Disegno di Ugo Pierri
Siamo già in guerra (2)
di Dario Culot
Entriamo un po’ nel vivo dei due conflitti a noi più vicini: Ucraina e Gaza. Ci rendiamo conto tutti che le cose non sono affatto semplici. La realtà è sempre complicata, la colpa non è mai di uno solo, per cui non si può separare con un colpo secco il bianco dal nero: in realtà le cose sono normalmente grigie, cioè né bianco, né nero. Mi rendo però anche conto che entro in un terreno minato, perché molti si sono ormai schierati per partito preso, vedendo appunto le cose in bianco o nero: “Io sono di qua e ho ragione; tu sei di là, hai torto e sei mio nemico”. Una volta scelta a quale curva dello stadio appartenere (perché nelle piazze come nelle curve dello stadio ormai vanno soprattutto gli ultrà) preferiscono non sentire cosa deve dire chi non la pensa come loro; anzi, spesso cercano di zittire e denigrare chi non segue le loro idee. Così succede spesso che, chi si pone a favore di una parte, lo fa prevalentemente per mettersi contro l’altra, a prescindere. Quanto ci manca Voltaire il quale sosteneva: “non condivido nulla di quello che dici, ma mi batterò fino alla morte per il tuo diritto di dirlo”. Penso anche che la libertà di parola – di cui godiamo in Occidente come se fosse la cosa più naturale del mondo[1], mentre non lo è - dovrebbe servire solo per costruire, per crescere, ma non per distruggere. Invece si comincia a vedere – come succedeva in prossimità degli anni di piombo - che, alla fatica dell’argomentazione per convincere, si preferisce la più sbrigativa via della violenza: non occorre convincere, basta imporsi anche con la violenza fisica.
In passato era diverso? Va detto che da sempre, in tutto il mondo, in tutte le guerre si sono commesse incredibili atrocità. Poco sappiamo di cosa succedeva alla popolazione civile inerme quando arrivavano i cosiddetti “barbari”, ma lo possiamo immaginare. Nella Bibbia si racconta che quando Giosuè sconfisse Amalèk (Es 17, 8ss.) passò tutto il suo popolo a fil di spada; e quando gli israeliti conquistarono Maqqedà venne ucciso non solo il suo re, ma fu sterminato ogni essere vivente, senza lasciare un solo superstite (Gs 10, 28ss.)[2]. Superfluo anche ricordare che mai si ammazza con tanto gusto come quando si uccide in nome del proprio Dio[3]. Forse Netanyahu era convinto che schiacciando Hamas si sarebbe realizzata la profezia di Isaia (Is 60,22): “le altre nazioni saranno stremate”; e se si vuol costituire il “Grande Israele” (Eretz Israel, previsto dal Libro della Genesi 15, 18 un po’ troppo generosamente come esteso tra il Nilo e l’Eufrate), occorre prima sterminare tutti quelli che si oppongono a questo progetto nelle zone conquistate; questo era successo anche agli abitanti di Ai (Dt 20, 10ss.; Gios 8, 1ss.): oggi potremmo sostituire facilmente Maqqedà o Ai con Gaza.
Ricordate poi il vecchio Catone romano che concludeva sempre i suoi discorsi al senato con Carthago delenda est (cioè: “si deve distruggere Cartagine”). Alla fine i romani l’hanno fatto, ma a scuola non ci siamo mai chiesti che fine hanno fatto gli abitanti di Cartagine. Ci bastava sapere di aver vinto.
