La guerra per motivi religiosi sconvolse ancora l'Europa nella prima metà del '600. Rispetto ad un secolo prima, però, il quadro generale era assai mutato.
Allora le divisioni confessionali avevano alimentato dei conflitti che in molte situazioni favorirono l'accentramento del potere da parte delle monarchie nazionali, eliminando opposizioni e particolarismi che minavano l'unità interna.
Il risultato fu un processo di rafforzamento del potere dello stato ottenuto, in situazioni di guerra, attraverso il ridimensionamento politico della nobiltà e mediante notevoli mutamenti strutturali che investirono gli apparati militari, burocratici, giudiziari e finanziari.
Alla fine del XVI secolo anche la riflessione teorica si interessò ai problemi del rafforzamento dello Stato, cercando di definire in senso assolutistico concetti come "sovranità" e "ragion di Stato".
Un autore da ricordare è certamente il francese Jean Bodin (1530-1596).
All'inizio del '600 le tendenze assolutistiche e l'accentramento del potere erano fenomeni ormai diffusi in tutta Europa; proprio l'affermazione di queste tendenze fu una delle cause e, allo stesso tempo, uno degli esiti del lungo conflitto che poi fu ricordato come "guerra dei Trent'anni". Il progressivo coinvolgimento dei grandi stati nazionali nel conflitto scoppiato per motivi religiosi in Boemia, fu giustificato spesso con la "ragion di stato", ovvero con logiche di egemonia militare allora prevalenti in un sistema di stati e di alleanze in cui la politica estera acquisiva un ruolo ed un peso preponderanti. Più che una lotta fra religioni diverse, prese vigore il conflitto fra stati assoluti che non erano, necessariamente, su opposti versanti confessionali.
Fra il 1619 e il 1648, l’Europa fu sconvolta da una serie interminabile di guerre, che sono state poi ricordate con il termine unificante di "guerra dei Trent’anni".
Baricentro fu l’Europa centrale e l’estrema frammentazione politica e religiosa dell’antico impero germanico, anche se le schegge del conflitto si irradiarono per tutto il continente; a poco a poco vi furono coinvolti quasi tutti gli stati e staterelli europei: Austria, Francia, Spagna, Olanda, Danimarca, Svezia, Inghilterra, le regioni germaniche e quelle italiane.
Diversità confessionali e interessi politico-strategici furono il combustibile di un così lungo incendio. Fu una prova terribile; morte e desolazione accompagnarono una partita fondamentale che ridisegnò il nuovo scacchiere politico degli stati europei, in un complesso scenario di declini e di crescite.
Il conflitto che da lotta di religione si trasformò ben presto in guerra europea ebbe origine nei territori dell'antico impero germanico, in quella fragile cornice istituzionale che continuava a racchiudere l'Europa centro-orientale.
Gli equilibri sanciti dalla pace di Augusta del 1555 iniziarono ad entrare in crisi in seguito alla penetrazione del calvinismo in alcune aree come il Palatinato, la Boemia e l'Ungheria; mentre si riaccendeva alla fine del '500 anche una decisa controffensiva cattolica ispirata dagli Asburgo nei loro domini.
Il punto di svolta fu l'abbandono da parte degli imperatori asburgici Mattia (1612-1618) e Ferdinando II (1619-1637) della precedente politica tollerante della casa imperiale, impegnata adesso in un disegno di rafforzamento del potere sia nei propri stati patrimoniali, sia nella cornice frammentata dell'impero.
Nel 1608 il principe elettore del Palatinato, Federico V, simpatizzante calvinista, promosse una Unione evangelica calvinista, a cui aderirono anche le forze anticattoliche boeme; l'anno dopo nacque invece, per iniziativa del duca di Baviera, una Lega cattolica, sostenuta dalla Spagna e dagli Asburgo.
La posizione dell'imperatore Rodolfo II (1576-1612) impedì però il confronto grazie ad una politica di conciliazione e ad una serie di concessioni religiose ai calvinisti boemi (Lettera di Maestà). La situazione precipitò con i successori di Rodolfo.
Ferdinando di Stiria, cugino dell'imperatore Mattia e suo erede designato (come Ferdinando II), intransigente cattolico educato dai gesuiti ai più rigorosi dettami della Controriforma, assunse nel 1617 la corona di Boemia e Ungheria, dedicandosi immediatamente ad una pesante restaurazione del cattolicesimo e ad una germanizzazione degli apparati di governo.
L'ondata di proteste contro questa operazione sfociò in atti violenti che culminarono nell'episodio della celebre Defenestrazione di Praga. Il 23 maggio 1618 una folla di protestanti praghesi invase il palazzo reale e gettò dalla finestra due rappresentanti imperiali; la nobiltà boema dichiarò allora deposto Ferdinando e proclamò re il calvinista Federico V, elettore palatino e capo della Unione evangelica.
A questo punto scattarono una serie di alleanze in appoggio dei due schieramenti confessionali dalle quali scaturì un conflitto che progressivamente coinvolse gran parte dell'Europa.
