Johann Sebastian Bach nacque ad Eisenach nel 1685 da una famiglia di antica tradizione musicale: essenzialmente autodidatta, seppe far tesoro degli stimoli culturali più diversi e, in particolare, dei maestri italiani e francesi studiati alla scuola musicale di San Michele a Lüneburg, dove fu cantore tra il 1700 e il 1702.
Nel 1703 ebbe un breve incarico a Weimar come violinista nell'orchestra ducale e, successivamente, divenne organista di chiesa ad Arnstadt, dove rimase fino al 1708, per tornare nuovamente a Weimar.
Nel 1716 ottenne il posto di maestro di cappella presso il principe Leopoldo di Köthen ed ebbe modo di dedicarsi alla musica profana, mentre nel 1723 fu nominato cantore nella scuola di San Tommaso a Lipsia, dove rimase tutta la vita con l'incarico di comporre una serie di cantate sacre, divenendo anche direttore dell'associazione concertistica cittadina.
Sintesi e compendio dell'età barocca, accuratissima nello studio di forme musicali, in particolare del contrappunto, della fuga e del canone, l’opera di Bach esaurisce l'epoca della polifonia e apre la strada all’armonia moderna.
Con applicazione costante egli abbracciò tutti i generi sacri e profani del tempo con l’eccezione della lirica, conducendo agli estremi sviluppi forme organistiche di scuola germanica come il preludio, la fuga, la toccata e la variazione.
La sua profonda natura religiosa lo portò a prediligere soprattutto la musica liturgica di tradizione luterana. L'assiduo studio della musica italiana, condotto negli anni giovanili, creò nella sua formazione una fitta rete di relazioni con opere di musicisti della levatura di Vivaldi e di tributi, la cui analisi rivela un'insuperata capacità di assimilare elementi stilistici di varia provenienza, filtrandoli alla luce del proprio genio.
Conosciuto e apprezzato durante la vita soprattutto come esecutore e improvvisatore all'organo e al clavicembalo, nonché per la sua attività di insegnante, supportata da un'enorme mole di opere a carattere didattico, fu assai meno celebre e ammirato come compositore, anche perché gran parte della sua musica fu scritta per uso locale o personale e passò perciò spesso inosservata.
Le composizioni sacre
Johann Sebastian Bach compose circa 300 cantate sacre in lingua tedesca, delle quali però solo 195 sono pervenute fino ai giorni nostri, composte in gran parte durante il soggiorno a Lipsia, cioè dopo il 1723, quando era direttore musicale delle chiese cittadine, distribuite in cinque annate, tra il 1724 e il 1729, e destinate alle festività.
I loro motivi ispiratori consentono di dividerle sommariamente in due gruppi: cantate su corali, con testi nei quali prevalgono appunto strofe di corali o citazioni bibliche riportate alla lettera, e cantate su componimenti poetici, di volta in volta parafrasi di testi biblici, riferiti alle letture obbligate della festività cui sono dedicati oppure poesie madrigalesche di libera invenzione, cioè non vincolate alle Sacre Scritture.
Concepite per essere eseguite prima e dopo l'omelìa, le cantate assolvevano ad una precisa funzione predicatoria e devozionale nell'ambito del rito religioso, sviluppando nel fedele sentimenti di fede e purificazione.
Dal punto di vista formale, esse sono articolate in più brani, nei quali si alternano cori, recitativi, arie e duetti, secondo uno sviluppo geometrico al quale si riconducono tutti gli elementi del discorso musicale, governato da un'armonia ispirata al principio della perfezione divina.
Ad un uso liturgico sono destinati anche i 6 mottetti su testo biblico, nonché la raccolta dei 170 corali (divisi in preludi, fantasie e variazioni) basati su inni luterani o su melodie gregoriane; composizioni di perfetta maestria tecnica, esse spaziano dai più semplici corali armonizzati, nei quali vengono posti in risalto la melodia e il loro significato letterale, ad altri con trattamento contrappuntistico più elaborato, nei quali la melodia fondamentale viene ornata se non addirittura imitata dalle altre parti.
