MIELE, FLORIANA, Roccavecchia di Pratella, (scheda) in Atlante dei siti di produzione ceramica, a cura di G. Olcese, 2011-2012, pp. 328-334.
[La fotografia riguardante il sito di Roccavecchia è quella centrale lato destro, subito dopo la cartina]
Roccavecchia di Pratella
Sito: Roccavecchia di Pratella
Località: Palombiscio, Proprietà Vacca
ID: CO37
Tipo di contesto: Insediamento.
ll sito di Roccavecchia, compreso nel Comune di Pratella, nell'alto Casertano, sorge sulla sommità del Monte Perrone o Cavuto (alto da m 557 a m 649 slm), facente parte di una serie di rilievi calcarei posti alle estreme propaggini sud-occidentali del Matese, fronteggianti il massiccio vulcanico di Roccamoniìna e lambiti dal Vol turno, con i suoi affluenti Sava e Lete, in una posizione strategica per il controllo delle vie di comunicazione tra Lazio, Campania e Sannio Pentro, e dei valichi che collegano la fertile pianura campana con le valli fluviali interne, ricche di sorgenti minerali e termali. Si tratta, dunque, di un luogo favorevole per gli scambi culturali e commerciali, attivi sin dalla più remota antichità, e divenuti particolarmente intensi tra le popolazioni di origine osco-sannitica e quelle di stirpe latina nel periodo compreso tra l'età del Ferro e l'età ellenistico-romana. Ma al contempo, per questa vantaggiosa posizione e i contrapposti interessi territoriali, essa costi- tuì inevitabilment e un'area molto contesa e un terreno di costanti tensioni e di scontri frequenti fra le popolazioni confinanti, sia con scorrerie occasionali sia con lunghe campagne militari, culminati nelle secolari e sanguinose guerre sannitiche dalla metà del IV agli inizi del I sec. a.C. Proprio a tale ambito cronologico e culturale, dopo le sporadiche tracce di frequentazione preistorica (tra il Paleolitico medio e l'età del Bronzo) e vari rinvenimenti puntuali relativi al periodo protostorico (tra il IX e il V sec. a.C.), risalgono le maggiori evidenze archeologiche superstiti nell'area esaminata. Tra le più monumentali si annoverano, in particolare, le cinte megalitiche di Roccavecchia, frazione a Ovest di Pratella, località dall'esplicativo toponimo, identificata da Domenico Caiazza (Caiazza1986, pp. 291- 339; Caiazza1990, pp. 28-37, 39) e da Adriano La Regina (La Regina 1989, pp. 374-375) con il sito di Callifae, uno dei tre oppida sannitici citati da Livio (Hist.VIII, 25, 4), insieme alla prospiciente Rufrae(odierna Presenzano) e ad Allifae (attuale Alife), conquistati nel 326 a.C. dai Romani.
Probabilmente alla seconda metà del IV sec. a.C. si può ascrivere, infatti, la rocca fortificata, raggiungibile dal fondovalle mediante ripidi sentieri parzialmente lastricati, e difesa da una possente cinta in opera poligonale con tre porte, realizzata nella II maniera del Lugli (1957), con rifacimenti nella III e poi in opus incertum, riferibili alle varie fasi di occupazione tra il III e il I sec. a.C., sino alla sua definitiva distruzione avvenuta probabilmente dopo 1'80 a.C., durante il bellum sociale, ad opera delle truppe di Silla. Il circuito murario, che integra le difese naturali dell'altopiano e dei colli adiacenti, Castelluccio a Sud, Saracino e La Croce a Nord, è inquadrabile dal punto di vista tipologico nel tipo C della classificazione proposta da Gioia Con ta Haller (Conta Haller 1978, pp. 40- 43, tavv. XXXIII-XXXV; Oakley 1995, pp. 49-51). L'area recintata comprende, nel margine nord-occidentale, un'acropoli a sua volta munita , con cisterne ipogee o in muratura rivestite di cocciopesto; mentre la restante parte interna dell'oppidum, destinata all'insediamento, include oltre ad altre cisterne, resti di abitazioni, di edifici religiosi (forse il podio di un tempio o di un santuario) e pubblici, in particolare una sorta di teatro con prospetto scenico, utilizzato sia per riunioni della comunità sia per spettacoli, confrontabile con il vicino complesso architettonico del tipo tempio-teatro risalente ad epoca ellenistico-romana di recente individuato sul monte San Nicola a Pietravairano (De Caro 2003, pp. 612-613; Nava 2006, pp.588-589; Nava 2007, pp. 222-223; Tagliamonte 2007, pp. 53-68). Superfetazioni e rimaneggiamenti edilizi successivi testimoniano la frequentazione umana nel sito fortificato come luogo difensivo e di rifugio anche in epoca alto medioevale e medioevale.
