Cinthya Erivo, il Papa e “Il mantello di Rut”
di Stefano Sodaro
Foto di settembre 2018
Foto di dicembre 2024
La Chiesa cattolica, ma anche la geopolitica mondiale, vive un momento di sospensione, un trattenimento di fiato, per la salute del Papa, che ha 88 anni ed è ricoverato al Policlinico “Gemelli” di Roma.
Si susseguono, e rincorrono, voci, supposizioni, illazioni, commenti, presunte rivelazioni, diagnosi – le più varie – di chi non gli è vicino, e tifo da stadio dei suoi oppositori per un esito da loro auspicato con ributtante cinismo. E si tratta per lo più, merita annotarlo, di oppositori interni alla compagine cattolica.
Eppure in questo momento viene ancor più in emersione la fede, personale ma comunitariamente fondata, del Vescovo di Roma, dai tratti caratteriali, nel caso di Francesco e per quanto sia dato capire effettivamente nonostante il profluvio di biografie e torrenziale aneddotica, tratti caratteriali – si diceva – assai somiglianti a quelli di Pietro di Bethsaida (sempre per quanto sia possibile comprendere dalle fonti).
Le spoglie di quel Pietro sono inumate nella Basilica di San Pietro, nelle Grotte Vaticane e, in linea d’aria, proprio sotto l’altare della Confessione del Bernini.
Ci insegnano le esperte e gli esperti che ci fu una sicura tensione tra apostoli maschi e presenze femminili nel gruppo originario attorno a Gesù di Nazaret. Poi però, siccome la storia è fatta al maschile, di una vigorosa testimonianza e vivacità delle donne altrettanto apostole si offuscò la memoria, fino a quasi del tutto silenziare – se non addirittura e negare - la loro identità.
Anche nel pontificato di Francesco, va riconosciuto, il tema delle donne della Chiesa è stata un po’ un punctum dolens, continuando a ribadire la riserva dell’ordinazione sacramentale ai soli uomini, maschi, e disarticolando sempre di più la cosiddetta “potestà d’0rdine” dalla cosiddetta “potestà di giurisdizione”, per consentire alle donne l’esercizio esclusivamente di quest’ultima. Com’è avvenuto nel caso della recentissima nomina della nuova Governatrice dello Stato Città del Vaticano proprio da parte del Papa e pochi giorni prima del ricovero. La teologia ufficiale si è costantemente arrestata sull’orlo (verrebbe da dire “il baratro”) della cristologia, ritenendo di non poter andare oltre l’esaltazione della Vergine Madre, di doversi limitare alla “mariologia”.
Anche se, in questi momenti, in queste ore, per chi ci crede, al capezzale del Papa si intravedono due figure: una della donna di Nazaret, madre del Cristo, e l’altra di quel Gesù, per l’accesso al quale – lo afferma Paolo – non conta più l’essere uomo o donna. E, dunque, non è blasfemo pensare che al “Gemelli” siano presenti madre e figlia, con la “a”.
Pochi giorni fa si è diffusa, con risonanza mondiale, la notizia che Cynthia Erivo interpreterà Gesù nel celebre musical “Jesus Christ Superstar”, agli inizi del prossimo agosto, presso l’Hollywood Bowl. È probabilmente la prima volta che comparirà pubblicamente - sulle scene hollywodiane sì, ma i risvolti simbolici sono evidenti – un Gesù donna. Si tratta dell’annuncio, per la nostra sensibilità “rodafiana”, di un evento di portata “apocalittica”, cioè, alla greca, “rivelativa”, che potrebbe permettere anche alla teologia ufficiale di osare quel passo cristologico al momento ancora così esitante ed impaurito.
Ma una cristologia femminile (e, diciamolo, pure femminista) può nutrirsi, sempre in questi giorni ed in queste ore, dalla lettura del romanzo, edito da Feltrinelli, del romanzo di Paolo Rodari intitolato “Il mantello di Rut”. Sembra la storia di un prete – di più, ovviamente, non si può svelare -, ma, a pensarci su bene, la figura femminile coprotagonista della narrazione, Rachele, ebrea, è la vera rivelazione del volto di Dio per don Remo. Paolo Rodari ha scritto un capolavoro, che si intreccia – appunto – con la cronaca ecclesiale e, per così dire, “teologica” del nostro quotidiano, per noi liturgicamente, celebrativamente, così centrale.
Francesco papa nella realtà della sua malattia, Cynhtia Erivo che farà Gesù ad agosto, gli inventati personaggi di Rachele e don Remo nel romanzo di Rodari, disegnano assieme lo spazio dentro il quale si muovono le nostre vite, anche a prescindere dalle nostre adesioni di credo religioso o d’altra natura. Si disegna una specie di antropologia dell’esistenza, alle cui periferie tutte e tutti, molto più nolenti che volenti, prima o dopo ci ritroviamo a sostare.
Buona domenica.
Cynthia Erivo alla prima del film Wicked a Sidney, Australia, il 3 de novembre de 2024 - foto tratta da commons.wikimedia.org