Le Passioni secondo Giovanni e Matteo
Capolavori della musica sacra, le due Passioni furono concepite nella forma di "passioni oratoriali", cioè composizioni - proprie del mondo luterano - caratterizzate dalla narrazione del testo canonico della Passione, alla quale si aggiungono brani estratti o parafrasati dalle Sacre Scritture, corali e poesie madrigalesche. Questo genere, sviluppatosi intorno alla metà del XVII sec., ebbe un notevole interprete in Georg Philipp Telemann, ma è con Bach che raggiunse vertici assoluti.
Eseguite anch'esse in due parti come le cantate (prima e dopo l'omelìa), ma nel periodo compreso tra la Domenica delle Palme e il Venerdì Santo, le Passioni presentano uno schema formale che non si discosta da quelle se non per l'eccezionale rilievo dato al recitativo secco del narratore, caratterizzato da un sereno equilibrio che si mantiene anche negli interventi di Cristo.
La narrazione è condotta dall'evangelista, figura attorno alla quale ruota l'intera struttura del componimento, articolato su un racconto cui fanno da contrappunto corali liturgici, che esprimono la partecipazione dei fedeli al dramma evangelico, e arie solistiche, che assolvono la funzione di suggerire agli ascoltatori spunti di riflessione e di preghiera.
La Passione secondo Giovanni fu eseguita nel 1724 e rimaneggiata più volte negli anni successivi: la Passione secondo Matteo, probabilmente del 1727, fu anch'essa sottoposta a rifacimenti fino al 1744.
I Concerti brandeburghesi
I Concerti brandeburghesi rappresentano l'opera per orchestra più nota di Bach, un'originale reinterpretazione del concerto barocco italiano condotta a partire dal 1719.
Il musicista, giunto a Köthen in Sassonia alla corte del principe Leopold, poté per alcuni anni dedicarsi alla composizione di musica strumentale, incoraggiato in questa sua attività dal sovrano, appena più giovane di lui, che ne amava e comprendeva la musica.
Lanciatosi con entusiasmo in questa nuova esperienza, senza preoccupazioni economiche o doveri ecclesiastici, Bach si sentì stimato e apprezzato e, oltretutto, ebbe a disposizione un'ottima orchestra, condizioni ideali che gli permisero di dedicarsi con passione alla composizione, inaugurando una feconda fase creativa della quale i Concerti costituiscono la punta di diamante.
La definizione scelta da Bach per quest'opera è quella di Concerts avec plusieurs instruments, titolo che precisa l'intento di creare una composizione per un insieme orchestrale nel quale ciascuna parte è affidata ad un solo esecutore e non già un concerto grosso.
L'assenza di rinforzi dell'organico orchestrale rende infatti i 6 concerti piuttosto un'insieme di brani di tipo solistico, di spiccata vocazione virtuosistica, nei quali è contemplata anche la presenza di strumenti a fiato. Destinati al margravio Christian Ludwig di Brandeburgo, cui vennero inviati il 24 marzo del 1721, essi finirono però nei suoi archivi senza ricevere la considerazione che avrebbero meritato e che Bach stesso si era augurato nella sua accorata lettera di accompagnamento.
Un torto cui la storia doveva riparare soltanto oltre un secolo più tardi, nel 1850, quando essi vennero pubblicati integralmente e ribattezzati come brandeburghesi, in onore del dignitario cui erano stati dedicati. L'innegabile eterogeneità di contenuti, dovuti anche alla diversa cronologia delle singole parti che compongono il ciclo, le soluzioni formali e strumentali continuamente nuove e inedite, e la varietà di riferimenti alla tradizione francese, italiana o tedesca, sia religiosa che cameristica, non impediscono tuttavia di riconoscere ai Concerti un'omogeneità compositiva che li rende assolutamente unici.
