Sulle spalle di ci ha preceduto (2)
di Dario Culot
Elaborazione fantastica IA per questo contributo di Dario Culot: nessun dettaglio è reale
4. La risurrezione di Cristo? Neanche questa è una novità cristiana.
Il dio Baal di Ugharit viene a un certo punto inghiottito dalla morte (Mot) nelle cui fauci finisce come un’oliva arrostita. Lo salva la devota sorella Arat che recupera il cadavere e favorisce la risurrezione. Tornato in vita torna anche a sedersi sul suo trono[1]. Finché Ball era morto anche la terra restava sterile. Solo quando risorge la terra torna feconda.
Analogamente Inanna, dea sumera della fecondità, della bellezza e signora di Urk (la testa di una sua statua è stata fortunosamente recuperata vicino a Bagdad nel settembre 2023, dopo il saccheggio del museo in seguito alla guerra USA-Iraq[2]), era scesa agli inferi per regnare, ma è stata uccisa; è stato poi il saggio dio Enki a risuscitarla.
Anche il dio egiziano Osiride era stato assassinato da Seth, ma poi era risorto.
Analogamente il greco Dionisio, il famoso dio del vino, era stato assassinato dai Titani ma poi anche lui era rinato[3]. Interessante, nella cultura greca, è anche il racconto della morte di Socrate: Critone seguita a credere che Socrate sia quello che fra poco vedrà cadavere. Invece Socrate sostiene che lui non sarà più con i suoi, se ne sarà andato via lontano di qui, beato tra i beati, e quello che seppelliranno sarà solo il suo corpo[4].
Si narra che anche Apollonio di Tiana[5] (filosofo greco del I sec. d.C.). oltre a fare esorcismi e guarigioni, avrebbe resuscitato una giovane sposa: episodio analogo a quello del figlio della vedova di Nain ad opera di Gesù (Lc 7, 11-17)[6].
Insomma, Gesù Cristo è in buona compagnia. L’unica annotazione da fare è che nelle comunità giudeo-cristiane dell’epoca l’annuncio della risurrezione è garantita unicamente da maschi (Cfr. 1Cor 15, 4-7). Ma se leggiamo i vangeli scritti dopo le lettere di Paolo, tutti e quattro gli evangelisti scrivono invece che solo le donne fanno la prima esperienza della Risurrezione quando, al mattino di Pasqua, trovano il sepolcro vuoto. E per l’annuncio che Maria Maddalena farà ai maschi, radunando il gregge disperso, riceverà il titolo di apostola degli apostoli. Però la Chiesa non ha tratto da questo le dovute conseguenze, perché è prevalsa sempre la lettura maschilista e patriarcale delle Scritture.
5. Modellare e dare forma ai corpi con l’argilla era un’attività rituale condivisa dagli dèi e dagli esseri umani (ad esempio, il dio egiziano Khnum plasma gli esseri umani come fa il vasaio).
Anche nella Bibbia Dio plasma l’uomo con la polvere del suolo (con la terra, secondo altre versioni) (Gen 2, 7).
Quando in un testo evangelico apocrifo si racconta di Gesù che modella alcuni uccellini con la creta e poi li fa volare,[7] si è tutti concordi nel ridicolizzare un simile testo e nell’affermare che ci si trova di fronte a un testo di scarsissimo spessore teologico, più idoneo ad accendere la fantasia di bambini. Un testo del genere doveva essere razionalmente estromesso dal canone, e così è stato fatto. Però va detto che simile testo si allacciava chiaramente a una tradizione ben più antica e consolidata.
6. Anche Yhwh, nella Bibbia, ha bisogno di ammantarsi di oggetti vari per incrementare la sua aura divina. Perciò il sommo sacerdote, nel sancta sanctorum, doveva trasfigurarsi con olii e paramenti sacri. Noi abbiamo preso i paramenti dalla Bibbia ebraica, non certo da Gesù, che non li ha mai indossati.