Ricordiamoci inoltre che anche i cattolici hanno seguito questa stessa via brutale: l’eresia càtara è stata eradicata in Francia da papa Innocenzo III con una sanguinosa crociata che ha segnato anche la fine della civiltà occitana (dove si parlava la lingua d’oc). Nell’estate del 1209 viene investita la città di Béziers, abitata vuoi da eretici, vuoi da cattolici (circa 20.000 persone, di cui circa il 5% appena di càtari). Avendo ottenuto un netto rifiuto da parte degli assediati di consegnare gli eretici, il giorno seguente la città è stata espugnata e l’intera popolazione massacrata. Secondo il cronachista cistercense Cesario di Heisterbach, quando prima dell’assalto è stato chiesto al legato pontificio (Arnaud Amaury, abate di Citeaux) come distinguere gli eretici dai non eretici, questi ha ordinato di uccidere tutti indiscriminatamente, con la famosa frase: «Caedite eos! Novit enim Dominus qui sunt eius» (Uccideteli tutti! Dio riconoscerà i suoi)[4]. Oppure si pensi all’eliminazione fisica completa di tutti i valdesi del sud Italia ad opera della Chiesa cattolica, e comunque alle persecuzioni subite anche nel nord Italia ad opera dei cattolici[5]. Oggi simili massacri rientrerebbero sicuramente sotto la voce ‘genocidio’.
Resta inoltre sempre sconvolgente pensare che anche il genocidio nazista sugli ebrei sia avvenuto all’interno di una cultura forgiata dal cristianesimo[6]. Perciò noi cattolici dovremmo essere particolarmente cauti nei giudizi.
Ma passiamo all’attualità.
Non so se coloro che sostengono a spada tratta che l’Ucraina deve arrendersi, lo fanno perché pensano che sia veramente giusto, oppure lo fanno perché pur di dar contro all’Occidente preferiscono che sia la Russia a vincere. Mi chiedo comunque: accetterebbero mai lo stesso destino per il loro Paese, dimenticando il valore[7] delle parole “libertà”, “indipendenza” e “pace”, visto soprattutto che pace senza giustizia[8] non può esistere? La resa incondizionata non porta mai pace, ma solo sottomissione e, quando uno è sottomesso ovviamente comanda solo chi esercita il potere grazie alla sua forza, mentre le istituzioni del sottomesso non governano più nulla. Si può anche accettare una simile situazione, ma essa è conforme ai valori che l’Occidente dichiara da un bel po’ di tempo di voler praticare? O con la resa totale ci comportiamo piuttosto come quei vili nei campi di concentramento nazisti che, per avere solo un misero pezzetto di vita in più, preferivano diventare kapo piuttosto che condividere la sorte con gli altri compaesani imprigionati? Come hanno fatto questi kapo a non provare vergogna per essere rimasti vivi?
E poi, parliamoci chiaro: se la Russia domani smette il suo attacco armato contro l’Ucraina, la guerra finisce. Se l’Ucraina, che non ha aggredito la Russia, domani smette la sua difesa armata, finisce lei, trionfa chi ha iniziato la guerra e cominceremo a chiederci: visto che prima c’è stata la Georgia, poi la Siria, la prossima sarà la volta della Moldavia o della Finlandia? A quando il nostro turno?
Anche l’attuale presidente americano (sempre assai volubile per cui è prudente aspettarsi da lui sempre il peggio), anche se in maniera altalenante, sembra condividere questa idea secondo cui la resa dell’Ucraina è la cosa migliore da fare[9]. Sarebbe stato simpatico rivolgergli questa semplice domanda: “Putin promuove una politica nazional-imperialista[10] che Lei evidentemente condivide, perché ha detto chiaramente che l’Ucraina dovrà cedere suoi territori alla Russia: Land for peace (terra in cambio di pace). Ma questo significa riconoscere a livello internazionale che aggredire, essendo i più forti, paga. O, detto in altri termini, il crimine paga. Se però domani Putin invadesse l’Alaska, rivendicandola come territorio russo perché tale era stato in passato, Lei sarebbe disposto a scambiare questa sua Land for peace?” Se la risposta del presidente americano fosse – come immagino - negativa, in quanto gli USA hanno la forza per dire “no” a Putin, perché Trump pretende d’imporre all’Ucraina quello che lui non farebbe mai con la sua terra?
