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DEFINIZIONE. Valore è tra i termini più usati e meno definiti nel lessico della programmazione sociale. Valore sociale: quanto viene considerato importante, desiderabile o benefico per le persone e la società, ma anche per la stessa organizzazione coinvolta (ente promotore, attuatore). (276)
"Quanto vale un progetto?" è una domanda che interseca la valutazione, ma non vi si riduce: il termine "valore" resta ambiguo perché copre due piani distinti.
1. Da un lato il valore in senso assiologico: le gerarchie valoriali di una società, ciò che è considerato desiderabile a prescindere da ogni misura tecnica: una catena logica della Programmazione pubblica che connette strettamente i valori fondamentali di una società ai diritti dei suoi cittadini da cui nascono gli Obiettivi da raggiungere e le Azioni necessarie per conseguirli, puntando alla Riduzione delle differenze di distribuzione.
2. Dall'altro il valore che la valutazione attribuisce a un intervento rispetto ai propri obiettivi, in tutte le sue declinazioni. Una distinzione che affonda nella differenza classica tra measurement e valuation (Scriven, 1991), e nel riconoscimento che ogni giudizio valutativo incorpora valori, mai del tutto neutrali (House, 1980).
Ma i due piani non sempre coincidono: un progetto può essere valutato negativamente sul piano tecnico e conservare un valore giudicato socialmente positivo, o viceversa: uno scarto, non una difficoltà di misurazione.
Esempio: un progetto sperimentale di inserimento di persone con disabilità nel mondo del lavoro che non regge sul piano dei costi, o che non raggiunge pienamente gli obiettivi, ma a cui viene comunque attribuito un valore sociale.Un valore non è misurabile né quantificabile per sua natura: può solo essere dichiarato, argomentato, condiviso o contestato. Proprio per questo, a volte, viene utilizzato come "scappatoia" per giustificare un intervento, sottraendolo al vaglio della valutazione tecnica. Il suo peso può essere etico, relazionale, simbolico, istituzionale, legato alla legittimazione e alla mission dell'ente promotore (Moore, 1995) o soggettivo, cioè vicino a ciò che Sen (1999) chiama benessere come libertà sostanziale, più che come esito misurato; e cambia a seconda di chi lo esprime: un ente promotore, un operatore, un beneficiario, una comunità.
È la zona in cui il valore politico viene messo alla prova della quantificazione tecnica: né puramente assiologica, né puramente tecnica. Da un lato, un intervento muove risorse in termini di spesa diretta (il budget) e indiretta o indotta (il volontariato, l'attivazione di fornitori, servizi collegati, spesa generata a cascata sul territorio). Ma "quanto muove" un intervento non equivale a "quanto vale": è un dato descrittivo sulle risorse mobilitate, non un giudizio sul loro valore.
Dall'altro lato, proprio su questo confine si collocano i tentativi di tradurre il valore politico in termini monetari. In un approccio economico classico (essenzialmente le "teorie del valore") il problema è affrontato chiedendosi: quanto si è disposti a pagare per un certo bene o servizio, indipendentemente dal suo reale costo di produzione? Per fare qualche esempio: uno smartphone, un'auto, un parco urbano, il benessere, la salute etc., quanto valgono? quanto siamo disposti a spendere? È il tentativo, spinto alle estreme conseguenze, di modelli come il Social Return on Investment (Nicholls et al., 2012), che provano a tradurre in termini monetari proprio ciò che la dimensione politica considera per natura irriducibile alla quantificazione.
In campo di programmazione sociale l'idea è che un intervento possa essere considerato valido dal punto di vista della società se i benefici generati superano i costi (costo/benefici). Ma questo non risolve il tema della gerarchia dei valori: quali costi? quali benefici? Senza entrare in un dibattito complesso e storico, estremizzando: la vita umana è il valore massimo, indipendentemente dai costi necessari per garantirla? Si pensi al caso di un servizio di assistenza domiciliare intensiva per una persona con disabilità gravissima, il cui costo per singolo utente supera di molto quanto lo stesso budget garantirebbe, a parità di spesa, a un numero molto più ampio di persone con bisogni assistenziali meno gravi. (48)
La valutazione è il processo tecnico, intenzionale, sistematico, orientato a molteplici aspetti di un intervento, basato sull'Evidenza, con standard o soglie con cui confrontarsi, che, sulla base di criteri espliciti, formula un giudizio. In questa accezione, il valore tecnico di un progetto deriva, in primis, dagli obiettivi che raggiunge. Ma quest'accezione non esaurisce la distinzione tra obiettivi tecnici e politici, né le diverse funzioni che la valutazione può assumere: uso strumentale, concettuale/illuminativo, persuasivo/simbolico, e in particolare accountability e learning
Pertanto, tra Valore e Valutazione, con la dimensione economica a farne da ponte, ci troviamo non tanto a un bivio quanto a una tensione permanente. Ed è per questo che la risposta alla domanda "quanto vale un progetto" può avere molte declinazioni.
Approfondimenti:
Ferrando, Teoria della creazione del valore e RSI, Impresa progetto 2010
https://www.impresaprogetto.it/sites/impresaprogetto.it/files/articles/1-10_saggio_ferrando.pdfHumanWare, Valore di un progetto: metriche di calcolo
https://www.humanwareonline.com/project-management/center/valore-progetto-metriche-di-calcolo/House E.R., Evaluating with Validity, Sage, 1980
Moore M.H., Creating Public Value: Strategic Management in Government, Harvard University Press, 1995
Nicholls J., Lawlor E., Neitzert E., Goodspeed T., A Guide to Social Return on Investment (SROI), SROI Network, 2012
Scriven M., Evaluation Thesaurus, Sage, 1991
Sen A., Development as Freedom, Knopf, 1999
Come citare questa scheda:
Merlo G., Bordone G., Pianificazione, programmazione sociale [sito web], scheda “La valutazione”, 2026. Disponibile su: https://sites.google.com/site/programmazionesociale/home/box-di-approfondimento/la-valutazione
Giorgio Merlo, aprile 2023, agosto 2026