Sì: Marinella, Oscar, Katia, Sonja, Gabriella
Nì: Perpaolo
No: Luisella
Marinella (sì, proponente): Anni fa avevo apprezzato moltissimo questo libro perché conteneva proprio le risposte che cercavo. Per questo motivo avevo poi letto anche gli altri due capitoli della trilogia di Yalom dedicata a Spinoza, Schopenhauer e Nietzsche. La formula è sempre la stessa: una storia in parte inventata e romanzata che serve a veicolare concetti profondi. Rileggendolo oggi, però, il mio giudizio è cambiato. L'ho trovato molto didascalico: sembra quasi che la narrazione sia solo un pretesto per permettere all'autore, che è uno psichiatra, di riversare sulla pagina tutte le sue conoscenze. Ad esempio, usa l'incontro tra i personaggi per spiegare nel dettaglio le teorie di Freud, rendendo il racconto a volte monotono. Resta comunque una lettura che ho ripreso volentieri, nonostante questo suo limite.
Oscar (sì): Un romanzo davvero coinvolgente, questo di Yalom. È vero: alcuni passaggi risultano lenti e talvolta didascalici, ma l’ascolto (ho scelto la versione in audiolibro) resta piacevole e scorrevole. L’alternanza dei due piani temporali mantiene viva l’attenzione e accompagna con efficacia l’evoluzione dei personaggi. Yalom ricostruisce con precisione il progressivo formarsi della mente di Rosenberg, seguendone lo sviluppo dalla giovinezza all’età adulta, attraverso passaggi sempre più decisivi e inquietanti, fino al ruolo - diretto o condiviso con Hitler - nello sterminio di milioni di persone e nelle sofferenze che ne sono derivate. Particolarmente riuscito l’epilogo, arricchito da riferimenti storici al processo di Norimberga: emerge il ritratto di un Rosenberg sempre più disturbato, alienato, e profondamente scollegato dalla realtà.
Luisella (no): Fin dall'inizio l'opera non mi è piaciuta, risultando immediatamente eccessivamente didascalica. Ho trovato irritanti alcune scelte narrative, come l'alternanza tra il piano temporale presente e quello passato, che considero un espediente commerciale piuttosto banale. Provo inoltre un certo fastidio per il tentativo di romanzare la vita di personaggi storici realmente esistiti. Sebbene tale operazione possa essere accettabile per una figura vissuta secoli fa come Spinoza, l'ho trovata più sgradevole nel caso di Rosenberg. L'insieme di queste componenti, unite a uno stile poco incisivo e a dialoghi che non trovo naturali, ha reso la lettura poco interessante, portandomi alla decisione di non proseguire oltre.
Pierpaolo (nì): Il mio giudizio sul libro è incerto, simile a quello di Luisella, ma basato su considerazioni leggermente diverse. Ho letto solo i primi due capitoli, ma sono stati sufficienti per rendermi conto che la storia di Rosenberg mi interessa molto di più rispetto a quella di Spinoza. Al contrario di Luisella, trovo che la narrazione su Rosenberg sia più vivace, forse perché tratta di un periodo storico a noi più vicino. Sebbene non consideri Yalom un autore dalla spiccata vena narrativa, in questa parte del libro ho trovato il racconto più riuscito. Mi incuriosiva approfondire la figura di Rosenberg: un gerarca che ebbe enormi responsabilità all'epoca, ma che è meno noto rispetto ai soliti nomi della gerarchia nazista. Al contrario, ho trovato la parte dedicata a Spinoza di una pesantezza infinita. Credo che sarebbe stato più opportuno scrivere due biografie separate per Rosenberg e Spinoza, senza tentare di incrociare forzatamente i due percorsi. Probabilmente non avrei finito comunque nessuno dei due testi, non essendo un grande lettore di biografie, ma l'attuale struttura mi è parsa molto distante dai miei gusti. Nonostante ciò, conservo un interesse per le vicende di Rosenberg, in particolare per il tema dei furti d'arte compiuti dai nazisti, argomento che viene introdotto fin dalle prime pagine e nell'introduzione del libro.
Katia (sì): La lettura di questo romanzo, scritto dallo psichiatra Yalom con l'intento di trasmettere la sua vasta conoscenza sull'argomento, si è rivelata un’esperienza piuttosto impegnativa e a tratti "macchinosa". Non si tratta di un libro da leggere con leggerezza la sera. È un vero e proprio romanzo filosofico che richiede frequenti pause per assimilare i concetti e tornare sui passaggi più complessi. Nonostante la fatica, la lettura è stata estremamente stimolante. Come si è detto in altri incontri, ci sono libri capaci di aprire delle finestre: in questo caso, sono stati aperti dei veri e propri portoni. È nata la curiosità di approfondire sia il pensiero di Spinoza sia la figura di Rosenberg, personaggio che non conoscevo. Il testo mi ha permesso di recuperare nozioni dimenticate, come l'eccezionale clima di tolleranza di Amsterdam, città che storicamente accoglieva chiunque cercasse rifugio. Un aspetto che ho particolarmente apprezzato è stata la descrizione della comunità ebraica e delle sue dinamiche comunicative. Tra i dettagli più evocativi mi viene in mente la custodia dei tefillìn, carica di significati e tradizioni, che il padre aveva regalato al giovane Spinoza. In sintesi, nonostante la densità dei contenuti e la necessità di uno studio approfondito, ho trovato questo libro interessante e arricchente e mi propongo certamente di terminarne la lettura.