La prima fase, denominata "guerra boemo-palatina", durò fino al 1623. Essa vide schierati dalla parte degli Asburgo la Spagna, il papato e i principi tedeschi cattolici e, sull’altro fronte, i principi germanici protestanti con gli stati boemi. Per il momento la Francia non intervenne.
Grazie all'aiuto del poderoso esercito spagnolo, venuto in soccorso dell'imperatore Ferdinando II di Asburgo, la Lega Cattolica guidata da Massimiliano di Baviera e dal generale fiammingo Tilly riportò una vittoria decisiva contro i rivoltosi boemi nella battaglia della Montagna Bianca, nei pressi di Praga (8 novembre 1620).
Questa battaglia pose fine per sempre alle secolari guerre per l'indipendenza boema cui erano venuti ad intrecciarsi i motivi religiosi.
Come operazione di supporto, in questa fase della guerra la Spagna invase la Valtellina, nel cantone svizzero dei Grigioni, che costituiva un corridoio strategico fra lo Stato di Milano, in suo possesso, i domini asburgici e l'Europa centrale. Anche in questo caso non mancarono i massacri di protestanti ("sacro macello", 1620). In una situazione di disfatta delle forze protestanti, nel 1625 intervenne il re di Danimarca, Cristiano IV (1588-1648) ed ebbe così inizio la cosiddetta "guerra danese".
La protestante Danimarca, nonostante il finanziamento inglese, olandese e francese, dopo aver subito diverse sconfitte, fu costretta alla resa e ad impegnarsi a non interferire nelle faccende tedesche (Pace di Lubecca, 1629).
L’intervento del re di Svezia, Gustavo II Adolfo, nel 1630, aprì una nuova fase del conflitto ("guerra svedese"). L'esercito scandinavo, efficiente e moderno, conseguì notevoli vittorie sugli eserciti cattolici (celebre quella della battaglia di Breitenfeld presso Lipsia) dilagando in Germania fino a minacciare direttamente la Baviera e l'Alsazia.
Nella vittoriosa battaglia di Lützen (1632) il re svedese perse però la vita e venne a mancare la guida principale dell'impresa. Il fronte cattolico poté riorganizzarsi e la alleanza fra la Spagna e l'Impero ebbe ancora la meglio; gli eserciti spagnoli-imperiali sconfissero gli svedesi nel 1634 a Nördlingen.
Per scongiurare il progetto asburgico di un impero forte e accentrato scese allora in campo anche la Francia di Richelieu al fianco della Svezia, dell’Olanda e dei principi protestanti tedeschi ("guerra francese").
Dopo alterne vicende, la grande vittoria riportata dall’esercito francese comandato dal giovane principe di Condé nel 1643, a Rocroi, in una Germania ormai devastata, decise le sorti del conflitto.
L’imperatore Ferdinando III d’Asburgo accettò la pace conclusa nel 1648 a Münster, in Westfalia. Ormai le sue ambizioni di unificare la Germania sotto un unico trono di fede cattolica erano tramontate con l’indipendenza ottenuta dagli Stati tedeschi.
È stato osservato spesso che la guerra dei Trent’anni fu il campo di battaglia in cui vennero a scontrarsi, sotto le insegne del conflitto religioso fra cattolici e protestanti, i princìpi della ragion di stato delle diverse nazioni in cui una lunga maturazione aveva portato all’affermazione di un forte potere centrale.
I processi di accentramento del potere all’interno delle monarchie nazionali già affermatesi alla fine del '400, si erano andati consolidando nel corso delle guerre religiose del '500, manifestandosi soprattutto nel potenziamento degli apparati militari e burocratico-amministrativi.
Nei primi decenni del '600, e poi con maggiore incisività nel corso del secolo, l’assolutismo venne a configurarsi come un processo, segnato spesso da gravi contrasti, ma tendente comunque a affermre una sovranità più libera dai condizionamenti interni (da parte di poteri alternativi come quelli aristocratici, ecclesiastici, di corpi privilegiati ecc.).
Gli esiti non sempre furono uguali. In Inghilterra il tentativo degli Stuart condusse allo scontro con il parlamento, alla guerra civile e poi alla nascita della monarchia parlamentare; in Francia, nonostante la rivolta nobiliare della Fronda, l’esito fu il regno di Luigi XIV, forse la più spettacolare incarnazione dell’assolutismo monarchico. Sfondo comune di questo fenomeno fu comunque la guerra ed in particolare il conflitto europeo che va sotto il nome di guerra dei trent’anni.
L’infittirsi dei conflitti, da cui scaturiva, come necessaria conseguenza, il mutamento degli eserciti e l’incremento delle spese militari con effetti di profondo cambiamento sulle strutture politiche interne, vide a poco a poco coinvolte le principali monarchie assolute europee: l’Inghilterra degli Stuart, la Spagna del duca Olivares, la Francia dei cardinal Richelieu e Mazzarino, l’Impero degli Asburgo, le monarchie del Nord, tutte impegnate in una lotta per l’egemonia che lasciò l’Europa stremata ma nelle mani di sovrani più forti che ne ridisegnarono, con la pace di Westfalia (1648), gli assetti politico-territoriali