Tecnologia

INDICE ANALITICO GENERALE

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PARCO DELLA SALUTE di Torino

INNOVAZIONE


L’impatto della tecnologia sulla programmazione sociale e sanitaria

Il caso della Health Tecnology Assessment (HTA).

Tecnologia: Intesa come applicazione e uso di strumenti in senso lato, ossia di tutto ciò (ivi comprese le conoscenze matematiche, informatiche, scientifiche) che possono essere applicati alla soluzione di problemi pratici, all’ottimizzazione delle procedure, alla presa di decisioni, alla scelta di strategie finalizzate a determinati obiettivi.”[1]

In quanto innovazione la tecnologica appare in continua e rapidissima espansione coinvolgendo anche massicciamente il settore sociale e sanitario come una forma di mediatrice tra l’emergere di (nuovi) bisogni e la disponibilità di nuovi mezzi in grado di soddisfarli. Contribuisce a risolvere problemi e può generare per le imprese un vantaggio competitivo ed uno sbocco sul mercato.

I settori in cui la tecnologia apre notevolissime opportunità in diversissimi campi sono innumerevoli in infinite declinazioni e combinazioni tra di loro.

Nel nostro campo possiamo solo ricordare, tra i tanti settori: la diagnostica, gli interventi strumentali, i farmaci; l’intelligenza artificiale; le tecnologie dell'informazione, della comunicazione, della telemedicina (Information and Communications Technology, ICT) anche con la tendenziale eliminazione delle distanze e del tempo; l’assistenza, la sicurezza come l’utilizzo di sistemi satellitari per il controllo del territorio, delle abitazioni, delle persone; l’utilizzo connesso ed unitario di informazioni raccolte e disperse in ambienti diversi (Open Data); la formazione a distanza; le piattaforme web; il sistema dei trasporti e dei movimenti come l’elisoccorso o l’utilizzo di droni; la robotica; la stampa in 3D, etc. (Si veda l’accezione di “smart” welfare)

Alcune indicazioni operative si possono trovare nella “Social Thech Guide”[2] che cura una rassegna dei 100 migliori progetti selezionati ogni anno a livello internazionale e nelle “30 ideas to reboot equality in Europe”[3], mentre a livello nazionale una breve rassegna di alcune piattaforme emergenti è curata nel 2017 da Pasquinelli e Rusmini in Welforum[4].

La spesa in tecnologia è onerosa, modificando anche notevolmente i budgets.

Per averne una indicazione si pensi che dei 112,542 miliardi della spesa sanitaria corrente in Italia nel 2016, il 28,1% è da attribuirsi ai cosiddetti “consumi intermedi”: prodotti farmaceutici, emoderivati, dispositivi medici, manutenzione ordinaria, servizi di ricerca e sviluppo e formazione del personale[5].

Se in economia la spesa viene distinta tra costo ed investimento[6], nel nostro campo, lo spostamento dell’attenzione dalla tattica (i costi immediati) verso la strategia (i risultati futuri) e, in parallelo, l’evoluzione del concetto di costo verso quello d’investimento per la salute dei singoli e della popolazione[7], la distinzione appare meno netta. Parlando di tecnologia si può assumere che la distinzione resti nella valutazione dei ritorni[8] a breve, medio, lungo termine.

In ogni caso, parlando di investimenti si possono individuare due livelli:

  • acquisto di nuovi singoli mezzi e strumenti per aumentare le possibilità di servizi ed interventi (es. nuove tecnologie) o il numero dei possibili beneficiari (es. strumenti che migliorano l’efficienza del sistema o permettono di raggiungere territori e persone);
  • costruzione di infrastrutture complesse che contribuiscono allo sviluppo di un territorio come quelle che concentrano in luoghi specializzati ed interconnessi gli interventi, le attività di ricerca e la produzione, la didattica ed i laboratori, in una logica che ricorda i distretti industriali[9] (vedi il progetto di Parco della salute di Torino).

In generale, fino a quando gli interventi hanno una scarsa componente tecnologica, come tradizionalmente quelli specificamente sociali, siamo in presenza di un settore produttivo che gli economisti chiamano a scarsa intensità di capitale e conseguente alto utilizzo di forza lavoro. Sarebbe a dire che, a parità di spesa, si creano più posti di lavoro in questi settori rispetto ad altri, mentre l’introduzione della tecnologia tende ad invertire questa relazione.

