Dal politeismo al monoteismo
di Dario Culot
Pubblicato il volume di Dario Culot che ripropone in una nuova veste editoriale, ed in un unico libro, molti dei suoi contributi apparsi sul nostro settimanale: https://www.ilpozzodigiacobbe.it/equilibri-precari/gesu-questo-sconosciuto/
Come sappiamo la parola ‘Dio’ non ha un contenuto preciso come quando diciamo tavolo o sedia, perché Dio non è un oggetto visibile e percepibile. Sicuramente in tutte le culture antiche si è radicata la certezza dell’esistenza di poteri invisibili, che a volte si manifestavano sotto forma di persona anche umana.
Si pensa comunemente che la religione (cioè la venerazione dimostrata dall’uomo verso questi poteri invisibili, chiamati dèi) sia nata non appena l'uomo ha cominciato a pensare a un'esistenza di forze soprannaturali, oggi spiegate come fenomeni naturali, che incutevano paura. Probabilmente non è così: oggi si ritiene che Dio sia un prodotto piuttosto tardivo nella storia umana,[1] dove per migliaia di secoli già si praticarono riti (che possiamo anche definire religiosi) legati alla morte. La religione è quasi certamente nata senza che ci fosse ancora alcuna precisa idea degli dei o di Dio; la religione è nata come rituale associato al sacrificio e alla morte: nel cuore di ogni religione, cioè, è in agguato la violenza, perché l'azione sacra, eseguita nel luogo sacro, nel giorno sacro, dalla persona sacra a ciò addetta, è l'uccisione (lo sgozzamento) della vittima[2]. L’atto del sacrifico esprime quindi innanzitutto la consapevolezza di essere al contempo vulnerabili e violenti. L’azione sacrificale è un modo per incanalare la violenza. Nessuna delle tre religioni abramitiche (ebraismo, cristianesimo, islamismo) si è liberata di questo elemento ancestrale di violenza. Neanche il cattolicesimo, che ancora da Paolo fino a noi, ha fatto giungere la sconvolgente affermazione: “senza effusione di sangue non c’è remissione”[3] (Eb 9, 22).
L’homo sapiens calpesta la terra da almeno 150.000-100.000 anni (quanto meno dal paleolitico medio[4]). Le notizie storiche più precise si cominciano ad avere, però, solo dopo che è nata la scrittura (quindi solo fra i 5.000-3.500 anni a.C.). Perciò non sappiamo quasi nulla di ben oltre 90.000 anni. Tuttavia dalle scoperte fatte dagli antropologi e dai paleontologi qualcosa si è capito. Probabilmente un professore di Zurigo, l'antropologo Burkert Walter, ha ben inquadrato nel suo libro (Homo necans) l’inizio del fenomeno religioso,[5] chiarendo che l'uomo, per mantenere la sua vita, ha dovuto uccidere da sempre.
La fonte della nostra vita - per quanto possa apparire per noi doloroso e forse anche umiliante - è la morte: quando mangiamo un frutto o tagliamo dell’insalata, abbiamo tolto la vita a quei prodotti che avrebbero potuto continuare a vivere. Lo stesso succede quando uccidiamo un animale per mangiarlo: per mantenere la nostra vita ci siamo sempre comportati da homo necans, uomo che uccide. Per vivere noi, occorre sacrificare un'altra vita. Quindi, la prosecuzione di una vita è continuamente associata al sacrificio di un’altra, alla morte di un altro essere. Questa è una realtà universale e quotidiana, alla quale non facciamo neanche più caso, tanto che ci appare non solo necessaria, ma anche innocente[6].
