Grazie all'intervento degli USA le forze dell'Intesa, nonostante la rotta di Caporetto e il crollo del fronte orientale, alla metà del 1918 erano superiori dal punto di vista numerico e delle risorse economiche. Le forze austro-tedesche cominciarono a ritirarsi dal fronte occidentale, mentre a Berlino e a Vienna si stavano sviluppando i primi fermenti rivoluzionari, sia politici che sociali, che avrebbero caratterizzato il primo dopoguerra. La Bulgaria firmò per prima l'armistizio, seguita dall'Impero ottomano.
La Grande Guerra lasciò sui campi di battaglia una quantità sconfinata e inaudita di vittime: prima di allora nessun conflitto aveva visto un tale spiegamento di forze né aveva assunto caratteri simili: i morti furono numerosissimi fin dai primi mesi di combattimento e alla fine del conflitto se ne contarono, approssimativamente, 9 milioni, e i feriti e i mutilati erano stati circa 21 milioni. Il paese che riportò il maggior numero di perdite fu la Germania, con quasi due milioni di morti; Russia, Francia, Austria-Ungheria e Inghilterra ebbero da 1 milione a 1 milione e 700mila morti. Minori, ma sempre ingenti, i soldati caduti per Italia, Serbia, Turchia, Romania, e Stati Uniti. La perdita così ingente di uomini e di risorse economiche, i debiti, la fine di quelle illusioni che erano state create dalla propaganda bellicista durante il conflitto, indebolirono l'Europa che perse il ruolo di potenza mondiale a vantaggio degli Stati Uniti. Infatti il dopoguerra fu caratterizzato da crisi istituzionali e crisi economiche che colpirono indistintamente sia i paesi vinti che quelli vincitori. L'indebolimento europeo provocò la nascita dei primi movimenti indipendentisti nelle colonie e le prime forme di autogoverno.
Dalle trincee tornarono uomini ansiosi di riprendere il proprio lavoro, di rioccupare il proprio posto nella famiglia e nella società ma anche profondamente segnati dal conflitto, incapaci di adattarsi con facilità alla vita civile e pronti ad assumere un ruolo sociale e politico rilevante nei paesi usciti dal conflitto. I reduci parteciparono
Nel gennaio 1919 i delegati delle 27 nazioni vincitrici si riunirono nella Sala degli Specchi del castello di Versailles riuniti per la conferenza di pace alla quale non erano presenti invece i rappresentanti dei paesi sconfitti. Clemenceau fu nominato alla presidenza e le trattative furono svolte dal Consiglio supremo dei “dieci” e poi dei “quattro grandi” (Wilson, Lloyd George, Clemenceau, Orlando). Nell'agosto del 1920 si conclusero i lavori e si stipularono cinque trattati di pace uno per ciascun paese sconfitto. Ogni trattato prese il nome della località in cui venne firmato: Versailles (Germania), Saint-Germain (Austria), Trianon (Ungheria), Neuilly (Bulgaria), Sèvres (Turchia). Il trattato più importante fu quello firmato a Versailles composto da 440 articoli suddivisi in 15 parti. Si decise la nascita della Società delle Nazioni (SdN), fondata su precise convenzioni che avrebbero garantito l'indipendenza politica ai piccoli come ai grandi stati.
La Germania, costretta a dichiararsi unica responsabile della guerra, subì pesanti mutilazioni, tanto che il suo territorio venne ridotto del 13%: l'Alsazia e la Lorena furono restituite alla Francia, lo Schleswig settentrionale alla Danimarca, i distretti di Eupen e di Malmédy al Belgio, e i nuovi stati di Polonia e Cecoslovacchia ricevettero intere regioni. Le zone di Danzica, del Memel e della Saar furono sottoposte al controllo della SdN. L'esercito tedesco fu limitato a 100.000 unità senza la possibilità di usare le forze aeree e l'artiglieria pesante. Inoltre la Germania dovette impegnarsi al risarcimento dei danni causati dal conflitto, clausola questa che mise in ginocchio la sua economia per anni. La Francia per assicurarsi il risarcimento occupò il bacino della Ruhr.
I 14 punti di Wilson costituivano il programma che il presidente americano aveva stilato per mantenere una pace duratura tra i paesi europei. Nei 14 punti si definivano questioni di assetto territoriale e coloniale basandosi sul principio dell'autodeterminazione dei popoli; si denunziava la diplomazia segreta, si accettava l'impegno della libertà di navigazione, la riduzione degli armamenti e la rimozione delle barriere commerciali.
Inoltre il quattordicesimo punto stabiliva la nascita della SdN che potesse intervenire a dirimere le controversie e a garantire l'indipendenza territoriale degli stati membri. I 14 punti furono enunciati in un discorso al Congresso l'8 gennaio 1918 mentre la guerra era ancora in corso, e intendevano mostrare la nobiltà della causa per la quale gli Alleati stavano combattendo. Questo programma si scontrò poi con la volontà dei governi dell'Intesa di imporre una pace punitiva alla Germania e fu così che i 14 punti furono accolti solo parzialmente nel trattato di Versailles. La SdN fu fondata a Parigi il 24 aprile 1919 ispirandosi ai 14 punti di Wilson e aveva come scopo la sicurezza collettiva, l'arbitrato internazionale, il disarmo che doveva essere ottenuto con la 'forza morale' (poiché la SdN non aveva forze militari proprie) e attraverso pressioni economiche e finanziarie. Era composta da un'Assemblea generale e un Consiglio: la prima formata dai rappresentanti di tutti gli stati membri e il secondo da cinque delegati permanenti (USA, Inghilterra, Francia, Italia, Giappone) e da altri eletti a cadenza triennale; il Consiglio eleggeva un Segretariato permanente. La sede di tutti gli organismi della SdN era Ginevra, eccettuata la corte di giustizia che fu collocata all'Aja. Nonostante il presidente americano Wilson fosse stato il primo sostenitore della costituzione della Società, il Senato americano non ratificò l'adesione paralizzandone subito l'attività. I limiti stavano di fatto anche nell'assenza di una forza militare, nel ristretto potere decisionale del Consiglio, nell'assenza dei paesi sconfitti. La SdN fu sì in grado di intervenire nella soluzione delle dispute tra URSS e Polonia nel 1921 e tra Italia e Grecia nel 1923 ma non poté impedire i conflitti che nacquero durante gli anni Trenta e finì per divenire un organo del tutto inutile.