Sì: Gabriella, Marinella, Luisella, Pierpaolo, Adriano, Alessandro, Oscar
Nì: Katia
Gabriella (sì, proponente): Questo libro possiede una qualità decisamente cinematografica. Durante la lettura è facile visualizzare le scene, come quelle ambientate nella piazzetta, con i personaggi che parlottano tra loro. Sebbene oggi certe dinamiche possano apparire scontate poiché conosciamo bene la storia della mafia, all'epoca della pubblicazione l'opera fu davvero eccezionale: l'autore è stato un vero precursore, capace di rompere il silenzio in un periodo in cui nemmeno il governo affrontava il problema. Questo impegno civile di Sciascia si era già manifestato con la scrittura de "Il giorno della civetta". La trama mette in luce intrecci significativi, come la relazione tra Luisa e suo cugino, un avvocato appartenente alla Democrazia Cristiana, evidenziando temi purtroppo ancora attuali come la connivenza e l'omertà. In conclusione, si tratta di un'opera scritta molto bene e che si legge velocemente, ma che lascia l'amaro in bocca nel descrivere una triste realtà che continua a persistere.
Marinella (sì): Si tratta di un'opera lineare che affronta i temi fondamentali cari a Leonardo Sciascia: la mafia, l'omertà e la Sicilia, descritta attraverso i suoi personaggi inconfondibili. In questo contesto, l'elemento del delitto e la struttura del giallo sono in realtà un pretesto per narrare la Sicilia e le dinamiche profonde di questo mondo.
Luisella (sì): Ho apprezzato moltissimo questa lettura e ammetto con un po' di imbarazzo di non aver mai letto Sciascia in precedenza. Nonostante la brevità del testo, non lo considero affatto un libro semplice. La sua scrittura mi ha colpito per l'acume dell'approfondimento psicologico e per la capacità di narrare attraverso i piccoli gesti. Un esempio, nelle prime pagine, quando il postino spinge una lettera verso il farmacista usando solo l'indice: un movimento lento che trasmette immediatamente un senso di torbido e di diffidenza (descrivere bene i gesti è importante quando si scrive un romanzo breve).
L'opera delinea con precisione quasi amara il carattere di certi italiani: personaggi definiti "simpatici", ma che nascondono una natura profondamente ambigua. Ho trovato molto interessante anche la scelta di inserire riferimenti all'attualità del 1964, come la canzone "Una lacrima sul viso" o il richiamo alla tragedia del Vajont, che ancorano il racconto a un tempo e a un luogo precisi, rendendo il gesto dell'autore ancora più coraggioso.
Uno dei passaggi più significativi è la conversazione a pagina 86 tra Don Benito e il fratello del ricercato. In quel dialogo emerge la "mafia strisciante", quella fatta di silenzi e dell'eterna paura di trovarsi schiacciati tra "il delinquente e lo sbirro", in un equilibrio precario dove ogni parola deve essere pesata con estrema attenzione.
Dal punto di vista stilistico, ho notato una curiosa anomalia a pagina 82: la parola "prospettiva" viene ripetuta tre volte in poche righe, quasi fosse una bozza non revisionata in un testo altrimenti curatissimo e meraviglioso.
La conclusione del libro è forse il momento più alto: il protagonista, un uomo onesto, timido e logico, viene infine liquidato dall'ambiente circostante come un "cretino". La sua purezza d'animo e la sua indagine seria, che mette a nudo l'incapacità o la complicità delle forze dell'ordine, non trovano spazio in una società che lo giudica con disprezzo. In definitiva, è un'opera che trascende la Sicilia del 1964 per parlare dell'Italia di sempre, ricordandoci come certi atteggiamenti, persino il fascismo, siano profondamente radicati nel carattere nazionale.
