Tre voci all’Assemblea, l’evento sinodale di Roma
di Stefano Sodaro
Strange angels - disegno di Rodafà Sosteno
Nota d’autore
I personaggi che seguono sono frutto di invenzione letteraria. I loro nomi derivano da anagrammi di nomi e cognomi reali, utilizzati come tecnica narrativa per evocare voci, tensioni e prospettive. Ogni somiglianza con persone esistenti è da intendersi come coincidenza creativa e non rappresentazione diretta.
Roma, sabato 25 ottobre 2025.
Presso l’Ergife Palace Hotel si è svolta oggi la Terza Assemblea Sinodale della Chiesa Italiana, con oltre 900 partecipanti tra vescovi, delegati diocesani e invitati. È stato approvato il Documento di sintesi del Cammino sinodale, intitolato “Lievito di pace e di speranza”, con 781 voti favorevoli e 28 contrari su 809 votanti. La documentazione è disponibile, in formato pdf, ai link presenti sulla home page dell’odierno numero del nostro settimanale.
In una sala laterale, immaginiamo con fantasia (ma forse non ce ne vuole troppa), tre donne si ritrovano a commentare ciò che hanno ascoltato. Non sono delegate ufficiali, ma osservatrici attente.
Il testo su cui si è votato risulta articolato in 124 proposizioni, suddivise in tre sezioni:
Prima parte: 55 proposizioni
Seconda parte: 37 proposizioni
Terza parte: 32 proposizioni
Tra i temi più discussi:
Inclusione delle persone LGBTQ+
Sostegno contro la violenza di genere, bullismo, femminicidio, omofobia e transfobia
Progetti di ricerca sul diaconato femminile, approvati ma con il maggior numero di voti contrari
Ed ora presentiamo i nostri tre, inventati, personaggi.
EMMA SILONE
Dottoranda in sociologia, triestina con radici calabresi, laica ed inquieta.
“Porto il cognome Silone per gioco, ma anche per destino. Ignazio Silone fu a Trieste nel ’22, redattore de Il Lavoratore, arrestato, sradicato, inviato in Spagna. Un intellettuale in fuga, in cerca di verità.
Io studio la sociologia del dissenso, e qui vedo una Chiesa che tenta di dissociarsi da sé stessa. Parla di inclusione, ma teme la carne. Parla di sinodalità, ma teme il conflitto.
Silone scriveva: ‘La verità è rivoluzionaria’. E questa Assemblea, per quanto sincera, mi sembra ancora troppo diplomatica.”
NITTI TOLSI CELEBRAVA
Monaca benedettina, spirituale e profetica. La seconda parola del suo cognome sembra un programma di vita.
“Il mio nome, Nitti, è un diminutivo affettuoso che mi porto dietro da quando ero novizia. Tolsi Celebrava è il mio doppio cognome, ma anche una sintesi del mio cammino: togliere ciò che è superfluo, celebrare ciò che è essenziale.
Questo documento è un passo. Non una svolta, ma un passo. L’apertura verso le persone LGBTQ+ è un segno di grazia. Il sostegno contro la violenza è un atto di giustizia. Il diaconato femminile? Una ferita che chiede ascolto.
La Chiesa non deve avere paura di fermentare. Il lievito è piccolo, ma trasforma tutto.”
NORMA ATLANTI
Avvocatessa civilista, cattolica credente ma del tutto avulsa da ogni logica e coerenza clericali.
“Non faccio parte di movimenti, associazioni, gruppi di parrocchia. Non frequento cerchie ecclesiali, né mi riconosco nei linguaggi liturgici. Ma credo.
Vivo la fede nel quotidiano: tra udienze, figlio in arrivo, silenzi. E quando sento parlare di sinodalità, mi chiedo: cosa cambia per noi? Per chi non ha voce nei documenti, ma ha fede nel cuore?
Questo sinodo mi incuriosisce. Ma mi sembra ancora troppo autoreferenziale. Vorrei che la Chiesa parlasse anche la mia lingua. Quella della mediazione, della concretezza, della speranza che non ha tempo per le definizioni.”
Tre voci. Tre sguardi. Un’assemblea che prova a camminare.
Forse, proprio in questo dialogo, si celebra il vero volto del sinodo: non l’unanimità, ma la pluralità.