durante la visita di Papa Francesco nel 2014: “A cosa serve la nostra fedeltà al passato se questo non significa nulla per il futuro?” (Tornielli A., Intervista a Francesco in viaggio, ed. Piemme Milano, 2017, 91).
[16] Ricca P., L’ultima Cena, anzi la Prima, ed. Claudiana, Torino, 2013, 10 e 269ss.
[17] Eppure lo stesso Dio violento della Bibbia aveva ordinato: «Non molesterai il forestiero né lo opprimerai, poiché voi siete stati forestieri nel paese d’Egitto. (Es 22, 20). «Quando un forestiero dimorerà presso di voi nel vostro paese, non gli farete torto. Il forestiero dimorante fra di voi lo tratterete come colui che è nato fra di voi; tu l’amerai come te stesso perché anche voi siete stati forestieri nel paese d’Egitto» (Lv 19,33). Vedete bene come qui già si assottiglia il numero dei veri cristiani.
[18] Quest’idea viene ben resa, ad es., in Ap 5, 12; 17, 14, ma non è stata molto seguita dai cristiani. Eppure è indubbio che Gesù ha posto concretamente il problema se esiste un'azione moralmente più elevata di quella violenta, e se in tal modo si può esercitare una pressione morale sulla volontà del nemico.
Gesù ha pagato di persona questa sua convinzione, e va anche ricordato che ci sono persone le quali hanno veramente fatto proprio l’insegnamento evangelico: anche Gandhi (il quale aveva affermato che si sarebbe fatto cristiano se non avesse visto come si comportano i cristiani) era dell’idea che la legittima difesa è un diritto, ma non è la soluzione. Solo l’Amore annienta il male. Il male nutre sempre il male, mentre solo l’amore lo soffoca, lo annienta. Per questo Gandhi ha detto: “La non violenza è la più forte arma mai inventata dall’uomo”, in: http://www.ilgiardinodegliilluminati.it/frasi_aforismi/frasi_sagge_aforismi_mohandas_gandhi.html.
Oppure pensiamo alle parole scritte in questo diario: “Mio Dio, questi sono tempi tanto angosciosi… tu non puoi aiutare noi, ma siamo noi a dover aiutare te, e in questo modo aiutiamo noi stessi… forse possiamo contribuire a disseppellirti dai cuori devastati di altri uomini”. Questo potrebbe sembrare un accorato appello cristiano, ma è stato trovato nel diario di una donna ebrea internata ad Auschwitz (Hillesum E., Diario, ed. Adelphi, Milano, 2006, 169). Certo che questa persona era alla mercé dei suoi aguzzini, e non poteva far altro che pregare.
Non sappiamo con certezza chi ha scritto invece quest'altro pensiero, rinvenuto nel lager di Ravensbruck; potrebbe essere cristiano, ma forse anche questo è stato scritto da un non-cristiano: “Signore, ricordati non solo degli uomini di buona volontà, ma anche di quelli di cattiva volontà. Non ricordarti di tutte le sofferenze che ci hanno inflitto. Ricordati invece dei frutti che noi abbiamo portato grazie al nostro soffrire: la nostra fraternità, la lealtà, il coraggio, la generosità e la grandezza di cuore che sono fioriti da tutto ciò che abbiamo patito. E quando questi uomini giungeranno al giudizio, fa’ che tutti questi frutti che abbiamo fatto nascere siano il loro perdono!”.
[19] Per carità, non dovete pensare che io osi mettermi fra i veri seguaci del vangelo. Non credo che saprei rinunciare alla legittima difesa. Però è evidente che questo atteggiamento non è condivisibile per chi si considera vero seguace di Cristo.
[20] Cfr. nn.2263ss. Catechismo; cfr. pure la Costituzione pastorale sulla Chiesa nel mondo contemporaneo - Gaudium et spes § 79, del 7.12.1965n www.vatican.va/ Testi fondamentali/ Concilio Vaticano II.
[21] A differenza dei combattenti ebrei per la libertà, che chiedevano di decidersi tra il Dio dei padri e l'imperatore divino romano, Gesù risponde che è lecito pagare il tributo ai romani, (Mc 12, 17), ma dando a Dio la propria esistenza: non vuole che si combatta per Dio (Mt 5, 39-41) (Lohfink G., Gesù di Nazaret, ed. Queriniana, Brescia, 2014, 100s.).
[22] Di Muccio P., Democrazie, autocrazie e difesa dell’Ucraina, in www.beemagazine.it del 13.6.2024.
[23] Cammilleri R., Le lacrime di Maria, ed. Mondadori, Milano, 2013, 12.
[24] Idem, 12, 40 e 91.
[25] De Mello A., Il canto degli uccelli, ed. Paoline, Milano, 1986, 112.
[26] Molari C., Amare fino a morirne, Gabrielli editori, San Pietro in Cariano (VR), 2024, 79.
[27] Guardini R., Il Signore, Morcelliana, Brescia, 2008, 392s.