Le tesi 2, 3 e 4 del vescovo Spong
di Dario Culot
Il Vescovo John Shelby Spong - foto di Scott Griessel, tratta da commons.wikimedia.org
Dice il vescovo anglicano John Shepby Spong - della Chiesa Episcopale - nella sua tesi n. 2: Se Dio non può essere pensato in termini teistici (come si è visto negli articoli del mese scorso) non ha senso concepire Gesù come l’incarnazione della divinità teistica, ancorché nel Credo si ripeta meccanicamente che il Dio soprannaturale ha assunto forma e carne umana senza perdere la sua divinità (“Per noi uomini e per la nostra salvezza discese dal cielo – dove evidentemente viveva vegliando sulla vita della Terra,- e per opera dello Spirito Santo si è incarnato nel seno della Vergine Maria”).
Non mi soffermerò a lungo su questo punto, perché mi permetto di rinviare ben più esaurientemente al mio libro Gesù, questo sconosciuto,[1] in cui ho cercato di spiegare perché non è razionale identificare Gesù come persona divina con natura divina e contemporanea natura umana, senza però essere persona umana.
A mio avviso il cristianesimo non parla di un Dio che è sceso in Terra partendo da un mondo parallelo al nostro, ma di un essere umano come noi, vero uomo dunque, in cui - a differenza di noi - Dio si è fatto profondamente presente e visibile[2]. In quell’essere pienamente umano si è fatto visibile il divino, nel senso che ci ha permesso di vedere uniti l’umano e il divino.
Dunque l’incarnazione non va intesa nel senso che Dio diventa improvvisamente uomo senza smettere di essere Dio. Certo si può ancora usare il termine “incarnazione” che può essere considerato l'apice del coinvolgimento personale di Dio con l'umanità[3]. Con l’incarnazione la divinità fa vedere fin dove può arrivare l’umanità, fa vedere cos’è la pienezza dell’umanità, ma l’uomo resta uomo e Dio resta Dio, senza alcuna confusione come afferma il concilio di Calcedonia. La carne non può convertirsi in un contenitore totale della divinità. Dunque Gesù ci rivela Dio non perché ha natura divina, ma perché è reso così umano da essere la traduzione perfetta che Dio ha dell’uomo. Gesù ha accolto l’azione divina così pienamente da essere costituito uomo completo e da poter così manifestare al meglio Dio in chiave umana: nell’ascolto continuo della Parola, Gesù ha accolto e manifestato la presenza attiva della Parola del Padre in modo talmente fedele da renderla visibile in forma umana. L’incarnazione allora non è una discesa di un essere celeste dal suo mondo trascendente al nostro mondo immanente, ma è rivelazione nella carne umana della perfezione di Dio.
Il soggetto trascendente dell’incarnazione resta Dio, non Gesù; ma in Gesù l’uomo è riuscito a esprimere la potenza della Parola (Verbo) divina. Quindi Gesù è espressione umana del Verbo di Dio che in lui ha preso carne, e con la forza dello Spirito è diventato rivelatore di Dio[4]. Incarnazione significa perciò che la Parola di Dio è riuscita a far fiorire nell’uomo Gesù un’umanità così densa, perfetta e ricca, da farlo diventare immagine visibile di un Dio invisibile, icona di Dio come dice l’inno riportato nella Lettera ai Colossesi (Col 1,15).
Quando nelle Scritture Gesù dice: “Voi siete dèi” (Gv 10, 34; cfr. anche Sal 82, 6), significa che siamo abitati da una dimensione alta, di cielo, nella quale viviamo la relazione con Dio. Questo vuol dire che Dio interviene nella realtà non fuori di noi, ma attraverso di noi esseri umani, come si vede appunto dall’incarnazione di Gesù. Questa consapevolezza ci rende con-creatori, partecipi all’opera di Dio, per cui, quando preghiamo per una situazione che ci sta a cuore, stiamo in realtà pregando di essere noi stessi in grado di agire in modo consono al vero bene[5].
Ma non si può dire che Gesù ci ha salvati perché ci ha riportati a una condizione superiore dalla quale eravamo caduti a causa del peccato di Adamo ed Eva. Non c’è stata alcuna perfezione originale, per cui non ci può essere stata alcuna caduta dalla perfezione originale. Allora non è più accettabile neanche l’idea che Gesù sulla croce abbia pagato il prezzo della nostra caduta per salvarci dal peccato.
