Valmalenco
foto: lungo la cresta NNE
Cima satellite del Monte Disgrazia, appartiene alla costiera su cui sorgono i più noti pizzi Cassandra e Rachele. Dalla vetta si apre un panorama di prim'ordine, reso ancor più scenografico dalle rocce multicolori di grana e tessitura assai variegata, caratteristica che ben preannuncia la scarsa compattezza di questo monte, i cui fianchi sono infatti regolarmente percorsi da scariche e franamenti. Uniche vie di accesso alla vetta rimangono infatti le creste, ed è lungo la NNE che si sviluppa la normale di salita, via che richiede un minimo ma comunque non banale impegno alpinistico.
La cresta offre una piacevole seppur discontinua arrampicata. Lungo il filo la roccia è solida e con ottimo grip, ma appena ci si sposta sui fianchi la qualità degenera tra blocchi malfermi e scivoli detritici. Dei segnavia bianchi accompagnano la salita, svilita così da una bollatura inopportuna nonché fuorviante su alcuni tratti, nei quali è consigliabile abbandonarla per seguire linee di salita più logiche e sicure. La cresta si raggiunge per un ripido canale di sfasciumi culminamte ad un intaglio che (diversamente da come indicato su alcune relazioni) è posto ben più a S della Bocchetta di Lagazzuolo. Per la discesa sono necessarie almeno 3 calate in doppia (15m, 30m e 15m).
Necessarie due corde da 30m, un paio di friends piccoli, cordini da abbandono.
difficoltà: PD+ (III+)
dislivello: 1400 m
tempo: 4.30 h
quota max: 2968 m
Da Chiareggio (1600m) per frequentata mulattiera si raggiunge il rif Gerli - Porro (1960m - 1h) . Si segue il sentiero per la Bocchel del Cane, deviando verso quota 2150m verso il Larice millenario dal quale, senza più sentiero, ci si dirige verso SE rimontando il largo vallone tra pietraie e rada vegetazione; guadagnando quota il vallone si restringe e per ripide sponde di pietrame (radi segnavia bianchi) si raggiunge l'orlo del catino dell'ormai svanito ghiacciaio del Duca (2600m ca). Da qui l'intaglio da raggiungere non è né visibile né intuibile: si piega a dx (S) e si contorna in senso antiorario il catino glaciale sin verso quota 2700m, al piede della cresta NNE della Cima del Duca, dove prende forma una slanciata piramide rocciosa: si punta alla depressione alla sua dx risalendo un ripido e infido canale di sfasciumi (segnavia bianchi) giungendo quindi all'intaglio (2800m ca - 3h).
Si attacca il filo che, offrendo già qualche passo di II, giunge presto ad un risalto (10m): ignorati i bolli che si dirigono a sx verso una esposta cengia, si scala il risalto (qualche passo di III) oltre cui la cresta prosegue scomposta in blocchi sino ad un altro risalto più importante (30m); lo si scala poggiando a dx dapprima senza eccessive difficoltà quindi, dove diviene più verticale, con esposta arrampicata ci si alza sino allo sporgente labbro sommitale che si supera (III+) contornandolo verso a sx (sosta su chiodo, utile anche per la calata in doppia). Un breve tratto in piano conduce dove il filo s'impenna nuovamente con una schiena di blocchi rotti che si aggirano a sx su placche, per riportarsi più sopra sul filo e scavallarlo poggiando sul fianco dx (ignorando i bolli che verso sx si abbassano in un canaletto franoso) riprendendo quindi per facili rocce il filo poco sopra. Su terreno facile ed appoggiato si rimonta un tomdeggiante rilievo oltre cui, tra pietrame rossastro, con un ultimo allungo si tocca la vetta (2968m, 4.30h) caratterizzata da un masso appoggiato a mo' di dolmen.
agosto 2026
RIFERIMENTI: