Alpe Camona
Val Divedro
 
   Adagiata su di un terrazzo sostenuto dai tormentati fianchi della Val Divedro, l'Alpe Camona fu un'importante alpeggio in questi ambienti poco favorevoli al pascolo. Come la vicina Alpe Camuzzetta, ebbe anch'essa verso il 1700 un periodo di interesse minerario per lo sfruttamento del filone d'oro che, già attivo sul versante svizzero, sembrava promettere guadagni anche sul fianco italiano. I ripetuti tentativi però non diedero i risultati sperati ed a Camona si tornò a sopravvivere col pascolo delle bestie che, faticosamente, si riusciva a caricare lungo “la vèia dal vacc”, la strada delle vacche che da Osone serviva l'Alpe Tenda, Loi, Loccia ed infine Camona. Oltre a questa via, oggi ancora percorribile senza particolari difficoltà, esisteva una rete di sentieri che sfruttando i pochi punti deboli di queste dirupate valli collegava gli alpeggi tra loro e col fondovalle. Oggi tali percorsi sono in buona parte da ricercare: taluni raramente frequentati, altri del tutto scomparsi, per gli amanti dei luoghi selvaggi è un territorio che riserva interessanti possibilità.

Alpe Camona da Iselle per Croppo della Valle
   Croppo della Valle (Gruppo della Valle secondo il Catasto Rabbini) è un nutrito gruppo di ruderi posti sul costone tra il Rio Loccia ed il Rio Camona. Sulla cartografia compaiono solo sino al 1914, dopodiché tanto su Igm quanto su Cns le baite scompaiono definitivamente. Anche il sentiero, indicato nell'edizione del 1914 (e di riflesso sulla Siegfried) viene cancellato e nelle successive edizioni rimane solo il breve (ed approssimativo) tratto inferiore. E' presumibile che l'alpe, data l'infelice posizione, venisse caricata dall'alto sfruttando la strada delle vacche già al servizio delle Alpe Loccia e Camona, mentre per l'accesso diretto dal basso esisteva un difficile percorso che risaliva tortuoso tra le fasce rocciose incombenti sul torrente Diveria: di tale percorso oggi resta assai poco, ed ai pericoli che già all'epoca dovevano superare i pastori oggi si aggiungono le importanti difficoltà di orientamento. E' un percorso riservato ad esperti di luoghi difficili senza traccia. 
Consigliabile una corda da 15m.



difficoltà: T6
dislivello: 1150m
tempo: 5h 
quota max: 1800m

   Da Iselle (673m) si supera il Diveria sul ponte e verso W se ne percorre la destra idrografica rimanendo lungo l'alveo. Senza traccia si passa davanti alla netta spaccatura del Rio Loi, si prosegue alla base delle pareti individuando quindi una labile traccia che si alza lungo le pendici boscose del vasto costone dell'Alpe Loccia; la traccia diviene più evidente e la si segue fino ad un poco evidente bivio (770m ca) dove piega a sinistra: la si abbandona per seguire a destra una traccia poco evidente, che in traverso prosegue verso W giungendo alla testata di uno scosceso canalone: lo si supera nella parte alta traversando una ripida placca mista ad erba (850m ca). Guadagnato il costone successivo ci si alza: occorre individuare il passaggio obbligato, un breve gradino roccioso (900m ca – roncolate) che si supera ripidamente (II) portandosi sulla cengia superiore; da qui ci si alza brevemente a sinistra portandosi ad una breve placca: la si attraversa da destra verso sinistra (5m) sfruttando dei generosi appoggi per i piedi (II+, molto esposto) raggiungendo così la facile ed ampia faggeta superiore. In lievissima ascesa si traversa a destra (W) e superato un piccolo canale secco si rinviene la vecchia traccia che prosegue sino alla forra del Rio Loccia: sfruttando una stretta cengia (breve placca delicata e moderatamente esposta) ci si abbassa di una decina di metri raggiungendo il Rio Loccia (1050m ca) a monte di una cascata. Si rimonta il ripido ed erboso fianco sinistro idrografico, quindi si traversa a destra in ascesa (W) sino ad una spaccatura: ci si volge quindi in salita e passati da un muretto a secco (1150m ca) si individuano dei vecchi segnavia rossi, che conducono ad un ripido e delicato pendio erboso che si traversa verso destra (1230m ca) raggiungendo una betulleta (antico pascolo o zona di sfalcio). Ci si porta verso l'incombente parete che sovrasta il pianoro dove una scalinata consente di alzarsi alla cengia superiore, da dove si piega nettamente a sinistra (E) e si compie un lungo traverso (1300m ca) al piede delle fasce rocciose; dopo un breve strappo ripido la labile traccia ripiega verso destra (W) e percorre l'ampia cengia boscosa superiore (1350m ca, segnavia rossi) che orizzontalmente riconduce al bordo occidentale della dorsale da dove, con percorso obbligato, si sale al terrazzo di Croppo della Valle (1428m – 3,30h).
   Senza alcuna traccia ci si alza verso SE per il costone, e sfruttando cengette e facili rocce si superano i vari salti rocciosi (evitare di spostarsi eccessivamente sui fianchi) raggiungendo infine il sentiero segnato (1750m ca) che collega l'Alpe Loccia con l'Alpe Camona. Non resta che volgere a destra (SW) e seguire il sentiero che, obbligato dall'enorme vallone del Rio Camona, si alza sino a quota 1800m ca per raggiungere quindi in discesa l'Alpe Camona (1736m – 5h).