Come infatti aveva fatto il compianto vescovo di Molfetta Tonino Bello il quale, vedendo nei paramenti sacri un simbolo di potere, con “vera anomalia” aveva fondato la sua chiesa sul grembiule,[8] dai vangeli risulta che solo il grembiule - simbolo di servizio – può essere definito come l’unico abito liturgico indossato da Gesù[9] .
Ma quanti di noi resterebbero attoniti se vedessero un prete presenziare all’eucaristia con un grembiule, anziché con i paramenti? Anzi, molti mostrano disappunto se vedono un prete vestito come un borghese, anche quando è fuori della chiesa, come se la tonaca nera che i preti indossavano tradizionalmente in passato fosse stata imposta da Gesù. Ma non è stato proprio Gesù a criticare le lunghe vesti degli scribi e dei farisei (Mt 23, 5) che essi usavano per farsi riconoscere?
Si cerca di vivere come Chiesa tutti insieme come comunità, ma i risultati sono minimi. Ad esempio, noi restiamo perplessi se abbiamo l’occasione di seguire una messa in sud America o in Africa, perché lì i fedeli, invece di restare compunti e composti, si lanciano in danze sfrenate e/o canti che a noi sembrano eccessivi e poco in sintonia con la solennità del momento.
Eppure anche questo viene dalla Bibbia. Il Sal 150, 3-5 invita a canti e balli per lodare Dio, anche con ogni sorta di strumenti musicali. C’è perfino scritto (Ne 8, 9-10) che, dopo aver letto la Parola del Signore, si deve far festa, mangiare e bere.
Per alcuni, dunque, il culto migliore è quello silenzioso, per altri è rumoroso; per alcuni religione e politica vanno separati, per altri, visto che siamo portatori di valori, occorre portarli nel pubblico.
Alla fine, o ingoio (normalizzo) l'altro, o lo vomito (cioè lo espello). Il problema è che nessuno vuol essere assimilato, per cui in teoria una Chiesa fedele alla visione messianica dovrebbe vedere questi gruppi diversi non come parti separate, ma solo diverse, e dalle nostre differenze dovrebbe uscire qualcosa di nuovo accettabile da tutti. Invece, proprio per il timore di essere assimilati succede che, più si approfondisce la relazione con gli altri, e più la stessa diventa difficile.
7. Il Dio del medio-oriente era stato collocato in un posto ben preciso del cielo; gli antichi, cioè, sapevano che le loro divinità venivano dal cielo. Se venivano e andavano, avevano necessariamente un corpo che occupava uno spazio.
Nella Bibbia (Is 66, 1) il Signore dice che il cielo è il suo trono e la Terra è il suo poggiapiedi. Anche l’Arca dell’Alleanza è simbolicamente vista come lo sgabello dove Dio poggia i piedi (1Cr 28, 2; Sal 132, 7).
Ovviamente Dio non può essere un gigante che occupa lo spazio dal cielo alla terra; siamo davanti a un’allegoria[10].
Tuttavia questo ci aiuta a capire perché nei vangeli è vietato invocare in modo blasfemo la Terra nei giuramenti rituali (cfr. Mt 5, 34-37, ove si ripete la concezione biblica), perché anche la Terra, che Dio occupa con i piedi, è sacra. Ma ancor di più è sacro il cielo perché lì abita Dio: nel Deuteronomio (Dt 4,19), scritto fra il VI-V secolo a.C. si raccomanda di non adorare gli astri come fanno altri popoli: “perché alzando gli occhi al cielo e vedendo il sole, la luna, le stelle, tutto l’esercito del cielo, tu non sia trascinato a prostrarti davanti a quelle cose e a servirle, perché Yhwh tuo El è lui il tuo Dio”. Il rapporto fra Dio e spazio viene ripetuto più volte nella Bibbia: ad es. in Ezechiele (Ez 37, 1) la mano del Signore trasporta il profeta in una pianura, e (Ez 37, 9) il suo Spirito viene dai quattro venti, cioè può venire da quattro luoghi diversi. Sempre in Ez 10, 18ss. la gloria di Dio è come un carro che da terra si alza verso il cielo. Nel Salmo 78,23 è indicata “la porta del cielo” per dire poeticamente che la manna viene da Dio: «aprì le porte del cielo; fece piovere su di loro la manna per cibo». E nel Salmo 24 due porte di aprono sull’olam, cioè sul non-conosciuto. Attraverso di esse Yhwh, col suo kavod (tradotto in italiano con ‘gloria’) passa dal cielo alla terra e viceversa. In Gen 28,17 il patriarca Giacobbe dopo la visione della scala che raggiungeva il cielo, esclama: «Questa è la porta del cielo». “Porta del cielo” è l’espressione biblica per indicare la frontiera tra Dio e noi.