Questa realtà umana, che è durata per millenni e millenni, forse non appariva poi così innocente, per cui si è, a poco a poco, ritualizzata[7]. Ad esempio, i paleontologi hanno scoperto in Africa (luogo delle origini più antiche dell’homo sapiens) che i nostri antenati cacciatori, quando uccidevano a mangiavano un animale, poi seppellivano le ossa con un rituale specifico: analizzando i resti è stato cioè scoperto che essi venivano sistemati con un criterio ordinato e preciso. In Siberia, sotto crani di mammut (periodo paleolitico superiore, finito circa 10.000 anni fa) è stata rinvenuta una statuetta femminile[8]. Così in Sudan e Abissinia. Quindi sacrificio[9] dell’altrui vita e rituale sono stati associati fin dall’inizio. Certamente l’eccitazione della caccia, l'affannoso inseguimento, il sangue, la morte (cioè una situazione che al tempo stesso respinge e attrae) hanno contribuito a far nascere sentimenti irrazionali e primordiali che hanno qualcosa di inquietante, misterioso, tremendo, spaventoso, attraente ma anche raccapricciante;[10] esperienze che l’uomo ha presto cercato di incanalare nel rito forse sperando di padroneggiare questa realtà misteriosa. Che ci piaccia o no, anche l’origine della religione è associata alla violenza[11] e alla morte, proprio perché per mantenere la sua vita l’uomo ha sempre dovuto uccidere, dall’inizio della sua storia. E fin dall’inizio dell’umanità il legame tra la disgrazia, cioè la morte dell’animale, sembra portare necessariamente al rituale religioso,[12] che sublima il senso di colpa attraverso il sacrificio. Da sempre, cioè, c’è questa stretta correlazione: uccisione per poter sopravvivere - disastro per l’animale - senso di colpa - rituale religioso - morte rituale con effusione di sangue - sacrificio rituale, che mette a tacere il senso di colpa. Il sacrificio religioso esprime simbolicamente che una vita vive a costo di un’altra vita, e in questo modo è molto probabilmente nata la religione,[13] millenni prima che si cominciasse a pensare a un Dio trascendente.
Poi, nel corso della sua evoluzione da primate a uomo eretto, anche se non è ancora chiaro come, quando e perché, si è sviluppato non negli animali (che al pari dell’uomo primitivo hanno paura dei fenomeni naturali come il fuoco, i fulmini, i tuoni) ma solo nell’uomo, come un intuito subconscio quasi sonnecchiante, una sua appartenenza a qualcosa di assoluto, alla totalità della realtà, che lo trascende totalmente. I suoi incontri con i fenomeni terrorizzanti e incomprensibili, che pure lo trascendevano, svegliavano in lui ogni volta quell’intuito sonnecchiante: allora questo essere primitivo (mentre l’animale non ci ha pensato proprio) ha cominciato a dar loro una forma concreta, intimamente unita con gli stessi fenomeni, arrivando perfino a dare loro nomi come a persone umane. Così sono sorti gli dei del fulmine, come Giove (Zeus per i greci); della tempesta, come Nettuno (Poseidone per i greci); Wotan nelle terre nordiche d’Europa, Baal in medio oriente. Per migliaia d’anni la religione è stata politeista. Ma circa 1000 anni prima di Cristo, in Palestina, si è radicata fra il popolo ebraico la convinzione di un unico Dio, indicato con un tetragramma perché fin il suo nome era impronunciabile, che nel prosieguo ha alla fine inghiottito tutta quella molteplicità di dèi[14]. Certo dà anche da pensare come proprio nel “Mediterraneo, brulicante di idoli, di altari, che aveva la più grande concentrazione per metro quadrato di divinità di tutto il mondo”, proprio nel Mediterraneo a un certo punto si impiantò la notizia di un Dio Unico,[15] che non era il presidente di un’assemblea di divinità minori, “ma era quello che li distruggeva tutti, li sradicava uno per uno dai luoghi dove si erano installati, dai loro templi, dai loro altari e dal cuore degli uomini”. E questa lenta ma inesorabile eliminazione di tutti gli altri dei, non è avvenuta in una lingua di qualche potenza militare di allora, come quella di Roma, o di Cartagine; nemmeno è avvenuta attraverso la lingua greca, che nel campo della cultura del Mediterraneo era equiparabile a una superpotenza della letteratura e del commercio; questo è successo invece attraverso una lingua difficilmente traducibile, usata da un piccolo popolo di pastori,[16] certamente non ricca di sfumature come il greco. Il monoteismo di questo piccolo popolo ha avuto conseguenze per tutto il mondo.
Circa 2000 anni fa ha cominciato a espandersi il cristianesimo, una forma particolare di monoteismo, che nell’arco di un millennio è diventato l’unica religione in Europa. Religione che, da Costantino in poi, si è imposta con la forza, come con la forza si è impiantata nel Nuovo Mondo[17].
Ma a cominciare dall’Illuminismo (diciamo dal 1700) si è diffuso sempre più un nuovo fenomeno, perché si è cominciato a pensare che anche l’unico Dio cristiano fosse una mera illusione, esattamente come era successo a Zeus o a Wotan, e nella cultura cristiana occidentale ha fatto breccia l’ateismo (a-theos = senza Dio). Mentre l’ateismo è inimmaginabile in Africa, nei Paesi musulmani, e visto negativamente negli Stati Uniti conservatori,[18] in Europa ha guadagnato sempre più credenti, ed è una caratteristica dell’Occidente moderno.
