Da anni gli stati maggiori di Francia e Germania si stavano preparando a una guerra che ritenevano inevitabile. La Francia aveva fortificato il confine con la Germania, quest'ultima invece aveva pronti i piani per un attacco fulmineo che portasse le sue truppe a Parigi in poco tempo, così come era successo nel 1870. Appena dichiarata la guerra ed iniziata la mobilitazione il grosso delle truppe francesi furono ammassate lungo il confine tedesco. La mobilitazione delle forze russe avveniva invece molto lentamente per la scarsezza di mezzi di trasporto e l'insufficienza di strade e ferrovie. Così la Germania pensò di riversare tutte le sue forze contro la Francia, di sconfiggerla rapidamente e poi rivolgersi contro la Russia sul fronte orientale.
Per poter effettuare questo piano di guerra lampo la Germania doveva evitare le potenti fortificazioni francesi costruite sul confine: perciò l'esercito tedesco invase il Belgio, che era neutrale, per assalire le truppe francesi alle spalle. I tedeschi, dopo un mese di aspri combattimenti, giunsero a quaranta chilometri da Parigi, ma sul
fiume Marna furono bloccati e respinti alla fine di una battaglia durissima. L'illusione della guerra lampo lascia spazio alla guerra di trincea. Dopo la battaglia della Marna le truppe tedesche e franco-britanniche si fronteggiarono lungo una linea che andava dalla Manica alla Svizzera. La guerra di movimento si trasformò in guerra di posizione. I soldati furono costretti a vivere dentro trincee lunghe centinaia di chilometri, nella sporcizia e sotto le intemperie, su un fronte praticamente fermo.
La prima guerra mondiale, per eccellenza conflitto di trincea, di logoramento e di repentini quanto spesso improduttivi e sanguinosissimi attacchi frontali, introdusse innanzitutto profondi mutamenti nell'estensione temporale delle battaglie. Infatti se fino ad allora erano coincise al massimo con l'arco di qualche giornata, nel conflitto mondiale le battaglie si protraevano estenuanti per mesi e mesi senza che un esercito riuscisse a piegare definitivamente il nemico, tutto ciò al prezzo di quotidiani e devastanti massacri. Il carattere decisivo assunto di volta in volta da tali battaglie nella propaganda civile e militare rivestiva un ruolo prettamente ideologico e strategico, nel tentativo cioè di motivare in maniera plausibile una condotta altrimenti insostenibile per masse di soldati costrette ad una snervante situazione di stallo seguita da immani ed inspiegabili carneficine. Tra l'inizio del 1916 e la metà del 1917 tre grandi battaglie di terra ebbero, pur in maniere differenti, un peso rilevante sulle sorti del conflitto: le battaglie di Verdun e La Somme tra gli eserciti francese e tedesco e quella di Caporetto sul fronte italiano. L'unica battaglia navale che si ripercosse sull'andamento della guerra fu quella dello Jütland, mentre il fronte orientale non conobbe scontri dalle dimensioni così immani come quelli appena citati.
Il 25 febbraio 1916 l'esercito tedesco, guidato dal generale Erich von Falkenhayn, mosse all'attacco della fortezza di Verdun, principale caposaldo della linea di difesa francese. A quella data i fronti erano bloccati da circa un anno e la Germania, pur consapevole della propria minore disponibilità di uomini e di risorse rispetto agli avversari, decise di tentare una guerra di logoramento che sbaragliasse prima l'esercito francese, per piegare poi quello inglese. La battaglia fu preannunciata dal bombardamento di artiglieria più imponente dall'inizio della guerra; dopo quattro giorni, nonostante che due linee fortificate difendessero la città, i francesi furono costretti ad arretrare abbandonando il forte di Douamont, bastione centrale di Verdun, nelle mani del nemico. Il controllo dell'esercito francese passò da allora nelle mani del generale Pétain, che riuscì a risollevare il morale delle truppe e ad assicurarsi nuovi rifornimenti e ulteriori contingenti. La battaglia, nella zona di Mont Homme, si protrasse ininterrottamente fino al dicembre 1916, quando l'offensiva tedesca venne bloccata giungendo alla riconquista di Douamont: 6000 soldati tedeschi vennero fatti prigionieri. Ciononostante, nessuno dei due eserciti uscì vittorioso dalla battaglia, eretta così a simbolo della insensata crudeltà della prima guerra mondiale: in circa un anno di scontri caddero 700.000 uomini, senza che vi fosse alcun vincitore.