Forse basta questa domanda per far capire una verità che molti non vogliono proprio accettare: nel mondo si dialoga, cioè si tratta, solo quando i piatti della bilancia delle rispettive forze sono più o meno pari, mentre non si tratta con chi possiede una forza nettamente superiore e può imporre violentemente la sua volontà. Perché? Per il semplice fatto che costui non accetta alcun dialogo. I pacifisti indicano nel dialogo il toccasana per risolvere qualsiasi conflitto. Ma perché uno dovrebbe accettare una trattativa quando può semplicemente imporre la sua volontà con la forza?[11] E non è vero che basta sedersi attorno a un tavolo e alla fine una soluzione si trova. Se l’altro non viene a sedersi; se l’altro è un fanatico che si siede ma non ti riconosce come interlocutore, se l’altro afferma che lui è nel giusto al 100% e tu hai torto al 100% per cui accetta solo una propria vittoria totale; o peggio, se non ti riconosce come persona umana, non riconosce il tuo diritto di esistere, per cui è impossibile arrivare al riconoscimento reciproco anche del dolore dell’altro… come si fa a dialogare?
Il minimo comun denominatore per poter avviare un dialogo non è forse riconoscere la reciproca umanità e mettersi a parlare guardandosi negli occhi? Perciò mi sembra che – quando uno non riconosce la storia (e soprattutto il dolore) dell’altro - le trattative diplomatiche, invocate a gran voce da tanti, non abbiano senso. Hanno senso quando l’altro sa che, attaccandoti, tu sei in grado di difenderti adeguatamente. Ma per difendersi occorre avere alle spalle un’adeguata forza che, come detto, può consistere anche in una netta superiorità tecnologica[12].
Che il debole non sia in grado di trattare, ma solo di flettersi, lo aveva già fatto presente Tucidide 2500 anni fa[13]. E la riprova l’abbiamo oggi davanti ai nostri occhi, con l’Europa (Vaticano compreso), che non avendo peso politico, ha miseramente fallito quando i singoli governi hanno tentato di porsi come mediatori, e ora viene lasciata persino in anticamera, in attesa, quando USA e Russia discutono fra di loro sul futuro dell’Ucraina (e quindi anche quello dell’Europa). La soluzione del conflitto russo-ucraino dovrebbe interessare principalmente e direttamente noi europei e non solo i russi e gli americani, che invece vogliono decidere anche per noi, lasciandoci in disparte. E perché se ne infischiano di noi europei? Perché loro hanno la forza.
Ma visto che, al momento, né Russia né Ucraina vogliono mollare, quando finirà questa guerra? Forse finirà come è finita la Guerra dei Trent’Anni in Europa. A un certo punto c’è stata una salutare reazione a quest’ultima guerra di religione, dopo tante altre guerre di religione imposte da implacabili credenti fondamentalisti che si vedevano come gli unici veri cristiani, e che una volta preso possesso delle istituzioni negavano ogni spazio alla critica. Quando la povera gente, finalmente stufa di ammazzarsi in nome dello stesso Dio, ha accettato di relativizzare le rispettive Verità, si è cominciato finalmente a vivere meglio[14].
Visto poi che gli USA ci hanno imposto dazi (cioè hanno iniziato una guerra commerciale nei nostri confronti) e hanno ritirato la loro precedente copertura difensiva in Europa, grazie alla quale abbiamo dormito sonni tranquilli per quasi 80 anni[15], mi sembra purtroppo evidente che gl’interessi europei, sia in materia di commercio che di sicurezza, non sono più considerati un loro problema dagli USA; questo vuol dire che l’Europa, frammentata, deve sbrigarsela da sola, e per di più si trova sola con la responsabilità di difendere i diritti dell’Ucraina sperando solo che Trump non si allei con Putin. Ma oggi siamo il classico vaso di coccio fra vasi di ferro.