Toccata e fuga
Nel 1747, accogliendo un vecchio invito di Federico II di Prussia, Bach si recò a Potsdam, dove suonò lungamente per il re anche improvvisando su temi da lui suggeriti, uno dei quali fu poi ripreso e ampliato in un complesso monumento contrappuntistico, che egli dedicò al sovrano con il titolo Offerta musicale.
Opera di difficile catalogazione, costruita su perfetti rapporti matematici, essa costituisce un precedente per la successiva e incompiuta Arte della fuga, che rappresenta, in un certo senso, il testamento di contrappuntista di Bach, espresso in forme musicali di una purezza ed immaterialità assolute, difficilmente riconducibili alla semplice - e tutt'altro che immediata - analisi strutturale dell'opera.
Pubblicata postuma dal figlio Carl Philipp Emanuel nel 1751, l'Arte della fuga si presenta infatti suddivisa in 20 brani, la cui successione è stata oggetto di numerose supposizioni, così come l'intero piano della composizione, che probabilmente prevedeva ventiquattro fughe divise in sei gruppi di doppie coppie col tema elaborato sia in forma naturale che invertita.
Una complessa architettura sonora, questa, interrotta alla battuta 239 della ventesima fuga, dopo quattro note il cui acrostico in tedesco forma la parola BACH: stremato e afflitto da una malattia agli occhi che lo aveva condotto alla cecità, il compositore si spense il 28 luglio 1750, poco tempo dopo la sua realizzazione, lasciando una pagina "firmata" che testimonia l'estrema, commovente dedizione dell'uomo alla sua missione.
I figli di Bach
Sposatosi due volte, Bach ebbe venti figli, sette dalla prima moglie Maria Barbara (sposata a Mühlhausen nel 1707 e scomparsa nel 1720) e tredici dalla seconda, Anna Magdalena Wülken, una discreta musicista che divenne sua sposa nel dicembre 1721.
Di così numerosa prole, soltanto nove figli gli sopravvissero e alcuni diventarono celebri musicisti, come Wilhelm Friedemann - il maggiore, al quale il compositore aveva dedicato numerosi componimenti, tra cui l'Orgelbüchlein - Carl Philipp Emanuel e Johann Christian.
Il primo (Weimar 1710 - Berlino 1784) dopo gli studi compiuti con il padre fu organista a Dresda (1733-46) e quindi dal 1746 al 1764 nella chiesa di Nostra Signora a Halle sulla Saal.
Organista ammiratissimo e compositore ricco di doti e tecnica, scrisse un numero relativamente esiguo di opere, tra le quali spiccano le originali Tre sonate per clavicembalo o clavicordo, che segnano il momento d'inizio della sonata moderna in Germania. Johann Christian (Lipsia 1735-Londra 1782), ultimo figlio del compositore, dopo la morte del padre fu educato dal fratellastro Carl Philipp Emanuel.
Nel 1754 andò in Italia e cominciò a comporre musica sacra: convertitosi al cattolicesimo, nel 1760 fu nominato organista del Duomo di Milano.
Trasferitosi a Londra nel 1763, compose per il teatro d'opera italiano, introducendo per la prima volta i clarinetti e divenne maestro di musica della regina Charlotte, moglie di Giorgio III di Hannover.
Nel 1764 ebbe tra i suoi allievi il giovanissimo Mozart, che da lui prese il calore espressivo dei movimenti lenti: compositore tra i più vivaci degli anni 1760-80, Johann Christian si dedicò soprattutto alla musica strumentale, praticando uno stile galante permeato di un'idilliaca sentimentalità di gusto italiano, espressa sia in sinfonie che in ouverture, musica da camera e concerti per pianoforte, strumento che egli suonò per primo come solista.
Carl Philipp Emanuel Bach
Nato nel 1714, secondo figlio di Bach e suo allievo, Carl Philipp Emanuel frequentò la facoltà di legge all'Università di Francoforte sull'Oder.
