Sì: Alessandro, Katia, Marinella, Oscar, Gabriella
Nì: Adriano, Sonja
Alessandro (sì, proponente): Tre impressioni che mi porto dietro dalla lettura:
Un romanzo pieno di vita. Al netto di qualche parte un po’ prolissa che ho letto più velocemente, il libro mi è piaciuto davvero molto. Mi ha colpito la straordinaria vitalità che attraversa ogni pagina: anche quando racconta la morte, il gioco d’azzardo, i tradimenti, il dolore e le delusioni, lo fa con leggerezza, ironia e un’autentica gioia di vivere. Mi è rimasta impressa una frase: «il peggior peccato mortale è la tristezza». Credo riassuma bene lo spirito del romanzo.
Dona Flor divisa tra due modi di vivere. Ho trovato molto affascinante il conflitto tra Vadinho, simbolo della passione, del desiderio, dell’imprevedibilità e della gioia, e Teodoro, incarnazione dell’ordine, della sicurezza e della tranquillità. Nessuno dei due, da solo, basta a rendere felice Dona Flor. Mi sembra una riflessione molto profonda sul fatto che spesso dentro ciascuno di noi convivono bisogni opposti.
Il finale e la dimensione simbolica. Ho apprezzato molto il modo in cui Amado costruisce il lieto fine: non è la vittoria di uno sull’altro, ma una sorta di riconciliazione tra le due anime della protagonista. Bellissima anche tutta la terza parte, con la lotta tra le entità soprannaturali e il richiamo alle tradizioni afro-brasiliane: un mondo per me quasi del tutto sconosciuto, ma raccontato con una forza immaginativa e una naturalezza davvero coinvolgenti.
Adriano (nì): Devo dire che l’inizio di questo libro mi ha colpito molto positivamente, specialmente per la sua scrittura ironica e un vocabolario ricercato che definirei quasi "inglese" nella costruzione delle frasi. Mi piace quel modo di dire cose anche cattive senza usare parolacce, ma arrivandoci attraverso giri di parole eleganti, quasi delle capriole verbali. Tuttavia, proseguendo nella lettura, mi sono reso conto che la parte che preferisco non è legata ai protagonisti principali, ma alla dimensione corale dei personaggi minori. Trovo affascinante tutta quella "varia umanità" che popola i bordelli e le case da gioco: figure come Dona Norma, la Gringa o Ze Sampaio, con la sua cronica voglia di far niente, sono per me gli elementi più riusciti del racconto. Ho apprezzato molto anche la descrizione ironica delle dinamiche sociali e di chi si dà arie da intellettuale per organizzare serate mondane. Al contrario, trovo i protagonisti principali quasi macchiettistici a causa delle loro posizioni estreme e manichee. Da un lato c'è il primo marito, simbolo dell'erotismo e della gioia di vivere la carne, dall'altro il secondo, che definirei un "tonno lesso": buono, ma di una noia mortale. In mezzo a loro si muove la protagonista, una donna che non sa da che parte girarsi perché vorrebbe entrambi e che alla fine, per non rinunciare né ai suoi desideri né alla sua reputazione di brava moglie, ricorre al "colpo di genio" del fantasma. Il limite più grande dell'opera, secondo me, risiede nella sua struttura: a tratti emergono idee bellissime e pagine divertenti che ti strappano una risata, ma queste sono intervallate da cinquanta pagine di noia completa cariche di ripetizioni. L'autore tende a ribadire concetti e situazioni già ampiamente compresi, usando persino le stesse parole, il che alla lunga genera un certo fastidio. Per riassumere la mia esperienza di lettura, prenderei in prestito una famosa frase di Oscar Wilde riferita alla musica di Wagner: questo libro regala dei bellissimi momenti, ma anche delle terribili mezz'ore. Non posso dire che non mi sia piaciuto, perché ho provato piacere nel leggerlo, ma è un piacere spesso accompagnato da una profonda sensazione di noia.