Intorno a questa rocca dovevano gravitare vari villaggiabitati dalle comunità sannitiche, distribuiti sulle pendici del monte e nella valle sottostante, secondo il tipico sistema insediativo pagano-vicanico, documentati da rinvenimenti sporadicidi aree di dispersione di frammenti fittili, da necropoli, come in località Grotte, presso il Mulino Castallo (Villani 1983, p. 297), e da stipi votive, come presso la Fontana Sant'Arcangelo in località Mastrati (Caiazza1986, pp. 40-41). A queste testimonianze si aggiungono, inoltre, le due fornaci rinvenute nel 1993 (Chiosi 1991; Miele 1991; Miele, Chiosi 1994a; Miele, Chiosi 1994b), destinate alla produzione di ceramica a vernice nera e comune, e di altro vasellame fittile. Impiantate nel IV sec. a.C. esse furono utilizzatesino al II sec. a.C., sia per le esigenze d'uso delle popolazioni italiche locali, sia per rispondere a quelle dei nuovi coloni di stirpe latina, progressivamente insediatisi nelle fertili pianure e nei fondovalle in ville rustiche, attestate nella zona sin dal III sec. a.C. (De Caro, Miele 2001, pp. 538-540; Miele 2004, pp. 75-76; Miele 2007, pp. 105,205), come quella individuata negli anni Sessanta del secolo scorso nella località Ponte Reale di Torcino, nel vicino Comune di Ciorlano.
Strutture
Nel sito descritto (Chiosi 1991; Miele 1991; Miele, Chiosi 1994a; Miele, Chiosi 1994b) sono state rinvenute due fornaci (Chiosi 1991, fig. 3 = Fig. 3. 8), unico esempio di impianto produttivo ascrivibile al periodo sannitico conservato nell'area Alifano-Matesina.
Fornace 1 - La prima fornace, a pianta rettangolare inseribile nel tipo II/a della Cuomo Di Caprio (1971-1972, pp. 405, 407, 409; v. in generale Cuomo Di Caprio 1985, Peacock 1998), è orientata NordSud e scavata nel banco di tufo giallo, digradante verso Est, con il fondo rivestito da uno strato di argilla concotta (Chiosi 1991, fig. 6 = Foto 3. 13). Essa risulta essere delimitata da basse sponde laterali, costituite da filari di frammenti di tegole, annerite o vetrificate dal calore e allettate su sottili strati di argilla, da cui si dipartono a pettine una serie di cordoli semicilindrici di argilla cruda; questi, connessi a loro volta ad un analogo setto longitudinale, che divide internamente la fornace in due camere di combustione, conservata solo in una piccola porzione nell'angolo Ovest, dovevano sostenere il piano forato, del quale sono stati recuperati alcuni grossi frammenti, insieme a più sottili pezzi di argilla concotta, contenuti nel riempimento e facenti parte della volta della fornace. L'alimentazione del fuoco avveniva attraverso un restringimento della camera di combustione aperto a Sud come una sorta di praefurnium a bocca unica.
Il lato Nord di questa struttura, peraltro, è apparso tagliato da una piccola fossa, forse connessa all'uso della seconda fornace, destinata alla decantazione dell'argilla locale, di un colore beige-giallognolo, scavata nel tufo e contenente al suo interno una sostanza biancastra detta in letteratura "creta bianca': adoperata nella manifattura del vasellame come additivo o sgrassante dell'impasto ceramico da modellare.
Fornace 2 - A poca distanza di tempo questo impianto, evidentemente perché divenuto non più funzionale, fu sostituito da un'altra fornace, in parte sovrappostasi alla precedente ma con orientamento NordEst-SudOvest, lievemente divergente da quello della prima, e anch'essa a pianta rettangolare semplice del tipo II della Cuomo Di Caprio (1971-1972), ma di minori dimensioni, forse per un adeguamento tecnico, o per una riduzione del volume produttivo, ovvero per un mutamento del tipo di vasellame in essa fabbricato. Della struttura resta solo parte della camera di combustione, scavata nel banco tufaceo e rinforzata da muretti laterali di pietrame e da ammassi di cocciame, rivestita da uno strato di argilla sul fondo, arrotondata agli angoli e marginata da tegole concotte, nonché dotata di un praefurnium a bocca unica aperto a Sud, all'interno del quale sono stati anche rinvenuti pezzi di legno carbonizzato.