Mentre era in corso la battaglia di Verdun gli eserciti degli Alleati (Francia e Inghilterra) furono mandati
all'attacco nella zona della Somme, dov'erano più munite le fortificazioni tedesche. In quest'occasione gli inglesi utilizzarono per la prima volta il carro armato e, ripetendo la strategia usata dai tedeschi a Verdun, fecero precedere l'assalto da raffiche di quasi due milioni di proiettili. La Germania rispose con un contro bombardamento provocando nel primo giorno di assalto 65.000 morti nelle fila dell'esercito inglese. Anche La Somme fu una battaglia in cui gli eserciti riuscirono a conquistare reciprocamente e alternativamente solo poche miglia di terreno nemico: quando all'inizio del 1917 i tedeschi si ritirarono lungo la linea di resistenza Hindenburg, le perdite ammontavano a 400.000 uomini per l'esercito inglese, 200.000 per quello francese e quasi 600.000 per quello tedesco. La Somme rappresentò una vittoria per Francia e Gran Bretagna, ma fu comunque una battaglia di logoramento nella quale caddero centinaia di migliaia di uomini, e in cui la superiorità militare si dimostrò insufficiente a garantire una vittoria risolutiva.
Tra il 1914 e il 1915 il conflitto vide la contrapposizione quasi esclusiva della flotta tedesca e di quella inglese. Il mare costituiva il principale canale di trasferimento dei rifornimenti e delle risorse dirette ai paesi
belligeranti provenienti, per lo più, dalle colonie. Fu per questo che controllare e ostacolare gli spostamenti navali rappresentò uno dei migliori strumenti per assicurarsi il buon esito della guerra. La Gran Bretagna riuscì proprio con un blocco navale a ridurre sempre più le capacità di resistenza della Germania: bloccando l'accesso al Mare del Nord, impediva l'arrivo a destinazione dei rifornimenti per le truppe che combattevano nel centro Europa. Nel Mare del Nord la Germania attaccava con i sommergibili le navi mercantili inglesi per rompere il blocco navale inflittole dalla stessa Gran Bretagna. Nella battaglia delle Falkland, del 1915, quattro incrociatori tedeschi furono affondati dalla flotta britannica. Di fatto la Germania stava tentando di temporeggiare per evitare uno scontro equivalente a quest'ultimo nel Mare del Nord, ben conoscendo la superiorità navale inglese. Al largo della penisola dello Jütland, il 31 maggio 1916, ebbe però luogo lo scontro decisivo, provocato dal fallimento di una trappola che la marina tedesca aveva teso alle navi britanniche. Due navi inglesi, la Indefatigable e la Queen Mary, vennero affondate ma la flotta tedesca dovette ritirarsi quando sopraggiunse il grosso della flotta britannica. L'episodio dello Jütland confermò la superiorità navale inglese e l'impossibilità per la Germania di forzare il blocco navale-commerciale: la Germania rispose inasprendo la guerra sottomarina. Nei primi mesi del 1917 riuscì ad affondare 110.000 tonnellate di carico agli inglesi, colpendo dal basso gli scafi delle loro navi. La flotta tedesca affondò anche, e sarà l'episodio che spinse gli USA all'ingresso in guerra, il transatlantico Lusitania, nave civile che trasportava anche molti passeggeri americani. Solo alla fine del 1917 la Gran Bretagna riuscì a sviluppare strumenti di difesa contro i sottomarini tedeschi, tornando ad essere la potenza navale che era, ostacolando con l'intensità precedente i movimenti delle navi tedesche.
Sarà perciò l'esaurimento delle forze una delle principali ragioni del crollo della Germania.