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PROGRAMMAZIONE NEGOZIATA - Gli strumenti tecnico amministrativi della decisione politica
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La programmazione partecipata si colloca esattamente al centro della difficile distinzione tra atto tecnico e politico: da un lato il forte e necessario coinvolgimento dei tecnici nei processi conoscitivi e di implementazione dei programmi, dall'altro l'evidenza che solo la politica è titolata alle decisioni nel senso di potere ed assunzione di responsabilità.
Un primo e fondamentale tema riguarda la natura della programmazione: è un campo, un processo, un fatto, politico o tecnico? La questione non è chiara per via di un’interazione costante e continua tra i due piani: il momento di «chi forma le decisioni» e di «chi prende le decisioni». (Lichfield, Kettel, Withebread, 1975, pp. 6-7; Bonazzi, 2002, p. 42). «Da un lato i funzionari hanno bisogno di direttive politiche per la loro azione e dall’altro la politica ha bisogno della struttura tecnica per avere informazioni e realizzare il programma» (Bonazzi, 2002, p. 31). (Merlo G., 2014, p. 10, Merlo G., Bordone G., 2025 p. 130)
“In questo senso la programmazione è uno degli strumenti di una politica pubblica intesa come «un costrutto socio istituzionale complesso e deliberato» (Donolo, 2006, p. 261), cioè «programmi complessi, integrati, multiscopo, multilivello, e in grado di incorporare una dimensione molto consistente di interazioni sociali e di relative pratiche» (ivi, p. x).
(Merlo G., 2014, p. 17)“Sarebbe a dire, nella distinzione weberiana tra scopo e mezzo, che quando parliamo dei mezzi per raggiungere l’obiettivo di una politica pubblica e del grado di efficacia con cui questi riescono o meno a raggiungerlo, possiamo individuare una fase e un campo tendenzialmente separati che vanno a costituire la programmazione pubblica, distinguendola dalla fase della decisione (politica).
(Merlo G., 2014, p. 18)“Negli ultimi anni si è assistito in Italia e in Europa ad un radicale cambiamento, che ha visto nuovi modelli di governance aggiungersi a quelli più consolidati di government. Questo passaggio ha portato ad una crescente diffusione di progetti e strutture tese a coinvolgere cittadini e attori organizzati nei processi decisionali in campo urbanistico, della sostenibilità ambientale, della vivibilità degli spazi, nella pianificazione dei servizi, e più in generale delle politiche di sviluppo locale e delle politiche pubbliche integrate. Infatti, alla base di strumenti come l’Agenda 21 Locale, i Progetti Integrati Territoriali, i Programmi Comunitari quali Leader, Equal o Interreg, i Piani Sociali di Zona, i Piani Strategici per le città e altri, ci sono processi decisionali inclusivi che necessitano di metodologie per facilitare la partecipazione attiva delle persone.
Le metodologie, le tecniche e gli strumenti fanno parte della famiglia dei community planning che coinvolgono i membri di una comunità (stakeholders) nella definizione (a volte anche nell'attuazione) di obiettivi comuni per il loro territorio .
Approfondimenti
1Bobbio L., A più voci. Amministrazioni pubbliche, imprese, associazioni e cittadini nei processi decisionali inclusivi, Edizioni Scientifiche Italiane
http://partecipazione.formez.it/content/piu-voci-amministrazioni-pubbliche-imprese-associazioni-e-cittadini-processi-decisionaliChange Management Toolbook!
http://www.change-management-toolbook.com/Wates N., Thompson J.,The Community Planning Event Manual: How to use Collaborative Planning and Urban Design Events to Improve your Environment, Taylor & Francis Ltd, 2016
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