La fornace più antica trova confronti formali in officine delle aree etrusca, ad Orvieto (Minto 1936, pp. 251-257, con materiali del VI e V sec. a.C.) e a Caere (Mengarelli 1936, pp. 67-86, tavv. XXN-XXIX), e laziale, a Lavinium (Giuliani, Sommella 1977, pp. 356-372, datata al III sec. a.C.) e ad Acquacetosa (Bedini 1990, pp. 171-179, risalente alla prima metà del V sec. a.C.), ma soprattutto in ambito italico sannitico, nella Campania interna, ad Eboli (Schnapp Gourbeillon 1986, pp. 175-182, connessa all'abitato del III-II sec. a.C.), a Benevento e a Casalbore (Johannowsky 1990, pp. 13-21, riferibili alla fine del IV sec. a.C.), oppure magnogreco, come a Locri in Calabria (Barra Bagnasco 1989a, pp. 7-65 e Barra Bagnasco 1989b, tav.VII.2, databile tra il IV e il III sec. a.C.).
Strumenti di produzione
Nelle fornaci non sono stati recuperati strumenti di lavorazione come matrici, mantici e distanziatori, ma i molti frammenti di tegole, di mattoni sagomati e di concotto dovevano appartenere alle strutture degli impianti produttivi. Negli strati che riempivano le camere di combustione sono stati rinvenuti, invece, numerosi scarti di fabbrica di ceramica in argilla grezza, relativi prevalentemente ad olle a labbro svasato rettilineo, nonché a mortai, piatti e fornelli, oltre a due scarti di lavorazione di ceramica a vernice nera, alquanto scadente deformati e mal cotti.
Inoltre, un frammento di legno carbonizzato, risultato di olmo agli esami paleo-botanici, recuperato nel praefurnium della fornace più recente, fornisce un ulteriore importante documento delle modalità di produzione e di funzionamento dell'impianto.
Materiali rinvenuti
Anfore domestiche - Anse e frammenti di anfore italiche di forma non riconoscibile connessi all'insediamento produttivo.
Entrambe le fornaci, come documentano anche gli scarti di lavorazione e i frammenti di contenitori mal cotti recuperati nelle camere di combustione, producevano vasellame da mensa a vernice nera e contenitori di ceramica comune e grezza, caratterizzati da tipologie alquanto comuni nelle officine ceramiche tra il IV e il II sec. a.C.
Ceramica a vernicenera - Tra i frammenti contenuti negli strati di obliterazione delle fornaci si distinguono due gruppi di ceramica a vernice nera, di cui il primo caratterizzato da una pasta ceramica di colore beige (Munsell 5YR7/1) o beige-rosato (Munsell 7,5YR6/4) e da una vernice opaca diluita poco consistente; il secondo caratterizzato da una pasta colore arancio (Munsell 2,5YR6/4) e da una vernice di migliore qualità (Napolitano Piccioli 1994, pp. 255-256).
• Inv. 6382 (Tav. 3. XLII. 1): fuori dalle fornaci; frammento di coppa svasata ad orlo stretto, lievemente ondulato e bombato, con bordo appena ripiegato verso l'alto e inflessione al raccordo con la vasca; confrontabile con le forme Morel 1461a1-b1, attestate in Italia centro-settentrionale nel II e sino al I sec. a.C.
• Inv. 6384 (Tav. 3. XLII. 2): fuori dalle fornaci; frammento probabilmente pertinente a una brocchetta o a un vaso chiuso monoansato con tubo per versare e collo cilindrico; confrontabile con le forme Morel 5814a1-b1, 5816a1, ovvero con la forma 5821a1, attestate rispettivamente in Etruria e in Campania settentrionale tra il III e il II sec. a.C.
• Inv. 6389 (Tav. 3. XLII. 3): dalla fornace più antica; frammento di piede a profilo obliquo rettilineo; confrontabile con Morel tipo 211b1, databile tra il III e il Il sec. a.C. Il tipo di piede, in genere pertinente a forme aperte, tra i molti possibili trova vari riferimenti a Paestum, Fratte, Pontecagnano, Pompei, Neapolis, Capua, Roma, ma anche a Lipari e in Puglia (Gioia del Colle).
• Inv. 6391 (Tav. 3. XLII. 4): dalla fornace più antica; frammento di patera senza gola o solco, ad orlo stretto non rilevato, con bordo pendente bombato, separato dalla vasca moderatamente incurvata; confrontabile con le forme Morel 1313a1-1314f1, attestate rispettivamente a Roma e in area etrusco campana ("Campana A”) tra il III e il II sec. a.C. Un esemplare della medesima forma 1314 si è rivenuto anche a Cales, su cui v. anche Pedroni 1986, n. 186, pp. 108-109, tav. 40; altri, inquadrabili nel medesimo tipo 1310, provengono dall'etrusco-sannitica, e specificamente da Capracotta, su cui v. Rainini 1996, pp. 91-92, tav. LIV.8O e p. 165 tav. LXXXVIII, quest'ultimo con una forma leggermente più fonda del tipo Morel 1315a1-b1 (= Lamboglia 1952, p. 36), della seconda metà del III sec. a.C.; nonché dalla fornace dell'insediamento fortificato di Monte Vairano, del III-II sec. a.C., su cui v. De Benedittiis 1990, pp. 41-42, 59, fig. 9, 3a-b.
