Trasfigurare
Quante persone iniziano nel cuore dell’estate a ripensare la propria vita?
Un temporale improvviso che trasforma l’aria e la terra, un incontro inaspettato in un luogo di villeggiatura, delle giornate da dedicare alle manutenzioni in cui saltano fuori vecchie foto o oggetti dimenticati per mesi o per anni… C’è chi approfitta delle lunghe giornate per viaggi o per esercizi spirituali, per tornare sulla tomba di un caro che non si visitava da tempo o per fare quelle telefonate da tanto rimandate. Se non si disperde la sensazione che nasce si scopre presto che è il profondo di sé che reagisce allo scorrere e sempre farsi nuovo della vita, degli incontri. Sì, ma verso dove?
Per ascoltare davvero è importante uscire da ritmi e scenari consueti per esporsi alla possibilità. Perciò è significativo che la festa della Trasfigurazione venga celebrata, ancorché spessissimo in sordina, in un giorno feriale, all’inizio del mese di agosto, perché essa suggerisce ogni volta nuove piste da esplorare nelle settimane che seguono.
I vangeli sinottici che ci propongono questo passaggio della vita di Gesù con diverse sottolineature ci raccontano il chiarimento di un “verso dove” suo e della sua missione, che chiede una maturazione anche ai suoi discepoli, di allora e di sempre.
Si tratta di ripensare andando in profondità; di ritrovare ciò che era perduto o dimenticato per rintracciare sé stessi; di scoprire un modo luminoso di essere cristiani in questo tempo che ci è dato di vivere. Si può sperimentare l’attrazione per una riflessione simile, ma anche la non immediatezza dell’esito che può incutere trepidazione.
Nella versione di Matteo (17,1-8), nonostante si salga in alta montagna per avere una vista più vasta, ci ritroviamo immersi nell’ombra di una nube che suscita timore. Matteo cesella dei dettagli che richiamano nei suoi lettori la rivelazione del Sinai: il monte, la presenza di Mosè, la manifestazione divina, la nube.
L’invisibile luce che abita il corpo di Gesù (cfr. Col 2,9: «È in lui che abita corporalmente tutta la pienezza della divinità»), nella versione di Matteo finisce per irradiare dal volto divenuto come il sole fino a rendere splendenti le sue vesti e – immaginiamo – tutto ciò su cui si posa.
Come i volti di Mosè ed Elia che conversano con lui. A Mosè era già accaduto: «Quando Mosè scese dal monte Sinai… non sapeva che la pelle del suo viso era diventata raggiante, poiché aveva conversato con lui» (Es 34,29). Elia aveva portato la luce della parola divina nel fuoco delle sue parole profetiche: «sorse Elia profeta, come un fuoco; la sua parola bruciava come fiaccola» (Sir 48,1).
Un’immagine che si fa profezia per i discepoli presenti e futuri e la Chiesa tutta, secondo quel mysterium lunae di cui parlavano i padri: come la luna riflette la luce del sole, così la Chiesa se resta rivolta al Sole che è Cristo, Luce delle genti.
Matteo insiste su questo dettaglio che rende luminosa persino la nube.
Mi sembra un invito a non lasciarsi intimorire dalle oscurità della vita, della fede, del tempo. Uno stimolo a riconoscere nella oscurità stessa che espone alla confusione o allo sconforto un segno della presenza del Signore, ancora in analogia all’esperienza dell’Esodo: «La gloria del Signore venne a dimorare sul monte Sinai e la nube lo coprì per sei giorni» (Es 24,16). Quanto accade al Sinai, accade nel Tempio mobile nel deserto: «Allora la nube coprì la tenda del convegno e la gloria del Signore riempì la Dimora» (Es 40,34); e accade anche sul monte nel corpo trasfigurato di Gesù e attorno a quello dei presenti.
Si può allora ascoltare la voce che descrive Gesù come il Figlio associato alla missione del Messia (Sal 2,7), l’Amato come Isacco (Gen 22,2), nel quale il Signore si compiace come nel Servo annunciato da Isaia (Is 42,1), da ascoltare come il profeta, il nuovo Mosè atteso (Dt 18,15). È come una sintesi della storia della salvezza che può riconoscere solo chi è consapevole delle radici ebraiche della propria fede. Una sintesi per rilanciare il cammino.
La “metamorfosi” (traduzione letterale di “trasfigurazione”) che vorremmo vedere nel mondo o nelle nostre vite personali inizia così: ascoltando la voce che chiama ogni essere umano “figlio/a amato/a”, degno di portare una parola e una missione. Trasfigurare le nostre paure significa affrontarle, trasfigurare le nostre storie significa riconoscere in esse la presenza fedele di Colui che rende luminosi i volti e fiammeggianti le parole.
Negli errori, nei dubbi, nelle situazioni di conflitto che sembrano senza via d’uscita, si tratta di continuare a pregare, cioè a cercare nella Legge e nei Profeti (e magari anche in un quotidiano), quanto parla di Gesù, a partire dal vangelo a noi consegnato, così da trasfigurare le nostre vie in quelle del Signore e camminare insieme a lui in esse.