Gli Stati Uniti furono i veri vincitori della Grande Guerra. Mentre i paesi europei uscirono fortemente provati dal conflitto, gli americani avevano sopportato bene lo sforzo bellico ed anzi, grazie ad esso, le sue industrie si erano fortemente sviluppate e modernizzate. Grazie anche al contributo dato alla ricostruzione europea, nei dieci anni successivi l'economia americana non cessò mai di crescere: le sue industrie e l'agricoltura esportavano in tutto il mondo. Grattacieli, piazze enormi, autostrade gigantesche caratterizzarono il paesaggio urbano americano; le ferrovie si moltiplicarono, così come le linee metropolitane. Le case si riempirono di elettrodomestici. Ma come al solito non è tutto oro ciò che riluce: forti erano in America i contrasti tra le grandi città e i piccoli centri, tra la prosperità di pochi e i bassi redditi di una notevole parte della popolazione. Inoltre in quel tempo vigeva il liberismo più selvaggio, le banche e le società che operavano in borsa non subivano alcuna regolamentazione da parte del governo. Approfittando della crescita economica apparentemente senza limiti, tutti investivano in borsa sicuri che il valore delle azioni sarebbe cresciuto. Adesso sappiamo che non si può crescere all'infinito, ma allora tutti i grandi o piccoli operatori compravano con il proprio denaro o con quello preso in prestito, con la certezza di riuscire a rivendere a prezzo più alto. Elettrodomestici, automobili e altri beni si trasformarono rapidamente in consumi di massa; anche le città vogliono imprimere al proprio aspetto il segno del potere e della ricchezza: diventano numerosi i grattacieli, le metropolitane sotterranee e sopraelevate.
La crescita della produzione e del prezzo delle azioni sembrava non dovesse mai finire, ma le cose non potevano andare avanti così in eterno. Un giorno alcune aziende cominciarono a non vendere più tutto il prodotto perché il mercato si era saturato. Le troppe merci prodotte faticavano a trovare compratori, e ingolfavano i magazzini. I prezzi delle azioni smisero di salire, le banche, impaurite, cominciarono a richiedere indietro il denaro che avevano prestato agli speculatori e alle industrie. Ma i soldi non potevano essere restituiti perché bloccati in investimenti azionari o in materiali che giacevano fermi e invenduti. Si cominciò a diffondere la paura di non rientrare più dei capitali investiti sotto varie forme. Il panico s'impadronì dei risparmiatori grandi e piccoli, i quali cercarono di vendere, ma nessuno comprava, così ingenti capitali azionari si ridussero al valore della carta straccia. Il 10 ottobre 1929 i prezzi delle azioni della Borsa di New York ebbero una spaventoso crollo, che proseguì nei giorni successivi. Milioni di famiglie passarono da un regime di consumismo sfrenato alla condizione di non acquistare più niente se non i generi di primissima necessità. Le industrie, indebitate con le banche, non potevano far fronte agli impegni perché non vendevano le merci. Fermate le industrie milioni di lavoratori si ritrovarono licenziati, in tal modo diminuirono ancora di più i consumi e altre industrie chiusero i battenti. Le fabbriche in crisi licenziavano, gli operai licenziati non compravano, altre industrie chiudevano: si creò un circolo vizioso che sembrava non avere fine. I disoccupati raggiunsero il numero di 12 milioni, 5000 banche fallirono, 32000 imprese commerciali chiusero i battenti. Naturalmente anche l'Europa risentì di questa crisi: gli esportatori non avevano più una clientela colossale, coloro che avevano ricevuto denaro in prestito dagli Stati Uniti se lo sentivano richiedere. Francia, Inghilterra, Italia, che si stavano riprendendo dalle spese della guerra, ricaddero nella crisi di nuove difficoltà economiche, disoccupazioni, chiusure di fabbriche.
Dalla campagna elettorale del 1932 doveva dare all'America un presidente che si sarebbe trovato sulle spalle un compito gravosissimo: trarre il paese da una crisi economica di cui non si vedevano gli sbocchi.
Gli americani fecero la scelta vincente eleggendo alla presidenza il democratico Franklin Delano Roosvelt. Roosevelt aveva fiducia nel popolo e nella democrazia. Egli capì che se un paese ricco e pieno di risorse come gli Usa si trovava in quella profonda depressione ci doveva essere qualcosa di sbagliato nel sistema, qualcosa che bisognava correggere. Quindi preparò un piano per ricostruire l'economia basato su idee completamente nuove per quel tempo. Questo nuovo corso: "New Deal", curò in breve la crisi americana riassorbendo la disoccupazione e rimettendo in moto la macchina produttiva. Per rimettere in moto l'economia bisognava mettere la gente in condizione di fare acquisti. Per fare questo bisognava dare lavoro alle migliaia di disoccupati, quindi Roosvelt diede inizio ad un gigantesco piano di opere pubbliche. Come trovare i soldi? Non certo imponendo nuove tasse ad uno stato oppresso dalla recessione. Così ricorse ad un massiccio indebitamento statale che poi fu ripianato incassando nuove tasse da un'economia risanata e da uno stato ritornato ad essere ricco. Per le grandi opere pubbliche il governo federale spese molti miliardi di dollari in sei anni. Per conservare le ricchezze naturali e i grandi parchi americani diede lavoro a più di 3 milioni di giovani. Inoltre appoggiò nuovi progetti nel campo dell’arte: spettacoli teatrali e concerti. In agricoltura il governo diede sovvenzioni a 6 milioni di proprietari, evitando in tal modo che abbandonassero le campagne. In tal modo i prodotti agricoli furono disponibili per la nuova domanda dei consumatori.
Roosvelt favorì la ricostituzione di un forte sindacato di cui riconosceva l'indispensabile ruolo di equilibrio, fissò la settimana lavorativa in 40 ore, stabili un salario minimo e impedì il lavoro minorile. Fondamentale fu anche la legislazione sociale a favore dei disoccupati, dei vecchi, degli inabili al lavoro. Furono concesse pensioni per la vecchiaia, assicurazioni per i disoccupati, sussidi per i ciechi, le madri con figli a carico, i bambini handicappati.
Roosvelt con i suoi provvedimenti dimostrò che non vi può essere una contrapposizione netta tra gli interessi della produzione e quelli dei lavoratori e dei pensionati: se questi ultimi non possono fare acquisti tutto il resto si ferma. Contrariamente a quanto sostenuto dalle teorie liberiste egli impose un nuovo sistema di controlli sulle attività delle banche, degli speculatori, dei finanzieri, per evitare il ripetersi di quanto era accaduto nel ‘29. Infine diede luogo ad una riforma fiscale più equa ed efficiente.