Anche Gesù, quando prega il Padre, alza gli occhi al cielo (Gv 11, 41; 17, 1; Mc 7, 34); e anche quando insegna il Padre nostro ai suoi, invoca il Padre nei cieli (Mt 6, 9).
L’idea che Dio si trovi in cielo c’è anche nel Corano, perché nella sura 53, 49 si dice che Allah è il Signore di Sirio. Ora, Sirio fa parte della costellazione Orione, divina già per gli antichi egizi,[11] essendo collegata al dio Osiride, signore dell’aldilà e della risurrezione[12].
Oggi sappiamo che Dio non abita in cielo,[13] sappiamo anche che nessuno si avvicina a Lui salendo in cielo, come nessuno può scendere dal cielo (da Dio) sulla terra. Ma l’idea di Gesù, intrisa della cultura del suo tempo, è giunta fino a noi, tanto che il primo astronauta al mondo, Yuri Gagarin, una volta sparato nello spazio, ha detto: “Ma quassù non vedo alcun Dio”. Aveva ragione, perché Dio non sta in cielo, come invece gli avevano insegnato. Oggi appare più appropriato dire che Dio viene, nel senso che la sua azione diventa concreta nella persona che si apre ed accoglie il suo Spirito. Dio diventa visibile nelle creature che così lo rivelano.
8. Nel mondo antico, le calzature erano simboli di rango elevato e potere. Pensiamo alla parabola del figliol prodigo: quando torna a casa il padre lo restituisce al suo rango e gli fa mettere i calzari (Lc 15, 22). I servi giravano scalzi. Però i piedi scalzi erano anche piedi silenziosi, e i piedi silenziosi erano i piedi del vero devoto quando si avvicinava al proprio dio. I musulmani ancora oggi entrano scalzi nelle loro moschee, perché i piedi erano e sono per alcuni ancora il tipico modo di trasportare l’impurità. Ancora oggi, mostrare in quei Paesi le piante dei piedi è segno di mancanza di rispetto, perché sono considerate sporche. Perciò il lancio di una scarpa impura verso il presidente Bush nel 2008 da parte del giornalista Mutadhar al-Zaidi, da noi fa quasi sogghignare, ma nella cultura orientale è un’offesa gravissima. Se un iraniano osasse compiere un simile gesto nei confronti del leader Khamenei sarebbe quasi di sicuro giustiziato.
La purezza del corpo, poi, aveva tale importanza rituale che i non appartenenti al popolo di Yhwh non potevano avvicinarsi alla dimora del loro Dio inquinando quel luogo sacro (il Tempio) con la loro innata impurità. L'impurità era vista come qualcosa di fisico che contagiava: come noi oggi chiediamo all'amico che ha l'influenza di non starci troppo vicino perché abbiamo paura di essere contagiati dai suoi germi, così gli antichi erano convinti di poter essere contagiati dall'impurità degli altri.
