Con la prima guerra mondiale si inaugurò una sempre più capillare sperimentazione di strumenti tecnologici applicati alla guerra. Non solo venne introdotto l'uso delle mitragliatrici e gli eserciti furono dotati di carri per il trasporto delle truppe, ma soprattutto furono introdotti i carri armati impiegati per la prima volta nel 1916 sul fronte occidentale, divenendo poi uno dei simboli delle due guerre mondiali.
Colpì altrettanto anche l'introduzione dell'aereo prima utilizzato per le ricognizioni, fotografiche e non, delle zone di guerra e poi come supporto alle operazioni belliche.
L'aeronautica si sviluppò da quel momento in poi in modo consistente e rapido: nuovi motori, nuove eliche, nuove strutture sempre più robuste – nate dalla sperimentazione di vari materiali – e velocità sempre più elevate.
Con la prima guerra mondiale gli aerei passarono dall'essere strumento pionieristico di eroismo individuale a strumento di guerra sempre più efficiente.
La velocità degli aeroplani consentì di colpire obiettivi dall'alto, allontanarsi velocemente e indenni.
Durante il primo conflitto mondiale vennero prodotti diversi modelli adatti a molteplici usi: caccia, bombardieri,
ricognitori. Francesco Baracca progettò il biplano che, insieme al caccia tedesco del Barone Rosso, faranno da protagonisti dell'aviazione in quel periodo in compagnia anche del Sopwith Camel e del Fokker, entrambi ulteriormente perfezionati alla fine del conflitto.
Gli aerei bombardarono le retrovie dei nemici, furono d'ausilio alle artiglierie fornendo indicazioni per i movimenti delle truppe ed ebbero mitragliatrici sincronizzate al movimento delle eliche.
Indubbiamente questi grandi uccelli d'acciaio sconvolsero popolazioni e soldati incapaci d'immaginare prima d'allora che la guerra venisse anche dall'alto.
Il primo impiego bellico ufficiale di questa devastante arma avvenne nell’ottobre 1914, nel settore sud-
orientale del Fronte Franco-Tedesco. Ma il vero primo risultato concreto la Germania lo registro’ contro la British Expeditionary Force, nella localita’ di Hooge, nelle Fiandre. Alle 3 del mattino del 30 luglio 1915, i lanciafiamme tedeschi inondarono di “fuoco liquido” le prime linee inglesi, terrorizzandone i difensori.
Dopo due giorni di scontri cruenti, i "Tommies" riuscirono a contrattaccare con successo: ma i lanciafiamme avevano già mietuto il primo migliaio di vittime, tragicamente straziate dal fuoco assassino.
Dal quel momento in poi l’esercito tedesco cercò spesso di adottare attacchi di preparazione, utilizzando i lanciafiamme per terrorizzare e sgombrare le prime linee avversarie, ai quali far seguire le classiche ondate di fanteria.
Ben presto tuttavia ci si rese conto dell’estrema pericolosità e vulnerabilità di quest’arma, che poteva facilmente sfuggire al controllo, nonché esplodere improvvisamente, anche grazie ad un colpo di fucile nemico ben assestato.
L'iprite fu utilizzata per la prima volta in Belgio, ad Ypres (da cui il nome), il 12 luglio 1917, poco prima della
terza battaglia di Ypres, per iniziativa dell'esercito tedesco; già l'anno precedente i francesi ne avevano preso in considerazione l'impiego, scartandolo per difficoltà tecniche: la produzione su scala industriale iniziò in Francia solo nel giugno 1918, e in Gran Bretagna nel settembre dello stesso anno. Le sue caratteristiche principali (l'azione per contatto, la lunga persistenza ambientale) e le lesioni che procura (ad insorgenza lenta ed inabilitanti per lungo periodo) lo resero subito un'arma innovativa in una guerra che cercava nella tecnologia un aiuto per sfuggire al più presto dall'immobilità della guerra di trincea.
La produzione da una parte, e la distribuzione delle risorse dall'altra, furono i due aspetti centrali della politica dei paesi impegnati in guerra. Gli stati elaborarono politiche economiche che prevedevano in primo luogo l'intervento diretto sulle industrie di importanza strategica per la produzione bellica. Il liberismo economico fu abbandonato per passare al controllo diretto da parte dello stato sulle industrie che vennero militarizzate: in queste lavoravano uomini che per l'essenzialità delle mansioni svolte venivano sollevati dalla chiamata alle armi ma anche donne e giovani che, in gran parte, sostituirono la manodopera maschile.
La produzione di strumenti bellici, fossero essi mitragliatrici, proiettili o cannoni, subì un notevole incremento e allo stesso tempo fu sperimentata la produzione di nuovi esplosivi o gas per ampliare il
potenziale di attacco degli eserciti. Grazie all'ingente quantità di strumenti bellici necessaria in ciascun paese, la grande industria e gli speculatori che seppero convertirsi alla produzione diretta alla guerra, trassero dalle commissioni statali ingenti profitti.