ottobre 2016
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Alpe Camona da Biel
  Suggestivo percorso che conduce lungo la straordinaria cengia della parete che chiude il vallone del Rio Omo. Sfruttato prima dai pastori (quando la Zwischbergental era l'italiana Val Vaira) e poi presumibilmente dai contrabbandieri per superare il confine, il sentiero oggi è segnato ma non è da sottovalutare: la traccia si perde di frequente ed il tratto lungo la cengia, sebbene percorribile senza difficoltà, richiede attenzione per alcuni tratti dall'esposizione non percepibile ma letale. Il sentiero rientra nel progetto (ancora incompleto) dell'Alta Via della Val Divedro

Note:
- il Passo di Cravarielo (o Cravariolo) è indicato sulle mappe in corrispondenza della quota 1490m: è lecito supporre che la corretta localizzazione del Passo sia in corrispondenza del punto di valico tra la Zwischbergental e la Val Divedro (1745m), presso il cippo confinale n 1 dove transita il sentiero


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Accesso stradale
   Da Gondo si sale per la strada della Zwischbergental sino a poco prima di Stalde, dove si posteggia in piazzola
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difficoltà: T4
dislivello: 750m
tempo: 2,30h 
quota max: 1750m

   Da Stalde (1030m ca) ci si abbassa per superare il torrente portandosi verso Biel. Prima di giungere alle baite si lascia la strada e senza traccia evidente si prosegue sul margine sinistro orografico della valletta (Camunagrabe) che si attraversa a quota 1100m ca (indicazioni Camona); seguendo i radi segnavia ci si alza per labile traccia sino ad una piccola antenna, dove si piega a destra (SE) e si risale la dorsale (Tanegga) mantenendo il sentiero indicato con radi segnavia, che rimonta ripido il filo della dorsale talora poggiando sul fianco della Zwischbergental. Si raggiunge il pianoro boscoso di quota 1490m da dove, sempre in ripida salita lungo la dorsale, ci si alza sino a quota 1650m ca dove dei segnavia blu si staccano verso destra (collegamento con Alpe Camuzzetta – non verificato); mantenendo i segnavia rossi si prosegue la salita fin verso quota 1745m dove si svalica la dorsale entrando sul versante della Val Divedro. Il sentiero prosegue pressoché orizzontale e sfruttando una sorprendente cengia attraversa i precipizi sulla testata della valle del Rio Omo, supera una facile forra (1730m ca) e giunge quindi al terrazzo dell'Alpe Camona (1736m – 2,30h).

ottobre 2016


Alpe Camona da Paglino
   E’ laccesso più diretto per Camona, e risale l’erto costone tra il Rio di Camona e la Valle dell’Inferno. L’antico percorso, pur non prestandosi al carico di bovini, presentava alcune brevi scalinate di cui oggi i pochi resti appaiono dal nulla: forse fu un percorso di carico per ovini e caprini, certamente fu uno dei tanti passaggi frequentati nell’epoca del contrabbando. Il sedime del sentiero è oggi svanito e compare solo a brandelli nella parte inferiore: il terreno è però obbligato e pur con difficoltà di orientamento la via di salita si trova per esclusione. Il terreno è ripido e vi è qualche tratto esposto: pur non offrendo rilevanti difficoltà tecniche rimane un percorso impegnativo.


difficoltà: T6-
dislivello: 1000m
tempo: 3,30h
quota max: 1750m

   Dagli edifici cadenti di Paglino (770m) si guada il Diveria (possibile solo con bassa portata d’acqua) giungendo a resti di mura imboscati. Verso sinistra (E) si traversa in ascesa su discreta traccia (900m ca) fin sotto una pietraia, oltre cui ci si alza per la faggeta; verso quota 1000m ca si traversa a destra (vecchia freccia rossa) e superato un canale sopra un’esposta placca si riprende la salita fin verso quota 1200m ca, dove un’ampia cengia boscosa conduce verso destra (W) sull’orlo della Valle dell’Inferno al piede di uno sperone roccioso (1170m ca); se ne risale brevemente il filo sino a dei resti di gradini (1250m ca), dove verso destra si entra nel ripido fianco della destra idrografica della Valle dell’Inferno, sovente sconvolto da valanghe: con lungo traverso ascendente si prosegue senza traccia verso SE, sino ad individuare una cengia (1350m ca, roncolate) che, da destra verso sinistra, permette di raggiungere un punto panoramico (1400m ca, resti di gradini) sul il filo dello sperone qui ormai sfumato in una comoda dorsale boscosa. Ci si alza senza traccia per la dorsale sino ad una pietraia al piede di una parete rocciosa (1550m ca).
La traccia originale dovrebbe deviare poco sotto la pietraia, entrare in quota nella Valle dell’Inferno e risalire una nervatura rocciosa raggiungendo Camona (non verificato)
La parete è superabile verso destra (W), o verso sinistra (E) come qui descritto: si traversa lungo un’espostissimo sentiero di animali, quindi rimontando per facili gradini e balze (II) ci si porta al gradino che sorregge il pianoro di Camona, si poggia a sinistra e lo si supera senza particolari difficoltà sino a sbucare presso l’Alpe di Camona (1750m – 3.30h).

settembre 2018

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per visualizzare il percorso, esportare da Google Maps il file kml ed importarlo su una mappa on line

Ċ
itiner alper,
25 set 2018, 08:09