Sonja (sì): Sebbene io stia procedendo lentamente con la lettura, questo libro mi ha aperto diverse "finestre" di riflessione. Mi ha incuriosito molto la figura di Rosenberg, specialmente nei capitoli iniziali che descrivono la sua formazione durante l'adolescenza. Ad esempio, l'episodio in cui il giovane viene rimproverato dal preside e dal professore di storia: quest'ultimo si arrabbia perché Rosenberg appare "tiepido" verso le materie scolastiche, mentre dedica grande energia alla lettura di altri libri al di fuori del programma. Questo passaggio mi ha fatto riflettere molto sulla figura dei cosiddetti autodidatti. Nella mia carriera ne ho incontrati pochi, ma a volte si sono rivelati persone difficili o asociali. Il rischio è che, leggendo testi complessi senza qualcuno che glieli spieghi, queste persone possano interpretare tutto a proprio piacimento o in modo errato, diventando poi presuntuose e chiuse verso chi ha seguito un percorso di studi formale. Non so quanto siano storicamente veritieri certi dettagli, come il discorso fatto da Rosenberg per essere eletto capoclasse, ma il racconto mi spinge a continuare la lettura per trovare nuovi stimoli. Il mio interesse è alimentato anche dal fatto che Spinoza e Schopenhauer erano tra i miei filosofi preferiti fin dai tempi del liceo.
Gabriella (sì): Il libro mi ha colpito profondamente sotto molti aspetti. Innanzitutto, ho appreso moltissimo sulla comunità ebraica del XVII secolo e sulla sua estrema rigidità. Mi ha affascinato scoprire termini specifici come il Cherem, ovvero la scomunica solenne, e osservare le dinamiche e le tradizioni di quel tempo. Il personaggio di Spinoza è magnifico e mi sono sentita molto vicina al suo pensiero, poiché anch'io ho sempre percepito Dio nella natura. È stato interessante leggere come anche Einstein fosse profondamente affascinato da Spinoza proprio per questa sua visione. Nel libro viene citato un passaggio in un museo dove è conservato uno scritto autografo di Einstein che testimonia questa ammirazione. Ho apprezzato molto le parti analitiche del romanzo, dove l'autore, Irvin Yalom, proietta se stesso nei personaggi che fungono da analisti (come il professor Friedrich per Rosenberg). Yalom chiarisce onestamente che, mentre per Rosenberg le fonti storiche erano cospicue e quindi quasi tutto ciò che ha scritto è basato su fatti reali, per Spinoza i documenti erano pochissimi. Di conseguenza, la figura di Spinoza è in gran parte una sua costruzione intellettuale, un'ipotesi su come una persona del genere avrebbe potuto reagire agli eventi. La parte dedicata a Rosenberg è molto intensa. Emerge il ritratto di un uomo che si sentiva costantemente un "brutto anatroccolo", tormentato dalla ricerca di approvazione, specialmente da parte di Hitler. Questa sua sete di consenso derivava da una profonda carenza affettiva familiare (aveva perso la madre molto presto), che lo ha reso incapace di legarsi profondamente a chiunque. In realtà, ciò che cercava disperatamente nel Partito e nel consenso del Führer era il calore di quella famiglia che non aveva mai avuto. La semplicità di Spinoza e la sua resilienza di fronte alla scomunica sono esemplari, considerando che il Cherem gli impose il totale isolamento, anche dai parenti. Molto bello è il confronto con il personaggio di Franco, un giovane che inizialmente contribuisce alla sua scomunica ma che poi diventa rabbino e si scopre vicino al pensiero di Spinoza. Mentre Spinoza applicava una logica rigorosa a ogni aspetto della vita, rifiutando ciò che non fosse razionalmente concepibile (comprese le Scritture, di cui metteva in dubbio l'autenticità), Franco cerca di fargli capire che le passioni sono fondamentali. Il limite di Spinoza, nel libro, è proprio il tentativo di bloccare tutto ciò che non è logico, dimenticando che la vita non può essere ridotta a pura razionalità.
Prossimo libro: "Uno, nessuno e centomila" di Luigi Pirandello (preferito a "Canne al vento" di Grazia Deledda e a "La luna e i falò" di Cesare Pavese)
Prossimo proponente: Pierpaolo
Prossimo incontro: 29 maggio