Innanzitutto c’è stato il progresso scientifico: a poco a poco si è capito come il mondo terreno seguiva proprie leggi interne che potevano essere studiate, sì che certi effetti potevano essere previsti e perfino evitati: ad esempio, una volta scoperto come si formano i fulmini e come il parafulmine può evitare i suoi effetti devastanti, l'acqua santa e i salmi penitenziali hanno perso immediatamente e completamente il loro effetto di antidoto, ed è scomparsa pure la paura che Dio (come prima era scomparsa quella di Zeus) potesse scagliarli. Lentamente, ma inesorabilmente, si è escluso che quell'altro mondo celeste interferisse continuamente nel nostro mondo terreno, perché si era capito che i fulmini, le malattie, i terremoti obbedivano a leggi interne di questo mondo, che era quindi autonomo senza dipendere dal mondo di lassù[19]. Se prima sembrava che questo Dio agisse in continuazione nel nostro mondo, pian piano si è visto che non era così. All’inizio non si negava la sua esistenza, ma questo Dio veniva pian piano sempre più emarginato perché non giocava alcun ruolo dopo le sopraggiunte spiegazioni scientifiche, e si cominciava a pensare che il mondo andava benissimo avanti anche senza alcun intervento soprannaturale.
Il terremoto di Lisbona del 1755 ha causato grande sgomento in tutta Europa: Voltaire aveva scritto all’epoca un famoso Poema su questo disastro, in cui per la prima volta qualcuno aveva il coraggio di chiedere apertamente alla Chiesa dov’era questo Dio onnipotente e buonissimo. L’idea che un Dio offeso e irato avesse punito gli uomini peccatori non reggeva più, perché a Lisbona erano perite insieme persone buone e cattive, e comunque un disastro simile era contrastante con l’asserita bontà di Dio. Da questi dubbi esposti dall’Illuminismo ha avuto inizio l’abbandono della Chiesa, incapace di rinnovare la sua dottrina di fronte alle nuove obiezioni, ragionevoli e sempre più pressanti. Del resto ancora il Catechismo di papa Pio X insisteva nel dire che Dio è infinitamente buono ma è anche onnipotente, cioè può fare tutto ciò che vuole, evitando di rispondere alle obiezioni da tempo fatte.
Ma a dirla chiaramente, posto che la Chiesa ha continuato a mostrare un’immagine di Dio personale, onnipotente, maschile, seduta su un trono da dove può intervenire a suo piacimento in questo mondo e a cui piace essere venerata e soprattutto obbedita, è questa l’immagine di Dio che l’ateismo ha rifiutato.
C’è tuttavia anche da dire che molti che si professano atei vivono una vita esemplare, in sintonia con i valori seguiti anche dai credenti in Dio,[20] mentre questo non è vero per tutti coloro che si professano cristiani.
Non va quindi dimenticato quanto affermato da illustri personaggi che la Chiesa ha prontamente bollato come atei. Il notissimo fisico Albert Einstein, che si dichiarava ateo, aveva affermato:[21] “Sentire che dietro tutto ciò che si sperimenta si nasconde qualcosa che il nostro intelletto non può capire, qualcosa di cui la bellezza e l’elevatezza pervengono soltanto indirettamente e come un delicato riverbero fino a noi, sentire questo è la vera religiosità. In questo senso sono un ateo profondamente credente”. Einstein, cioè, non credeva nell’immagine di Dio fornita dal clero, ma aveva questa fede universale. Nel suo testamento spirituale, anche il noto filosofo italiano Norberto Bobbio, che a sua volta si dichiarava non credente, concludeva: “Come uomo di ragione non di fede, so di essere immerso nel mistero che la ragione non riesce a penetrare fino in fondo, e le varie religioni interpretano in vari modi”[22].
Molto tempo prima di loro, Darwin aveva scritto: “Il mistero del principio dell’Universo è insolubile per noi, e perciò, per quel che mi riguarda, mi limito a dichiararmi agnostico”[23].