Dio era il puro per eccellenza, sì che solo chi era puro poteva essere in comunione con Dio. Neanche i cattolici sono rimasti esenti da questa idea di fondo. Cosa si è fatto per secoli come primo gesto entrando in chiesa? S’immergevano le dita della mano destra nell’acquasantiera, e ci si faceva il segno della croce. Il gesto deriva chiaramente da questa tradizione antica, secondo la quale bisogna in qualche modo purificarsi con l’acqua prima di cercare il contatto con Dio. Il contatto diretto con Dio non è permesso all’uomo, che deve farlo precedere da un rito di purificazione. Analogamente il prete sull’altare si lava la punta delle dita prima della consacrazione. Oggi l’acquasantiera è normalmente senz’acqua perché – col covid - ci si è accorti che l’acqua ferma è un ricettacolo di germi. Ma l’idea di allora è rimasta radicata per secoli come gesto liturgico anche se si era ormai perso il significato originale del gesto, tanto che molti fedeli si segnavano anche nel momento dell’uscita, cioè quando si allontanavano da Dio per rientrare nel mondo profano e impuro. Cioè seguivano pappagallescamente un rito senza averne compreso il significato.
La donna poi era particolarmente sfortunata perché in una religione creata da maschi era quasi costantemente impura: lo era quando aveva le mestruazioni (e perdendo sangue che è vita, è come se perdesse la vita; per Lv 15, 19 anche chi tocca la donna mestruata, o tocca un oggetto da lei toccato, resta impuro; addirittura per Lv 20, 18 l’uomo che si unisce con donna mestruata deve essere eliminato dalla comunità). Era impura poi perché aveva rapporti sessuali (anche se sposati, marito e moglie che hanno avuto rapporti restavano impuri fino a sera: Lv 15,18). Era impura anche quando partoriva (e in tal caso era impura più a lungo se partoriva una femmina: Lv 12, 2-5). Per questa sua impurità la donna non poteva entrare nel Tempio di Gerusalemme, ma solo nel cortile. Però ricordo anche che fino al 1971 (lo ricordo perché è successo ancora a mia moglie), anche qui da noi la donna che aveva partorito non poteva entrare in chiesa se prima non era stata purificata sul sagrato dal sacerdote. La nascita meravigliosa e misteriosa di un bambino rendeva impura non solo la donna ebrea, ma anche quella cattolica.
Perciò è un dato di fatto che, per quasi duemila anni, la Chiesa ha insegnato che l’uomo deve aspirare a salire e disprezzare l’impura e vile materia: basta ricordare che per questo motivo, fino al concilio Vaticano II, marito e moglie che avevano appena fatto l’amore non potevano accostarsi all'eucarestia, e ancora si discuteva[14] se il maschio che aveva avuto una polluzione notturna poteva accostarsi, la mattina dopo, alla comunione. Ovviamente tutto questo derivava dalla Bibbia: l’uomo che ha eiaculato resta di per sé impuro fino a sera (Lv 22, 6).
9. Già per i greci i dèmoni erano figli bastardi di dèi e madri umane[15]. Anche stando alla Bibbia, un gruppo di divinità minori note come i Figli di Dio (ossia i membri del concilio divino di Yhwh) si sono a un certo punto accoppiate con donne terrene e così sono nati i giganti. Dio, scioccato da simile malvagità, ha punito i mortali dapprima riducendo la durata della vita a 120 anni, poi col diluvio universale (Gen 6, 2-7).
Nel Primo Libro di Enoch degli emissari di Dio (che sono gli angeli) hanno fatto sesso con una specie diversa. Anche qui i giganti, nati da questa relazione, cercano di distruggere gli esseri umani e Dio monda tutto il Creato col diluvio. Questa reminiscenza torna visibile in Paolo, il quale ricorda che le donne profetizzavano “a motivo degli angeli” (fatto richiamato in 2Pt 2, 4-5; Giuda 6).
Gli antichi racconti non si sono persi del tutto neanche col cristianesimo, anche se non si mai spiegato come esseri spirituali potevano oggettivamente avere rapporti con esseri materiali.
