Sì: Oscar, Agnese, Katia, Marinella, Sonja, Pierpaolo, Adriano
No: Alberto, Luisella
Oscar (sì): Da ragazzo ero enormemente affascinato dal mistero, in ogni sua declinazione. Crescendo ho dato più spazio alla mia parte razionale, ma certi temi continuano a incuriosirmi. E' per questo che ho letto e proposto "L'ultimo mago". Gustavo Rol è stato una delle figure più enigmatiche e discusse del Novecento italiano. Era colto, elegante e proveniva da una famiglia dell'alta borghesia. Illustri contemporanei (Fellini, Agnelli, Zeffirelli) erano presenti alle sue serate di esperimenti nell'appartamento di via Silvio Pellico a Torino.
Agnese (sì): A me il romanzo è piaciuto perché ho trovato la prosa scorrevole, semplice ed elegante, e poi con quel tanto di suspense sui possibili esiti della storia. Interessante la contrapposizione tra il mondo della razionalità, rappresentato dallo scettico Nino, e la figura di Gustavo Rol che si muoveva nello spazio intermedio tra la realtà e l'al di là. E' un contesto che mi incuriosisce e mi spaventa allo stesso tempo, per cui approfondirlo mi ha fatto piacere. Quella tra Nino e Miriam rimane una storia d'amore incompiuta: l'autrice ci fa capire quanto la razionalità può impedirci di seguire il nostro istinto e i nostri sentimenti. Nonostante Rol abbia dato loro l'occasione per ritrovarsi, i due non la colgono e la loro resta una storia incompiuta.
Katia (sì): "L'ultimo mago" ha una delle caratteristiche che per me devono essere presenti in un libro: la piacevolezza. Il mio non è un "sì" come quello che avrei dato a un libro con maggior spessore, però mi ha tenuto buona compagnia nelle mie sere di ritorno dal lavoro e l'ho letto con piacere in pochissimo tempo. La storia ha elementi di fascino e di mistero. Non conoscevo il personaggio di Gustavo Rol, quindi sono andata a documentarmi (i libri aprono finestre di conoscenza). Mi ha colpito molto il fatto che Rol non si mai sottoposto a nessun controllo, per cui ha mantenuto il suo fascino e il suo mistero fino all'ultimo. Mi è piaciuta molto la descrizione della Torino notturna, strade e palazzi tra nebbia e pioggia. Seppur personaggio secondario, mi ha incuriosito la moglie norvegese di Rol, che se ne stava in disparte, lontana dalle serate degli esperimenti: appariva razionale e distaccata, ma al tempo stesso molto legata a Rol.
Marinella (sì): Ho votato sì perché mi affascina il personaggio di Gustavo Rol, anche se rappresenta un mondo per il quale non sento affinità. Anche io, come Katia, ho letto questo romanzo in pochissimi giorni: lo stile di scrittura è piacevole e si lascia leggere. In parte non condivido la scelta dell'autrice di introdurre i personaggi di Nino e Miriam: avrei preferito un libro esclusivamente basato sulla figura di Rol.
Sonja (sì): Al contrario di Marinella, mi è piaciuta la contrapposizione fra Nino e Rol, il primo nel ruolo dello scettico materialista, il secondo come simbolo della psiche umana. Se fosse mancato il personaggio di Nino e il suo contrapporsi a Rol, il romanzo sarebbe stato meno interessante. La scrittura è scorrevole e piacevole, tuttavia ho notato degli errori di battitura e qualche incongruenza nella trama. Non conoscevo Gustavo Rol, comunque quello descritto nel libro è un mondo che mi ha sempre affascinata.
Pierpaolo (sì): Il lbro mi è piaciuto: un "sì" per l'argomento. La figura di Rol è molto suggestiva ed enigmatica, dal libro emerge bene. Non è un libro tanto ambizioso, si rifà a interviste d'epoca, che cita, ai tanti contributi scritti sul "mago" da estimatori e detrattori, confezionando anche una storia d'amore tra neorealismo, Matarazzo e noir alla Bogart, storia che si fa seguire. Il capitolo 12, sul Mago Cornelio e quello finale, con la descrizione di capodanno 1960 e l'epilogo della vicenda (soprattutto questo) mi sono piaciuti particolarmente.
Alberto (no): Non mi è piaciuto per nulla: prevedibile e scritto piattamente (stile ChatGPT). Ho applicato quasi subito con successo il metodo delle tre righe per pagina (a parte quelle su Rol, interessanti ma chiaramente riprese/copiate da altre fonti), ma poi ho interrotto al 60%.
Luisella (no): Il mio non è un commento vero e proprio, perché ne ho lette pochissime pagine. Non mi attirava proprio. Scritto piattamente, dice bene Alberto. Inoltre mi ha tolto ogni motivazione sentire l'autrice candidamente dichiarare "in quel periodo non sapevo cosa scrivere e il mio editor mi ha suggerito di scrivere qualcosa su Rol". Ora, io non pretendo che tutta la letteratura nasca da profondi tormenti e dilemmi morali, ma con "me l'ha detto l'editor" si tocca proprio il fondo.
Adriano (sì): La narrazione è costruita con mestiere anche se la storia in sé (l'amore non celebrato) e la figura del perdente si sono lette tante volte. Il romanzo è dunque piatto nella prima parte e si alza con la storia di Gustavo Rol (di cui non sapevo niente). Anche la scrittura è piuttosto impersonale. Scorre veloce ma non c'è una frase o una combinazione di parole che mi abbia colpito. In conclusione darei un "sì" molto condizionato.
Prossimo libro: "Il servo Jernej e il suo diritto" di Ivan Cankar (preferito a "Alamut" di Vladimir Bartol e a "La città nel golfo" di Boris Pahor)
Prossima proponente: Gabriella
Prossimo incontro: 28 febbraio