Giovedì 8 maggio 2025, ore 21, su Zoom
Giovedì 8 maggio 2025, ore 21, su Zoom
Verso Felice IV, Papa non antipatico a Martina, Melissa e Paola
La storia dei Papi è ricchissima di sorprese alle soglie dell’incredibile.
Felice II è annoverato nella loro lista, ma dovrebbe esserne escluso trattandosi di un cosiddetto “antipapa”, papa illegittimo perché eletto non in conformità alla volontà ecclesiale. Eppure – si era a metà del IV secolo - a lungo venne considerato addirittura un santo, così alterando la serie stessa dei Papi che assunsero il nome di Felice.
Felice V, poi, fu un Amedeo di Savoia – l’VIII, vissuto a metà del XV secolo -, pure antipapa, vedovo e padre di sette figli, che però – dieci anni dopo la sua illegittima elezione, avvenuta al Concilio di Basilea del 1439, benché fosse un laico - accettò l’obbedienza al papa validamente eletto, Nicolò V, che lo nominò cardinale. Si trattò del cosiddetto “piccolo Scisma d’Occidente”.
Ma molto più che la cronologia degli avvicendamenti pontifici, merita riflettere sull’importanza, davvero capitale, che avrebbe un papa intimamente “felice” di ciò che siamo, del mondo, delle donne e degli uomini, sulla scia di Francesco, appena defunto vescovo di Roma.
C’è chi predica che, se i bambini vanno al catechismo volentieri, significa che non hanno compreso cosa sia il catechismo. C’è chi ammonisce a pregare per l’elezione di un Papa, che pur potendoci stare antipatico, sia però conforme alla volontà divina.
A noi invece piacerebbe proprio un papa Felice. Forse più ancora che Clemente. O anche un Papa Agapito, che sarebbe il terzo – Agapito III - (se non sbagliamo). Un papa della felicità, dell’amore. Un papa, dunque, “figlio dei fiori”? Un sessantottino di risulta, fuori tempo? Magari un postmoderno allergico a qualunque dogmatismo e favorevole ad ogni contaminazione culturale? Non sia mai. Vade retro. Anathema sit!
Bene.
Però mente e cuore ci sussurrano altro.
Dal nostro primo editoriale di oggi, ci permettiamo di – per così dire – “estrarre” le figure, ben reali, di tre giovani donne: Martina, Melissa e Paola. Una giurista d’impresa e artista, capace di trasfondere su tela, con i suoi pennelli, l’infinito che si porta dentro; una filosofa ventisettenne di Trieste, studiosa dell’esistenzialismo cristiano, che, ad esempio, sui rapporti tra morale cattolica e contraccezione si esprime come si può leggere qui; Paola, licenziata in teologia fondamentale presso la Pontificia Università Gregoriana, dopo aver conseguito il baccalaureato presso la Facoltà Teologica dell’Italia Settentrionale a Milano. Autrice del contributo dedicato ai “Giovani”, alle pp. 72-77 della pubblicazione, per Queriniana, intitolata Intra omnes. Dal popolo di Dio al conclave, liberamente scaricabile (qui), Paola adotta una chiave di lettura e di analisi della realtà giovanile del tutto diversa dai canovacci triti e ritriti di attempati esperti dell’età del futuro che pullulano dappertutto come se quelle e quei giovani non vivessero un’età presente, adesso, quella di oggi, comune anche a chi giovane non è più.
Martina, Melissa, Paola vivono nello spazio anagrafico che va dai 27 ai 30 anni. Giovani, giovanissime.
Davvero qualcuno, qualcuna, vorrebbe, anche solo ipoteticamente, vedere eletto un papa che stesse antipatico a Martina, Melissa e Paola. E che ce ne facciamo di un Papa così? Lo adoriamo, chiunque sia, quasi fosse una divinità dal sembiante impenetrabile e terribile, cui sacrificare obbedienza e devozione?
Forse – ma solo forse – può aiutare una piccola, piccolissima, annotazione, ci si permetta, “da vaticanista”.
Nel 2013, dopo la rinuncia di Benedetto XVI, ci si affrettò con concitazione ansiogena ad anticipare il più possibile l’entrata nella Sistina, l’inizio del Conclave. Magari lo si ricorderà. Dovette, addirittura, intervenire lo stesso Pontefice ancora regnante, sebbene ormai “ad tempus”, Papa Benedetto appunto, per stabilire, con il Motu Proprio “Normas nonnullas” (qui), «Dato a Roma, presso San Pietro, il giorno 22 del mese di febbraio, nell’anno 2013, ottavo del mio Pontificato» - quindi niente poco di meno che sei giorni prima della cessazione dall’ufficio e dal ministero di Papa -, per stabilire, si diceva, che, qualora fossero stati presenti a Roma tutti i Cardinali elettori, si sarebbe potuto procedere ad aprire il Conclave anche prima dei 15 giorni previsti dalla Costituzione Apostolica Universi Dominici Gregis, di Giovanni Paolo II, che disciplina appunto l’elezione del Vescovo di Roma. Infatti così avvenne: il 12 marzo 2013 i Cardinali entrarono in Sistina, il 13 marzo fu eletto Francesco. Benedetto XVI era cessato il 28 febbraio alle ore 20, come da lui stabilito con teutonica precisione.
Questa volta tanta fretta proprio non si nota, anzi. Sembra quasi si preferisca discutere il più possibile, per potersi conoscere – tra gli Elettori – il più approfonditamente possibile: 133 porporati sono il numero equivalente, più o meno, dei componenti il clero di una diocesi italiana di medie dimensioni, come, ad esempio, proprio Trieste (dove ha sede questo nostro settimanale). 133 preti possono ben conoscersi tra loro, volendo, anche abbastanza presto. E, a ben pensarci, il Collegio Cardinalizio dovrebbe proprio, almeno, simboleggiare “il clero romano”. Nessuna fretta dunque. La felicità va preparata, curata, auspicata, intravista, coccolata ed anche progettata, per quanto umanamente possibile.
C’è una convinzione diffusa: che sì, Felice IV – comunque intenda chiamarsi per davvero – sarà il Papa non antipatico a Martina, Melissa e Paola, così come lo è stato Francesco.
E sarà una benedizione, Anche molto laica.