Nel 1738 si trasferì a Berlino, dove, dal 1740 al 1767, fu al servizio di Federico II di Prussia come clavicembalista, per poi stabilirsi ad Amburgo in qualità di successore di Georg Philipp Telemann nella carica di direttore della musica sacra nelle chiese cittadine, che tenne fino alla morte nel 1788.
Fecondo compositore di sinfonie, concerti, musica da camera, musica sacra, Lieder e sonate per clavicembalo, è oggi considerato uno degli iniziatori della musica strumentale moderna: la sua arte, potente sia nell'ardimento stilistico che nella fervida espressione, fu interamente votata alla purezza dello stile sonatistico, del quale contribuì sensibilmente alla maturazione, contro le frequenti concessioni al manierismo sentimentale dello stile operistico.
Pur senza ripudiare la polifonia dotta di tradizione paterna, egli contribuì all'affermazione dello stile galante, fissando un modello-tipo di sonata bitematica in tre tempi, col primo suddiviso in tre strofe e quello intermedio lento, che grande influsso avrebbe avuto sulla musica di Haydn e del primo Beethoven.
Quale didatta ha lasciato un prezioso trattato dal titolo Saggio di metodo per la tastiera (1753-63), testo fondamentale per l'interpretazione dell'intera musica strumentale settecentesca, compresa quella del padre.
Händel sta agli antipodi del coetaneo Bach: questi visse sempre in terra tedesca, mentre il primo scoprì il successo oltremare.
Mentre l’organista di Eisenach scrisse per i fedeli e il servizio divino, il maestro di Halle, fattosi impresario, compose per le folle dei teatri, improntando la propria musica a un eclettismo nel quale l’uso di stili e di elementi di diversa provenienza era finalizzato a compiacere i gusti del pubblico.
Concepite in forme grandiose e accese da toni e colori contrastanti, le sue dinamiche composizioni sono attente ad un costante rinnovamento dei generi musicali e volte a soddisfare le richieste della società dell’epoca. Händel impersona il primo grande musicista professionista, un imprenditore attento alle esigenze spettacolari, alle conoscenze del pubblico, alle mode e capace di configurare, con gli oratori inglesi, un genere musicale prettamente borghese.
Nonostante gli insuccessi di alcune opere, Händel godette in vita di un grande successo, legato al ruolo sociale e politico che la sua musica seppe giocare nel particolare momento di sviluppo della società inglese dell’epoca georgiana.
Un ruolo presente nella mente degli inglesi anche dopo la sua morte, com’è testimoniato dalle manifestazioni che si svolsero a Londra e in gran parte dell’Inghilterra per il centenario della sua nascita sotto Giorgio III. Ben più di Bach, poi, Händel fu studiato e apprezzato dai grandi musicisti che lo seguirono, compresi Haydn (che partecipò ad alcune trionfali esecuzioni di sue opere in Inghilterra), Mozart (che revisionò nel 1789 il Messiah e altre composizioni) e Beethoven (ammiratore dello stile corale del maestro e del quale si ricordano le variazioni per pianoforte e violoncello su un tema dell’händeliano Judas Maccabeus).
Il soggiorno inglese
Il periodo inglese di Händel, coronato dal conferimento della cittadinanza nel 1727 e concluso dalla morte del compositore, tumulato in Westminster, fu interrotto solo da brevi viaggi: due in patria, nel 1716-17, al seguito del sovrano e nel 1719 per scritturare nuovi cantanti, poi in Italia nel 1729, ancora alla ricerca di voci famose, quindi a Dublino, nel 1742, per rappresentare il Messiah in un momento particolarmente critico della sua carriera.
Per trent’anni, Händel visse la tipica vita del teatro, nell’ambito della Royal Academy of Music, presso il King’s Theatre di Haymarket, godendo d’una certa tranquillità economica fino alla morte di Giorgio I e ancora per qualche anno grazie al favore di Giorgio II e della regina Carolina.