La manodopera femminile venne impiegata sia nel più tradizionale settore tessile, sia nell'industria pesante che aveva occupato fino ad allora manodopera maschile.
Tutti, donne, uomini e ragazzi, furono sottoposti a sistemi di produzione più moderni e a nuovi regimi disciplinari.
La manodopera femminile fu impegnata massicciamente nella sostituzione degli uomini partiti per il fronte sia nell'attività industriale sia in agricoltura.
Si trattò di un fenomeno diffusosi in ogni paese impegnato in guerra i cui caratteri sono stati in parte amplificati in parte sminuiti soprattutto in relazione alle necessità di ripristino di modelli sociali più accettabili alla fine della guerra.
Il numero massiccio di donne al lavoro in quegli anni
pose sotto gli occhi di tutti l'esistenza di un fenomeno che, seppure in termini numerici ridotti, non era completamente nuovo. Le donne lavoravano già nelle industrie e nei campi: fu però, ancor più che la quantità, il timore di veder innescarsi un processo di cambiamento delle identità maschili e femminili che, da una parte, fece gridare allo stupore e, dall'altra, tentò di sminuirne l'importanza.
Nonostante le donne avessero dimostrato di sapere svolgere gli stessi lavori degli uomini, ottenendo in alcuni casi gli stessi loro stipendi, e di sapere anche mobilitarsi nelle agitazioni che ebbero luogo durante il conflitto mondiale, furono sostituite dai reduci alla fine della guerra perdendo il posto di lavoro e ogni riconoscimento.
La smobilitazione industriale in questo caso non ebbe soltanto connotati economici ma fu volta principalmente allo ristabilimento dei ruoli tra generi in cui fino ad allora ci si era riconosciuti.
Negli anni della prima guerra mondiale il brusco passaggio all'età adulta caratterizzò la vita di molti
delle risorse che incisero più globalmente sull'intera società. Il controllo sulle risorse disponibili veniva esercitato attraverso una campagna propagandistica che intendeva spingere la popolazione a modificare le proprie abitudini alimentari in direzione di quelle risorse di cui si aveva maggiore disponibilità.
Questi suggerimenti, che di frequente venivano presentati come strumenti a beneficio della salute da medici e scienziati dell'alimentazione, proponevano un minore consumo di carne a vantaggio delle più salutari verdure e enfatizzavano i benefici del pane nero rispetto a quello raffinato a un pubblico che aveva comunque difficoltà a procurarsi cibo di qualunque natura.
La scarsità di risorse, provocata dalla riduzione dei commerci, dalla diminuzione della manodopera disponibile e dalla necessità di destinare ingenti quantità di beni agli eserciti, venne concretamente tamponata con l'adozione di calmieri e di strumenti di vigilanza annonaria messi in piedi dai Ministeri dell'alimentazione o dei consumi per evitare l'accaparramento delle risorse da parte di pochi.
In realtà questo non bastò a fermare il proliferare della borsa nera né a fermare le speculazioni dei commercianti.
Una delle immagini più frequenti nelle città in tempo di guerra erano le code di persone in attesa di tessere annonarie, di sussidi di qualche genere o di beni di consumo razionati.
adolescenti e contribuì a determinare, tra i più giovani, nuove prese di coscienza e di posizione inedite fino ad allora. L'assenza degli uomini, costretti a lasciare le famiglie per andare in guerra, non modificò soltanto il ruolo delle donne ma anche quello dei giovani sui quali riversò nuovi compiti e responsabilità sia nell'impegno lavorativo che nelle relazioni all'interno della famiglia.
Molti furono quelli che presero su di sé parte della responsabilità economica e che andarono a lavorare nelle fabbriche per contribuire al sostentamento della famiglia e che allo stesso tempo si ritagliarono il ruolo di capofamiglia anche in termini di equilibri familiari.
In tutti quei casi in cui i soldati morirono in guerra questo processo divenne irreversibile e i giovani divennero definitivamente adulti.
L'assunzione di nuove responsabilità sia economiche sia affettive portò molti giovani ad acquisire la consapevolezza dei propri diritti e spesso ciò dette luogo ad agitazioni e proteste pubbliche di cui furono protagonisti.
Rivendicazioni che nascevano in primo luogo dall'acuta contraddizione che essi percepirono tra le nuove responsabilità e la scarsa attenzione sociale di cui erano oggetto.
Nessuna delle organizzazioni filantropiche che si occupò dei soldati o dei bambini prese in seria considerazione la situazione in cui si erano venuti a trovare i giovani e nessuna organizzò opere di assistenza nei loro confronti.
Riconoscimenti per il ruolo da loro svolto non arrivarono nemmeno nel dopoguerra quando, anche a causa della assoluta mancanza di prospettive, parteciparono massicciamente alle proteste che scoppiarono in Europa.
Ma non fu solo l'impiego nell'industria a segnare il coinvolgimento di vasti strati della società nell'impresa bellica poiché i governi dei vari paesi misero in atto anche sistemi di mobilitazione annonaria e di controllo