Ma nella messa noi sentiamo dire al celebrante, al momento della consacrazione, che il sangue del calice è stato dato da Gesù in remissione dei nostri peccati. È vero, ma nella messa spagnola ho sentire una versione diversa: “questo è il calice del mio sangue, sangue della nuova ed eterna alleanza, che verrà sparso per voi e per tutti gli uomini per illuminare le vostre vite. Fate questo in memoria di me”[6].
Noi esseri umani non siamo il frutto di un atto creativo per cui il primo uomo apparso sulla Terra era uguale a noi: noi siamo il frutto di una lunghissima evoluzione, tanto che condividiamo con i primati il 99% del nostro Dna. Oggi possiamo e dobbiamo dare spiegazioni diverse da quelle del nostro passato religioso, quando non si avevano le conoscenze scientifiche di oggi, e quando – è inutile negarlo - la Chiesa era una struttura di potere e non di servizio.
Dunque (ed è questa la tesi 3 di Spong) la vita tende alla sopravvivenza. Noi uomini non reagiamo bene nei confronti di altri uomini diversi da noi – per aspetto, lingua, religione,- perché li riteniamo ancora una minaccia per la nostra sopravvivenza. Essere umani dunque vuol dire essere limitati da pregiudizi settari, e l’egocentrismo è insito nella nostra biologia. Questa è l’esperienza che ha preso il nome di “peccato originale”, mentre non siamo peccatori caduti da un livello superiore di perfezione, in quanto da sempre siamo esseri umani imperfetti, incompleti. L’antico racconto della Genesi deve essere perciò oggi narrato in modo diverso[7].
La Chiesa, che continua a lamentarsi del fatto che i cattolici hanno perso il senso del peccato originale,[8] continua a sostenere come un mantra che il peccato originale è stato commesso dalla prima coppia creata, e che questo primo peccato dell’uomo (art.397 Catechismo) ricade su tutti noi che già nasciamo tutti peccatori (n.402 Catechismo). Però si può obiettare:
- prima di mangiare il frutto dell’albero della conoscenza, Adamo ed Eva non sapevano cos’era il male, e quindi non potevano peccare se non conoscevano la differenza fra bene e male;
- se Adamo ed Eva era perfetti (e sono decaduti a seguito del peccato originale), com’è che han potuto cadere? Allora non erano così perfetti come c’insegna la Chiesa, perché sono per di più caduti davanti a una tentazione non certamente irresistibile per chi era perfetto.
- Nei 4 Vangeli canonici il peccato originale non esiste,[9] nel senso che Gesù non ne ha mai parlato.
- Come si può ereditare un peccato che non ha caratteristica di colpa personale (n. 405 Catechismo) e dire che per la disobbedienza di Adamo ed Eva tutti sono stati costituiti peccatori (Rm 5, 19)?
- Dire che la colpa di Adamo contamina tutti noi avendoci egli trasmesso il suo peccato in quanto l’unità del genere umano coinvolge tutti gli uomini nel peccato del capostipite (n.403-405 Catechismo) è irrazionale: sarebbe come dire che essendosi Lucifero, il capostipite degli angeli, ribellato a Dio, egli ha reso ribelle la stessa natura degli angeli, per cui si dovrebbe concludere che tutti gli angeli sono diventati diavoli. Ma la Chiesa c’insegna che solo gli angeli che si sono ribellati sono decaduti a diavoli, quindi la responsabilità è individuale e personale, e non si trasmette ad altri.
O, per fare un altro esempio, avendo il capostipite della mia famiglia commesso un omicidio, sia mio padre, sia io, sia i miei figli dobbiamo scontare l’ergastolo per quell’omicidio, in quanto, facendo parte di un unico corpo (ceppo, stirpe) umano e avendo noi ricevuto la stessa natura umana malvagia dal nostro capostipite, è come se quel reato lo avesse commesso ciascuno di noi. Una simile tesi suona piuttosto bizzarra, eppure abbiamo accettato simile dottrina su Adamo ed Eva.