Pierpaolo (sì): Leonardo Sciascia è stato un autore unico nel panorama italiano, un "maestro elementare" capace di spaziare tra il giallo estremamente coinvolgente e la saggistica d'inchiesta, come nel caso de "La scomparsa di Majorana". Faceva parte di una generazione di grandi intellettuali, insieme a figure come Pasolini e Calvino, che non esitavano a prendere posizione sui problemi della società, portando il lettore a comprendere come la mafia fosse diventata quasi una "seconda natura" in certi contesti.
La sua interpretazione del genere poliziesco si discosta dai canoni classici: i suoi non sono gialli risolutivi, ma opere profondamente pessimiste dove non esiste mai una vera soluzione positiva. I suoi investigatori non sono "superuomini" alla Sherlock Holmes, ma persone comuni mosse da una curiosità quasi intellettuale o enigmistica. In "A ciascuno il suo", il personaggio di Laurana incarna perfettamente questa figura: viene definito un "cretino" dai notabili del paese non per mancanza di intelligenza, ma per una fatale ingenuità. Nonostante sia l'unico a prendere a cuore la vicenda, Laurana finisce per rivelare i propri sospetti proprio alle persone coinvolte, ignorando persino gli avvertimenti più palesi, come quelli della madre.
Il romanzo si distingue anche per una straordinaria consistenza culturale. Sciascia dissemina il testo di "tracce" letterarie, in particolare dantismi che caricano la narrazione di significati simbolici:
Il riferimento alla "grave mora di rosticci" richiama il Canto III del Purgatorio e la sepoltura di Manfredi di Svevia.
La citazione esplicita del Canto XXX dell'Inferno (dedicato ai falsari e ai traditori), ascoltato dal padre del dottor Roscia, funge da presagio sulla natura dei personaggi che circondano il protagonista.
Infine, è interessante notare come, nonostante l'altissimo spessore letterario, in alcuni punti del testo si avverta una leggera trascuratezza nella revisione. Questo aspetto, insolito per un autore così colto, potrebbe essere attribuito alla rapidità con cui Sciascia scrisse diverse opere durante gli anni Sessanta, un periodo di intensa produzione editoriale.
Adriano (sì): Anche nel mio caso, questa è stata la mia prima lettura di un'opera di Sciascia ed è stata una piacevole sorpresa: ho apprezzato la scrittura raffinatissima e il vocabolario estremamente ricercato. Il tratto distintivo dell'autore è la sua capacità di costruire frasi con una profonda ironia, riuscendo a descrivere situazioni terribili con un'eleganza e un sarcasmo tali da rendere la lettura estremamente soddisfacente, talvolta persino più della trama stessa.
Dall'opera emerge con forza l'immagine di una società puramente borghese, popolata da professionisti come medici e avvocati, dove le classi popolari, come le domestiche o i frequentatori delle osterie, rimangono figure di corollario, quasi sullo sfondo.
Il romanzo si configura come un vero e proprio "non-giallo": il protagonista si ritrova a investigare su un evento che, in realtà, tutti sanno. In questo contesto, il malaffare non rappresenta una sorpresa, ma una realtà quotidiana che viene sistematicamente taciuta. Chi sceglie di stupirsene o di indagare seriamente viene etichettato come un "cretino". È la rappresentazione di una situazione immutata nel tempo, in cui l'omertà trasforma la ricerca della verità in un atto di ingenuità agli occhi di una collettività rassegnata o complice.
Alessandro (sì): Rileggere Sciascia oggi permette di riscoprire non solo un grande autore, ma un intellettuale a tutto tondo che ha saputo unire la scrittura all'impegno politico, come dimostra la sua esperienza da deputato per il Partito Radicale tra la fine degli anni Settanta e i primi anni Ottanta. Le sue opere sono caratterizzate da un'atmosfera claustrofobica e da una raffinatezza stilistica che colpisce profondamente il lettore.
