Elaborazione IA di pura fantasia, nessun personaggio è reale
Elaborazione IA di pura fantasia, nessun personaggio è reale
Intra omnes, ergo etiam: Alexia, Ancilla, Martina, Melixa et Paula
Per capire qualcosa di questo titolo ai limiti dell’assurdo – ne conveniamo, e neppure Lina Wertmüller potrebbe accorrere in soccorso -, sarebbe comodo semplicemente rinviare all’editoriale di domenica scorsa.
Forse l’esordio più appropriato per le considerazioni odierne, quasi un contesto lessicale che possa meglio incorniciare la nostra stramba epigrafe, sta però in un auspicio, un augurio, un appello – non si saprebbe come meglio definirlo -, pur essi tuttavia sotto la luce fioca del nonsense: trionfi l’onnigamia!
Forse è addirittura una specie di invocazione. Che significa, però?
Esce proprio questo sabato 3 maggio, per iniziativa editoriale di Queriniana, una pubblicazione digitale, scaricabile gratuitamente, dal titolo Intra omnes. Dal popolo di Dio al conclave, cui partecipano nomi insigni della teologia italiana, tra cui la Vicepresidente dell’Associazione Culturale “Casa Alta” Paola Franchina, curatrice della rubrica “Aprire spazi”, presente ogni settimana all’interno del nostro giornale.
Una strana giaculatoria, frutto di un devozionismo alquanto stucchevole, ripete che sarebbe indifferente chi da mercoledì prossimo i Cardinali decidano, in Conclave, di eleggere Papa: il Papa è il Papa e merita indiscutibile obbedienza e ammirazione, chiunque egli sia.
A parte il fatto che non pare sia accaduto così con Francesco, vituperato quanto mai in modi neanche minimamente paragonabili a qualsiasi critica rivolta ad un Pontefice suo predecessore (forse Alessandro VI Borgia, chissà…), una simile adesione alla figura del Vescovo di Roma a prescindere dalla sua propria identità anagrafica è una sostanziale idolatria, che travisa e devia il significato teologico dell’ufficio petrino, come si dice.
Mercoledì 7 maggio, verosimilmente verso le 17:30/18, il Maestro delle Celebrazioni Liturgiche Pontificie, l’arcivescovo Diego Giovanni Ravelli, alle porte della Cappella Sistina, intimerà il solenne, asciuttissimo, “Extra omnes”, ordinando – con perentoria gentilezza cerimoniale – l’uscita immediata di chiunque non abbia titolo per, uno, presenziare all’apertura delle operazioni elettorali, ciò che è consentito ad un numero estremamente esiguo di ecclesiastici non cardinali, e, due, per procedere alla votazione, ciò che, invece, non può vedere nessun altro presente nella Sistina, tranne i soli Cardinali Elettori.
Si può commentare: “un club esclusivo” di persone che comunque non hanno meno di 45 anni. Tutti maschi, tutti celibi.
Tuttavia, l’Extra omnes ha un effetto di simbolico paradosso e contraccolpo, catapultando all’interno – intra – della vita concreta della Chiesa e del Mondo chi non ha alcuno scranno in Sistina. Cioè: non si ha un travaso di Chiesa e di Mondo dentro pochi metri quadrati affrescati a Roma da Michelangelo, mentre al di fuori vive una profanità irrilevante e irresponsabile. È vero esattamente il contrario. I Cardinali sono elettori e il Papa è il Vescovo di Roma proprio perché la Chiesa, quale realtà teologica, così vuole. Lo insegna il Vaticano II infatti: la Chiesa è il Popolo di Dio. Ma il Popolo di Dio non può mai e poi mai ridursi a 133 Cardinali che eleggono il Papa. Sarebbe una bestemmia.
Dunque, di necessità, nel Conclave entra la vita tutta. Vi entrano, alla latina: “Alexia”, laicissima e competentissima avvocato donna e madre di famiglia; “Ancilla”, giovane – altrettanto laicissima – ideatrice geniale di percorsi alternativi; “Martina”, trentenne giurista d’impresa, felicissima promessa sposa e universalmente ammirata per la sua competenza; “Melixa”, giovanissima filosofa esistenzialista al confine dei mondi; e “Paula”, altrettanto giovane teologa – né suora, né madre di famiglia, né sposa -. Insomma, entra, deve entrare, in Conclave, la vita vera, intera, la vita normale, la vita di tutte e di tutti. Soprattutto di tutte.
Una vita in cui, in particolare, nonostante ogni avversità, incertezza, dubbio, dolore, persino disperazione, l’amore ha la parola centrale, definitiva, assoluta, decisiva. Con un’avvertenza: che non ci sono però amori e amori, “amicizie” e “amori”, che sarebbero ben più – e altro – dell’amicizia, legami esclusivi e affetti relativi, giochi amorosi superficiali e abbandoni effusivi “seri”. No. Per niente. Alla scuola di Agostino: “Ama e fa’ ciò che vuoi”, purché, appunto, di amore si tratti. E qui le cose, da semplici semplici, facili facili, si fanno complesse: una categoria, quella della complessità, da tempo negletta. L’Amore è semplice perché è complesso. Il suo surrogato, la sua contraffazione, è complicata, tenebrosa, perché è semplicistica. Le dinamiche di gelosia, controllo, appropriazione, incertezza, fino al consenso sessuale o alla tragica sua assenza, cortocircuitano proprio dentro un impazzimento di amori camuffati.
Intra omnes, tutte!
Intra, vita tota. Intra, omnigamia.
Che cos’è l’onnigamia?
È la possibilità, o la capacità, di “matrimonializzare” la vita intera, di “gamicizzare” l’intera esistenza. Si dice che erotizzare l’amicizia, ad esempio, sia una perversione. Che una scissione tra erotismo e amicizia sia irrinunciabile e incomponibile, ma questa specie di dogma laico si trasforma in una specie di luogo comune moralistico, molto perbenista e molto funzionale agli assetti di potere, per cui le emozioni più profonde e coinvolgenti devono essere soltanto o bianche o nere, ben controllabili, mentre la scala cromatica dell’espressione del volersi bene è infinita ma misconosciuta.
Un amore senza eros è un amore inesistente, epperò le manifestazioni erotiche possono essere le più varie e multicolorate, tutte lecite purché tutte condivise, consensuali, ricercate assieme, senza esclusivismi e desideri di possessi.
Onnigamia è il contrario di gelosia. Prossimità, dunque, con, ad esempio, il poliamore? Può darsi, ma può darsi anche di no. Anzi, a ben pensarci, proprio no. Perché l’onnigamia è, prima di tutto, uno spazio interiore di accoglienza della complessità amorosa, senza sconti in nome di presunte esigenze di trasparenza, o verità, o fedeltà. L’onnigamia sta in disparte, non abbaglia, non ha pretese e diritti, può essere subito fraintesa, con estrema facilità e con grande plauso di molti, moltissimi.
“Intra omnes, Alexia, Ancilla, Martina, Melixa et Paula”: se la Chiesa, con il nuovo Papa a suo capo visibile, non ascolterà le vostre voci, anche quando restano silenziose, anche quando lasciano spazi ad altre espressioni, di rabbia, di gioia, di attesa, di frustrazione, se la Chiesa non vi ascolterà, significa che si sarà spenta la sua stessa capacità di farsi “lumen gentium”. E sarà la “total eclipse” di cui cantava Klaus Nomi. Speriamo di no, proprio di no.
E che l’Habemus Papam sia inizio d’estate dopo la primavera di Francesco
Buona domenica.