La durata di piano e programma

G. Merlo, La programmazione sociale: principi, metodi e strumenti, Carocci 2014

BOX DI APPROFONDIMENTO n. 50

Capitolo: 9. Durata e ciclicità di un programma

N.B. I riferimenti bibliografici si riferiscono alla sito bibliografia del testo. Nel caso di citazione si consiglia la seguente notazione: “Merlo G., La programmazione sociale: principi, metodi e strumenti”, allegato web n.1, Carocci, 2014

INDICE ANALITICO GENERALE

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"Come si è anticipato alcuni autori distinguono il piano dal programma attribuendo al primo una dimensione temporale maggiore (medio, lungo periodo, es. 5 anni) rispetto al secondo (breve periodo, es. 1-3 anni), ma nell’uso diffuso non si ritrova tale distinzione ed i due termini vengono utilizzati quasi indifferentemente." (Merlo G., 2014, p. 199)

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LA DURATA DI UN PIANO, PROGRAMMA

Ovviamente l'incertezza è la variabile da governare nella fase di definizione di un piano; nel lungo periodo le incertezze legate ai mutamenti degli sviluppi sociali ed economici, alle variazioni degli scenari internazionali, ai progressi tecnologici rendono incerto l'arco temporale delle previsioni. Per evitare che l'incertezza renda le scelte del piano prive di validità operativa, conviene che esso sia concepito per un periodo che non sia né brevissimo né troppo lungo. Tendenzialmente si distinguono: piani a lungo termine (5-10 anni), piani a medio termine (3-5 anni) e piani annuali.

Tra i piani a diverso termine che caratterizzano la programmazione, il piano prospettico definibile anche a lungo termine, si pone come obiettivo principale quello della definizione della strategia globale. Le intenzioni di un piano a lungo termine sono anche quelle di costituire lo sfondo per piani a breve termine, affinché questi possano avere attinenza con le finalità generali della strategia. Molte decisioni di breve che la pubblica amministrazione deve prendere sono correlate agli effetti di ritorno nel lungo periodo: si pensi, per esempio, all'organizzazione del territorio che condiziona i processi economici e sociali con effetti mai inferiori al triennio o addirittura al quinquennio. Tutti i piani programmatici d'insediamento delle maggioranze di governo ai vari livelli (dallo Stato centrale, alla Regione, agli Enti Locali) comprese le strategie dei vertici delle autonomie funzionali, sono piani a lungo termine; anche il piano regionale di sviluppo nel primo anno di legislatura, possiede le caratteristiche di un piano a lungo termine. La seconda categoria è relativa al piano a medio termine; ci si riferisce di solito ad un arco temporale che può arrivare fino a 3 anni e in alcuni casi fino a 5. Il piano a medio termine costituisce uno strumento fondamentale per l'individuazione e la valutazione delle interdipendenze temporali da parte dei soggetti destinatari delle politiche d'intervento (in particolare imprese, associazioni, cittadini), che possono così adattare e coordinare a loro volta le proprie strategie. Il piano a medio termine presenta un quadro non relativo a un periodo transitorio di tempo, ma mette in relazione per gli anni a cui fa riferimento, le strategie dell'ente con le risorse disponibili e le azioni preventivabili dei soggetti destinatari. Nelle amministrazioni pubbliche, un classico strumento definibile piano a medio termine è costituito dal bilancio triennale o pluriennale. Anche i programmi operativi regionali o i programmi multiregionali hanno avuto caratteristiche da piani a medio termine.

Se i piani a lungo termine hanno il compito di esplicitare i principi su cui poggiano le strategie e gli obiettivi delle stesse strategie e i piani a medio termine si pongono nella condizione di incrociare gli strumenti d'intervento con le azioni dei soggetti destinatari delle policies, i piani a breve hanno soprattutto la funzione di specificare l'esecuzione effettiva della politica. I piani annuali sono formulati, in strettissima connessione con la programmazione economico-finanziaria e, di fatto, rappresentano un vincolo stringente. I bilanci preventivi, ai vari livelli, con i documenti di programmazione, rappresentano piani classici a breve termine. Poiché per l'applicazione pratica di una politica è necessario che le intenzioni assumano una forma molto concreta, il piano a breve termine, annuale, deve formulare quanto appena asserito. Tutto ciò, ovviamente non è possibile per un periodo più lungo come è per esempio 3-5 o più anni. I piani annuali delle singole amministrazioni pubbliche, possono essere definiti dei veri e propri pezzi del bilancio dell'intera economia nazionale. Naturalmente essi, per il settore privato, non hanno la forza vincolante che invece hanno per il settore statale, anche se per il loro breve termine, offrono la possibilità di un confronto tra impegno e prestazione effettiva. (Fonte: Cerst)

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