È il tema generale della riduzione della forza lavoro attraverso l’introduzione della tecnologia su cui ci si interroga a partire dalla rivoluzione industriale e che ha assunto nuovo impulso negli ultimi anni[10].

Recenti studi in questo campo (McKinsey Global Institute[11], OECD[12]) indicano che, allo stato attuale delle conoscenze sulle tecnologie, una percentuale di poco inferiore al 50% delle attività umane è passibile di una qualche forma di automazione. L’analisi, ovviamente, è differente a seconda che i lavori e le funzioni siano ritenuti (al momento) più o meno automatizzabili. Nel nostro campo lo studio McKinsey ritiene che i servizi sociali e sanitari abbiano una potenzialità di automazione del 36%, mentre quelli educativi del 27%: sicuramente meno di altri settori in cui si può raggiungere il 73%.

Pertanto, l’investimento in tecnologia mentre da un lato può aumentare le possibilità di intervento, può anche ridurre il numero degli occupati producendo un impatto sociale perverso: un robot di assistenza ai disabili o l’uso di droni per portare medicine in luoghi difficilmente accessibili possono aumentare notevolmente i livelli di assistenza ed abbattere i costi unitari, ma tendono a rendere inutili le persone che fino ad allora svolgevano queste funzioni.

In questi termini la scelta (politica) di programmazione pubblica è, essenzialmente, tra ridurre la spesa complessiva degli interventi utilizzando la tecnologia o mantenerne lo stesso livello reinvestendo i risparmi per aumentare lo spettro degli interventi e/o il numero dei soggetti interessati.

Un tema particolare riguarda gli interventi di carattere specificamente sanitari, settore in cui la tecnologia, anche per gli interessi economici dei produttori e fornitori, è in espansione tumultuosa. L’idea di fondo, meglio il sillogismo, che permea il sistema pubblico universalistico è che se un intervento è possibile, allora lo si deve attuare; indipendentemente dai costi. E non si parla solo di interventi veri e propri (es. un trapianto cardiaco, l’utilizzo di particolari apparecchiature diagnostiche, farmaci ad altissimo costo, etc), ma anche di una serie di condizioni connesse e/o collaterali alla cura: pensiamo, ad esempio, alle condizioni cosiddette alberghiere degli interventi ospedalieri (aria condizionata, camere singole, bagno interno, pasti, etc) o agli interventi di elisoccorso. Costi che tendono a fare aumentare esponenzialmente la spesa pubblica.

Questa idea (sillogismo) nasce da quella catena logica “Valori, diritti, obiettivi, azioni, che connette strettamente i valori di una società ai diritti dei suoi cittadini e quindi agli obiettivi da raggiungere” (Merlo, 2014[13]). Ma “quando si passa dai diritti a specifiche prestazioni connesse si parla di «prestazioni doverose che costano» (Giorgis, 2006), o anche di «diritti condizionati», ossia sottoposti all’effettiva disponibilità di risorse e, pertanto, di diritti che possono assumere una valenza relativa”. Il parametro «condizionante» per eccellenza, infatti, coincide con il principio di equilibrio finanziario, obbligo di copertura delle spese e risorse disponibili (Bifulco, 2003, p. 177)”[14].

Siamo, pertanto, di fronte ad un dilemma, una scelta di carattere politico.

Il tema è particolarmente importante in campo sanitario, in cui la componente tecnologica risulta essere maggiormente importante, in una fase di maggiore attenzione alla spesa sanitaria pubblica che richiede contemporanea attenzione nell’allocazione delle risorse sulle tecnologie (ivi compresi i dispositivi medici, le grandi attrezzature, le procedure e i modelli organizzativi e gestionali) che dimostrino un adeguato rapporto costo-beneficio[15].

La “Health Technology Assessment” (HTA)

In questa direzione da alcuni anni si è sviluppata una metodica denominata “Health Technology Assessment” (HTA)[16] che ha l’obiettivo di valutare gli effetti reali e/o potenziali della tecnologia, sia a priori che durante l’intero ciclo di vita, nonché le conseguenze che l’introduzione o l’esclusione di un intervento ha per il sistema sanitario, l’economia e la società.

È un approccio multidimensionale e multidisciplinare per l’analisi delle implicazioni medico-cliniche, sociali, organizzative, economiche, etiche e legali di una tecnologia attraverso la valutazione di più dimensioni quali l’efficacia, la sicurezza, i costi, l’impatto sociale e organizzativo.