• Inv. 6392 (Tav. 3. XLII. 5): dalla fornace più antica; frammento di coppa ad orlo rientrante continuo rispetto alla vasca larga superiormente e a profilo bombato; confrontabile con la forma Morel 2775c1; ma somiglianze si osservano anche con la forma 2764a1, e con la forma 2783i1 o 2785; tipi attestati rispettivamente a Roma, in Italia centro-meridionale, a Pietrabbondante, nonché a Veio, Fratte e Pontecagnano, nel III sec. a.C. V. soprattutto Rainini 1996, p. 89, tav. LII.73 e p. 165, tav. LXXXVIII, relativamente ad esemplari da Capracotta, del tipo Morel 2763a1, della seconda metà del III sec. a.C.; ma v. anche Balland 1969, tomba 5, n. 49, per altri casi di ceramica a vernice nera etrusco-campana da Bolsena (Poggio Moscini); infine, per altri riscontri puntuali dall'area falisca, v. anche Schippa 1980, p. 64, tav. XX.130, del tipo Morel 2775c1, della prima metà del III a.C.; p. 99, tav. XLI.303; p. 105, tav. LIII, p. 337, del tipo Morel 2760 dell'ultimo quarto del IV sec. a.C.
• Inv. 6396 (Tav. 3. XLII. 6): fuori dalle fornaci; frammento di patera ad orlo appena ispessito e arrotondatato distinto dalla vasca a parete tesa e appena convessa, in genere con fondo senza accidente e piede largo; confrontabile con la forma Morel 2222a1, ad imitazione attica e attestata in Italia centro-meridionale nella prima metà del III sec. a.C.
• Inv. 6397 (Tav. 3. XLII. 7 ): dalla fornace più antica; frammento di coppa con orlo ispessito, continuo rispetto alla vasca, poco profonda e svasata, con accidente o solco nei due terzi inferiori della parete; confrontabile con la forma Morel 2586a1, attestata in Campania centro-settentrionale (Capua) nel primo quarto del III sec. a.C. V. Rainini 1996, p. 165, tav. LXXXVIII, relativamente ad esemplari da Capracotta del tipo Morel 2585a1, de seconda metà del III sec. a.C.
• Inv. 6398 (Tav. 3. XLII. 8): dalla fornace più recente; frammento di patera con orlo arrotondato, appena ispessito a sezione sub-triangolare, quasi orizzontale superiormente e sporgente rispetto alla vasca larga, senza gola o solco; confrontabile con le forme Morel 1512a1 e 1514b1, attestate rispettivamente in Sicilia, in Italia meridionale e a Lacco Ameno tra la fine del IV e gli inizi del III sec. a.C. Per alcuni raffronti da Fratte, v. Fratte 1990, tomba 5/1956, pp. 283-284, fig. 479 n. 2; mentre dall'area falisca, v. Schippa 1980, p. 72, tav. XVII.166. relativamente ad un esemplare simile a Morel 1521, del primo quarto del III sec. a.C.
• Inv. 6402 (Tav. 3. XLII. 9): dalla fornace più antica; frammento di coppa con orlo evaso, bombato e distinto dalla vasca poco svasata, con accidente e solco nel terzo superiore; confrontabile con la forma Morel 2571a1, attestata in arca etruschizzante nella prima metà del III sec. a.C.
Tra i prodotti di ceramica a vernice nera datanti dell'intero contesto, dalla fornace più antica provengono la maggior parte dei frammenti pertinenti a forme aperte, come parti di vasche, piedi e orli di coppe, tra cui una identificabile con il tipo Morel 2775 o 2783, e di patere, di cui una classificabile nel tipo Morel 1314, del III o degli inizi del II sec . a.C. Allo stesso periodo appartiene, invece, uno scarto di coppetta ad orlo rientrante del tipo Morel 2780, rinvenuta nella fornace più recente, dalla quale proviene un solo frammento di tale classe ceramica; mentre altri tre ne sono stati recuperati all'esterno degli impianti. Tra i pochi frammenti appartenenti a forme chiuse, si segnala inoltre una brocchetta o lekythos aryballica. Ma si osserva, in genere, una contrazione dell'80 % circa nelle manifatture di vasellame di ceramica a vernice nera nella transizione dall'officina più antica e quella più recente.
