Monte Lobbia
Valmasino
Valmasino
foto: la sella dei Baitél dè Gandè
E' una collocazione di pregio quella del Monte Lobbia, posto sul precipite limitare di quella costiera che dalla Cima del Calvo si protende verso il baricentro della valle. Come il nome stesso suggerisce, il Lobbia è una balconata d'eccellenza sui monti della Valmasino, un loggione attorniato da un orizzonte d'innumerevoli cime che da un fondovalle sprofondato ed invisibile s'elevano in dentellate catene frastagliate e puntute.
Se il Lobbia (Loblia localmente) si lascia salire con relativa docilità dalla Val Merdarola, di ben altro spessore è l'impegno necessario per raggiungerne la vetta dal suo versante meridionale, precipite nella selvaggia Val Pegolera i cui pendii superiori sono lenzuoli erbosi distesi sul filo delle cime che ne chiudono la testata. Erba significa foraggio, e nell'epoca della fame questa fascia (non a caso denominata Pastür) non rimase abbandonata ai selvatici: nei periodi di fienagione ci si spingeva a falciare sin sui lembi più alti e ripidi, cosi gli scoscesi prati che dal Passo della Lobbia scivolano in Pegolera (Palùn da Merdarola) vennero regolarmente sfalciati per nutrire gli armenti che su simili pendenze sarebbe stato pericoloso condurre. Il trascorrere delle stagioni e l'abbattersi delle valanghe hanno cancellato le traccie di quello sfruttamento, ed oggi restano come testimoni solo alcuni dei miserrimi ripari usati dai falciatori: i càmer (balme sottostanti ciclopici massi) e i ruderi di qualche baitél, disgraziate costruzioni di sassi malamente utili a superare le notti e le passeggere intemperie estive. Sono questi, oggi, luoghi di difficile accesso dove regnano solitudini e silenzi.
La salita (la cui ripidità talora esasperata non concede che rare e brevissime tregue) si svolge in sx idrografica della Val Pegolera, guadagnando quota lungo un'antica traccia ancora mantenuta dai cacciatori (che si discosta sensibilmente da quella riportata su igm e cns). Sino a Fienili Pozzi vi è sentiero (non sempre facilmente reperibile), quindi si sale un costone boscoso su tracce labili ma obbligate dalla difficile orografia, infine ci si alza faticosamente senza più traccia nel susseguirsi di scivolosi pendii d'erba e costole rocciose che riservano alcuni passaggi delicati. È un percorso riservato ad esperti di luoghi difficili senza sentiero. La discesa in Val Merdarola, seppur non completamente banale, è nettamente meno impegnativa e dalla Casera Merdarola segue il sentiero (malamente...) segnato.
Occorre organizzarsi per il recupero dell'auto.
difficoltà: T5
dislivello: 1600m
tempo: 5h + 2.30h
quota max: 2376m
Dal ponte della strada di Cornolo (820m ca) si segue l'abbandonata strada della cava sino alla seconda svolta, dove verso dx (E) si stacca un sentiero che, superato il rudere di un edificio, passa una pietraia e (non evidente) prosegue verso N con un traverso ascendente; superata una costola rocciosa (1050m ca) entra in una valle che risale con vari risvolti, portandosi poco sopra sul filo della costola che conduce alle baite di Carponega (1280m). Restando sul displuvio si segue il sentiero che poco sopra si alza deciso per raggiungere il terrazzo dei Fienili Pozzi (Pòz, 1449m - 1.15h).
Dalla baita superiore (ristrutturata) ci si porta sul costone a N dove una labile traccia (rami tagliati) conduce sull'orlo affacciato sulla Valle di Materlo, ed alzandosi - rimanendo sempre prossimi al ciglio - si tocca un grosso masso con balma (camer, 1620m ca); si prosegue lungo il costone, si aggira da sx a dx una placca tramite una cengia (1670m ca) quindi dove la dorsale si restringe si rimonta una schiena rocciosa (alcuni gradini) raggiungendo una cengia con muro a secco, oltre cui un filo di metallo agevola la salita su di una placca che ripidamente conduce ad una placca superiore con fittone (Punt, 1850m ca); si guadagna così in pendio erboso dove non vi sono più riferimenti: lo si sale ripidamente giungendo verso quota 1950m ca in vista di una sella erbosa posta poco più a NW oltre un piccolo valloncello: traversando il ripido valloncello erboso o percorrendone il crinale sommitale di facili blocchi si raggiunge la sella dove si trovano i resti di due minuscoli ricoveri (Baitél dè Gandè, 1970m ca).
Dalla sella si entra nella sx orografica di un'ampia vallata (Val Olta) e - senza più alcuna traccia - con facile traverso se ne raggiunge l'impluvio che si risale sin verso quota 2200m ca dove ci si porta verso W (dx orografica) su un'erbosa dorsalina: restando in quota si traversa ancora verso W lambendo delle paretine rocciose sulla testata di una piccola ma scoscesa vallecola (delicato), da cui si esce rimontando per pochi metri una ripidissima sponda di erba e placche guadagnando così il filo della nervatura S del Monte Lobbia (2200m ca, bastone di larice a segnavia) che dà accesso al facile pendio superiore del vasto vallone che scende dal Passo della Lobbia. Senza più difficolta si rimonta il faticoso ed uniforme pendio raggiungendo la larga depressione del Passo della Lobbia (2342m). Seguendo la poggiata dorsale ci si porta sulla panoramica vetta del Monte Lobbia (Sciöma da Lòlbia, 2376m - 5h)
discesa per la Val Merdarola (T3, 2.30h)
Dal Monte Lobbia ci si abbassa per l'ampia e poggiata dorsale N sin verso quota 2280m, dove verso sx (W) si individua l'unico punto debole della cintura rocciosa che sorregge la dorsale: per una traccia di animali ci si abbassa quindi all'estesa pietraia di blocchi che con lungo traverso discendente si attraversa in direzione NW, superando una poggiata e lunga lingua rocciosa (2150m ca) da cui è ben visibile la radura da raggiungere dove sorge la spartana costruzione della Baita Merdarola (1959m Igm). Qui transita il sentiero segnato che dai Bagni di Masino sale alla Bocchetta di Medaccio: lo si segue nel suo svolgersi tortuoso (alcuni tratti non evidenti) e ci si abbassa sino alla strada dei Bagni di Masino presso Belvedere (1140m ca - 2.30h).
ottobre 2026
RIFERIMENTI:
Guida dei Monti d'Italia: Masino - Bregaglia - Disgrazia, vol I (Bonacossa, Rossi - 1935/1977)
Inventario dei Toponimi - Valmasino (Songini - 1997)
Hikr: Monte Lobbia: da dove è caduto il Sasso Remenno (cai56)