Nato a Pratovecchio nel 1424 e morto a Firenze nel 1492. Amico del Ficino e a lui legato da una profonda comunanza di interessi filosofici e religiosi, il Landino ha visto offuscata la sua immagine intellettuale da una sua presunta dipendenza dalle idee di Ficino. Gli studi più recenti tendono invece a sottolineare l'originalità del suo approccio alla tradizione platonica, indipendentemente da Ficino e, addirittura, precedente nel tempo. Già nei suoi commenti a Petrarca e a Dante aveva ripreso dalla tradizione neoplatonica il motivo della theologia poetica, interpretando il mito d'Orfeo come simbolo dell'aprirsi dell'umana coscienza alla rivelazione della verità poetica. La sua opera che più influenzerà l'Accademia fiorentina è rappresentato dalle Disputationes camaldulenses, composte intorno al 1475, dove egli discute sul problema della superiorità della vita attiva o di quella contemplativa. La sua risposta prevede una superiorità della vita contemplativa a cui si deve dedicare il sapiente che non può avere una professione determinata ma deve essere libero di offrire nuovi spunti di riflessione agli altri, attraverso le sue opere. Anche le altre sue opere, De nobilitate animae e De vera nobilitate, entrambe del 1472, si collocano in questo ideale di sapienza poetica dove la dimensione mistica e contemplativa del sapere sono il centro della vera nobiltà interiore.
Studi: C. VASOLI, Umanesimo e filosofia nella cultura italiana del tardo quattrocento: Marsilio Ficino e Giovanni Pico. in M. DAL PRA (a cura di) Storia della filosofia, Milano 1975-'76, vol. VII pp. 104-105; bibliografia p.812; ID., La maturità del pensiero teologico umanistico in Italia, in Storia della Teologia, vol. III, L'età della rinascita, pp. 239-241, bibliografia pp. 257-258.
FRANCESCO FRANCO