- Distinguere fra peccato con colpa (quello commesso da Adamo ed Eva) e peccato senza colpa (quello che ereditiamo da Adamo ed Eva),[10] contratto per propagazione ma non commesso (n.404 Catechismo)[11] ci fa tornare al punto di partenza: il peccato originale è “contratto” da ogni nuovo nato; ma come? Se ogni peccato grave richiede necessariamente consapevolezza e consenso (perché così dice il n.1857 del Catechismo), se solo il peccato grave ci priva della grazia santificante, se pure il peccato originale ci rende privi di questa santità,[12] come si può continuare a parlare di “peccato” quando manca ogni dolo ed ogni colpa?[13] Qui il neonato, che non è responsabile di alcun peccato, avrebbe peccato (cioè offeso Dio creando un solco d’inimicizia con lo stesso) senza neanche accorgersene. Stiamo chiaramente usando erroneamente lo stesso termine di “peccato” per due concetti completamente diversi. La Chiesa tuona contro chi vuol definire <matrimonio> l’unione fra due persone dello stesso sesso, dovendosi riservare il termine all’unione stabile fra uomo e donna per non creare confusione. Qui, però, la confusione la sta creando la Chiesa, perché senza volontà di peccare non si può parlare di peccato.
- Dire che la Madonna è del tutto esente dal peccato originale, “per singolare grazia e privilegio di Dio onnipotente”[14] ci fa solo pensare che Dio poteva estendere questo privilegio a tutti, ed evitare un sacco di problemi, compresa la morte orrenda di suo figlio.
- La fede cattolica ci obbliga a ritenere che le anime sono state create immediatamente da Dio,[15] ma come può Dio creare l’anima immortale, partecipe della sua natura e, nello stesso tempo, farla nascere già morta (art.403 Catechismo) rispetto alla vita soprannaturale, per di più a causa della colpa di un uomo con cui non abbiamo nulla da spartire?
Insomma cercar di spiegare la fonte del male col peccato originale non è oggi assolutamente convincente, e visto che nessuno è ancora riuscito a spiegare in maniera esauriente l’origine del male, la stessa Chiesa – che si rende conto della pochezza del suo insegnamento, è costretta a dire che il peccato originale resta comunque un mistero che non possiamo comprendere (art.404 Catechismo). Però poi c’impone di credere alla sua costruzione teologica, anche se ha appena detto che non si può comprendere.
Nella tesi 4 il vescovo Spong sostiene l’assoluta incredibilità della nascita verginale di Gesù intesa come biologia letterale.
Sul punto mi permetto di rinviare a quanto ampiamente descritto a p. 197ss. del mio libro Gesù, questo sconosciuto[16]. E per chi non volesse acquistare il libro, quanto meno al mio articolo La verginità della Madonna, nel n.433 del 31.12.2017 di questo giornale. In estrema sintesi, qui ricordo:
- che Paolo parla di Gesù nato dal seme di Davide secondo la carne ((Rm 1, 3). Questo significa che Giuseppe era discendente di Davide, e se Gesù fosse nato senza l’intervento di Giuseppe, ma per intervento soprannaturale di Dio, mai san Paolo – che evidentemente non aveva udito di una nascita verginale,- avrebbe scritto simile frase. Anche per Giovanni, l’ultimo evangelista, Gesù è semplicemente figlio di Giuseppe (Gv 1, 45; 6, 42).
- Marco è il primo evangelista, e anche nel suo scritto degli anni settanta d.C., non si trova alcun racconto della nascita verginale.
- All’epoca si era certi che la madre non aggiungeva nulla alla prole (divina) tranne l’incubazione: solo l’agente maschio doveva essere sostituito con lo spirito divino. Ma una volta scoperto che la donna contribuisce col 50% del patrimonio genetico, anche il prodotto dell’unione fra una divinità e una vergine umana non sarebbe totalmente umano né totalmente divino, ma una fusione metà umana e metà divina. Oggi non c’è alcuna possibilità di conciliare il racconto tradizionale della nascita di Gesù con le nostre conoscenze di biologia[17].