Nel loro complesso i materiali esaminati, come testimoniano anche un nucleo di sessantasei vasi di ceramica a vernice nera provenienti da Alife, Piedimonte Matese, Ailano, Dragoni, San Potito Sannitico e Gioia Sannitica un tempo conservati all'ex Museo Civico Alifano e ora trasferiti nel Museo Archeologico Nazionale di Napoli (su cui v. Lista 1990, pp. 75-90; Lista 1994, p. 258), rientrano in tipi di produzione di officine locali e della Campania settentrionale, databili tra la fine del IV e il III, ma attive sino al II sec. a.C.
Ceramica comune, ceramica pesante - Vari frammenti di mortai, bacini e fornelli concotti dal fuoco in ceramica grezza.
Nelle officine è stata rinvenuta una buona quantità di vasellame da mensa e da cucina, in cui compaiono diciassette esemplari di forme aperte, prevalentemente bacini e piatti, e undici di forme chiuse, per lo più olle a labbro svasato rettilineo, tutte comuni nel repertorio della ceramica domestica tra il IV e il II sec. a.C. Ma molte delle forme attestate nei due impianti, seppure con varianti, trovano ampia continuità anche nel successivo periodo romano tra il I sec. a.C. e il II sec. d.C. in ambito campano, v. Annecchino 1977b, pp. 105-120; Cipriano, De Fabrizio 1996, pp. 201-223; Di Giovanni 1996, pp. 65-103; Federico 1996, pp. 183-200; Gasperetti 1996, pp. 19-63; Rainini 1996, pp. 235-292; Scatozza Höricht 1996,pp.129-156.
Come già per la ceramica a vernice nera, anche in quella comune e grezza si osserva soprattutto un mutamento di classe ceramica e una lieve riduzione produttiva (del 25 % circa) nelle forme chiuse e dalla fornace più antica a quella più recente, con cinque esemplari di forme aperte e tre chiuse nella prima, e con altre cinque forme aperte ma due forme chiuse nella seconda, dove prevale decisamente la ceramica comune e grezza rispetto a quella a vernice nera; mentre la maggior parte dei frammenti, di cui sette relativi a forme aperte e altri sei a forme chiuse, sono stati rinvenuti all'esterno dei due impianti.
A) Forme aperte
• Inv. 6372 (Tav. 3. XLII. 10): dalla fornace più antica; frammento di coppa con vasca a profilo obliquo, svasato e orlo lievemente obliquo verso l'interno. Tra i vari possibili raffronti, si veda un esempio da Capracotta, su cui v. Rainini 1996, p. 160, tav. LXXXIII. 424, di età medio ellenistica.
• Inv. 6373 (Tav. 3. XLII. 11): dalla fornace più antica; frammento di coppa con vasca a profilo obliquo, svasato e orlo obliquo verso l'esterno e arrotondato. Tra i vari possibili raffronti, si veda un esempio da Capracotta, su cui v. Rainini 1996, p. 160, tav. LXXXIII. 424, di età medio ellenistica.
• Inv. 6374 (Tav. 3. XLII. 12): dalla fornace più recente; frammento di bacino con vasca convessa e orlo ingrossato. Non si sono trovati confronti utili relativamente al periodo e alle aree culturali affini o vicine.
• Inv. 6376 (Tav. 3. XLII. 13): dalla fornace più recente; frammento di coppa-coperchio con vasca a profilo convesso, ispessita superiormente e concava verso l'interno per l'appoggio. Non si sono trovati confronti utili relativamente al periodo e alle aree culturali affini o vicine, per quanto si tratti di una forma alquanto comune nella ceramica da cucina anche di epoca successiva.
• Inv. 6378 (Tav. 3. XLII. 14): dalla fornace più antica; frammento di tegame con vasca bassa e larga, fondo lievemente convesso, parete verticale e orlo arrotondato con prese laterali. Si tratta di una forma molto comune e diffusa nel periodo esaminato, come anche con diverse evoluzioni nella ceramica da cucina della successiva età romana.
• Inv. 6379 (Tav. 3. XLII. 15): fuori dalle fornaci; frammento di piatto con orlo ingrossato a profilo verticale. Non si sono trovati confronti utili relativamente al periodo e alle aree culturali affini o vicine.
• Inv. 6383 (Tav. 3. XLII. 16): fuori dalle fornaci; frammento di coppa con bassa vasca lenticolare, dal profilo concavo-convesso, con attacco spigoloso all'orlo a colletto verticale modanato e arrotondato superiormente. La forma, alquanto caratteristica, non trova confronti relativamente al periodo e alle aree culturali affini o vicine, se non in una forma più fonda simile all'esemplare da Capracotta, su cui v. Rainini 1996, p. 229, tav. CXXIII. 622 del III sec. a.C.
