Alcuni concetti di base:

politica e programmazione pubblica

INDICE ANALITICO GENERALE

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POLITICA, PIANIFICAZIONE E PROGRAMMAZIONE

“La programmazione nasce da una visione politica, che indica orientamenti ed obiettivi, dimensionandola come atto conseguentemente ed eminentemente tecnico. Dal punto di vista teorico, concettuale e normativo è un approccio che rimanda al principio di separazione tra sfera politica e sfera gestionale ed, in particolar modo, tra attività di indirizzo e controllo e quella di gestione. Una definizione dei rapporti tra politica e amministrazione in termini di rigorosa distinzione di ruoli e di compiti: spetta alla «politica» definire le politiche pubbliche e gli indirizzi politico-amministrativi e all’amministrazione la loro realizzazione, secondo un principio di imparzialità che affida la sfera operativa ad organi provvisti di una legittimazione tecnico-professionale. È un principio che, pur trovando anche definizioni normative piuttosto cogenti[1], è ovviamente astratto e di incerta e difficile applicazione, almeno nel nostro campo.” (Merlo G., 2014, p. 17)

“Nell’uso quotidiano i termini di programmazione e pianificazione vengono utilizzati nel senso di pre-vedere qualche cosa ed in conseguenza pre-parare un intervento, pre-ordinare una strategia.” (ivi, p. 20)

“In estrema sintesi si può per intanto dire che la programmazione (o pianificazione) è lo strumento operativo di una politica (insieme di indirizzi e decisioni) tramite cui certi soggetti (che hanno questa funzione e questo potere) cercano di influenzare la dinamica (l’evoluzione) di un sistema, spesso complesso, orientandolo verso obiettivi prefigurati, utilizzando strumenti adeguati.” (ivi, p. 22)

“Rispetto ai significati discriminanti da attribuire ai termini di pianificazione e programmazione, spesso utilizzati indifferentemente, vi è da sempre molta incertezza[2]” (ivi, p. 22), mentre appare più chiara la distinzione tra questi e la definizione di progetto.

"Alla base del sistema di programmazione europeo, pur nelle progressive modificazioni nel tempo, si ritrova sostanzialmente il medesimo sistema concettuale e terminologico di base[3]:

piano di sviluppo: l'analisi della situazione, tenuto conto degli obiettivi e delle esigenze prioritarie connesse al conseguimento di tali obiettivi, nonché la strategia e le priorità di azione previste, i loro obiettivi specifici e le relative risorse finanziarie indicative;

programmazione: il processo di organizzazione, decisione e finanziamento effettuato per fasi successive e volto ad attuare, su base pluriennale, l'azione dei membri al fine di conseguire gli obiettivi;

programma operativo: fissa una strategia di sviluppo con una serie coerente di assi prioritari articolati, da realizzare con misure pluriennali;

asse prioritario: ciascuna delle priorità strategiche contenuta in un programma operativo comprendente un gruppo di operazioni connesse tra loro, cui si accompagnano le corrispondenti risorse finanziarie, nonché una serie di obiettivi specifici misurabili;

misura[4]: lo strumento tramite il quale un asse prioritario trova attuazione su un arco di tempo pluriennale e che consente il finanziamento delle operazioni;

operazione (o azione): ogni progetto o azione realizzato dai beneficiari finali degli interventi che consente il conseguimento degli scopi dell'asse prioritario a cui si riferisce.” (ivi, p. 24-25)

vedi scheda ASSI, MISURE, AZIONI

PROGRAMMAZIONE SOCIALE

"Il tema di cosa siano le politiche sociali e la conseguente programmazione é vasto ed in continua evoluzione[5], con progressivi allargamenti di ottica.

In estrema sintesi si può dire che storicamente il welfare (nella sua accezione più estesa) é stato prevalentemente visto come un costo per la società nel tentativo di riparare le distorsioni dello sviluppo economico e sociale quando questo non garantisce la sicurezza delle persone ed in particolare per venire incontro a segmenti di popolazione emarginati.

Su questo tema si possono rintracciare tre modi differenti, in parte sviluppatisi per tappe successive: la giustapposizione tra sviluppo economico e coesione sociale, la valutazione delle ricadute sociali dei piani di sviluppo economico, il sociale come valore e capitale di un territorio, capacità di attrazione di investimenti e motore di sviluppo, (ivi, p. 33-34) spostando il punto di vista dalle scelte di carattere tipicamente politico ad una visione più pragmatica: conviene o non conviene in un certo territorio avere una buona dotazione di servizi? Si potrà notare la notevole differenza di questa impostazione con quella classica dell’universalismo delle prestazioni che nasce dal binomio: diritti del cittadino – dovere dello Stato. In questo approccio si sostiene non tanto che tutti ne abbiano diritto e che pertanto lo Stato debba provvedere con proprie risorse (universalismo delle prestazioni), ma che tutti, pur con intensità differenti, ne abbiano bisogno, cioè che esistano bisogni sociali universali" (ivi, p. 34).

"Secondo quest’ultimo approccio la coesione sociale e lo sviluppo economico non appaiono più contrapposti, giustapposti, o l’uno dipendente dall’altro, ma coniugare un sistema di valori sociali (solidarietà) con quelli economici (profitto) può produrre un aumento del capitale individuale e sociale, tende a muovere il capitale e le risorse economiche, ad indirizzarle e qualificarle, con un possibile vantaggio a livello sia macro-economico che micro-economico, nonché una riduzione dei costi personali, aziendali e sociali" (ibidem).

PROGRAMMAZIONE PUBBLICA

“L’oggetto fondamentale della programmazione pubblica è la ridistribuzione di un bene definito come comune attraverso un processo di definizione tipicamente politico” (ivi, p. 56).

In questo emergono “profonde differenze di approccio dei due mondi della programmazione pubblica e aziendale” (ivi, p. 60).

Tra le molte, la più dirimente “è quella del potere: nella definizione delle materie su cui intervenire, nella possibilità di emanare norme su tali materie e infine nel prelievo coattivo di ricchezza per recuperare le risorse necessarie a un’equa distribuzione del bene comune in questione” (ivi, p. 59)


SU QUESTI TEMI SI VEDA ANCHE LA SCHEDA: Politica, pianificazione, programmazione, progettazione


[1] In Italia il principio di separazione tra politica e gestione, anticipato dalla L.142/90, è definito con le c.d. leggi Bassanini e successive modifiche.
[2] Per un approfondimento si veda, tra gli altri: Bruni C., 2009a, pag.17 e seguenti; Bertelli B.,1998.
[3] Regolamento n. 1260/1999 del Consiglio del 21 giugno 1999 e n. 1083/2006 del Consiglio dell'11 luglio 2006. Vedasi anche il glossario dell’UE http://europa.eu/legislation_summaries/glossary/index_it.htm#top
[4] In ambito europeo il termine di misura assume, in altro ambito, anche una seconda valenza ben più specifica: ogni regime di aiuto ai sensi dell'articolo 87 del trattato e ogni concessione di aiuti da parte di organismi designati dagli Stati membri, oppure qualsiasi categoria dei suddetti aiuti o concessioni o una loro combinazione, che abbia la stessa finalità.
[5] Per approfondimenti, vedasi tra gli altri: Borzaga e Fazzi (2005); Stato del benessere in Bobbio N., Matteucci N., Pasquini G. 2007

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Giorgio Merlo