Superfluo aggiungere che le difficoltà dell’odierno cristianesimo, suddiviso in correnti in cui si passa dalla critica feroce del tradizionalismo a una religiosità quasi magica, avulsa da quello che dice la scienza, non aiutano ad avvicinare la gente alla Chiesa. Se le verità insegnate per secoli dalla Chiesa non sono più così evidenti alla luce delle scoperte scientifiche, altrettanto evidente è che impossibile oggi considerare vera la Rivelazione e emarginare la scienza. Se la Bibbia è dettata da Dio, ivi deve essere contenuta l’immutabile volontà di Dio per tutte le generazioni; di qui l’autorità del libro che diventa sacro e, ovviamente, l’obbligo di obbedire alla volontà di Dio e alle sue leggi divine. Ma chi interpreta queste leggi divine e la volontà di Dio? L’unica autorizzata a farlo è sempre e solo l’autorità religiosa,[24] il magistero, per cui l’obbedienza si risolve nel credere voluto da Dio ciò che ha semplicemente deciso il magistero.
In sintesi: dopo secoli e secoli, siamo in piena crisi. Per di più mi sembra indubbio che il cristianesimo così come trasmesso fino alla mia generazione, non potrà durare ancora a lungo in un mondo sempre più pluralista e integrato. A me sembra evidente che la pretesa di possedere la Verità assoluta (portata avanti per secoli dalla Chiesa cattolica) non sia questione di verità, ma di potere: se io sono convinto che solo la mia religione possiede la Verità assoluta il mio Dio è più forte del tuo. Ma da qui nasce il conflitto e la divisione, che è esattamente l’opposto di quanto Gesù aveva cercato di insegnarci con la sua breve vita terrena. Ipotizzare che Dio e la propria comprensione di Dio siano la stessa cosa, come ha fatto per secoli la Chiesa, è morire nei confronti della ricerca della verità.
Non si tratta di rinnegare la passata tradizione tout court, ma si deve cercare di fare in modo che il cristianesimo contribuisca alla vita (di tutti) su questo pianeta, e questo non è possibile farlo senza de-costruire gran parte della dottrina e dell’istituzione ecclesiastica. Programma ambizioso e forse anche pericoloso, non c’è che dire, ma come non siamo la prima e unica specie umana apparsa sulla Terra (e probabilmente non saremo neanche l’ultima), così anche modificare il cristianesimo sarà forse pericoloso, ma non modificarlo significherà la sua fine.
NOTE
[1] Castillo J.M., La laicità del Vangelo, ed. La Meridiana, Molfetta (BA), 2016, 20. Prima è venuto il sacro o il Mistero, e poi Dio (Arregi J., Dio al di là di Dio o del teismo, in Oltre Dio, a cura di Fanti C. e Vigil J.M., Gabrielli editore, San Pietro in Cariano (VR), 2022, 89).
[2] Castillo J.M., La laicità del Vangelo, ed. La Meridiana, Molfetta (BA), 2016, 23.
[3] Del resto la Bibbia (Gn 8, 21) dice che Dio si è inebriato del profumo del sangue del sacrificio.
[4] La preistoria (o periodo della storia per la quale non esistono documenti scritti, si divide in tre periodi:
1. Il Paleolítico (con utensili di pietra grezzamente lavorata),
2. Il Neolítico (con utensili di pietra levigata),
3. L'età dei metalli (con utensili di metalli differenti, prima il rame, poi il bronzo).
A sua volta il Paleolitico si divide in:
a) Paleolitico inferiore, che abbraccia l'arco di tempo dalla comparsa dell’uomo (contemporanea presenza di vari tipi di ominidi) fino al 100.000 a.C. La più grande scoperta è il fuoco.
b) Paleolitico medio, che va dal 100.000 al 30.000 a.C.. Compare in Europa l’uomo di Neanderthal. Si vive prevalentemente di caccia e nelle caverne. Prevale il nomadismo.
c) Paleolitico superiore, che va dal 30.000 al 10.000 a.C., e coincide con l’ultima glaciazione, dopodiché inizia l’agricoltura e si addomestica e si alleva il bestiame. Si scopre la ruota, ma l’homo sapiens che attraverso lo stretto di Bering passerà dall’Asia nelle Americhe non ha fruito di questa scoperta. In Europa viene identificato con l’uomo di Cromagnon (dal luogo, in Francia, dove sono stati rinvenuti i primi scheletri). L’homo sapiens si sovrappone al preesistente uomo di Neanderthal, prevalendo alla fine perché probabilmente più idoneo al clima e forse con maggior capacità di cooperare.
[5] Burkert W., Homo necans, ed. Boringhieri, Torino, 1981, 31: “il cacciatore può vivere solo uccidendo”. Per due milioni e mezzo di anni l’uomo è vissuto raccogliendo frutta e uccidendo animali. Solo 10.000 anni fa è cominciata la rivoluzione agricola, in medio oriente. Intorno al 10.000 a.C. si pensa che i cacciatori nomadi fossero fra i 5 e gli 8 milioni. Nel I secolo d.C. c’erano nel mondo già 250 milioni di agricoltori. L’agricoltura ha permesso una rapida crescita delle popolazioni ed è stato impossibile tornare indietro (Harari Yuval Noah, Sapiens, Da animali a dèi, Bompiani, Milano 2018, 105 e 131).