L’Europa ha dimenticato la propria sovranità perché viveva bene e prosperava sotto l’ombrello difensivo americano. Trump le ha improvvisamente ricordato che ha trascurato i doveri in tema di difesa e ha detto “basta!” L’Europa, risvegliata di botto ma ancora sotto effetto del lungo sonno, pensa di poter tornare al passato, quando ogni Stato contava. Ma con l’attuale globalizzazione, la nostalgia del passato ci rende di fatto irrilevanti. Ogni Stato europeo, di per sé solo, è come una bacchettina di legno in mano a un uomo forte che può “spiezzarci in due” quando vuole[16]. Difficile far sentire la propria voce. Difficile salvarsi da soli[17]. Solo l’unione di più uomini, singolarmente ben più deboli di un uomo forte, possono fronteggiarlo. Questo l’avevano già capito gli antichi. I romani avevano il fascio littorio, cioè un insieme di bacchette legate strettamente in fascio. Questo fascio, che nulla aveva a che fare con le nostre moderne reminiscenze mussoliniane, aveva invece un significato politico ed educativo ben preciso: se uno prende in mano una singola bacchetta la spezza con estrema facilità. Ma se tutte le bacchette sono saldamente legate assieme in un unico fascio è impossibile spezzarle anche se la mano di chi cerca di farlo è molto forte. L’unione fa la forza, ma l’unione chiede una stretta collaborazione.
Finora avevamo delegato agli USA la nostra difesa, e ci siamo fin dimenticati che per difenderci dobbiamo essere in condizione di fermare chi ci attacca; ma soprattutto che la difesa costa, non è gratis[18].
Oggi, per l’Ucraina l’aiuto degli USA (sia in armi fornite gratuitamente o pagate dall’Europa, sia e soprattutto in intelligence) è essenziale. Senza questo aiuto, col solo aiutino europeo che non è in grado di sostituire quello americano (soprattutto a livello di intelligence) l’Ucraina perde. Ne consegue che Zelensky dovrà ingoiare il bicchiere amaro offertogli da Trump, anche se riceverà tante pacche sulle spalle dagli europei.
Il problema però è più grave, perché senza le armi americane, senza la loro tecnologia a nostra difesa dobbiamo capire che neanche noi avremmo avuto tutti questi anni di pace e non avremmo potuto occuparci solo del nostro welfare. Perché potesse continuare quella situazione servivano tre cose: che gli USA avessero la volontà,[19] la capacità e la credibilità di farlo. Tutte e tre le condizioni sembrano venute meno con Trump. Così siamo totalmente impreparati e scoperti, esposti a qualsiasi rischio in un mondo sempre più aggressivo. Le armi non le ama nessuno, se ne farebbe volentieri a meno, ma non si può negare che in circolazione. ci sono aggressori molto famelici, e non riconoscere che in Ucraina c’è un aggressore e un aggredito è rischioso assai.
E qui subentra anche la guerra delle parole, già in atto, e che – a quanto pare - ci vede anche qui perdenti. Ad esempio, sulla guerra in Ucraina, da noi sembra prevalere la versione fornita da Mosca: la Russia non sta invadendo l’Ucraina,[20] ma si sta battendo contro il subdolo Occidente che pian piano ha occupato territori abitati da russi e si è avvicinato pericolosamente ai confini della Russia con vorace appetito;[21] la Russia non ha sequestrato gli oltre 15.000 bambini ucraini, ma li ha portati in Russia per salvarli[22] (anche se questo salvataggio è stato smentito in realtà dall’ordine di cattura a carico di Putin da parte della Corte penale internazionale[23] che però, al pari dell’ONU, dimostra tutta la sua inefficacia). Ora, l’art. II lett. e) della Convenzione del 9 dicembre 1948 – applicata in Italia con l’art.2 della Legge 9 ottobre 1967, n. 962,- prevede espressamente come genocidio il trasferimento forzato di fanciulli da un gruppo ad un altro. Eppure, mentre si grida al genocidio da parte d’Israele, avete sentito qualcuno gridare al genocidio da parte della Russia? No, mai, nonostante qui non si possa minimamente discutere stante la chiarezza del testo legislativo; anzi s’invita l’Ucraina, più debole, ad arrendersi di fronte a chi ha già commesso genocidio. Di nuovo questo fa pensare che i manifestanti nelle nostre strade non gridino “a favore” di qualcuno, ma piuttosto “contro” qualcun altro. Non si spiega altrimenti perché gridino contro il genocidio israeliano in danno dei più deboli palestinesi, ma non contro il genocidio russo.