• Inv. 6385 (Tav. 3. XLII. 17): dalla fornace più recente; frammento di bacino con bassa vasca a profilo convesso e svasato, orlo sporgente a becco, arrotondato e profilato superiormente. Tra i vari possibili raffronti, ad esempio, si vedano quelli da Capracotta, su cui v. Rainini 1996, pp. 128-129, tav. LXXII. 260, con una forma di età ellenistica documentata in area campana, a Pompei e Fonte del Romito, ma attestata anche in area etrusca, a Luni, Sovana e Cosa, tra il V e il II sec. a.C.
• Inv. 6386 (Tav. 3. XLII. 18): dalla fornace più antica; frammento di bacino con bassa vasca a profilo convesso e svasato, orlo ingrossato, sporgente e profilato internamente. Tra i vari possibili raffronti, ad esempio, si vedano quelli da Capracotta, su cui v. Rainini 1996, pp. 87-88, tav. LII. 61; p. 90, tav. LIII. 75; pp. 100-101, tav. LVIII. 129; pp. 107-108, tav. LX. 165, p. 106, del IV-III sec. a.C.
• Inv. 6387 (Tav. 3. XLII. 19): fuori dalle fornaci; frammento di bacino con bassa vasca a profilo convesso e svasato, orlo obliquo verso l'interno. Tra i vari possibili raffronti un esempio si riscontra a Capracotta, su cui v. Rainini 1996, p. 101, tav. LVIII. 131-132 del IV-III sec. a.C., e p. 160, tav. LXXXIIl. 424, di età medio ellenistica, con confronti a Lavinium, Capua e a Fonte del Romito; e Cipriano, De Fabrizio 1996, p. 213, fig. 9.4 da Beneventum.
• Inv. 6388 (Tav. 3. XLIII. 20): dalla fornace più antica; frammento di bacino con orlo ingrossato e arrotondato superiormente, evaso e distinto rispetto alla vasca profonda, dal profilo svasato e con pareti appena ispessite ai due terzi superiori. Tra i vari possibili raffronti un esempio si riscontra a Capracotta, su cui v. Ra inini 1996, p. 90, tav. LIII. 76, di tradizione etrusco-laziale risalente al III sec. a.C.
• Inv. 6393 (Tav. 3. XLIII. 21): fuori dalle fornaci; frammento di bacino con vasca convessa, orlo ingrossato e digitato. Forme simili di età ellenistica si trovano a Capracotta, su cui v. Rainini 1996, p. 198, tav. CVIII. 472-73; p. 217, tav. CXVII.567.
• Inv. 6395 (Tav. 3. XLIII. 22): fuori dalle fornaci; frammento di coppa, con vasca poco profonda a profilo svasato, orlo estroflesso verso l'alto e concavo verso l'interno. Tra i vari possibili raffronti, ad esempio, si vedano quelli da Capracotta, su cui v. Rainini 1996, p. 107, tav. LX. 166; p. 129, tav. LXXIl. 267, databili al IV-Ill sec. a.C.; pp. 196-197, tav. CVII. 468, p. 229, tav. CXXIII. 621, ma in una forma più alta e variante, attestate in età ellenistica.
• Inv. 6403 (Tav. 3. XLIII. 23): dalla fornace più recente; frammento di coppa con vasca abbastanza profonda a profilo verticale convesso e orlo estroflesso, profilato verso l' interno. Tra i vari possibili raffronti, ad esempio, si vedano quelli da Capracotta, su cui v. Rainini 1996, p. 107, tav. LX. 166; p. 129, tav. LXXII. 267, databili al IV-III sec. a.C.; e p. 229, tav. CXXIII. 624, attestata in età medio ellenistica.
• Inv. 6405 (Tav. 3. XLIII. 24): dalla fornace più recente; frammento di mortaio con vasca a profilo convesso e svasato, orlo orizzontale a becco, sporgente all'esterno con bordo superiore arrotondato e digitato. Esempi di mortai assimilabili si trovano a Fratte, su cui v. Pinto 1990, pp. 150-151, fig. 260, nn. 29-30-31, con confronti analoghi da Pontecagnano e Paestum, ma anche a Roccagloriosa e in area magno-greca a Laos, Locri, Sibari. tra la seconda metà del IV e la prima età del III sec. a.C.