[6] Castillo J.M., Abbandonare la tristezza, vivere la felicità, conversazioni a Sezzano, 2014, in https://www.youtube.com/watch?v=R-vDHHRYMsY.
[7] Vedasi il rito sacrificale raccontato da Senofonte, Anabasi, VII, 1, 40. Nella Bibbia vedasi Lv 6, 2.
[8] Castillo J.M., La laicità del Vangelo, ed. La Meridiana, Molfetta (BA), 2016, 18.
[9] Burkert W., Homo necans, ed. Boringhieri, Torino, 1981, 29.
[10] In questo sentimento hanno le loro radici i demoni e gli dei (Rudolf O., Il sacro, ed. SE, Milano, 2009, 29). Anche in seguito, con la religione, nell’ira di Dio lampeggia sempre qualcosa di irrazionale, che conferisce un’impressione di sgomento che l’uomo non è capace di razionalizzare (Rudolf O., Il sacro, ed. SE, Milano, 2009, 33). Ma le raffigurazioni degli spiriti sono tentativi posteriori di razionalizzare e chiarire questi sentimenti, il che comporta sempre un indebolimento dell’esperienza originaria (Rudolf O., Il sacro, ed. SE, Milano, 2009, 41).
[11]Contra il cardinale Kasper, secondo il quale la violenza è solo un abuso della religione (Kasper W., Misericordia, ed. Queriniana, Brescia, 2013, 64)
[12] Castillo J.M., La laicità del Vangelo, ed. La Meridiana, Molfetta (BA), 2016, 19.
[13] Idem, 25s., 115: L’aspetto più originale e primitivo della religione non è stato Dio, ma il rituale del sacrificio; cioè, la pratica dei rituali da parte dei cacciatori primitivi per scaricare le loro coscienze dai sensi di colpa per gli animali che uccidevano.
[14] Relazione di Lenaers R. , incontro tenutosi a Motta di Livenza (TV) il 7 settembre 2016, reperibile in:
https://en.wordpress.com/typo/?subdomain=manifesto-4ottobre.
[15] Dove le varie immagini delle divinità aveva messo radici nella coscienza del popolo, il politeismo aveva acquistato un solido fondamento che non si lasciò facilmente superare. Invece l’indeterminatezza delle immagini (come in Israele) preparò la via all’idea dell’unico dio (Kautsky K., L’origine del cristianesimo, ed. Samonà e Savelli, Roma, 1970, 194).
[16] De Luca E., In molti giorni lo ritroverai, ed. Fraternità di Romena, Pratovecchio (AR), 2008, 62 ss.
[17] Di lì a qualche secolo, con altrettanta forza s’impose in Africa centro-settentrionale e in varie parti dell’Asia l’Islam, altra religione monoteista abramitica.
[18] Ricordo che il presidente degli Stati Uniti giura ancora sulla Bibbia quando assume la carica.
[19] Lenaers R., Benché Dio non stia nell’alto dei cieli, ed. Massari, Bolsena (VT), 2012, 16.
[20] Pensiamo solamente a un Gino Strada, che in vita si è sempre dichiarato ateo, ma ha speso tutte le sue energie per curare gli ammalati e i feriti di guerra.
[21] Riportato da Lenaers R., La fede è conciliabile con la modernità?, relazione tenuta a Bergamo il 26-27.1.2014, in http://www.ildialogo.org/LeInC.php?f=21&s=parola.
[22] Né ateo, né agnostico, 2004, in: www.repubblica.it/2004/spettacoli_e_cultura/Bobbio.
[23] Darwin C., L’origine della specie. L’origine dell’uomo e altri scritti sull’evoluzione – Autobiografia, Newton Compton, Roma, 2009, 879
[24] Enciclica Papa Pio XII, Humani generis, preambolo, § II e III, 12.8.1950, in https://www.vatican.va/content/pius-xii/it/encyclicals/documents/hf_p-xii_enc_12081950_humani-generis.html: l’autentica interpretazione non spetta né ai singoli fedeli, né agli stessi teologi, ma solo al Magistero della Chiesa, istituito da Cristo Signore. Più recentemente, nello stesso senso, vedasi nn. 97-100 Catechismo.