Katia (sì): Devo ammettere che ho fatto molta fatica con questo libro perché l'ho trovato davvero lungo, a tratti estenuante, tanto da avere avuto più volte la tentazione di mollarlo perché perdevo il filo del discorso. Una delle difficoltà maggiori è stata gestire tutti quei nomi sudamericani: mi sembrava sempre di dimenticarne qualcuno o di non capire bene chi fosse chi. Mi rendo conto che l'autore è riuscito a descrivere l'ambiente sudamericano in modo efficace, ma il loro modo di narrare, così prolisso e pieno di parole per dire una cosa sola, cozza con la mia mentalità e il mio modo di pensare. I due protagonisti maschili erano l'uno l'opposto dell'altro, ma devo essere sincera: tutta la parte del fantasma non mi è piaciuta per niente. Mi ha quasi infastidito questo bisogno della protagonista di avere accanto a sé quella figura. Capisco che l'aspetto magico sia un elemento tipico della cultura e della letteratura sudamericana, ma per i miei gusti è stato decisamente troppo. D'altra parte, ho apprezzato come è stata tratteggiata Dona Flor: nonostante l'epoca in cui è ambientata la storia, mi è sembrata una donna piuttosto emancipata, pur tenendo conto delle differenze culturali tra il Sudamerica e noi. In fin dei conti, se non fosse stato per i momenti divertenti e per l'ironia che attraversa alcune pagine, penso che avrei abbandonato la lettura molto prima. Sono arrivata quasi alla fine, ma è stato un percorso faticoso, forse complice anche il caldo dell'estate, perché la narrazione mi è parsa davvero eccessiva e ridondante rispetto a quanto avrei preferito.
Sonja (nì): Sono rimasta davvero male per non essere stata avvisata della lunghezza di questo libro: dopo l'intervento all'occhio, per me è ancora molto faticoso leggere volumi così corposi. Più volte ho dovuto metterlo da parte, anche perché in certi passaggi la narrazione rasentava quasi la pornografia e, soprattutto, risultava eccessivamente ripetitiva. Nonostante questo, il primo terzo del libro mi è piaciuto moltissimo: mi ha restituito quel mondo sudamericano fatto di gioia di vivere e di persone che abitano le strade e le piazze, una dimensione pubblica così diversa dalla nostra. Mi sono divertita un mondo con il personaggio della madre di Dona Flor, con le sue ambizioni e i disastri combinati con i generi. I mariti rappresentano bene quell'anima locale, con una leggerezza che mi ha ricordato molto i personaggi di García Márquez. Tuttavia, superata la fase iniziale, la storia ha iniziato a trascinarsi troppo, diventando prolissa e quasi irritante nelle descrizioni delle smanie notturne della protagonista. Sinceramente, mi è sembrata una rappresentazione irreale, tipica di un uomo che non conosce davvero l'universo femminile. Ho trovato molto più riusciti i momenti legati al farmacista, come la scena esilarante con Dona Magnolia, o le descrizioni delle prove dell'orchestra, dove tutti si sentivano onorati di partecipare nonostante la musica fosse tremenda. Credo che Dona Flor sia un personaggio straordinariamente moderno ed emancipato: è una donna che lavora, che difende la propria autonomia e la propria scuola di cucina, dimostrando una mentalità che sarebbe attuale ancora oggi. Alla fine, però, sono proprio i personaggi secondari quelli che mi sono rimasti più impressi e che considero i più importanti. Per tutti questi motivi il mio voto è un "ni": il libro ha i suoi momenti divertenti, ma è troppo prolisso. Avendo visto anche il film, devo dire che lo preferisco al libro, perché la brevità della pellicola rende il racconto molto più piacevole ed efficace.