• Inv. 6409 (Tav. 3. XLIII. 25): fuori dalle fornaci; frammento di fondo di mortaio o contenitore ovoidale con parete con due ispessimenti sporgenti nella parte superiore della vasca. Tra i vari possibili raffronti, ad esempio, si vedano quelli da Capracotta, su cui v. Rainini 1996, pp. 113-114, tav. LXIX. 195, della prima metà dei III sec. a.C. con confronti a Fonte del Romito, ma derivati da una forma attestata senza soluzione di continuità già dal VII sec. a.C. a Caiazzo, Sarno e Vico Equense e dal VI sec. a.C. a Pozzilli, e con varianti nella prima età ellenistica a Pompei e nell'area centro-italica e campana; nonché quelli da Fratte, su cui v. Pinto 1990, p. 151. fig. 260, n. 30, con altri esempi di mortai analoghi da Pontecagnano e Paestum, ma anche da Roccagloriosa e dall'area magno-greca a Laos, Locri, Sibari, tra la seconda metà del IV e la prima metà del III sec. a.C.
• Inv. 6412 (Tav. 3. XLIII. 26): fuori dalle fornaci; frammento di contenitore a fondo piano e dal profilo svasato e un cordone ispessito e ondulato nella parte superiore della vasca. Non si sono trovati confronti utili relativamente al periodo e alle aree culturali affini o vicine.
B) Forme chiuse
• Inv. 6375 (Tav. 3. XLIII. 27): dalla fornace più antica; frammento di olla ovoide con intaccatura sulla spalla e orlo distinto verticale, accidentato e arrotondato. Tra i vari possibili raffronti, ad esempio, si vedano quelli da Capracotta, su cui v. Rainini 1996, pp. 139-140, tav. LXXV. 323; pp. 146-147, tav. LXVIII.356, databile tra il III e il II sec. a.C., con confronti anche in area magno-greca; e pp. 199-200, tav. CIX.477, attestata nella seconda metà del II sec. a.C. anche a Fonte del Romito.
• Inv. 6377 (Tav. 3. XLIII. 28): dalla fornace più antica; frammento di olla ovoide con breve collo a profilo continuo e orlo obliquo verso l'interno e arrotondato. Tra i vari possibili raffronti, ad esempio, si vedano quelli da Capracotta, su cui v. Rainini 1996, pp. 118-119, tav. LXN. 212-213, del III sec. a.C., con confronti a Cosa e a Fonte del Romito; p. 200, tav. CIX. 480, p. 205, tav. CXI. 503 in forme più evolute.
• Inv. 6380 (Tav. 3. XLIII. 29): fuori dalle fornaci; frammento di olla con collo a profilo verticale, con orlo distinto, evaso, arrotondato e profilato superiormente. Esemplari simili si ritrovano a Capracotta, Rainini 1996, p. 139, tav. LXXV. 324 del IV-III sec. a.C.; e in una forma variante di età ellenistica, p. 205, tav. CXI. 504; a Fratte, su cui v. Pinto 1990, p. 150, fig. 258.13, attestato anche in ambito etrusco-campano a Pontecagnano; nonché nelle aree sannitiche, sia campana, come a Paestum e nella valle d'Ansanto, sia lucana, come a Matera, tra la fine del IV e la prima metà del III sec. a.C.
• Inv.6381 (Tav. 3. XLIII. 30): fuori dalle fornaci; frammento di olla con largo collo verticale e orlo sporgente, a profilo convesso con estremità lievemente a becco. Tra i vari possibili raffronti, si veda un esempio da Capra cotta, su cui v. Rainini 1996, p. 139, tav. LXXV. 325.
• Inv. 6390 (Tav. 3. XLIII. 31): dalla fornace più antica; frammento di olla con basso collo continuo e orlo evaso a colletto. Tra i vari possibili raffronti, ad esempio, si vedano quelli da Capracotta, su cui v. Rainini 1996, p.133, tav. LXXIIl. 297.
• Inv. 6399 (Tav. 3. XLIII. 32): fuori dalle fornaci; frammento di olla con collo a profilo continuo, orlo eva so e arrotondato. Tra i vari possibili raffronti, ad esempio, si vedano quelli da Capracotta, su cui v. Rainini 1996, p. 90, tav. LIII. 74; pp. 98-99, tav. LVII. 119; p. 129, tav. LXXII. 263; p.133, tav. LXXIII. 297; pp. 153-154, tav. LXXX. 397; pp. 164-165, tav. LXXXVII. 445, del IV-III sec. a.C.
