Carmezzano
Val Bregaglia
Val Bregaglia
foto: Travèrsa de Mónt Cücch
I monti della Bregaglia italiana sono un intrico di sorprendenti percorsi che - costretti nel caotico succedersi di forre e pareti - testimoniano una pastorizia oggi scomparsa, la cui memoria, tinta di fatiche e patimenti, va sempre più svanendo col trascorrere delle stagioni. Tanti i maggesi e gli alpi ormai dimenticati, ancor più i sentieri che li raggiungevano e li collegavano in quel maremoto di catapicchi. Raggiungere Carmezzano - il più elevato di quota tra quegli alpi - può quindi divenire un viaggio alla scoperta di un intero mondo costruito con ingegno dall'uomo ed ora del tutto sopraffatto dalla Natura.
La lunga, faticosa e non banale salita sfrutta un susseguirsi di antichi sentieri dimenticati toccando i vari alpeggi posti sul costone SSE del Pizzo Alto, per traversare quindi su di una sorprendente cengia attraverso la quale si raggiungono gli estesi pascoli abbandonati di Carmezzano. Non vi sono difficoltà tecniche significative, ma l'orientamento nella zona boschiva è complesso ed i sentieri (seppur in parte bollati) sono talvolta di difficile individuazione. Dalle baite di Mónt Cücch, una volta superata la cengia obbligata, la traccia diviene ancora più effimera ed occorre muoversi su terreni aperti invasi da arbusti che rendono lenta e faticosa la progressione. La discesa da Carmezzano a Crana può avvenire seguendo il sentiero con segnavia che passa da Al Mot (poco mantenuto e con alcuni tratti poco evidenti).
difficoltà: T4+
dislivello: 1800 m
tempo: 5h
quota max: 2121 m
Dalla tornante prima della sbarra lungo la strada per Cranna (520m ca) si prende un vecchio sentiero con vecchi segnavia che, non sempre evidente, rimonta la costa boscosa in sx idrografica della Val Pluviosa. Si tocca una cascina (Munt di Santìn, 970m ca) e più sopra se ne raggiunge una seconda con una caratteristica cisterna in pietra (Munt de l’Ostèiner, 1112m). Qui si lascia il sentiero che sale ad Oraccio e verso dx (E) si taglia il pendio boscoso per una labile traccia che si ricollega presto al sentiero che sale da Crana e raggiunge i Munt de Cràna (1300m ca). Si lascia il sentiero che verso sx traversa a Oraccio per seguire dei bolli rossi che a dx conducono su una costa boscosa per la quale si raggiunge la radura con le cadenti cascine di Casarisc (1360m - 1.45h).
Ci si alza sulla costola a sx (W) delle cascine, e per traccia si raggiunge una piccola baita isolata ancora in sesto (1400m ca), a sx della quale dei poco evidenti bolli rossi rimontano una nervatura tenendone il filo fino ad uno sperone roccisoso dove la traccia poggia a sx conducendo ad un bivio: lasciato il prosegimento di sx (sarebbe il sentiero di carico di Mont Cucch) si piega a dx (sentiero del Belfiùur) e mantenendo i bolli tortuosmente si tocca una sella (1572m ctr). Poggiando brevemente a sx si piega poi a dx e rimontato un breve canaletto si scavalca una nervatura oltre cui, nel fianco della Val di Carmezzano, si prosegue in quota passando al piede di una parete franata; oltrepassato il recente franamento (1630m ca) la traccia riprende a salire decisa ed affronta un intrico di brevi gradini rocciosi (I), quindi raggiunta una pietraia di grossi blocchi non la si attraversa ma ci si alza ripidamente sulla sua dx orografica tra bassi arbusti (traccia difficile da mantenere); si sbuca sul displuvio (1770m ca) e raggiunto un successivo risalto lo si aggira dapprima a dx, quindi lo si scavalca verso sx e, usciti dal bosco, ci si porta su un costone erboso (1828.8m Ctr) dove ci si ricollega col sentiero di carico di Mont Cucch. Dal costone si prosegue verso N ritornando nel bacino della Val Carmezzano, e si traversa faticosamente un largo pendio ingombro di rododendri sfruttando le piste dei selvatici. Si punta all'evidente sella con un visibile masso appoggiato al culmine di un pendio erboso, su cui si trovano i resti di Mont Cucch (1965.8m Ctr - 4h).
Da Mont Cucch si traversa perdendo alcuni metri di quota, quindi si scavalca uno sperone roccioso alzandosi e ridiscendendo ripidamente sino al facile guado del torrente (1960m ca), da cui prende avvio la stretta, esposta ma camminabile cengia tra due vaste piodate; si scavalca un grosso masso caduto sulla traccia e si prosegue nel traverso abbandonando il vallone, si supera una facile piodata e superato il piede di un'enorma placconata si prosegue lungamente per i vasti pendii guadagnando quota per le tracce aperte nella distesa di rododendri e ginepri, sin dove questi sfumano nella prateria alpina per la quale, su traccia più comoda, si giunge a Carmezzano (Carmeźàn, 2121m - 5h).
maggio 2026
RIFERIMENTI: Piuronomastica (Martocchi - 2019)