L'HTA valuta quindi l'efficacia sperimentale (in termini d'efficacia assoluta o efficacy), l'efficacia pratica (detta "efficacia relativa" o effectiveness) e l'efficienza (efficiency) di ciascuna tecnologia che prende in esame.

“Nella fattispecie, il termine "tecnologia" si riferisce tanto agli interventi terapeutici e riabilitativi quanto agli strumenti, alle apparecchiature, alle procedure mediche e chirurgiche, ai protocolli d'intervento e d'assistenza, alle applicazioni informatiche, e non ultimo ai sistemi organizzativi e gestionali.

Nell'assistenza sanitaria, siamo ancora molto lontani dall'aver dimostrato con certezza la necessità e l'appropriatezza di molte prestazioni mediche. È noto, infatti, che a seconda della situazione la medesima prestazione può essere necessaria e appropriata, ma anche inappropriata e perfino dannosa. Attualmente, si stima che la percentuale degli interventi sanitari la cui efficacia è scientificamente provata oscilli, a seconda delle discipline mediche, dal 30 all'80%. Purtroppo, la crescita costante dell'offerta sanitaria ha prodotto non soltanto dei benefici, ma anche alcuni effetti indesiderati; è ormai assodato che una maggiore disponibilità di prestazioni sanitarie può anche determinare un eccesso di trattamenti, con tutti gli svantaggi che ne derivano, inconvenienti che sovente sono maggiori dei benefici.

Stanziare maggiori risorse per la sanità, quindi, non vuol dire necessariamente ottenere più salute nella popolazione. Ecco perché, di fronte all'incremento costante della spesa sanitaria, causata sia dall'invecchiamento della popolazione, sia dal progresso incalzante di tecnologie sempre più costose, diversi paesi stanno adottando l'HTA come strumento di valutazione delle prestazioni mediche. L'HTA è dunque una metodologia per valutare le prestazioni sanitarie erogate o comunque disponibili, e pianificare e gestire in modo più funzionale l'assistenza ai cittadini.

Le scelte compiute nella sanità e nella politica sanitaria vanno adottate in base a dati scientifici e certi, e devono essere basate sulle prove desunte dalla ricerca clinica sperimentale rigorosamente condotta (evidence-based). L'HTA, quindi, aiuta a prevenire l'erogazione di prestazioni inefficaci, inappropriate o superflue nell'ambito del sistema sanitario, contenendo così la spesa che comporterebbero e migliorando la qualità complessiva dell'assistenza medica.”[17]



[1] Treccani http://www.treccani.it/vocabolario/tecnologia/
[2] Social Thech Guide, http://www.socialtech.org.uk/nominet-trust-100/2016/
[3] Equality Rebboted, https://www.hubpraha.cz/en/european-social-innovation-competition-2017-equality-rebooted/
[4] Pasquinelli S., Rusmini G., https://welforum.it/piattaforme-digitali-avanza/
[5] Gimbe, 3° Rapporto sulla sostenibilità del Servizio Sanitario Nazionale 2018 http://www.rapportogimbe.it/3_Rapporto_GIMBE.pdf
[6] Il costo definisce una spesa in uscita per l’acquisto di un bene, un servizio o una risorsa senza avere necessariamente un beneficio economico. L’investimento è una spesa ragionata per acquistare un bene, un servizio o una risorsa dal quale ci si aspetta a lungo o breve termine un ritorno economico o immateriale positivo.http://www.treccani.it/enciclopedia/investimenti_%28Enciclopedia-delle-scienze-sociali%29/
[7] Si veda lo studio sulle le malattie cardiovascolari, il diabete, l’obesità, la malattia cronica ostruttiva polmonare e alcuni tumoriCardiometabolica.org, Rapporto costo/beneficio della prevenzionehttp://www.cardiometabolica.org/itschede/story$num=17.html
[8] In medicina Evidence Based Medicine (EBM)
[9] Sistema produttivo costituito da un insieme di imprese, prevalentemente di piccole e medie dimensioni, caratterizzate da una tendenza all’integrazione orizzontale e verticale e alla specializzazione produttiva, in genere concentrate in un determinato territorio e legate da una comune esperienza storica, sociale, economica e culturale. (Treccani http://www.treccani.it/enciclopedia/distretto-industriale_%28Dizionario-di-Economia-e-Finanza%29/)
[10] La questione è complessa ed articolata poichè per alcuni autori la perdita di posti di lavoro nella produzione ultima potrebbe essere compensata dall’aumento nei settori connessi alla produzione delle macchine.
[11] McKinsey Global Institute, 2017 http://www.aipos.it/wp-content/uploads/2017/01/MGI-A-future-that-works-Full-report.pdf
[12] OECD, 2017 Future of Work, 2017, http://www.oecd.org/employment/future-of-work.htm
[13] Merlo G., p.49 e seg.
[14] Merlo G., ivi
[15] AGENAS, http://www.agenas.it/aree-tematiche/hta-health-technology-assessment?jjj=1497018342784&jjj=1507558411984
[16] Ministero della salute, http://www.salute.gov.it/portale/temi/p2_6.jsp?id=1202&area=dispositivi-medici&menu=tecnologie
[17] Biblioteca medica virtuale, http://www.bmv.bz.it/j/index.php?option=com_content&view=article&id=620&Itemid=104&lang=it



