Il miracolo del quotidiano, Daniela Claudia Einwaller - tratto da https://www.ucainazionale.eu/news-ucai/il-miracolo-del-quotidiano-di-daniela-prezioso-einwaller/
L’alterità che ci abita
di Stefano Sodaro
Noi ignoriamo la nostra stessa alterità. Non quella che ci viene incontro dall’esterno, ma quella che ci abita, che ci corrode dall’interno, che ci sorprende quando meno ce lo aspettiamo. Freud aveva ragione: l’Io non è padrone a casa propria. Ma questa scoperta, lungi dall’essere liberatoria, ci getta nel lastrico. La pretesa di governare la psiche è insostenibile, e la psiche stessa si rivela un territorio oscuro, inabitabile, che ci fa ribrezzo.
Le cronache ci restituiscono immagini che non vorremmo mai vedere: una madre che uccide il proprio figlio tagliandogli la gola; mariti perbene, affermati professionisti, che il fine settimana pagano decine di migliaia di euro per andare a fare i cecchini intorno a Sarajevo. Non sono mostri, non sono alieni: sono evocazioni paurose, orrorifiche, terrorizzanti, di qualcosa che ci appartiene. Perché sino a lì la nostra umanità può arrivare. Anzi, meglio: sino a lì la nostra psiche può arrivare. E chi scriveva in greco il Nuovo Testamento lo sapeva bene, scegliendo la parola psiché per indicare l’anima: non un soffio innocente, ma un abisso che può contenere tanto la luce quanto l’orrore.
La tragedia è ancora più radicale di quanto si possa pensare. Essa investe in pieno, colpisce in piena faccia, la polarizzazione di agape ed eros. Riconosciamolo: non faranno mai la pace. Non si riconcilieranno mai. L’amore oblativo e l’amore desiderante restano in conflitto, come poli inconciliabili di una tensione che ci attraversa. Eppure una scelta, noi, dobbiamo farla. Non possiamo restare neutrali, non possiamo fingere che la scissione non ci riguardi.
La domanda delle domande, allora, è questa: esiste un erotismo innocente? Possiamo immaginare un desiderio che non sia contaminato dalla violenza, dalla sopraffazione, dall’ombra dell’alterità che ci abita? O dobbiamo accettare che ogni eros porti con sé una colpa originaria, un rischio di distruzione, un residuo di barbarie che nessuna sublimazione potrà mai cancellare?
Non ci è dato rispondere con leggerezza. Ma ci è imposto di guardare in faccia la verità: l’Io non è padrone a casa propria, e la psiche è il teatro di una lotta senza fine. Sta a noi decidere se questa lotta sarà il luogo della nostra rovina o della nostra trasformazione.