10. Il dovere di nutrire gli dèi (con carne e altri prodotti alimentari) era essenziale per il benessere cosmico.
Lo descrive il vaso in alabastro di Uruk (3100 a.C.) fatto a pezzi nel museo nazionale irakeno nella guerra del 2003 e restaurato, essendo stati fortunosamente recuperati tutti i frammenti.
Il primo uomo viene fatto (non creato dal nulla) dal dio babilonese Marduk perché faccia fatica al posto degli dèi e gli dèi abbiano così abbondante tempo libero. Tutto il libro della Genesi appare come una versione breve di racconti medio-orientali sumeri e babilonesi sulla creazione dell’uomo e sui problemi che gli uomini hanno avuto da subito.
Anche Yhwh, prima di fare l’uomo col fango aveva piantato il giardino dell’Eden; in quel momento non c’era nessun uomo che lavorasse la terra. Così aveva posto l’uomo nel giardino perché lo coltivasse e lo custodisse: il primo uomo, dunque, è il giardiniere di Dio (Gen 2, 15). Dunque quello del giardiniere è il mestiere più antico del mondo.
In seguito Adamo ed Eva fanno due figli, e Dio rifiuta l’offerta di Caino[16] perché non gli ha presentato le primizie del raccolto; offre solo frutti del suolo. Non è vero che Dio preferisce la carne, ma Abele gli sacrifica i primogeniti, e Caino no.
Consumare cibo divino (il frutto proibito) come hanno fatto Adamo ed Eva, o servire la porzione sbagliata di cibo (come ha fatto Caino) significa voler confondere il piano divino da quello umano.
11. Gli dèi e anche il Dio biblico hanno una luminosità spaventosa, e anche i messaggeri celesti di Dio sono esseri luminosi.
Per indicare la divinità di Cristo (contro la tesi di Ario che lo pensava solo come uomo) si parla nel Credo di Luce da Luce, Dio vero da Dio vero. La luminescenza divina, che all’inizio caratterizzava i corpi degli dèi cominciò ad essere sprigionata anche da Gesù. Pure Paolo viene convertito con un bagliore di luce. Il cristiano, cioè, cammina nella luce.
Quando Pietro prende l’iniziativa non in un’ottica comunitaria e di servizio, ma in un’ottica egoistica e personale e dice: «io vado a pescare», gli altri gli vanno dietro, ma seguono Pietro invece di seguire Gesù, e quando non si segue Gesù il risultato è il fallimento totale. Quella notte non prendono niente (Gv 21, 3) anche se sulla barca ci sono pescatori professionisti. La notte è l’assenza di luce, ma è soprattutto la mancanza di Gesù senza il quale non si può operare (Gv 9, 4). Però Gesù non abbandona i suoi, si presenta all’alba, sul far del giorno, perché Gesù è la luce del mondo. A quel punto rinnova l’invito alla collaborazione, li rimanda a pescare e questa volta tornano con una gran quantità di pesci (Gv 21, 8).
In contrapposizione le forze demoniache sono forze dell’oscurità. Giuda esce nella notte per andare a tradire Gesù (Gv 13, 30), e Gesù viene arrestato di notte (Gv 18, 3). Ed ecco la preghiera di Fr. Rogèr della comunità di Taizé: “Gesù Cristo, noi non vorremmo mai scegliere l’oscurità. La tua luce è Vangelo. La tua presenza è compassione. Gesù, luce del mio cuore, non lasciare che le mie tenebre mi parlino”. E ben prima di lui un pilastro della Chiesa aveva scritto: “Signore, non permettere che le mie oscurità mi parlino”[17].
