Le avventure di Anna Frachialpo e Lina Marnotta
Seconda puntata
Di quando Alma Tritanno incontrò Eubinea Clauc Nomi
di Stefano Sodaro
Three Old Ladies - dipinto di Jēkabs Kazaks (1895 - 1920) - Museo Nazionale d’Arte di Riga - immagine tratta da commons.wikimedia.org
Ogni riferimento a fantasmatiche canoniste resta sempre puramente immaginario, come due settimane fa, in occasione della prima puntata, ogni altro riferimento invece no.
Ricordiamolo: Anna Frachialpo e Lina Marnotta hanno entrambe quasi trent’anni e sono studiose molto attive nel milanese, anzi, per meglio dire, una più centrata in realtà nel bergamasco e l’altra nella Brianza.
Entrambe hanno ben studiato, pur approfondendo accademicamente discipline piuttosto diverse e distanti, il diritto canonico, scomparso ormai in molte università italiane.
Tutte due hanno una personalità magnetica, capace di attirare ammirazione, generare anche quasi timore reverenziale e suscitare curiosità, quando non interessi galanti.
Tra loro, ricordiamo ancora pure questo, non si conoscono, ma si sono trovate, entrambe, ad interrogarsi su un punto molto preciso, specifico, che addirittura potremmo definire un dettaglio erudito - certamente di nicchia che più nicchia non si può - a proposito di una recentissima pubblicazione del Dicastero per le Chiese Orientali. Il documento si trova qui. Abbiamo sinora usato la stessa descrizione di due settimane fa.
Epperò.
Domani, lunedì 24 marzo 2025, ricorreranno i 45 anni esatti dall’omicidio di mons. Oscar Arnulfo Romero, arcivescovo di San Salvador, oggi Santo per la Chiesa Cattolica, ma il cui processo di canonizzazione fu a lungo ostacolato. In effetti era un regime governativo professantesi cattolicissimo il mandante che decretò quella morte, perché ritenuto, il bersaglio da abbattere, un “prete comunista”, peggio ancora: un vescovo comunista.
Le nostre due canoniste, Anna Frachialpo e Lina Marnotta, ne sono affascinate. Sono nate molto dopo quegli anni, ai tempi – piuttosto – della vicenda tutta italiana di Mani Pulite, ma l’America Latina ha incrociate comunque le loro giovani vite. Non foss’altro che per la loro passione politica e sociale, innervata di profondo spirito comunitario (occhio: non “comunista”!).
Oggi incontrano altre due donne che, invece, delle culture d’Oltreoceano e del nostro Sud sono interpreti: Alma Tritanno, trapiantata in Veneto ma di origini siciliane, occhi azzurro cobalto e capelli moro-castani, ed Eubinea Clauc Nomi, di famiglia greca ma poi vissuta a lungo negli Stati Uniti.
La prima sta per sposarsi, la seconda si è impegnata a non farlo per motivazioni personali e spirituali in ambito cristiano, anzi proprio all’interno della Chiesa Cattolica Romana. Eppure, questa seconda, Eubinea Clauc Nomi, non teme di additare la sessuofobia clericale e maschilista come una delle cause della spaventosa odierna incapacità eccllesiale di comprendere quanto siano complesse le sfaccettature del nostro reale post-moderno. Vive da sola, per scelta appunto, ma a nessuno/a verrebbe mai in mente di assegnarle una qualche residualità – o mancanza – affettiva, tutto al contrario. Ha appena partecipato con entusiasmo al seminario annuale del CTI (Coordinamento Teologhe Italiane).
Alma Tritanno sogna il suo prossimo futuro nuziale, ma, anch’ella, quasi specularmente, non ne fa una specie di prigione, di cancello con le porte ben serrate, ma un ingresso nell’eros universale, colmo di amore, di armonia, di riconciliazione. Colmo d’arte, pittorica, letteraria, musicale, persino giuridica – ammesso e non concesso che possa esistere un’ “arte giuridica” -.
Nel cognome di Eubinea il riferimento al dimenticato musicista Klaus Nomi è evidente.
In Alma Tritanno traspaiono passione, grazia, eleganza, cortesia, sincerità seduttiva. Del resto appartiene all’Eparchia bizantina di Piana degli Albanesi.
Il loro confronto con la Chiesa Cattolica di oggi non è facile. Tutti a lodare, nelle chiese, la continenza celibataria, ma poi stupefatti, fino al panico, davanti ad una “virgo” anti-sessuofobica. Tutti ad applaudire la costituzione di nuove famiglie (“fare figli, fare figli”, bisogna!), ma poi sconvolti davanti all’indipendenza, alla autonomia, alla disponibilità all’incontro quale che sia, purché sia rispettoso e gentile, di una futura sposa con chiunque.
Ad Alma Tritanno non torna il rinnovato, recente, approccio revisionista del Prof. Pablo Gefaell, della Pontificia Università della Santa Croce, al tema dell’ordinazione di uomini sposati come presbiteri – e non solo come diaconi – nelle Chiese Cattoliche Orientali. Secondo Gefaell, in buona sostanza, sarebbe l’astensione sessuale il dato primigenio del ministero ecclesiastico ordinato e l’eventuale matrimonio che preceda l’ordinazione costituirebbe una mera concessione, ammessa, peraltro e ad ulteriore conforto di tale tesi, solo in Oriente. In tutta la sua esposizione, per come contenuta nel nuovo, appena uscito, Trattato di diritto canonico orientale per latini, non compare mai neppure un cenno al pronunciamento del Vaticano II nel Decreto Presbyterorum Ordinis, al n. 16. Un po’ troppo, riflette la nostra Alma Tritanno.
Eubinea Clauc Nomi, da parte sua, confronta tale posizione, del docente appartenente all’Opus Dei, con l’ecclesiologia del gesuita José Ignacio González Faus, morto lo scorso 6 marzo. Eubinea ricorda in particolare, di lui, il corposo volume Vicari di Cristo. I poveri nella teologia e nella spiritualità cristiane, pubblicato in traduzione italiana dalla EDB trent’anni fa, nel 1995. La rappresentanza cristologica dei poveri – oggi preciseremmo: e delle povere – cozza frontalmente con il monismo ministeriale cristo-tipico dell’interpretazione di Gefaell. Eppure entrambi sono spagnoli, di medesima provenienza geografico-culturale. Alma Tritanno sa bene, tuttavia, che, pur appartenendo agli stessi mondi, gli orientamenti culturali possono essere estremamente variegati.
Il martirio di mons. Romero ha costituito un punto irrinunciabile di riferimento per la Revista Latinoamericana de Teología, su cui ha scritto frequentemente González Faus, ma non si può dire altrettanto per la storia della Prelatura personale dell’Opus Dei. L’antineoliberismo militante, benché assolutamente di orientamento pastorale, di mons. Romero costitutiva e costituisce un problema insormontabile per i settori tradizionali, e tradizionalisti, della sensibilità cattolica. Non solo cattolici, in realtà, se pensiamo a Trump.
Ci sarebbe ora da parlare di Klaus Nomi, ma Eubinea preferisce rimandare – troppe cose da dire – e Alma Tritanno concorda. Va bene.
Allora, per il momento, buona domenica.
E buona primavera.