Un piccolo grande sogno, alla scuola di don Milani, di papa Francesco, della Costituzione
di Mariangela Maraviglia
Per il numero 800 de Il giornale di Rodafà, con i pieni conforti del Direttore, vorrei raccontare una piccola storia pistoiese a cui, con pochi amici, abbiamo dato vita negli anni del COVID: una piccola scommessa che ancora vive e che anzi, spererebbe di vivere di più e meglio.
L’ispirazione è giunta leggendo un articolo di Gad Lerner che raccontava una vicenda di cittadini di Pavia: maestri, impiegati, operai, che pur percependo pensioni limitate avvertivano un dovere di solidarietà verso chi era povero e insieme il desiderio di contestare il ‘sentimento antitasse’ ampiamente condiviso nel nostro paese. Affermavano una verità tanto banale quanto rifiutata dal sentire comune: l’evasore fiscale dimentica che le tasse pagate non da tutti sostengono i servizi – sanità e scuola per primi – che vanno a beneficio di tutti. E di fronte a questo scandalo serenamente accolto dalla coscienza collettiva, quella cattolica non meno di quella laica, decidevano di aggiungere una tassa in più a quante già pagavano. I proventi sarebbero andati a persone e famiglie che, negli anni della pandemia, avevano perso la possibilità di sostentarsi e di vivere. Gad Lerner concludeva: «Chissà in quanti avranno il coraggio di seguire il loro esempio».
Abbiamo deciso di prenderlo in parola.
Ci piaceva la solidarietà e ci piaceva la contestazione.
Stufi di dover spiegare continuamente il senso della nostra richiesta di pagare “con IVA” servizi e lavori; stufi di dover subire sguardi increduli e ironici; arcistufi di registrare le grida levate soprattutto da destra a ogni timida ipotesi di patrimoniale, sia pur limitata alle enormi ricchezze.
Con piglio paradossale abbiamo dichiarato che, se non si dava la possibilità di varare una “patrimoniale dall’alto”, noi intanto si iniziava con una “patrimoniale dal basso”, una percentuale del nostro reddito (a Pavia chiedevano il 5%, noi abbiamo lasciato libertà, ognuno libero di scegliere in base alle proprie disponibilità e intenzioni) da devolvere a Caritas in un Fondo particolare denominato Pistoia Nessuno si salva da solo.
Anche il nome ricalcava quello di Pavia, a sua volta ispirato dal «Nessuno si salva da solo perché siamo tutti nella stessa barca tra le tempeste della storia» di papa Francesco.
Siamo partiti in quattro o cinque, abbiamo fatto tante telefonate, abbiamo firmato in un’ottantina un manifesto di intenti privo di steccati confessionali in cui papa Francesco campeggiava insieme all’articolo 53 della Costituzione (ci ricorda che «Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva» e che «Il sistema tributario è informato a criteri di progressività»). Caritas veniva scelta perché sul territorio era ed è il distributore più credibile e attrezzato di restituzione di risorse.
Avevamo chiaro che, insieme alla solidarietà fattiva, la nostra autotassazione voleva aprire a una dimensione educativa e in qualche modo politica: volevamo segnalare lo scandalo dell’evasione fiscale e insieme invitare alla riscoperta di una responsabilità comune, indicare un cammino che procedesse dall’ “io” vittorioso dei nostri anni al “noi” più incerto ma necessario se si ambisce a una possibilità di futuro.
Nel 2024 abbiamo organizzato iniziative pubbliche sul “patto antievasione” promosso dall’agenzia delle entrate, su figure evocative come Tiziano Terzani e Lorenzo Milani, e abbiamo partecipato a un importante convegno su Etica e fisco, organizzato dall’Associazione Lafis (Laboratorio Fiscale).
Nel nuovo anno vorremmo ampliare le nostre iniziative. Non dimentichiamo che “il” nostro Presidente del consiglio ha definito l’imposizione fiscale «pizzo di stato», come ha ricordato dimettendosi pochi giorni fa il direttore dell’Agenzia delle Entrate Ernesto Ruffini. Ma vorremmo allargare il nostro sguardo anche ad altre allarmanti realtà, come l’analfabetismo e la precarizzazione del lavoro denunciati dall’ultima ricerca CENSIS; il gioco d’azzardo e la ludopatia, tutte emergenze che accrescono le povertà, minano l’esistenza di persone e famiglie, impoveriscono la società di tutti.
In questi anni abbiamo imparato qualcosa di significativo, una conferma dell’aria che tira, di cui non siamo assolutamente felici: è più facile raccogliere un po’ di denaro che chiamare all’impegno su un tema “controcorrente” come quello che ci interessa. Caritas ci informa che dal 2020 abbiamo raccolto quasi 200.000 euro. E abbiamo aiutato 1.300 persone a pagare affitti, cibi, medicine, bollette...
Molto bello, ci fa piacere. Ma quanta difficoltà a coinvolgere nell’impegno attivo, a suscitare coscienze critiche… E noi vorremmo invece moltiplicarci, veder crescere una rete di gruppi e realtà che non dimenticano l’emergenza fiscale, che spingono la politica a smuovere questo tabù tutto italiano che blocca vite e perpetua ingiustizie.
Inguaribili sognatori… ma alla scuola dell’ “I care” di don Milani, de “la parola ai poveri” di don Mazzolari, della Costituzione italiana, del «Sentire che, posando la propria (piccola) pietra, si contribuisce a costruire il mondo» di de Saint-Exupéry. Non siamo del tutto soli. Nel caso qualcuno voglia “copiarci” come noi abbiamo “copiato” altri… batta un colpo: noi ci siamo.
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