Martina Da Ponte Cardenal e il nuovo Vescovo di Vittorio Veneto
di Stefano Sodaro
Riccardo Battocchio, Vescovo eletto di Vittorio Veneto - foto tratta dalla rete, si resta a disposizione per il riconoscimento di eventuali diritti
Lorenzo Da Ponte - ritratto di Samuel Morse (1791-1872)
Ernesto Cardenal nel 2008 - foto di Jorge Mejía Peralta tratta da commons.wikimedia.org
Sono settimane in cui s’affollano cronache e memorie.
Continua a regnare incertezza sulla conduzione apicale della Chiesa Cattolica, proseguendo di necessità il ricovero ospedaliero del Papa, e continuano, peraltro, ad essere comunicate nomine episcopali importanti per il nuovo assetto delle comunità cristiane in Italia, tra cui – nella settimana appena trascorsa – la designazione di Riccardo Battocchio, Presidente dell’ATI (Associazione Teologica Italiana) e Rettore dell’Almo Collegio Capranica in Roma, a Vescovo di Vittorio Veneto, dopo il recentissimo congedo di mons. Corrado Pizziolo. L’annuncio è stato dato lunedì scorso, 24 febbraio 2025.
Il Vescovo eletto della sede di Ceneda ha rilasciato un’interessante intervista video (qui), in cui dichiara di non poter esimersi dal pensare con ammirazione, e diremmo anche con affetto, al celebre librettista di Mozart, il dissoluto reverendo Lorenzo Da Ponte, originario proprio di Vittorio Veneto e che, il 12 agosto 1792 – pur vincolato dall’obbligo ecclesiastico di celibato – sposò nella Sinagoga di Trieste tal signorina Nancy Grahl. In sinagoga, perché Da Ponte – e questo è aspetto meno noto – era nato in una famiglia israelita, da padre forse, forse, sposato a due mogli contemporaneamente.
La musica di Mozart, sui testi di Da Ponte, attraversa – e sia permesso dirlo: sopravanza (almeno per quanto ci riguarda e nel rispetto di ogni altra espressione di creatività, ad esempio letteraria) – qualunque diversa forma d’arte, con la sola eccezione dell’arte pittorica, facendosi, per così dire, a sua volta colore musicale da stendere sulla tavola bianca delle nostre vite.
Lasciva la vita di Da Ponte, senza dubbio (tanto da venir condannato dall’Inquisizione veneziana, peraltro senz’esito alcuno, continuando, il nostro reverendo scrittore, nella sua esistenza “impenitente”), lasciva la vita di Mozart, il cui genio, però, annulla ed incenerisce ogni moralismo.
E sapere che un Vescovo oggi, adesso, sia capace anch’egli di superare le derive bempensanti guardando alla bellezza assoluta dell’arte non è poca cosa.
Voltiamo pagina, anzi no, ma l’espediente retorico invita a farlo.
In questi giorni, nella sale cinematografiche italiane, è in proiezione il film Io sono ancora qui, incentrato sulla figura di Eunice Paiva, una delle più fiere oppositrici della dittatura brasiliana negli anni Settanta e Ottanta del Novecento. Un film bellissimo, che merita andare a vedere. La protagonista attraversa ogni stagione dell’età, sino alla malattia di Alzheimer, dopo essere diventata avvocato ed aver speso l’intera esistenza per cercare di ottenere, finalmente, un certificato di morte del marito, Rubens Paiva, arrestato e desaparecido nel 1971.
Però esiste un’altra pellicola, completamente sconosciuta in Italia, che narra, ricorrendo tuttavia alla finzione di personaggio inventato, una storia del tutto analoga: A procura de Martina (qui il trailer in spagnolo con sottotitoli in portoghese).
Martina è una delle nonne di Plaza de Mayo ed anch’ella è segnata dall’Alzheimer, ma non si arrende nella ricerca della verità occultata dalla dittatura militare neofascista di Videla.
Simone Cristicchi, al Festival di Sanremo appena concluso, ha – con parola orrenda ma normalmente adoprata ormai, ahinoi – “sdoganato” la condizione delle donne, in età avanzata, colpite dal Morbo di Alzheimer. Non è più un tabù.
Ma l’incrocio dei frammenti di vita, dei fotogrammi di vita, diventa potente se ora proviamo ad associare, quasi ad assemblare, insieme Martina, la pittura, Lorenzo Da Ponte, Mozart, Riccardo Battocchio vescovo di Vittorio Veneto ed Eunice Paiva.
Manca un nome. Un nome decisivo, fondamentale.
Quello di Ernesto Cardenal, prete monaco trappista, che fu ministro della Cultura con la rivoluzione sandinista in Nicaragua, sospeso “a divinis” da Giovanni Paolo II, allontanatosi con indignazione, nel 1994, dalla deriva dittatoriale di Daniel Ortega cui si contrappose con fierezza, e riammesso da Francesco papa al ministero presbiterale un anno prima di morire, il 1° marzo 2020, a 95 anni. Era nato il 20 gennaio 2025, ma nessuno in Italia sembra averlo commemorato, figuriamoci celebrato. Un centenario scivolato via.
Come commenterebbero oggi, adesso, Martina, Eunice, Ernesto, l’incredibile, paurosa, scena della lite in diretta tra Trump e Zelenksy? Si dispererebbero? Si lascerebbero frustrare sino alla depressione dal senso di impotenza e dallo sdegno? Probabilmente no. Martina dipingerebbe una rosa bianca sulla tavolozza, ascoltando in sottofondo, ad esempio, Così fan tutte o il Don Giovanni. Eunice penserebbe alla difesa delle vittime d’ogni parte in guerra e il nuovo Vescovo di Vittorio Veneto farebbe rivivere la memoria del monaco prete Ernesto Cardenal a cinque anni dalla sua morte e cento dalla sua nascita.
Sintesi finale: lo si sarà capito, Martina Da Ponte Cardenal non esiste, o meglio è personificazione immaginaria di una somma di identità, un personaggio, inventato, ad identità multipla. Forse, però, allora esiste, eccome se esiste, ma bisogna scoprire dove si nasconda. Ne va della nostra più profonda serenità. E della nostra salute.
Buona domenica.