In seguito cominciarono le difficoltà per la nascita della concorrente Nobility Opera, sostenuta dall’opposta fazione nobiliare, che aveva il sostegno del principe di Galles, Federico.
I contrasti con i concorrenti, il confronto quotidiano con le bizze dei divi, i debiti conseguenti al fallimento del suo teatro e lo stress legato ai brevissimi tempi di lavorazione lo portarono alla trombosi cerebrale del 1737, dalla quale riuscì miracolosamente a riprendersi dopo mesi di cure ad Aquisgrana. Nel 1741 compose l’ultima opera italiana, la Deidamia, che siglò un altro insuccesso.
Da allora fino alla morte si dedicò agli oratori e alla musica strumentale, cogliendo con il Messiah un clamoroso e duraturo successo, che arrise peraltro anche a molti altri oratori, sollevandolo dalle preoccupazioni finanziarie.
Nel 1751, mentre scriveva il Jephta, cominciò ad avvertire i segni dell’incombente cecità, probabilmente a causa della cataratta e a nulla portarono tre interventi chirurgici. Morì a Londra nel 1759, dopo aver goduto ancora dei molti successi delle rappresentazioni delle sue composizioni.
Gli oratori
Con l’oratorio Händel dette vita, nei suoi anni inglesi, ad un genere completamente nuovo, nel quale coniugò una forma elaborata da Carissimi e Stradella con la polifonia tedesca.
Muovendosi all’interno di una struttura libera, senza i vincoli dell’opera all’italiana, egli inserì accanto alle parti vocali e orchestrali veri e propri concerti per organo e dispiegò la sua arte nell’elaborazione di cori maestosi e tecnicamente variati.
Grazie alla sua capacità di creare forti contrasti drammatici e numerosi effetti di valenza pittorica e descrittiva, l’oratorio di Händel costituì una sorta di dramma popolare in lingua inglese, basato su temi biblici, il cui straordinario successo fu decretato dall’abilità del maestro nell’intercalare alla magniloquenza dello spirito cerimoniale e celebrativo della religione di stato i toni festosi e l’enfasi nazionalistica cari al popolo.
La maggior parte degli oratori händeliani è basata su testi tratti dall’Antico Testamento.
Il Messiah
Il Messiah, la composizione più nota e celebrata di Händel, fu scritta in sole tre settimane nell’estate 1741 ed eseguita alla Music Hall di Dublino il 13 aprile 1742 per un concerto di beneficenza.
Il libretto di Charles Jennens si basa su passi della Bibbia e su numerosi brani dei Salmi nella versione del Prayer Book, ovvero del principale testo della liturgia anglicana.
L’oratorio si divide in tre parti. Nella prima, "La profezia di Dio, il messaggio di Natale" sono narrate le profezie bibliche sull’avvento del Messia e la nascita di Cristo.
La seconda, "Il sacrificio di Cristo e il suo rifiuto", affronta i grandi temi della passione, della morte e della resurrezione e termina con il celeberrimo "Halleluiah", il potente ed esaltante coro che nella miglior tradizione händeliana celebra la grandezza e la regalità di Dio, con una gioiosa luminosità che è una delle più evidenti caratteristiche dell’opera.
La breve terza parte, infine, "Il Cristo trionfante", tratta la diffusione e l’evoluzione del cristianesimo. Il Messiah si pone sul solco dei grandi componimenti händeliani, ma appartiene al genere degli oratori per la grande struttura e l’intensa coesione delle varie parti (cori, arie e recitativi) e del materiale tematico e sonoro utilizzato.
Nel confronto con le due grandi Passioni di Bach emerge immediato il diverso atteggiamento dei due grandi compositori: mentre il rigore luterano fa inserire i personaggi di Bach all’interno delle vicende narrate dallo storico-evangelista, cui essi partecipano direttamente insieme al popolo, sottolineando gli aspetti più interiori della fede cristiana, la visione inglese cui Händel aderisce prevede un maggior distacco fra i fedeli e la storia narrata, che viene in tal modo enfatizzata e resa solenne dal grande canto unitario, cui l’orchestra interviene sinergicamente.