Si dice che Putin vuole annettersi l’Ucraina, non sterminare il suo popolo. Ma se vuole annettersi uno Stato che negli anni ’90 la Russia aveva già riconosciuto indipendente, se oggi vuole annetterselo dicendo che Russia e Ucraina sono la stessa cosa, anche se gli ucraini non lo sanno e non vogliono saperlo, sì che li annetterà con le buone o con le cattive, non dimostra di voler cancellare la storia e la cultura ucraine, cioè distruggere il popolo ucraina per farlo diventare russo, come ha fatto con i bambini rapiti? E allora non si rientra anche qui sotto un’ulteriore ipotesi di genocidio prevista dall’art.1 della citata Legge n.962/67?[24] Inoltre non è strano che Putin, che continua a costruire armi e a bombardare i civili ucraini, passi per pacifista. L’Europa che per difendersi in futuro (soprattutto in vista del più volte dichiarato disimpegno americano e dell’affermazione russa che siamo in guerra contro di lei) decide di riarmarsi passa per guerrafondaia[25]. Lo slogan soave che ammalia tante orecchie è: evitiamo di pensare a un esercito di difesa, non siamo guerrafondai, non siamo nemici di nessuno, per cui non potrà accaderci niente di male. Questo mi ricorda tanto la storiella della scure e della foresta: “la foresta stava scomparendo ma gli alberi votarono ancora una volta per la scure, che li aveva convinti di essere dei loro perché aveva il manico di legno”.
E tutto questo che sta succedendo, a ben guardare, era già in parte accaduto nei Balcani non molto tempo fa:
- da quella polveriera sono emersi i termini usati ancora oggi: pulizia etnica (Srebrenica) e secessione (parte serba della Bosnia che vuole unirsi alla Serbia, come parte dei russi d’Ucraina volevano unirsi alla Russia);
- Milosevic sosteneva che dove c’è un serbo, lì c’è la Serbia. La stessa cosa sostiene oggi Putin.
- Milosevic sosteneva che bisogna liberare la Croazia degli ustascia; Putin diceva di dover liberare Kiev dai nazisti.
In varie occasioni, soprattutto all’inizio, c’è stata qui da noi una reazione ostile tendente a colpire la letteratura e la musica russa abolendo corsi su scrittori e non mettendo in cartellone musiche di autori del passato che hanno contribuito in maniera rilevante alla cultura europee (ad esempio, Dostoevskij, Čajkovskij). C’è da chiedersi di nuovo: cosa c’entrano questi autori con Putin? E perché additare l’intero popolo russo come colpevole? Non è forse proprio simile atteggiamento ad aver rafforzato la tesi di Putin secondo cui gli occidentali odiano i russi? Ritornerò sul punto parlando della Palestina.
Ulteriore domanda: se i rettori delle università russe sostengono Putin, mentre quelli delle università israeliane hanno contestato formalmente Netanyahu, perché si chiedeva il boicottaggio per i secondi e non per i primi? Questo, di nuovo, mi sembra un po’ contraddittorio, e di nuovo mi fa pensare che i manifestanti non gridino “a favore” della Palestina, ma piuttosto “contro” Israele e contro chi lo sostiene.
In Italia, i più all’inizio hanno condannato a parole l’invasione russa dell’Ucraina, ma poi – sempre i più, - hanno trovato mille argomentazioni per giustificarla. Non è che si confonde il pacifismo con la neutralità, e la solidarietà col giustificazionismo?
