Tutte le immagini sotto sono create tramite IA e non corrispondono ad alcuna persona reale, tranne la prima che vuole essere una reinterpretazione artistica di un possibile ritratto di Luciana Castellina
Il bacio come atto politico
Luciana Castellina e la politica dell’affetto: tra implosione del capitalismo e liberazione dei legami
di Stefano Sodaro
Luciana Castellina ha 96 anni compiuti, lega la sua storia personale a Trieste ed è comparsa il 19 agosto scorso su La7 per una lunga, interessantissima, intervista.
C’è un gesto che sfugge alle statistiche, ai bilanci, ai piani industriali. Un gesto che non si contabilizza, ma che trasforma. Il bacio, l’abbraccio: forme elementari di relazione, ma anche atti politici, quando si pongono contro la logica dell’isolamento, della competizione, della prestazione.
Luciana Castellina, con la sua lunga traiettoria di militanza e pensiero, incarna questa politica dell’affetto: una sinistra che non ha mai separato l’intelligenza dalla corporeità, la lotta dalla tenerezza. In un tempo in cui il capitalismo implode nelle sue patologie sfrenatamente neoliberiste, in ciò consumato dall’interno, svuotato di senso, Castellina ci ricorda che la vera alternativa non è un altro modello economico, ma un altro modo di stare al mondo.
L’implosione del capitalismo non è una crisi di numeri, ma una crisi del desiderio - ripete la sua testimonianza di intellettuale sempre vigile -: il venir meno della fiducia, della speranza, della capacità di immaginare il futuro come spazio condiviso. In questo orizzonte, anche le relazioni personali diventano terreno di resistenza.
L’amore e l’amicizia, tradizionalmente separati da confini culturali e morali, iniziano a fondersi in forme relazionali nuove, dove la tenerezza non è subordinata alla passione, e la sessualità non è nemica della complicità. In questo spazio fluido, il gesto affettivo non chiede definizioni, ma riconoscimento. Non si tratta di dissolvere i legami, ma di liberarli dalle etichette che li impoveriscono magari con la scusa di proteggerli.
La rivoluzione affettiva è anche questo: abolire la gerarchia tra i sentimenti, restituire dignità alla libertà relazionale.
È lì che si gioca la possibilità di una nuova comunità: non fondata sulla proprietà dei corpi o delle emozioni, ma sulla loro condivisione libera, consapevole, reciproca.
La sinistra, se vuole tornare a essere forza di trasformazione, deve imparare a parlare il linguaggio dell’intimità, questo è l’ammonimento solenne di Luciana Castellina. Non come rifugio privato, ma come spazio politico. Deve riconoscere che la cura, l’ascolto, la reciprocità non sono valori accessori, bensì strutture portanti di un’altra economia possibile.
Luciana Castellina ci insegna che la rivoluzione non è solo un progetto, ma un modo di stare insieme. E che l’economia, se vuole essere umana, deve imparare a baciare e abbracciare.
In un tempo di implosione, il gesto affettivo è il primo atto costituente.
Il bacio come atto politico - l’abbraccio pure - non è un’utopia sentimentale, ma una pratica concreta di resistenza e di costruzione.
Forse è proprio da qui che si può ripartire: da un bacio sulla guancia, da un abbraccio sincero, da una parola che non giudica. Da una sinistra che non ha paura di amare.