- Per secoli ci è stato insegnato che la storia della vergine trova un preciso riferimento biblico in Is 7, 14: “una vergine concepirà”. Oggi, sempre più teologi hanno capito che il riferimento era sbagliato. Il termine almah è correttamente e finalmente tradotto con ragazza,[18] e non più con vergine (betulah). In ebraico, poi, nella frase c’è un aggettivo e non un verbo al futuro: non concepirà, ma è già incinta (diventerà la madre di Ezzechia), quindi la profezia non può riguardare Gesù.
Dunque, ciò che per noi oggi è cristianesimo tradizionale non era tale nei primi tempi del cristianesimo. Matteo ha scritto il suo vangelo dopo mezzo secolo circa dalla morte di Gesù ed è stato il primo a parlare di nascita soprannaturale; poi, solo dal IV secolo in avanti si è cominciato a fissare la dottrina che oggi conosciamo.
Ma oggi può essere spiegato in maniera diversa il fatto che Gesù aveva in sé qualcosa di divino. Ad es., in Religión Digital del 21.12.2024 Pikaza X., Dios es Verbo, no sustantivo, si sostiene che Maria è incinta del Verbo di Dio, nel senso che di donna/umanità che accoglie dentro di sé il mistero, ricevendo la Parola[19] innanzitutto nella sua mente più che nel suo ventre, apparendo all’esterno come “portatrice del Verbo”, testimone dell’incarnazione che riempie e incendia di vita l’universo intero. Maria riceve e concepisce il Verbo di Dio nel suo ventre in senso totale, nella sua persona, in una gestazione e fecondità divina, cioè al massimo grado di umanità, con Giuseppe al suo fianco.
Solo in tal modo essa appare come donna concreta, tosta, apparendo allo stesso tempo come immagine del popolo d’Israele e dell’umanità intera, in linea con la Donna dell’Apocalisse (Ap 12, 13), arricchita da Dio come madre della nuova umanità. Maria incinta del Verbo divino (cioè della Parola di Dio) mostra l’immagine per cui il suo ventre di donna – che appare in vari salmi e in 2Mac 7 come segno dell’universo,- è fecondato da Dio. Ma Maria non è stata oggetto di possesso o violazione, come pensano molti miti e culti antichi (sappiamo che Baal o Zeus si sono accoppiati con varie donne imponendosi con la loro forza), perché c’è stata una sua piena collaborazione (Lc 1, 26). Il suo “sì” a Dio ha permesso di mettere in marcia la storia divina del mondo. Ma non è stata messa incinta da Dio, dallo Spirito Santo, avendo solo permesso che Dio si facesse carne fra gli uomini, si manifestasse come essere umano, incarnazione di Dio (Lc 1, 1-14). Il Verbo, la Parola di Dio ha posto la sua tenda fra gli uomini, è entrato nella storia degli uomini, manifestandosi in Gesù di Nazareth. Tutti gli uomini che accolgono Dio sono pieni (gravidi) del Verbo divino, anche se Maria ha raggiunto un apice speciale. In un certo senso, l’intera umanità può essere vergine, ma non in senso biologico, bensì nel senso di essere piena di Dio (cfr. Gv 1, 12-13) che non ha creato l’umanità per lasciarla fuori di sé, ma per incarnarsi in essa, com’è avvenuto con Gesù Cristo. E l'azione di Gesù è efficace perché il lui la parola s'identifica pienamente col suo vivere, cioè egli è incarnazione della Parola (Gv 1, 14).
Anche noi, allora, se vogliamo essere discepoli di Gesù, dovremmo vivere con questo atteggiamento di obbedienza-ascolto-accoglienza che col termine tradizionale chiamiamo “fede”[20].
Quanto fin qui detto dimostra come le tesi di Spong trovi ormai ampio consenso fra molti cristiani.
NOTE
[1] Culot D., Gesù, questo sconosciuto, Il Pozzo di Giacobbe, Trapani, 2024.
[2] È ovvio che simile idea si scontra con l’insegnamento impartitoci e più specificamente con la definizione teista di Dio, che a lungo ha inciso anche sulla definizione di Gesù.
[3] Dupuis J., Perché non sono eretico, EMI, Bologna, 2014, 87.
[4] Ecco la necessità dell’intervento dello Spirito che non sarebbe servito se Gesù fosse già Dio.