È un dato di fatto che l’aggressione militare russa a uno Stato sovrano e indipendente europeo ha messo in discussione i fondamenti della sicurezza europea, e l’Europa – come detto la settimana scorsa, - è in stato semi-soporifero, cioè è latitante. Ma questa inazione non mette a rischio la stessa sovranità europea? Ovviamente, che l’Europa si disintegri va benissimo a coloro che non vogliono un’Europa unita, e preferiscono la sovranità dei singoli Stati europei. Anche su questo punto siamo ormai chiamati a una scelta.
Allo stato, l’Unione europea non ha i mezzi, o la struttura istituzionale per incidere su una tragica deriva che può essere fermata solo con un intervento congiunto e deciso degli USA, gli unici – al momento - (insieme alla Cina) ad avere qualche strumento per condizionare la Russia. Se già adesso l’Europa è irrilevante nell’ambito della politica estera mondiale, non oso immaginare che peso avrà se l’Europa dovesse dissolversi.
Ma cercar di ridar vita a una Europa in grave crisi cardiaca con un defibrillatore marca “pacifista totale” mi sembra ancor più pericoloso per il nostro futuro.
NOTE
[1] Ma perché non dire anche che nel 1864 papa Pio IX nell’Enciclica Quanta cura e nella sua appendice Il Sillabo condanna la libertà di coscienza, di religione e tutte le altre libertà proclamate dal liberismo? Che era automaticamente eretico chi pensava che il papa dovesse riconciliarsi con la civiltà moderna (Sillabo n.80)?
[2] O, come ricorda Carlo Galli, in un suo articolo su “Repubblica” del 5.9.2025, i palestinesi di oggi hanno i tratti di Amalék, la prima tribù che ha mosso guerra agli ebrei nella Terra promessa, i nemici mortali che sono l’incarnazione del Male e che sono stati sterminati per volontà di Dio. Ma questo l’aveva fatto intendere in maniera agghiacciante proprio Netanyhu, parlando ai soldati il 28.10.2023, dicendo loro: “Ricorda ciò che ti ha fatto Amalek” (Dt 23, 17). Amalék, in Esodo 17, è l’archetipo del nemico d’Israele.
[3] Maggi A., Religione del libro o fede nell’uomo, relazione tenuta in Ancona, 2010, in www.studibiblici.it/Scritti/conferenze.
Ricordate il pilota giordano Muath al-Kasasbeh, bruciato vivo in una gabbia dall’Isis nel 2015? Certo, oggi è sconvolgente anche pensare che il patriarca russo Kirill abbia appoggiato l’operazione speciale di Putin contro l’Ucraina.
[4] In www.cathar.info, in www.hisotira.fr, in www.occitania.it e anche altri siti.
[5] Stancati E., Gli ultramontani. Storia dei valdesi in Calabria, ed. Pellegrini, Cosenza, 2008. Cfr. anche www.chiesavaldese.org.
[6] Ruster T., El Dios falsificado, Sígueme, Salamanca 2011, 32s.
[7] O forse crediamo al nichilista Nietzsche, secondo il quale i valori sono solo il sintomo della forza di coloro che li hanno imposti. Perciò i valori occidentali non c’interessano e ben possono essere sostituiti da altri valori di chi ora è più forte e può imporceli.
[8] Ma dovremmo già metterci d’accordo su cosa significa “giustizia”. Il concetto di giustizia che noi prendiamo normalmente come parametro è quello del diritto romano (della giustizia retributiva), ma esso differisce già fortemente da quello biblico, dove la giustizia non consiste nell’imparzialità delle sentenze, ma nella difesa degli inermi, dei deboli, dei poveri, delle vedove, degli orfani (Salmo 72, 1-4; 12-14; Ger 22, 15-16) (Castillo J.M., I poveri e la teologia, ed. Cittadella, Assisi, 2002, 50 e 85).