Uno degli aspetti più riusciti della sua narrativa è l'uso magistrale dell'ironia, che permette di affrontare temi amari senza scivolare nella disperazione assoluta. In "A ciascuno il suo", il finale è gestito con un "colpo da maestro": in poche parole l'autore chiude la vicenda del protagonista, definendolo in modo tranchant un "cretino". Questa definizione riflette la natura dell'indagine condotta da Laurana:
Mancanza di nobiltà: la sua ricerca non è mossa da un alto senso di giustizia, ma da una mera curiosità intellettuale.
Cecità fatale: nonostante l'intelligenza nel cogliere dettagli sottili (come il riferimento a "L'Osservatore Romano"), Laurana si dimostra totalmente cieco di fronte a pericoli evidenti, cadendo con ingenuità nella trappola orchestrata da una donna.
Assenza di personaggi positivi: in questo ambiente nessuno possiede lo spessore morale per elevarsi a eroe. Laurana è solo un uomo curioso che finisce per cercare il pericolo senza rendersene conto.
Sciascia delinea una visione lucida e critica della società e della politica, descrivendo il potere come un sistema di complicità diffusa:
La "mafia delle piccole cose": la criminalità organizzata e la corruzione non si manifestano solo nei grandi eventi, ma permeano la quotidianità attraverso piccole azioni e "raccomandazioni" che sommandosi creano la base del sistema.
L'indifferenza ideologica: emerge una capacità camaleontica dei politici per cui distinzioni tra destra e sinistra perdono di significato di fronte alla gestione del potere e alla collusione.
Sciascia utilizza la potente metafora della Sicilia come una "nave corsara", descrivendo un'isola che è al contempo una realtà culturale straordinaria, culla di giganti come Pirandello, e un territorio segnato da profonde connotazioni negative.
Katia (nì): Questa è stata la mia prima esperienza con le opere di Sciascia, una lettura portata a termine molto velocemente, data la brevità del testo.
Uno degli elementi che ho apprezzato di più è lo sfondo sociale descritto dall'autore. Sciascia non racconta la mafia dei grandi attentati eclatanti, ma quella quotidiana, una presenza costante che fa parte della vita di tutti i giorni. È una realtà a cui i personaggi sembrano quasi abituati, una normalità silenziosa che l'autore riesce a descrivere in modo molto efficace.
Nonostante i punti di forza, la struttura del racconto mi ha causato un certo disagio. Mi riferisco in particolare alle "troncature" narrative e alla risoluzione del mistero: il modo in cui si arriva al colpevole non è stato soddisfacente come avrei voluto. Anche per quanto riguarda i personaggi, avrei preferito una definizione più profonda. Molti mi sono sembrati abbozzati, con l'eccezione di Don Benito, che ho trovato più vivido e simpatico.
Alla fine della lettura, mi sono sentita un po' come il protagonista: una "cretina" per aver seguito lo stesso percorso logico senza però sentirmi pienamente appagata dal finale. È stata un'esperienza piacevole, ma non tale da spingermi a una rilettura immediata. Probabilmente la percezione è stata influenzata anche dal mio "abbinamento" letterario del momento: stavo rileggendo contemporaneamente "Delitto e Castigo" di Dostoevskij, un confronto che ha reso la brevità dell'opera di Sciascia ancora più evidente.
Oscar (sì): Ho letto con piacere questo romanzo, apprezzandone lo stile di scrittura e gli sviluppi di trama. Gli anni che ci separano dal periodo storico in cui è stato scritto non lo rendono meno attuale: ancora oggi in certi contesti ci si muove tra ipocrisie e connivenze. Ammetto di non aver intuito chi fosse l'assassino se non nell'ultima parte. Di nuovo: assai piacevole lettura e ringrazio Gabriella per averlo proposto.
Prossimo libro: "Il problema Spinoza" di Irvin D. Yalom (preferito a "Leggere Lolita a Teheran" di Azan Nafisi e a "Festa mobile" di Ernest Hemingway)
Prossima proponente: Luisella
Prossimo incontro: 25 aprile