[5] Rienzi D., Dio rimane, Cittadella, Assisi, 2023, 50). Scrive Clive Staples Lewi (riportato da Ravasi G., Dubito ergo sum, “Famiglia cristiana” n.52/2024, 92): “Spesso diciamo che Dio non risponde alle nostre domande; in realtà siamo noi che non ascoltiamo le sue risposte”.
[6] In spagnolo: “Tomad y bebed todos de él, porque éste es el cáliz de mi Sangre, Sangre de la alianza nueva y eterna, que será derramada por vosotros y por todos los hombres para iluminar vuestras vidas Haced esto en conmemoración mía”
[7] Spong J.S., Incredibile, Mimesis, Milano-Udine, 2020, 107.
[8] McInerny R., Vaticano II, Che cosa è andato storto?, ed Fede&Cultura, 2009, 65.
[9] Mateos J., L’utopia di Gesù, ed. Cittadella, Assisi, 1991, 178.
[10] Lorizio P., Il peccato, la grazia e la nostra libertà, “Famiglia Cristiana”, n. 44/2008, 136.
[11] Risposta n.76 Compendio Catechismo della Chiesa Cattolica, ed. S. Paolo, Cinisello Balsamo (MI), 2005.
[12] Argomentando dai nn.392-396 e 76 Compendio Catechismo della Chiesa Cattolica, ed. S. Paolo, Cinisello Balsamo (MI), 2005.
[13] Anche il n.405 del Catechismo ammette che il peccato originale non dipende da una colpa personale.
[14] La costituzione dogmatica di papa Pio IX Ineffabilis Deus, dell’8.12.1854. La definizione è riportata in AA.VV., Il cristianesimo questo sconosciuto, ed. Didaskaleion, Torino, 1993, 608.
[15] Enciclica Papa Pio XII, Humani generis, 12.8.1950, IV, in www.vatican.va.
[16]È stato giustamente fatto notare che “Se Maria è immacolata” nel senso che non ha macchia di peccato o tendenza ad esso (n.403 Catechismo: la colpa di Adamo ci lascia l’inclinazione al male), come può meritare alcunché?
Più razionale, allora è pensare che “Immacolata Concezione” significhi solo essere in piena comunione con Dio, cosa del resto accettata anche dai musulmani (Cammilleri R., Le lacrime di Maria, ed. Mondadori, Milano, 2013, 88).
Culot D., Gesù, questo sconosciuto, Il Pozzo di Giacobbe, Trapani, 2024.
[17] Spong J.S., Incredibile, Mimesi, Milano-Udine, 2020, 134 e 122s.
[18] Cfr. ad es. sul punto la Bibbia I, progetto e direzione di Enzo Bianchi, Einaudi, Torino, 2021.
[19] Quando si parla di Parola non s’intende un suono della voce, ma sempre - secondo la mentalità orientale - un accadimento: parlare vuol dire far accadere. Ciò significa che in principio c’era l’azione, non il verbo inteso come parola, suono. Il verbo era l’energia e l’informazione che fa incarnare e avverare le cose, il suono primordiale che diventa azione. Gesù dice: “quando dicono ma non fanno sono ipocriti” (Mt 23, 1), cioè quando la parola non fa accadere, allora lì è l’ipocrisia. In questo concetto di Parola ben diverso dal nostro, che non è semplicemente un suono o un significato, ma fa esistere, che si consegna a colui che ascolta, è contenuto tutto il mistero dell’incarnazione.
È interessante notare come la scienza stia scoprendo che, alla base della vita, non c’è solo l’energia e la materia, ma è fondamentale anche l’informazione: emerge con sempre maggior evidenza che la materia visibile è sola la parte più piccola della struttura dell’universo (Biava P.M., Il cancro e la ricerca del senso perduto, ed. Springer, Milano, 2008, 75ss.). L’informazione fra le cellule può essere trasmessa anche attraverso vibrazioni: vuoi vedere che la Bibbia lo sapeva già?
[20] Molari C., commento a Mc 12, 28-34.
Pubblicato il volume di Dario Culot che ripropone in una nuova veste editoriale, ed in un unico libro, molti dei suoi contributi apparsi sul nostro settimanale: https://www.ilpozzodigiacobbe.it/equilibri-precari/gesu-questo-sconosciuto/