[9] Per Trump, fare pressione sugli alleati è più semplice che negoziare con i nemici, e ormai più volte Trump ha dimostrato di nutrire maggior simpatia per la Russia che per l’Ucraina (Zafesova A., Ora il fattore tempo è in mano a Mosca, “La Stampa”, 20.X. 25).
[10] Molti di noi non vedono questa politica aggressiva russa, che piace anche a Trump, il quale probabilmente vorrebbe poter agire liberamente come il suo pari: eppure Putin in divisa militare che presenzia alle manovre congiunte in Bielorussia; Lavrov, ministro degli esteri, che si fa vedere in Alaska davanti a Trump con la scritta CCCP (cioè URSS) sulla maglietta. Le minacce dirette alla Nato (più volte Putin ha detto che la Nato è in guerra con la Russia) o l’invio di droni sui cieli europei non sono episodi isolati: sono segnali di una strategia che punta a spostare la linea rossa dall’Ucraina al cuore dell’Europa, a testare la tenuta dell’Alleanza. La giornalista Anna Zafesova, su “La Stampa” del 2.10.2025 ha fatto giustamente notare che mentre l’Europa è divisa su tutto, anche sui metodi da utilizzare per superare le divisioni, la Russia sta mostrando che, se non è ancora in guerra con l’Europa, sta facendo i preparativi per lanciarla.
[11] E, come dice Wole Soyinka, La bella e la bestia, “Repubblica” 23.11.2002, mentre costoro negano agli altri il diritto alla libertà, di espressione, esercitano il loro diritto sotto forma di spargimento di sangue.
[12] Per cui non è vero che bisogna costruire bombe, e che dopo averle costruite viene sempre la voglia di usarle.
[13] Dal Libro V della Guerra del Peloponneso di Tucidide (Traduzione di Ezio Savino), ed. Garzanti, Milano 1974, 372 ss.: riportando l’incontro fra i rappresentanti della minuscola isola di Melo (colonia di origine spartana rimasta fino a quel punto neutrale durante la guerra di Atene contro Sparta, e non disposta a inchinarsi alla potenza imperiale ateniese) e l’ambasceria di Atene (forte del fatto che il suo possente esercito era già sbarcato sull’isola), riporta il tentativo di dialogo da parte dei Meli, i quali pensano che il fatto di essere dalla parte del giusto li salverà, perché avranno la dea-fortuna dalla loro (§ 104). Rispondono cinicamente gli Ateniesi che nel cosmo divino, come in quello umano urge «eterno, trionfante, radicato nel seno stesso della natura, un impulso: a dominare ovunque s’imponga la propria forza. È una legge che non fummo noi a istituire, o ad applicare primi ... l’ereditammo che già era in vigore e la trasmetteremo perenne nel tempo; noi che la rispettiamo, consapevoli che la vostra condotta, o quella di chiunque altro, se salisse a tali vertici di potenza, ricalcherebbe perfettamente il contegno da noi tenuto in questa occasione» (§ 105).
[14] Romano S., Radici cristiane dell’Europa, Erasmo e la Chiesa romana, “Corriere della sera”, 19.6.2013, 41.
[15] Tanto che, come detto la settimana scorsa, non possediamo una difesa in grado di assolvere il proprio compito, il che è presupposto necessario se uno Stato vuol sopravvivere come tale. Senza difesa finiremmo facilmente come la Palestina, per secoli sotto il dominio ottomano, una mera provincia della Turchia, mai diventata Stato autonomo.
[16] È così facile da capire, eppure noi europei non vogliamo ancora capire quello che più di duemila anni fa i romani avevano capito. Così Roma ha battuto i sanniti: messi insieme sarebbero stati più forti di Roma, ma Roma ha attaccato una tribù alla volta, mentre le altre dicevano: “Che c’interessa, Roma non sta mica attaccando noi”.
[17] Non per niente, di nuovo il presidente Mattarella ha chiesto a Cernobbio un salto verso l’unità, perché l’Europa deve recuperare il valore del diritto internazionale, oggi lesionato nel mondo (cfr. il discorso reperibile in https://www.quirinale.it/elementi/138365); purtroppo non sembra che molti altri siano disposti a impegnarsi in questa direzione.