Le feste di Sua Maestà
In Inghilterra, oltre che nelle chiese, nei palazzi e nei teatri d’opera, la musica si teneva anche nei parchi, nei giardini e addirittura in barca, durante le gite sul Tamigi.
Quest’ultimo passatempo piaceva molto al principe di Galles (titolo degli eredi al trono inglese), il futuro Giorgio II, e a sua moglie Carolina, che aveva ricevuto un’eccellente educazione musicale e che ebbe rapporti amichevoli con Händel fin dalla sua giovinezza tedesca.
Nel 1717 il compositore fece eseguire per loro la Musica sull’acqua, che fu riadattata e variamente eseguita nel corso degli anni. A partire dal 1736 brani tratti dall’Atlanta fungevano da "colonna sonora" per le spettacolari feste con fuochi d’artificio che annualmente il re offriva ai londinesi.
La più celebre di queste feste rimane quella del 27 aprile 1749, indetta da Giorgio II per celebrare la stipulazione del trattato di pace di Aix-la-Chapelle, che metteva fine alla guerra di Successione austriaca, nella quale era intervenuta anche l’Inghilterra.
Lungo il Tamigi lo scenografo italiano Roberto Servandoni aveva innalzato magnifiche strutture di legno; Händel, al vertice della fama (gli era stata eretta una statua nei giardini di Vauxhall), fu incaricato di comporre la Music for the Royal Fireworks.
Per superare il rumore degli scoppi, l’orchestra fu rinforzata con tamburi, timpani, trombe e corni, ma la musica passò in secondo piano rispetto allo spettacolo dell’incendio che distrusse il grandioso padiglione sul quale erano state montate le rampe per i fuochi. I londinesi si divertirono moltissimo.
Musica d'occasione
Assai ricca è la produzione di Händel nel genere della musica d’occasione, legata a celebrazioni e cerimonie private o pubbliche della corte inglese, sia nell’ambito vocale e corale che in quello strumentale.
Al primo appartengono odi e cantate, Te Deum e inni per solennizzare vittorie e trattati di pace (pace di Utrecht), incoronazioni (Giorgio II), compleanni ed esequie reali.
All’ambito strumentale appartengono invece le due opere d’occasione più famose, la Water Music e la Music for the Royal Fireworks.
Se nelle opere vocali domina lo splendore coloristico, la varietà e la potenza dei cori e la magnificenza dell’assieme, che si fondono perfettamente nell’esaltazione celebrativa, in quelle strumentali prevale una piena libertà compositiva, che fonde generi diversi al servizio del più pieno e libero godimento musicale da parte dei sovrani, dei cortigiani e del pubblico tutto.
Water Music
"All’imbrunire il re scese al fiume presso White Hall su un’imbarcazione aperta e da lì si diresse lentamente verso Chelsea.
Decine di barche occupate dai più bei nomi di Londra lo attendevano in fila colorando piacevolmente la superficie del fiume…Per la musica Händel si servì degli strumentisti dalla compagnia municipale dei traghetti: oltre cinquanta musicisti che suonavano sotto la direzione di Lambeth alcune delle migliori sinfonie composte per l’occasione dal bravo Sassone.
Questa musica piacque tanto a Sua Altezza Reale che fra l’andata e il ritorno dovette essere ripetuta per tre volte. Quando all’alba il re da Chelsea riprese la via del ritorno, la musica di Handel continuava e si esaurì solo alla fin del viaggio" (dal giornale "Daily Courant", 19 luglio 1717).
La Water Music fu composta, fra il 1715 e il 1717, per le gite fluviali di re Giorgio I lungo il Tamigi.