Dunque, il male e il peccato appartengono all’oscurità. Già nel I secolo (cfr. lettera di Barnaba, reperibile su internet) due sono le vie che si pongono davanti al credente: quella della luce, cioè degli angeli, e quella delle tenebre, cioè del diavolo. La via delle tenebre è detta anche la via del nero, e a sua volta il diavolo è nero. Ancorché questa lettera non faccia parte del canone, essa ha avuto grande influenza nel cristianesimo, tanto che (verso il IV secolo) si è cominciato ad associare la pelle nera all’oscurità[18]. Ricordo di aver letto che san Girolamo parlava degli etiopi anneriti dal peccato i quali dovevano lavarsi e mondarsi per tornare bianchi. L’immagine razziale del Cristo, come europeo dalla pelle bianca, si è affermata così nell’arte occidentale ed è poi diventa strumento di servizio al potere politico, allo sfruttamento del pianeta e all’oppressione di chi non ha la pelle bianca. Poi, appena verso il XV secolo, anche Cam è diventato nero e capostipite dei neri, e si spiega la sua condanna da parte di Noè perché l’ha visto nudo (Gen 9, 18-27), anche se il racconto non parla affatto di pelle nera.
12. Dunque, in origine anche il Dio biblico ha un corpo, come gli dèi delle altre religioni. Ad es. Baal ha la voce tonante che fa paura fin alle montagne. Yhwh non è da meno (Sal 29, 3-7; Es 20, 18), e se parla, gli israeliti temono di morire. Il Dio reale della Bibbia era allora simile a un’antica divinità levantina i cui passi scuotevano la terra, la cui voce tuonava nei cieli e la cui bellezza e luminosità accecavano i suoi devoti. Era un dio che piangeva, parlava, dormiva e che teneva il broncio. Un dio che provava emozioni, combatteva, a volte falliva e a volte trionfava. Un dio che rispecchiava il meglio e il peggio di noi esseri umani. Un dio, dunque, fatto a nostra immagine e somiglianza.
E quando si sostiene che sono gli esseri umani ad essere stati creati a immagine e somiglianza di questo Dio (Gen 1, 26), c’è anche una corrispondenza corporea e sociale che garantisce agli esseri umani uno status speciale nel cosmo, perché i loro corpi a forma di dio li collocavano automaticamente in una posizione superiore al resto del creato.
Solo più tardi ha prevalso la trascendenza e quindi l’immaterialità di Dio, il che impedisce di comprenderlo attraverso i sensi, e anche attraverso il ragionamento: la natura della trascendenza non è possedibile prima ancora di non essere conoscibile. Dunque, via le mani da ciò che chiamiamo Dio. Non nominare il nome di Dio invano, cioè non farne strumento del tuo volere, di usarlo a scopi politici, di metterlo sulle proprie bandiere[19].
In seguito il cristianesimo ha rimarcato la separazione del divino dal materiale, dello spirito dalla materia, per cui il corpo ha definitivamente cessato di essere un punto di corrispondenza tra Dio e gli esseri umani. Anzi, lo stesso corpo di Dio, via via scomparso, è diventato solo pneuma, pneuma vivificante, ossia una sostanza cosmica incorporea e immateriale. Sparendo il corpo resta solo il soffio. E in effetti, il termine usato da Paolo, pneuma, significava sia soffio, sia vento. E la colomba (simbolo dello Spirito Santo) dà a sua volta l’idea che l’aria si sposti grazie al battito delle ali. Come corpo resta comunque il Cristo incarnato. E in Giovanni il santo pneuma che penetra nei corpi dei discepoli è il respiro di Cristo (Gv 20, 22: ricevete lo spirito santo).
Nelle comunità dei seguaci di Gesù, dopo la risurrezione, arriva la potente espirazione di Dio: un vento impetuoso arriva per Pentecoste (At 2, 2).
Inoltre, come il Padre risuscita i morti e dà la vita, così anche il Figlio dà vita a chi egli vuole (Gv 5, 21). Come Gesù imita Dio, così i cristiani imitano Gesù perché con l’imposizione delle mani pensano di trasmettere questo pneuma (Mc 16, 18; At 13, 3; 1Tm 4, 14). Del resto l’imposizione delle mani è un atto liturgico che già esisteva nella Bibbia (Gen 48, 14s.; Nm 8, 10; Nm 27, 18ss.; Dt 34, 9). Però nel cristianesimo questo atto è stato inopinatamente riservato ai chierici e non ai laici.
