I gruppi pronominali (ogg.+dativo)
Si dividono in due categorie, quelli in coda al verbo e quelli davanti al verbo (vedere anche Sintassi).
Per i gruppi in coda al verbo vale la seguente tabella:
Per queste serie notiamo che a volte il gruppo viene preceduto da una ë per ragioni di eufonia. A volte, invece, il gruppo provoca la caduta di eventuale vocale finale del verbo, e questo sempre per motivi di eufonia (di stile piemontese). I due fatti combinati possono provocare la sostituzione della vocale finale con una ë . Inoltre, nel caso la voce verbale termini con c oppure g palatali (dolci) il suono è mantenuto. Questo è il piemontese. Ad esempio:
(imperativo) mangia = mangia ; mangialo = mangg-lo ; màngiatelo = mangëtlo
(imperativo) portamelo = porta quello a me = pòrta lòn a mi = porta mlo = port mlo = portëmlo
Come sempre, qualche esempio:
non sarà capace a cavarsela = a sarà nen bon a gavésla
non glelo ho dato = i l'hai nen dàjlo
non ve le ho raccontate = i l'hai nen contàvje
dammele dopo = dàmje dòp
te le ha date = a l'ha dàtje
ce lo siamo fatto = i soma faslo
si è dimenticato di darceli = a l'é dësmentiasse 'd dénje
non vuole darcene = a veul nen dén-ne
Per I gruppi che precedono il verbo vale la seguente tabellina:
Ricordiamo che la posizione dei gruppi pronominali non è sempre la stessa dell'italiano. Nei tempi composti in piemontese il gruppo pronominale passa dopo il verbo, quandi in italiano è prima del verbo:non glielo ho portato = i l'hai nen portajlo. Torneremo su questo in Sintassi (ed anche a proposito di verbi).
Qualche esempio
Le particelle pronominali, e relativi gruppi, sono una questione complessa, in piemontese, grazie alla presenza dei pronomi verbali, del possibile avverbio locativo uguale ad un pronome verbale, dell'aggiunta di vocali eufoniche e della presenza di consonanti eufoniche nelle coniugazioni dei verbi esse e avèj. Se poi si considera la vicinanza nella pronuncia di i e di j, si capisce come occorre pratica per capire correttamente il piemontese parlato. Una lieve inflessione di voce può cambiare il significato di una frase. Anche il piemontese scritto, per chi non ha l'abitudine a leggerlo, può richiedere qualche sforzo di "decifrazione".
io gli do = mi i-j dago
io glelo do = mi i-j lo dago
io glieli do = mi i-j jë dago
dagli = daje
daglelo = dajlo
daglene = dajne
daccene = dan-ne
non ce lo da = an lo da nen
non ce lo ha dato = a l'ha nen dan-lo
mandameli = màndëmje \ m'&nd&mye \
mandatemeli = mandémje \ m&nd'emye \
portamelo = pòrtëmlo \ p'ort&mlu \
portatemelo = portémlo \ purt'emlu \
glielo ho portato = i l'hai portajlo
scrivigli = scrivije
scriviglelo = scrivëjlo
scrivigleli = scrivëj-je
fagliele = faj-je
fategliele = fej-je
fattelo = fatlo
bisognerebbe averlo = a ventrìa avèjlo
bisognerebbe averli = a ventrìa avèj-je
bisognerebbe averglielo detto = a ventrìa avèj-j-lo dit
bisognerebbe averglieli fatti = a ventrìa avèj-j-je fait
Pronomi personali interrogativi
Sono un'altra serie di pronomi che non esistono in italiano ed in francese. Sono usati nelle frasi interrogative ed in casi che vedremo in Sintassi. Nel piemontese moderno, comunque, l'interrogazione è fatta a volte solo con il tono di voce oppure l'uso del punto interrogativo, benchè vi siano espressioni che utilizzano praticamente sempre questi pronomi. Questi pronomi seguono il verbo e ne sono collegati con trattino (che a volte si omette, come non obbligatorio). Con il loro uso il pronome verbale non è più obbligatorio, anzi, non è molto corretto, sebbene a volte sia presente. La tabella seguente riporta questi pronomi con note ed esempi:
La coniugazione interrogativa sarà vista più in dettaglio a suo tempo. Notiamo che la desinenza del verbo è, in alcuni casi, modificata dal pronome personale interrogativo. Le domande sostenute da përchè?, còs?, chi?, andoa?, anté? (= rispett. a: perchè?, cosa?, chi?, dove?, dove?) reggono la coniugazione negativa con pronomi personali interrogativi, come nel caso: përchè vas-to 'dcò ti? = perchè vai anche tu? oppure chi l'é-lo chièl-lì? = chi è quello lì?. Se però viene usato il rafforzativo che (ch'), molto comune in piemontese, allora l'interrogazione non deve essere fatta con i pronomi personali interrogativi. Dunque: përchè che it vade 'dcò ti? = perchè vai anche tu? oppure chi ch' a l'é chièl-lì? = chi è quello lì?, e ritorna d'obbligo il pronome personale verbale.
Notiamo che quando si usa il pronome personale interrogativo, la seconda persona singolare usa sempre la forma terminante in "...s". Si torna sull'argomento a proposito di coniugazione dei verbi.