La mancanza della partitura originale e la difformità delle varie edizioni, unite all’adattabilità delle varie parti della composizione alle diverse situazioni temporali e climatiche in cui poteva essere eseguita, fa sì che essa costituisca un’opera quanto mai libera: delle tre suite di cui è composta (una di dieci brani del 1715, le altre due, di dodici brani complessivi, del 1717) è variabile sia l’esatta successione delle parti, sia l’organico.
Sono così favorite più possibilità esecutive, in modo da sottolineare diversamente la timbrica e il virtuosismo coloristico che caratterizzano la composizione e che ne hanno fatto una delle opere più conosciute e apprezzate di Händel.
Un’altra testimonianza è dovuta ad una lettera di Frederic Bonet, inviato del Brandeburgo alla corte inglese, il quale racconta come il 17 luglio il barone Kielmansagge finanziò un concerto fluviale per il re, iniziato alle otto del mattino e terminato alle prime ore del giorno seguente, nel quale i musicisti "suonavano ogni genere di strumenti: trombe, corni da caccia, oboi, fagotti, flauti tedeschi, flauti a becco francesi, violini e bassi, ma senza voci".
Music for the Royal Fireworks
Il 27 aprile 1749 a Londra, in Green Park, si tenne una grandiosa festa per celebrare la pace di Aquisgrana. Per quell’occasione, Händel scrisse Music for the Royal Fireworks una grandiosa suite, pensata, secondo la volontà di Giorgio II, come una partitura per soli fiati, avente quel carattere bandistico e militareggiante che egli amava in modo particolare. L’organico della rappresentazione di quel giorno era infatti composto da 9 trombe, 9 corni, 24 oboi, 12 fagotti, un controfagotto e 3 timpani.
In un’esecuzione tenuta un mese più tardi al Founding Hospital, e successivamente in teatri e sale da concerto, Händel integrò l’organico con un buon numero di archi e con l’aggiunta del clavicembalo.
Gli organizzatori della manifestazione furono i bolognesi Gaetano Ruggieri e Giuseppe Sarti, i quali lasciarono scritto nelle relazioni ufficiali che dopo "una grande ouverture composta da Mister Handel, i 101 colpi di cannone che salutarono l’arrivo del re coincisero con l’inizio della grande cascata di fuochi d’artificio… Purtroppo la piattaforma su cui erano stati montati i fuochi bruciò in parte e solo la musica festosa assicurò il buon esito delle celebrazioni".
La composizione è strutturata in sei parti: oltre all’ouverture in stile francese e a tre danze a carattere cerimoniale (bourrée, minuetto I e II), sono presenti due originali pezzi programmatici: La Paix, che esprime nello stile del "largo alla siciliana" in 12/8, caro ad Alessandro Scarlatti, la gioia per la pace conclusa dopo sette anni di guerra, e La Rejouissance, energico pezzo cavalleresco con gioiosi e brillanti toni da fanfara, provenienti in particolare dalle trombe, secondo il gusto caro al sovrano, che pare infatti ne chiedesse la ripetizione.
I concerti per organo
Composizioni decisamente originali sono i concerti per organo ed orchestra, un organico che si ritrova assai raramente nella storia della musica e che fu portato ad una propria individualità proprio da Händel, forse il più grande organista della sua epoca.
Il maestro cominciò ad inserire concerti per questo strumento durante gli intervalli fra i vari atti dei suoi oratori.
Si tratta di composizioni caratterizzate da una struttura semplice e lineare, con un impianto formale assai meno ardito rispetto a quanto la strabiliante tecnica del maestro poteva concepire.
Ciò dipendeva dal fatto che la tecnologia organaria inglese dell’epoca era alquanto arretrata rispetto a quella che aveva dato vita ai magnifici strumenti già costruiti in Germania e in Italia, mancando spesso gli organi della pedaliera e avendo un’estensione della tastiera decisamente inferiore.