NOTE
[1] Tratto da KTU, Die keilalphabetischen Texte aus Ugarit.
[2] Il saccheggio è avvenuto ad opera di autoctoni. Infatti gli americani entrati a Bagdad, avevano fatto immediatamente presidiare i ministeri del petrolio e degli interni, ma non i musei.
[3] Carruesco J., L’Egitto e le radici della Grecia, “Storica – National Geographic n.77/2015, 30.
[4] Platone, Fedone, LXIV c-e
[5] Philostratus, Vita Apollonii, 4, 45.
[6] Penna R., Gesù di Nazaret nelle culture del suo tempo, ed. EDB, Bologna, 2012, 144s.
[7] Vangelo dell’infanzia arabo-siriaco, XXXVI, in Vangeli apocrifi, Giunti, Firenze, 2006, 106; con i richiami anche a Pseudo –Tommaso e Pseudo-Matteo. Vedasi anche il Protovangelo di Giacomo.
[8] Cfr. blog di apologetica cattolica del 16.2.2012, in www.pontifex.roma.it.
[9] Di Santo G., La messa non è finita, ed. Rizzoli, Milano, 2012: “Non è il grembiule l’unico abito liturgico indossato da Gesù secondo i Vangeli?”.
[10] Origene, Homiliae in Genesim, 1.13.
[11] Si sa che c’è una correlazione fra la cintura di Orione e le piramidi di Giza.
[12] La prima apparizione di questa costellazione nel cielo orientale all’alba, dopo un periodo di invisibilità, coincideva con il solstizio d’estate e l’inizio della piena del Nilo, evento vitale per l’agricoltura e la prosperità dell’Egitto. Orione, quindi, rappresentava un simbolo di rinascita, fertilità e ritorno alla vita, concetti profondamente radicati nelle credenze egizie sull’aldilà.
[13] Già Meister Eckhart diceva che è sbagliato pensare che Dio sta in cielo (Eckhart, I sermoni, Paoline, Milano, 2002, 115 - Sermone n.6: "Molte persone s'immaginano Dio lassù e noi quaggiù. Non è così. Io e Dio siamo uno. Con la conoscenza accolgo Dio in me; con l'amore penetro in lui".
[14] Tommaso d’Aquino, Summa Theologicae, III, 79, 7, in www.documentacatholicaomnia.eu.: “La copula coniugale, quando è senza peccato, ossia quando si compie per la generazione della prole o per rendere il debito, non impedisce la comunione eucaristica se non nella misura in cui la impedisce, come si è detto, la polluzione notturna avvenuta senza peccato, ossia per la sozzura del corpo e per la distrazione della mente”.
[15] Platone, Apologia di Socrate, XVd.
[16] Cfr. Dt 26, 10s.
[17] Sant'Agostino, Le Confessioni, 12, 10.
[18] I romani erano venuti in contatto con i neri d’Africa ai tempi delle guerre cartaginesi, ma non si era instaurato in allora alcun razzismo. Fu solo verso il III secolo d.C. che si consolidò l’associazione tra il colore nero, l’aspetto dell’etiope e il diavolo, e probabilmente perché fu quello il periodo in cui le popolazioni «etiopi» che vivevano a sud est della Nubia cominciarono a essere percepite come una minaccia, soprattutto nell’Egitto romano. Anche allora le immigrazioni facevano paura.
[19] De Monticelli R., Umanità violata, Laterza, Bari-Roma, 2024, 49 e 104.
Pubblicato il volume di Dario Culot che ripropone in una nuova veste editoriale, ed in un unico libro, molti dei suoi contributi apparsi sul nostro settimanale: https://www.ilpozzodigiacobbe.it/equilibri-precari/gesu-questo-sconosciuto/