[18] Ci è voluto Trump per ricordarcelo, seppur brutalmente.
[19] Dopo quello che si è visto in Alaska fra Trump e Putin, è chiaro che gli USA, ovvero Trump. continuerà a sorridere quando parlano i capi europei, per poi bellamente ignorarli. Ha fatto grande impressione vedere come nell’ultimo incontro, il presidente americano sia emerso solitario dietro alla sua scrivania, con di fronte i vari leader europei e Zelensky, tutti nella postura di scolaretti. In Alaska Putin ha avuto un trattamento molto diverso. L’applauso infantile (cancellato in fretta e furia dalle Tv occidentali, ma enfatizzato da quelle russe) con cui Trump ha accolto Putin, rendendolo suo pari, resterà nella storia.
[20] Priva di fondamento è anche l’osservazione secondo cui non abbiamo nulla da temere perché la Russia non ha mai aggredito verso occidente, mentre da occidente sono venute le aggressioni nei suoi confronti (da Napoleone a Hitler). Anche la Russia ha anche invaso l'occidente in diverse occasioni:
– L’attacco della Russia alla Prussia orientale nel 1914;
– Il patto Ribbentrop-Molotov del 1939, che ha diviso la Polonia tra Germania e Unione Sovietica, e - visto che c’era,- , l’URSS ha anche annesso gli Stati baltici nel 1940;
– L’invasione della Finlandia nel novembre 1939 (la cd. Guerra d’Inverno), all’esito della quale la Finlandia ha perso la Carelia;
– L’occupazione sovietica dell’Europa orientale dal 1945 al 1989, con repressione delle sollevazioni in Polonia, Ungheria e Cecoslovacchia;
– L’invasione russa dell’Ucraina nel febbraio 2022.
[21] Sicuramente la Russia ha una parte di ragione, perché gli USA non avrebbero accettato che la Russia aprisse delle basi militari a Cuba o in Messico, cioè troppo vicino al suo territorio. Ma forse in passato ha fatto qualcosa di negativo se tutti i suoi ex Sati satelliti sono corsi nella Nato, se solo hanno potuto farlo.
[22] Si parla di 15-20.000 bambini, di cui solo 1629 sono stati fatti rientrare (“Famiglia cristiana” n.40/2025, 21).
[23] Lo Statuto della CPI definisce per la prima volta cosa s’intende per crimini di genocidio (art.6), crimini contro l’umanità (art.7), e crimini di guerra (art. 8). Dopo la Conferenza di revisione di Kampala del 2010, la competenza è stata estesa anche al crimine di aggressione (art. 8-bis), ovvero l’attacco ingiustificato alla sovranità di uno Stato, quando è compiuto in difformità alle previsioni della Carta delle Nazioni Unite.
Il testo della convenzione è reperibile in https://unipd-centrodirittiumani.it/it/strumenti_internazionali/Statuto-della-Corte-Penale-Internazionale-1998/178.
[24] L’articolo recita: “Chiunque, al fine di distruggere in tutto o in parte un gruppo nazionale, etnico, razziale o religioso come tale, commette atti diretti a cagionare lesioni personali gravi a persone appartenenti al gruppo, è punito…”
[25] Non si usa lo stesso metro per la Cina: nessuna reazione davanti alla parata che ha fatto sfoggio di missili atomici; anzi D’Alema, lì presente, ha auspicato che questo riesca a portare pace nel mondo (cfr. quotidiani dei primi di settembre). Insomma, possibile che solo pochi notino che viviamo in un mare di contraddizioni?
Volume di Dario Culot che ripropone in una nuova veste editoriale, ed in un unico libro, molti dei suoi contributi apparsi sul nostro settimanale: https://www.ilpozzodigiacobbe.it/equilibri-precari/gesu-questo-sconosciuto/