Pasqua
di Dario Culot
Pasqua - Disegno originale per questo numero di Rodafà Sosteno
Di fronte alla triste notizia della scomparsa di papa Francesco mi vengono da dire poche cose.
La prima è che ho apprezzato questo papa perché ha cercato d’insegnarci il Vangelo, e non una religione. In effetti c’è da chiedersi: a cosa si sono dedicate di più le religioni, compresa la Chiesa cattolica: a imporre ciascuna la propria Religione o a lavorare perché nella società s’imponesse il Regno di Dio, come chiedeva Gesù nel suo Vangelo? Ovviamente spostando il baricentro sul Vangelo, a scapito della religione, questo papa ha scontentato molti pii devoti. E la differenza fra i due è enorme: ad es. la Chiesa ci ha insegnato che se pecchiamo perdiamo l’amore di Dio, ma questo è falso stando al Vangelo, come Gesù dimostra proprio nell’episodio dell’adultera, o nella parabola del figliol prodigo in cui abbiamo la conferma che il cuore di Dio è talmente pieno d’amore (a differenza dei nostri), che non smette mai di amare gli esseri umani anche se questi non sono al livello delle sue aspettative.
Questo papa ha detto a chiare lettere che invocare Dio come se stesse dalla nostra parte, viola sicuramente il secondo comandamento. È cioè demoniaco usare il nome di Dio per affari squisitamente umani, e soprattutto quando, in nome di Dio, si vuole giustificare una guerra.
Con la Dichiarazione di AbuDhabi del 2019, è stato riconosciuto che nella religione s’incrociano spesso violenza e fondamentalismo. Ma è stata anche affermata la speranza che è possibile vivere le religioni purificate dalla violenza. Questo tuttavia richiede un processo, un processo lungo che richiede tempo e impegno da parte di tutti.
Questo papa che ha visitato i musulmani, ma anche i valdesi, i luterani, e sperava d’incontrare gli ortodossi, ha dato un concreto impulso all’ecumenismo. Anche se non si arriverà mai a un’unità nella totale convergenza, va benissimo anche una sinfonia di diversità, e lo stile di questo papa dimostra con la sua amicizia affettuosa che è possibile l’unità senza scontrarsi frontalmente.
Un accenno alle sue innovative Encicliche. Della Laudato si' i laici hanno detto che era un intervento, giunto da buon ultimo, nell’ambito dell’ecologia; molti cristiani hanno detto che non era sufficientemente spirituale e che non era in linea con la missione della Chiesa.
In realtà questo testo non va inquadrato fra i documenti ‘verdi’ perché è un’Enciclica più profonda, sociale, che mette al centro la salvaguardia il bene comune (la nostra Terra è per ora l’unico posto in cui l’essere umano può vivere) sì che è compito di tutti gli uomini custodirla ed eliminare la precedente visione antropocentrica, visto che
- tutto è connesso (ad es., lo sconquasso ambientale è anche uno sconquasso sociale: pensiamo solo ai migranti climatici)
- e di nuovo occorre sviluppare fra di noi il dialogo, perché siamo tutti diversi.
Anche l’Enciclica Fratelli tutti non è un mero elenco di buoni sentimenti, ma è un invito a fare una precisa scelta di vita: noi dobbiamo farci prossimi dell’altro (come ben spiega la parabola del buon samaritano). Viene invece criticata la visione del mondo che sembra prevalere oggi, la quale disumanizza l’essere umano.
Papa Francesco ha ricordato come in vari Stati la cittadinanza viene concessa a uno straniero che porta con sé un bel po’ di denaro, non perché è un uomo. In altre parole, l’immigrato senza un soldo viene cacciato; l’immigrato carico di soldi viene accolto a braccia aperte. Ma allora non è morto solo Dio; è morto anche l’uomo, perché l’uomo non è più un valore in sé. Le persone non sono più sentite come un valore primario da rispettare e tutelare, specie se povere o disabili, se “non servono ancora” – come i nascituri –, o “non servono più” – come gli anziani (§ 11). Se l’uomo viene considerato solo un mezzo in vista della produzione, questo è anti-evangelico.
Nell’Esortazione Apostolica Amoris laetitia si afferma che la realtà è superiore all’idea, perciò non si parte dall’idea astratta di famiglia, perché occorre sempre discernere nel caso concreto. Occorre usare misericordia nella fragilità tipica dell’essere umano; occorre accompagnare per condividere le difficoltà (§ 181).
Viene anche affermato che il tempo è superiore allo spazio, per cui la famiglia deve uscire dal proprio recinto (dallo spazio) perché ha responsabilità verso il futuro.
Viene ricordato che Gesù partiva sempre da situazioni concrete, l’approccio non era mai teorico perché la teoria prevede troppe norme e pesi. La forza della famiglia resta fondamentale nella sua capacità di amare e d’insegnare ad amare. E nessuno può dire che questo avviene esclusivamente in una famiglia tradizionale.
Un grazie di cuore, Francesco, perché hai fatto entrare aria fresca in una Chiesa che ci faceva respirare da troppo tempo troppa aria dottrinale stantia, e perché ci hai resi più ricchi aprendoci alla speranza.
Pubblicato il volume di Dario Culot che ripropone in una nuova veste editoriale, ed in un unico libro, molti dei suoi contributi apparsi sul nostro settimanale: https://www.ilpozzodigiacobbe.it/equilibri-precari/gesu-questo-sconosciuto/