• Inv. 6400 (Tav. 3. XLIII. 33): fuori dalle fornaci; frammento di olla con orlo orizzontale a mandorla, a sezione sub-circolare. Tra i vari possibili raffronti, ad esempio, si vedano quelli da Capracotta, su cui v. Rainini 1996, pp. 118-119, tav. LXV. 214, p. 115; pp. 199-200, tav. CIX. 477, quest' ultimo di età tardo ellenistica; e quelli da Fratte, su cui v. Pinto 1990, p. 150, fig. 258.12, attestato anche in ambito etrusco-campano a Pontecagnano, nonché sannitico, sia campano, come a Paestum e nella valle d'Ansanto, sia lucano, come a Matera, tra la fine del IV e la prima metà del III sec. a.C.
• lnv. 6401 (Tav. 3. XLIII. 34): fuori dalle fornaci; frammento di olla a collo distinto con doppia bombatura esterna sotto l'orlo evaso, arrotondato e profilato superiormente. Tra i vari possibili raffronti, si vedano, gli esempi da Caprocotta, su cui v. Rainini 1996, p. 99, tav. LVII. 116; p. 165, tav. LXXXVII. 444.
• Inv. 6404 (Tav. 3. XLIII. 35): dalla fornace più recente; frammento di ansa a nastro semicurva di brocca o altro vaso chiuso.
• Inv. 6410 (Tav. 3. XLIII. 36): fuori dalle fornaci; frammento di olla con basso collo a profilo continuo e orlo a colletto evaso, arrotondato. Tra i vari possibili raffronti, si veda un esempio da Capracotta, su cui v. Rainini 1996, p. 139, tav. LXXV. 325, del IV-III sec. a.C.
• Inv. 6411 (Tav. 3. XLIII. 37): dalla fornace più recente; frammento di olla con orlo evaso arrotondato. Tra i vari possibili raffronti, si vedano, ad esempio quelli da Caprocotta, su cui v. Rainini 1996, pp. 87-88, tav. LII. 63; p. 90, tav. LIII. 74; p. 98, tav. LVI. 117-118 e 120 a p. 96; p. 99, tav. LVII. 120-121; p. 129, tav. LXXII. 263; p. 105, tav. LXIX. 149 a p. 103; p. 133, tav. LXXIII. 298 a p. 135; p. 142, tav. LXXVI. 333; pp. 153-154, tav. LXXX. 397; p.200, tav. C IX. 478; con confronti a Norchia, Campochiaro, Carovilli, Castel d'Asso, Sutri, valle d'Ansanto, databili tra il IV e il III sec. a.C., ma attestati sino al I sec. a.C.; e quelli da Fratte: Fratte 1990, p. 147, n. 12, tav. 258.
MATERIALI ANALIZZATI
Ceramica a vernice nera - Sugli scarti di officina e su alcuni frammenti di materiali sono stati effettuati, oltre alle osservazioni autoptiche, analisi organolettiche e stereo-microscopiche, anche con trattamento di contrasto e test come il Water Drop Absorption RILEM PEN n. 8, misurazioni fisiche di valutazione della densità e porosità dell'argilla in acqua, confrontata con campionature statistiche, nonché esami chimico-fisici con osservazione delle paste ceramiche in sezioni sottili e al SEM, non distruttivi di tipo XDF ed EDS, alla difrattometria e alla porosità di mercurio (Napolitano, Piccioli 1994, pp. 255-256; Andria et al. 1995, pp. 231-237).
Materiale di lavorazione - È stato anche eseguito l'esame chimico-fisico della sostanza biancastra asportata in una fossa di decantazione a Nord della fornace più antica, ma pertinente a quella più recente, rivelatasi dalle analisi una farina fossile calcarea, detta in letteratura creta bianca o "craie'; utilizzata come additivo nell'impasto dell'argilla locale, che allo stato puro appare di colore beige-giallognolo.
DATAZIONE
Soprattutto i confronti delle tipologie di ceramica a vernice nera e del vasellame anche comune di analoga cronologia proveniente da aree culturalmente affini, ad esempio da quella italica falisca (su cui v. Schippa 1980), ovvero etrusco-campana, come a Fratte (su cui si vedano Fratte 1990; Pinto 1990, pp. 149-152; Serritella 1990a, pp. 129-146 ), o geograficamente limitrofe, in particolare in ambito sannitico, sia rinvenute all'interno di officine, come quella di Monte Vairano (su cui v. De Benedittiis 1990, pp. 29-69; Lucarelli 1990, pp. 70-72 ), sia negli scavi di insediamenti abitati , come a Capracotta (su cui v. Rainini 1996), consentono di datare il periodo di funzionamento delle due fornaci di Roccavecchia di Pratella tra la seconda metà del 1V e il II sec. a.C.
BIBLIOGRAFIA Chiosi 1991; Miele 1991; Miele, Chiosi 1994a; Miele, Chiosi, 1994b; Napolitano, Piccioli 1994 (pp. 255-256); Andria et al. 1995 (pp. 231-237) [fmi.].