Marinella (sì): Devo ammettere che, a differenza di opere come "Cent'anni di solitudine" che non sono mai riuscita a finire nonostante i numerosi tentativi, questo libro mi sembra decisamente migliore e meno noioso. In genere non amo molto il realismo magico o le fantasie eccessive, ma qui ho trovato una bella scrittura che rende la lettura più scorrevole e piacevole rispetto ad altri classici del genere che tutti decantano. Certamente la mia opinione è influenzata dal film che ho visto: non è stato un film che mi ha entusiasmato particolarmente, ma non lo considero affatto un brutto lavoro e mi ha aiutato a trovare il tema centrale molto interessante. Quello che mi ha colpito, anche se per ora ho letto solo un quarto del romanzo, è il modo in cui l'autore affronta il desiderio all'interno di un matrimonio o di una storia d'amore. Spesso sogniamo e cerchiamo un rapporto sereno, tranquillo, basato sulla fiducia e privo di complicazioni o tradimenti, dove regni il benessere reciproco; eppure, in fondo, sembra che desideriamo proprio l'esatto opposto, ovvero la passione e quel pizzico di trasgressione. L'autore ha saputo rappresentare questa dinamica mettendo in scena due figure che sono l'una l'opposto dell'altra, mostrandoci una realtà che, secondo me, appartiene a tutti noi. Trovo che questa sia una soluzione narrativa davvero efficace, anche se devo ancora scoprire come la vicenda si svilupperà nel resto del libro.
Oscar (sì): È una fase di vita, questa mia, in cui mi piace alternare storie drammatiche a narrazioni leggere e ironiche. Le peripezie di Dona Flor sono state una piacevole compagnia nel corso delle ultime settimane: tornavo con piacere ogni giorno all'ascolto dell'audiolibro. Nella prima parte ho forse razionalizzato troppo la dinamica tra Dona Flor e Vadinho, vedendoci prevalentemente le caratteristiche di una relazione tossica, con lui che sperperava al gioco i soldi di lei e nel frattempo le era anche infedele. In realtà, l'autore caratterizza ogni evento con toni ironici, per cui il male viene esorcizzato efficacemente. Pur se il mio "tifo" era per il farmacista (in cui mi sono identificato pienamente), mi sono divertito molto con le esilaranti avventure del fantasma di Vadinho, che non solo riconquista alla fine Dona Flor, ma trova anche il tempo di insidiare le sue alunne e organizzare una truffa ai danni della casa di gioco.
Gabriella (sì): Tutto sommato, il mio è un giudizio positivo perché l’inizio del libro l'ho letto tutto d'un fiato: la scrittura è talmente scorrevole e divertente che non riuscivo proprio a fermarmi. Ho notato però che, dopo la morte di Vadinho, l'intera narrazione si concentra quasi esclusivamente sul desiderio sessuale, dato che ogni dinamica sembra ruotare costantemente attorno a quello. Quando poi entra in scena il secondo marito, l'ho trovato un "piombo" terribile, ma la sua figura serve a evidenziare un paradosso comune: spesso quando trovi la passione manca tutto il resto, e viceversa. Trovo che l'autore abbia ideato una soluzione finale ideale attraverso lo stratagemma del fantasma, che permette alla protagonista di non perdere l’onore e di restare soddisfatta, mentre il secondo marito rimane felice e ignaro della situazione. Mi hanno fatto morire dal ridere certe uscite di Vadinho, come quando la stuzzica chiamando l’altro "cappone" o usando nomignoli buffi come "la pelatina", rendendo alcuni passaggi davvero adorabili. Anche se lei ci mette un po’ a cedere, la morale che ne traggo è che è davvero difficile, se non impossibile, trovare passione e stabilità nella stessa persona. Purtroppo bisogna riconoscere che di solito o si ha l'una o si ha l'altra.
Prossimo libro: "Uomini e topi" di John Steinbeck (preferito a "Fiore di roccia" di Ilaria Tuti e a "Fiorirà l'aspidistra" di George Orwell)
Prossimo proponente: Adriano
Prossimo incontro: 28 agosto