Il totale dominio delle capacità espressive dello strumento - che rappresenterà l’unica consolazione degli ultimi anni del maestro cieco - e il particolare effetto del contrasto con l’orchestra fanno però sì che la fantasia ed il virtuosismo si fondano in una potente polifonia dagli effetti ammalianti e coinvolgenti, con un’aura di particolare mistero indotta dalle timbriche dello strumento.
Il viaggio in Italia
Firenze, Roma, Napoli e Venezia: le tappe del Grand Tour che sta diventando di moda tra gli intellettuali europei.
Händel giunge a Firenze alla fine del 1706, con una presentazione di Gian Gastone de’ Medici, il figlio secondogenito del granduca di Toscana Cosimo III, da lui conosciuto ad Amburgo.
Cosimo non è molto interessato alle arti, ma il suo primogenito Ferdinando è un collezionista preciso e pedante; nella sua villa di Pratolino si fa anche attività operistica con l’illuminata presenza di Alessandro Scarlatti, coetaneo di Händel.
Tuttavia, le ridotte possibilità economiche di Ferdinando convincono il giovane viaggiatore tedesco a partire per Roma: porta con sé almeno un fascio di lettere di presentazione per i molti e potenti parenti dei Medici e per gli alti personaggi della corte pontificia.
L'antifona Salve Regina HWV 241 è una composizione per soprano solo, archi, organo concertante e basso continuo, composta attorno al 1707. Si ritiene che la prima esecuzione abbia avuto luogo il 16 luglio 1707 nella chiesa di Santa Maria in Montesanto, sotto il patronato della famiglia Colonna. Ultimamente però la critica ha cominciato a prendere in considerazione la possibilità che il compositore abbia eseguito questa composizione nella chiesa della Madonna del Ruscello a Vallerano (VT), dove Händel arrivò ospite del suo mecenate Francesco Maria Ruspoli nel dicembre 1706, trascorrendovi tutta l’estate del 1707.
In questa chiesa vi è ancora, in effetti, uno strumento pregevolissimo che il compositore, organista virtuoso di fama internazionale, deve aver senz'altro suonato. Infatti nella terza parte del Salve Regina l'organo ha una parte solistica, il che ha lasciato presupporre un'esecuzione romana del brano, non avendo avuto notizie di uno strumento adeguato a Vallerano. L'organo monumentale della chiesa della Madonna del Ruscello, inizialmente non preso in considerazione, mette in dubbio la precedente ipotesi.
Nella città eterna, il papa (Innocenzo XI prima e Innocenzo XII poi) ha proibito l’attività teatrale ritenuta immorale, ma settimanalmente il cardinale Pietro Ottoboni organizza nel palazzo della Cancelleria i "lunedì musicali", a cui partecipano artisti del livello di Arcangelo Corelli, Bernando Pasquini (1637-1710) e Domenico Scarlatti (1660-1725). Qui avviene lo storico confronto al clavicembalo e all’organo tra Händel e l’amico Domenico Scarlatti, una sfida di virtuosismo di gusto barocco che si conclude con un verdetto di parità.
A Roma Händel non compone opere teatrali ma produce delle cantate di notevole livello (Il trionfo del Tempo e del Disinganno; Aci, Galatea e Polifemo).
Più intensa è l’attività musicale a Napoli, dove egli soggiorna nel 1708-1709, e compone tra le altre l'opera Apollo e Dafne. Qui sono in attività diversi teatri e il conservatorio forma i cantanti "castrati", gli autentici divi dell’epoca. La città è allora governata, in rappresentanza dell’Austria, dal cardinale Vincenzo Grimani, la cui famiglia possiede e finanzia alcuni teatri veneziani come il San Giovanni Crisostomo. Su un libretto dello stesso cardinale, l’Agrippina, Händel compone la partitura, ma l’opera non viene rappresentata a Napoli: messa in scena a Venezia per il Santo Stefano del 1709, segna il trionfo sfolgorante del compositore: ventisette saranno le repliche tra le grida di "Viva il caro sassone!".