Approfondimenti

AGENAS, HTA Health Technology Assessment

http://www.agenas.it/aree-tematiche/hta-health-technology-assessment?jjj=1497018342784&jjj=1507558411984

Battistoni F., Tecnologia e sociale: quale relazione e quale ruolo per l’impresa sociale?, Iris Network 2016

http://irisnetwork.it/wp-content/uploads/2015/09/SB-battistoni.pdf

Biblioteca medica virtuale, Cosa é HTA

http://www.bmv.bz.it/j/index.php?option=com_content&view=article&id=620&Itemid=104&lang=it

Drummond M., Tarricone R., Torbica A., Valutazione economica di dispositivi medici, Economics and finance, 2018

http://economics.oxfordre.com/view/10.1093/acrefore/9780190625979.001.0001/acrefore-9780190625979-e-105

Equality Rebboted, 30 ideas to reboot equality in Europe

http://eusic.challenges.org/30-ideas-reboot-equality-europe/

ESN, Innovazione e tecnologia: qual è il loro ruolo nel futuro dei servizi sociali?

http://www.esn-eu.org/news/954/index.html

Fondazione Zancan, Cittadinanza generativa. La lotta alla povertà. Rapporto 2015

http://www.welfaregenerativo.it/news/la-spesa-sociale-da-costo-investimento-presentato-

Gimbe, 3° Rapporto sulla sostenibilità del Servizio Sanitario Nazionale, 2018

http://www.rapportogimbe.it/3_Rapporto_GIMBE.pdf

Kaplan R.S., Haas D.A., “How not to cut health costs”, Harvard Business Review, November 2014

https://hbr.org/2014/11/how-not-to-cut-health-care-costs

McKinsey Global Institute, A future that works: automation, emplyoment and productivity, 2017

http://www.aipos.it/wp-content/uploads/2017/01/MGI-A-future-that-works-Full-report.pdf

Ministero della salute, Health Technology Assessment

http://www.salute.gov.it/portale/temi/p2_6.jsp?id=1202&area=dispositivi-medici&menu=tecnologie

Nesta, 30 ideas to reboot equality in Europe

https://www.nesta.org.uk/blog/30-ideas-to-reboot-equality-in-europe/

OECD, Future of Work, 2017,

http://www.oecd.org/employment/future-of-work.htm

Pasquinelli S., Rusmini G., Piattaforme digitali: il nuovo che avanza, Welforum.it 2017

https://welforum.it/piattaforme-digitali-avanza/

Polisena J., et altri, Metodi di valutazione della tecnologia sanitaria, Journal of Technology in International Health Care, 2018

https://www.cambridge.org/core/journals/international-journal-of-technology-assessment-in-health-care/article/health-technology-assessment-methods-guidelines-for-medical-devices-how-can-we-address-the-gaps-the-international-federation-of-medical-and-biological-engineering-perspective/169911F8D201A73C0A40F880FBFAECED#

Quattrone M., Tagliare i costi in sanità? I “cinque errori” da evitare, Quotidiano sanità 2018

http://www.quotidianosanita.it/studi-e-analisi/articolo.php?articolo_id=36917

Social Thech Guide,

http://www.socialtech.org.uk/nominet-trust-100/2016/

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